Archive for the ‘ Società ’ Category

Il 27 maggio a Milano si parla di #magliette.

mottolese, t-shirts

Vieni a parlare di magliette?

Arriva un momento in cui tutto quello che sai lo devi riversare ad altri, affinchè sia utile, se utile è stato in passato per te. Amare le magliette come veicolo di contenuti, come manifesto del pensiero, come tadzebao politico, come pagina bianca sulla quale scrivere ciò che credi, come marmo sul quale incidere, insomma, se la maglietta può significare “lasciare il segno”, ecco, perchè no, pochi minuti di racconto possono essere tanto.

E allora ne parleremo insieme a Milano di questo media anomalo, pop e indistruttibile. Di questo capo di abbigliamento molto più smart e intelligente di quanto si voglia far credere . La t-shirt parla di te ma parla anche molto di sè. La maglietta può essere poesia e cazzotto, può essere uno sguardo furtivo, può provocare la lotta.

Venite ad ascoltare questa storia. Non ve ne pentirete.

(M.M. per newsfromtshirts)

 

t-shirt

La maglietta è, come dice qui, bella e intelligente. Si riferisce a sè stessa…

 

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METAL-MERCHANDISING – ECCO A COSA SERVE LANDINI: A VENDERE LA FELPA ROSSA CON LA SCRITTA FIOM – ONLINE “SONO MOLTO RICHIESTE”

landini, camusso

Le vie delle T-shirt sono infinite

 

La felpa Fiom va online. L’idea di vendere attraverso internet uno dei prodotti più identitari del merchandising italiano viene discussa in queste settimane dai vertici dei metalmeccanici della Cgil. «Non si tratta certo di un business. Vendiamo le felpe praticamente a prezzo di costo. È vero però che sono diventate molto richieste e c’è anche un mercato di scambi», rivela il segretario organizzativo Enzo Masini.

sindacato

Non male nera e rossa…

Tutto ebbe inizio quattro anni fa quando la Fiom nazionale decise di far produrre in Italia («è un requisito fondamentale », precisa Masini) un certo numero di felpe rosse con la grande scritta bianca Fiom. Per un paradosso della cronaca ripetevano quelle inventate da Lapo Elkann con la grande scritta Fiat.

Ma quante se ne smerciano in un anno? «A livello nazionale dovrebbero essere circa 5.000», dice Masini. A seconda delle regioni (e della maggiore o minore distanza dalle aziende che le producono) le felpe costano tra i 20 e i 25 euro. «Raccogliamo gli ordini e quando ne abbiamo un certo quantitativo le facciamo produrre», racconta Vergnano. Si chiama “time to market”, uno dei criteri base della produzione automobilistica. Non è l’unico punto di contatto con l’industria automobilistica.

camusso, landini

Scajola invece scelse la felpata FIAT. Altri tempi…

«Dopo i primi anni, c’è stata una flessione nelle richieste — dicono alla Fiom di Torino — perché, ovviamente, nessuno cambia una felpa all’anno». Mercato saturo? Ecco che arriva quello di sostituzione: «Molti ci chiedono felpe con particolari sempre nuovi e diversi».

Per restare nella metafora automobilistica, anche le felpe hanno l’abs. «In ogni caso — conclude Vergnano — si tratta sempre di un oggetto identitario, si indossa alle manifestazioni ma è più difficile che venga indossato nel tempo libero o addirittura per andare al lavoro, dove può anche essere rischioso». Brand identitario? Il sogno di ogni pubblicitario. Allora perché non vendere a un prezzo più alto? «Perché siamo un sindacato, non Armani ».

 «Le felpe rosse andarono via in fretta », ricorda Valter Vergnano della Fiom torinese. Da allora ogni federazione provinciale ha iniziato a fare da sé producendo felpe di ogni foggia e colore. «Hanno cominciato gli emiliani con la felpa nera e la scritta rossa. Qualcuno dei nostri ha visto le immagini di Landini che la indossava — ricorda oggi Vergnano — e ha chiesto di averla. È scattato un classico meccanismo di emulazione e oggi noi a Torino ne vendiamo tre o quattro tipi diversi».

Paolo Griseri per “la Repubblica

Sciopero del sesso: lanciato con una #maglietta il boicottaggio della promiscuità tra Russi e Ukraine.

 

 

 

 

 

 

ukraina

Sciopero del sesso transnazionale. I russi si scordino le ukraine.

 

Come si fa a non amare le donne russe o ex russe? Negli ultimi tempi si sono inventate le Pussy Riots, che protestano a suon di rock trasgressivo suonato nelle chiese , a sorpresa, contro Putin.  Poi sono arrivate le Femen, si spogliano ovunque, si scrivono addosso, si fanno arrestare in ogni luogo, sia in Vaticano o sotto la Tour Eiffel. Il seno scoperto come arma impropria. E ora le donne ukraine, che attraverso una maglietta e una pagina facebook lanciano la loro campagna contro i maschi russi : “non darla a un russo”, questo il boicottaggio politico affidato alla t-shirt, lanciando una sorta di passaparola imperativo o parola magica, che di donna in donna dovrebbe circolare per lasciare a bocca asciutta gli invasori. L’onta peggiore per l’invasore senza scrupoli.

Io consiglierei ai grandi pubblicitari del mondo di affacciarsi nell’ex impero russo e dare una occhiata alla ricerca di nuovi talenti perchè la capacità di comunicare e di far parlare di sè che hanno queste donne aggressive è davvero innovativa.

E comunque si affidano alla scrittura, come spesso accade alle donne rivoluzionarie;  che sia stampato su una maglietta o su un corpo nudo con pretese diverse da quelle della seduzione , per loro conta lo slogan, che è come l’incipit della battaglia. La cornamusa degli scozzesi prima dello scontro.

Uomini russi, respinti con feriti, tornate dalle vostre di donne, e state bene attenti alla rabbia di una donna invasa e di una maglietta stampata sul suo petto.

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

 

Amo 80 euro e me ne vanto. Grazie ad una #maglietta.

renzi

Instant t-shirt

Noi continuiamo a dirlo da anni: “dietro ogni maglietta c’è una notizia e dietro ogni notizia c’è una maglietta“.

Prendiamo questo caso; il Presidente del Consiglio sta cercando di chiudere la sua proposta: agli italiani meno abbienti far avere 80 euro in più in busta paga. Ne abbiamo parlato in questo blog da poco https://newsfromtshirts.wordpress.com/2014/03/11/meglio-luovo-oggi-o-la-gallina-domani-carpe-diem-famiglie/ e l’idea che ci siamo fatti è che questi 80 euro siano molto graditi.

Dunque ci appare non solo naturale e normale che sia già spuntata la maglietta ” i love 80 euro”  nel solco di una immagine “cult“, ma troviamo davvero divertente,  e a suo modo sofisticato , che si possa indossare , con notevole facciatosta, un desiderio così minimo.

Segno di crisi ma anche di humor; quell’humor che passa ormai sempre più spesso dalle magliette, testimonial di  sentimenti comuni che le rendono così popolari ed insostituibili. Media popolari e perfetti.

Marco Mottolese per newsfromtshirts

Dove c’è casa, c’è #Mussolini. Alessandra.

Mussolini

Il mulino bianco ancora dopo anni identifica la famiglia. Che grande campagna fu, questa della Barilla.

Il nonno di Alessandra, Benito, alle famiglie ci teneva, e molto. Infatti ne aveva più di una. Ma il Duce voleva un Italia che non andasse “a puttane” e dunque si impegnò per rafforzarla e modernizzarla, alleandosi con i tedeschi…

Detto questo non è la Storia che ci interessa ma, come sempre, la “maglietta”. ( Chiaramente qui in un contesto di photoshop).  Oggi abbiamo ricevuto questa che vediamo  qui in alto ed abbiamo elaborato dei piccoli pensieri perchè, come sempre, l’utilizzo delle t-shirt “parlanti” ci fa pensare.

Intanto ci è apparsa mirabile l’equazione famiglia=mulino bianco. Più che altro perchè quella è una campagna pubblicitaria che ormai data vent’anni ma a distanza di così tanto tempo ancora identifica la “finta” famiglia italiana. Un grande fake che avanza e del quale non riusciamo a liberarci.

E pensando al creativo che ha voluto ideare questa maglietta (che non sappiamo neanche se mai qualcuno  indosserà o se effettivamente verrà prodotta) ci siamo chiesti:

1) quanti anni avrà l’ideatore della t-shirt?

2) è un consumatore Barilla?

3) avrà pensato, facendola, a quante simbologie ha messo insieme?

Questo perchè, tralasciando per un attimo l’incidente in corso al marito della Mussolini, quel Floriani  che si professa comunque ignaro e innocente (ed è suo diritto sentirsi tale sino a prova contraria) non dobbiamo però dimenticare che il signor Barilla non molto tempo fa fu distrutto pubblicamente avendo dichiarato che i suoi prodotti non erano certo pensati per quella commistione pericolosa che risponde al nome di “coppia gay”.

E allora il creativo che ha concepito questa maglietta o è un super doppiogiochista lucido e ironico al limite del parossismo oppure è un ignaro/ignorante, che ancora crede che il mulino bianco rappresenti un valore da contrapporre alla filosofia di coloro che vanno a puttane, il luogo del demonio.

A noi sembra una modesta e triste maglietta,  non solo non indossabile e brutta ma anche inutile, perchè invendibile persino alla Barilla che mai e poi mai approverebbe un lay-out del genere quantomeno per la “gravissima” parolaccia che ne è contenuta. Non si può delocalizzare così un simbolo immarscescibile dell’Italia pulita…Il Mulino Bianco è studiato come “case history” nelle facoltà di marketing.

Però (c’è il però) ci piace che una maglietta, vera o virtuale che sia, faccia discutere, sia elemento virale,  trasformandosi in testimonial di una notizia di cronaca e ci confermi, come sempre, che: ” dietro ogni notizia c’è sempre una maglietta e dietro ogni maglietta c’è sempre una notizia”. A volte da censurare.

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

Meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Carpe Diem! #Famiglie.

Carpe diem

La maglietta è in inglese ma l’atteggiamento è italiano.

 

Non so, potrebbe essere la crisi, oppure più semplicemente il nostro modo di essere, noi della Penisola, noi italiani. Stamattina ascoltavo un programma radiofonico e la domanda del giorno era: ” Ha ragione Renzi che intende ridistribuire ai meno abbienti un importo fisso nelle buste paga , diciamo 50-60 euro, tagliando le tasse oppure Confindustria che ribatte a Renzi dicendo che sarebbe molto meglio dare questi soldi alle aziende che ne facciano buon uso , con l’intento di far sì che si riaprano le assunzioni?

Le risposte radiofoniche non mancano ma, quello che mi ha stupito, è che le netta maggioranza scriveva o telefonava per perorare la causa del Presidente del Consiglio, in sostanza ricevere una cifra miserrima subito, modesta e maledetta. Come si usa dire in questi casi.

E i soldi alle aziende? Molti dicevano di “non fidarsi”, non fidarsi che poi le aziende questi soldi li investirebbero ai fini previsti ma, forse, per tappare i loro buchi finanziari. Altri dicevano che avevano problemi personali e famigliari e che dunque meglio un importo ora che un figlio assunto domani. E altri ancora segnalavano che, seppur consci della scarsità dell’importo, di questi tempi bisogna badare al sodo. Insomma un confessionale “en plein air”.

Orazio

Eccola la mitica e più “mite” maglietta di Parole di Cotone, il “Carpe Diem” classico.

E’ verso la fine della trasmissione che mi sono ricordato della maglietta che campeggia all’inizio di questo pezzo. Che non è proprio la classica maglietta “Carpe Diem” pura e semplice (quella che con Parole di Cotone avevo venduto in centinaia di migliaia di esemplari in mezzo mondo) ma è, allo stesso tempo, qualcosa di più e qualcosa di meno. Son le parole “that fucking” che ne accentuano il senso, aumentando se possibile la precarietà del “Carpe Diem” che già di suo è un “vivi alla giornata” e fottitene. Insomma la crisi sta trasformando -o rimodellando- un detto “morale” vecchio di millenni. Chissà come avrebbe tradotto, Orazio, “that fucking”….

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

 

 

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