Muri in transito. Nasce la pagina #facebook per ricevere le foto delle scritte sui muri delle città italiane.

Reset, ecco un modo nuovo per intepretare i graffiti e le scritte sui muri.

Reset, ecco un modo nuovo per intepretare i graffiti e le scritte sui muri.

 

Finalmente è nata la pagina Facebook https://www.facebook.com/MURI-in-Transito-1617999748420660/ che permette a chiunque di postare una immagine di una scritta sui muri segnalando la città in cui la scritta è stata fotografata. E’ un progetto collettivo che porterà alla antologizzazione di quanto pervenuto. Sulla pagina così scrivono: “Muri in transito” è un progetto editoriale di catalogazione delle scritte sui muri delle città italiane. Inviandoci le foto delle scritte che incontri, contribuirai allo sviluppo del progetto, verrai citato tra i collaboratori e riceverai gratuitamente tre copie del libro in cui apparirà l’immagine da te inviata.

Il libro “Muri in transito” edito da Pellegrini Editore è già in vendita nelle migliori librerie ed il primo di una serie.

 

Etruria, banca spolpata tra fidi ai consiglieri e yacht “fantasma” (ALBERTO STATERA)

Sorgente: Etruria, banca spolpata tra fidi ai consiglieri e yacht “fantasma” (ALBERTO STATERA)

Muri in transito. Psicopatologia (letteraria) di chi scrive sui #muri.

graffiti, cosenza, rende

Tutti sinceri coloro che imbrattano i muri?

 

Esce a breve in libreria, per i tipi di Pellegrini Editore di Cosenza, il libro “Muri in transito”, di Jo Lattari e Marco Mottolese. 15o immagini di muri “scritti” con altrettante didascalie “dalla parte di chi scrive”… Un modo per stanare coloro che scrivono solo di notte…

Pubblichiamo un breve stralcio dalla nota introduttiva di Enrico Ghezzi, il noto critico cinematografico nonchè “inventore” di programmi televisivi quali Blob e Fuori Orario.

Reset, ecco un modo nuovo per intepretare i graffiti e le scritte sui muri.

Reset, ecco un modo nuovo per intepretare i graffiti e le scritte sui muri.


Ti AMO COSTANZA (ma) SENZA SPERANZA

(…) e vien da ammirare la leggerezza con cui Jo Lattari e Marco Mottolese hanno commentato le scritte sui muri fotografate. L’impegno di non volare, di non tradire con l’interpretazione, di smorzare, si impenna ogni tanto incrociandosi e ingolfandosi volutamente (lo stesso faccio io in questo preciso momento del 22 settembre 2015, mentre scrivo ascoltando in sottofondo tv la notizia del signor X che gira di notte in bicicletta testando l’asfalto e il selciato della sua città alessandria, scrivendo per terra con la bomboletta grossi avvisi in rosso o in bianco sulla presenza di buchi pericolosi del manto stradale). (Enrico Ghezzi)

per info: http://www.pellegrinieditore.it

http://www.ibs.it/code/9788868923228/lattari-jo/muri-transito.html

https://www.bookrepublic.it/book/9788868223403-muri-in-transito/?tl=1

 

 

 


 

Una ragazzina all’ #Expo di Milano

 

Pubblicheremo brevi note di giovanissimi visitatori di Expo2015.

Illy Caffè

Maglietta dal gran calderone Expo2015.

Sicuramente il progetto dell'Expo ed il messaggio da esso tramesso sono ben chiari 
e anche molto ben elaborati. I padiglioni erano esteticamente affascinanti, 
ognuno con la propria struttura personalizzata. 
L interno di molti padiglioni devo dire che mi ha delusa, 
insomma, mi aspettavo di vedere un organizzazione diversa, 
ma comunque l'esperienza Expo mi è piaciuta molto. 
Da raccomandare assolutamente è il capannone di " save the children", molto informativo, 
insomma, ne vale davvero la pena andare a dare un occhiata.
(Natalie, 16 anni)

 

Il 27 maggio a Milano si parla di #magliette.

mottolese, t-shirts

Vieni a parlare di magliette?

Arriva un momento in cui tutto quello che sai lo devi riversare ad altri, affinchè sia utile, se utile è stato in passato per te. Amare le magliette come veicolo di contenuti, come manifesto del pensiero, come tadzebao politico, come pagina bianca sulla quale scrivere ciò che credi, come marmo sul quale incidere, insomma, se la maglietta può significare “lasciare il segno”, ecco, perchè no, pochi minuti di racconto possono essere tanto.

E allora ne parleremo insieme a Milano di questo media anomalo, pop e indistruttibile. Di questo capo di abbigliamento molto più smart e intelligente di quanto si voglia far credere . La t-shirt parla di te ma parla anche molto di sè. La maglietta può essere poesia e cazzotto, può essere uno sguardo furtivo, può provocare la lotta.

Venite ad ascoltare questa storia. Non ve ne pentirete.

(M.M. per newsfromtshirts)

 

t-shirt

La maglietta è, come dice qui, bella e intelligente. Si riferisce a sè stessa…

 

Il teatro “bonsai” di Saverio La Ruina. Polvere che si deposita sulle vite…

la ruina, lattari

La “polvere” è la realtà offuscata.

Dicono che le vera perfezione di una pianta si esprima nella forma bonsai. Costretto nelle piccole dimensioni l’albero sviluppa le sue migliori caratteristiche all’interno di una riproduzione minimale e però perfetta.
“Polvere”,  di Saverio La Ruina -e recitato insieme a Jo Lattari che ha collaborato alla drammaturgia- ha, dunque, le caratteristiche di un bonsai, per minimalismo, durata e magica perfezione dei tempi scenici. Il tutto surrogato da un linguaggio tra il “filmico” e il fumettistico, chè in era di social e di comunicazione piatta fa si che il contenuto possa arrivare a tutti per via diretta, senza filtri o intermediazioni culturali.

Mancando di sovrastrutture, tipiche peraltro del teatro, la piéce costringe i due attori ad essere davvero “sè medesimi” quasi che il testo li ingabbiasse senza scampo all’interno di una banalità però aberrante. E la magia è che il pubblico, inizialmente sorpreso dalla “piattezza” del linguaggio (ed anche del contenuto) si renda conto solo nel corso della recitazione di essere come “rimasto indietro” rispetto allo svolgersi effettivo della storia per poi risintonizzarsi “ex-post” e trovarsi spiazzato, se non attonito.

Parlare di operazione chirurgica non è errato, considerando che l’invenzione orientale del bonsai si basa proprio sulla costrizione di una radice all’interno di un piccolo contenitore, deviandone il corso della crescita, annientandone le pretese verticali e sfidando la forza di gravità. Bonsai (seishi in giapponese) è l’arte di dare forma nel rispetto delle proporzioni naturali della pianta. E che altro è Polvere se non una forma di vita costretta ad esplicitarsi nel breve arco di 75 minuti in cui si ha l’impressione, al termine, di aver vissuto un’era più che un momento?

Perchè uscendo dallo spettacolo i 75 minuti si sono come dilatati, divenuti avventura “di due”, di una intimità irracontabile chè, solo nel momento in cui diventa “spettacolo”, assume le sembianze di una dolorosa verità.

Inconsciamente il ritmo è quello dei cartoons di una volta, sketches che si susseguono e che vanno a comporre un collage che solo nella sua visione completa restituisce la forma dolorosa di un attraversamento inderogabile.

teatro

Saverio La Ruina e Jo Lattari, ammantati di polvere..

Non è uno spettacolo lineare ma neanche ondivago; è diagrammatico piuttosto, e anche geometrico ,in quel suo “appoggiarsi”  sul pubblico per creare un non classico triangolo chè aiuta gli interpreti a dare un senso al nonsenso che stanno attraversando.

E’ una storia vera? Una storia che potremmo sentirci narrare metti… una sera a cena? Tutte le storie sono vere perchè neanche il più grande drammaturgo è in grado di superare la vita per fantasia , casualità di fatti e crudezza degli svolgimenti. Dunque, Polvere, mette in scena una vera storia che utilizza la sceneggiatura per tornare “finta” e che alla fine crea la sponda col pubblico per farla tornare nuovamente vera. E’ dunque il pubblico il “fegato” della operazione, il pubblico con le proprie reazioni che si vanno ad assommare sino a creare una sorta di alterego corale dei due in scena e senza il quale la storia tornerebbe ad essere quello che è, l’esaltazione fastidiosa della banalità del male.

I due attori, forse ignari, diventano preda della storia che li utilizza a proprio piacimento, trasportandoli all’interno di una sorta di fastidiosa perfezione di cui loro stessi si sentono preda e che forse si eviterebbero. Essere “giocati” dalla storia stessa li trasporta all’interno dell’inferno con peculiare soavità e, se non fosse per l’intermediazione del pubblico in sala, potrebbero perdersi all’infinito, nella ripetizione ossessiva che è il teatro o, come nel film “l’invenzione di Morel”, essere  immortalati e ciclicamente riproposti da una infernale macchina ideata per lasciare a futura memoria un insegnamento negativo.

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

Don Roberto (Benigni) sulla via della illuminazione.Una pratica utile: la fede laterale. #idiecicomandamenti

 

Ma lui lo sa di non esserlo? (un santo…)

Ma lui lo sa di non esserlo? (un santo…)

 

Ieri sera ascoltavo la predica di Don Roberto (Benigni) da una stanza diversa da quella “della televisione“. Che strano…non so se è mai capitato ad altri ma è un modo quasi perfetto per valutare non solo i toni e i contenuti di un testo detto, ma anche l’attendibilità di colui che parla, che recita, che si fa intervistare. Non guardandolo ( lo schermo) ci si concentra molto di più sulle parole, sul parlato e meno -ovviamente- sui gesti, l’apparenza, le movenze studiate. Non ci si distrae dal messaggio, insomma.

E’ una pratica che si potrebbe introdurre nei provini televisivi, per valutare chi vuole entrare in video ( come molti)  a farsi fagocitare e rimodellare dal tubo. Provare per credere.

Benigni , a distanza, davvero predicava più di quanto si potesse percepire guardandolo. Come quando si entra in una chiesa, l’altare è lontano e carpisci brani di predica essendo le chiese ormai  dotate di amplificatori che rendono liquida la voce del prete. Era, dunque, come se io fossi in un altare laterale, e ascoltassi la predica senza vederne l’officiante.

E differenze tra quest’ultimo -e l’attore sul freddo palcoscenico dello studio televisivo- davvero non ne riscontravo, fantasticando sul fatto che , almeno per una domenica, in tutte le chiese d’Italia, Papa Francesco potrebbe ordinare la replica della televisiva predica benignesca lasciando per una volta riposare i preti, pur privandoli, certo, della loro personalissima audience alla quale , alcuni, tengono molto. Più o meno quanto un personaggio televisivo.

E così la voce di Benigni troverebbe finalmente il palco più giusto, un palco dal quale, lui assente, far emanare, nel luogo più consono,  la forza elementare della sua predica. Chè, non solo non ha più nulla a che fare con quel Benigni che fece ridere ai suoi esordi, ma probabilmente neanche con il Benigni televisivo, predicatore modello “quinto potere”, organizzato mentalmente e m a t e m a t i c a m e n t e  per fare il boom.

Ringrazio il caso che mi ha illuminato. O forse lo devo alle parole di Roberto che mi hanno aperto la strada della fede “laterale”.

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

maglietta: Magliettefresche

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