Archive for the ‘ stranezze ’ Category

I baristi e i taxisti del mondo amano De Niro. Soprattutto d’estate. #Consigli

taxi driver

Killer, artisti e dj questi tassisti.

 

 

Insomma, si prosegue con la serie di magliette consigliate per l’estate. Ci siamo accorti che in molti bar è affissa la frase ” you’r talking to me?” . A Ibiza. a Patmos, a Roma, a Berlino, un tripudio di poster e di mattonelle dedicate all’indimenticabile Taxi Driver.

E allora consigliamo questa maglietta, agli uomini smart e alle donne killer (speriamo sempre ce ne siano) perchè d’estate si facciano subito riconoscere al primo indosso. Attenti; per voi sarà pure una vacanza ma per me invece è routine; special routine. E attento a te.

Are you talking to me?

 

M.M. per newsfromtshirts

T-Shirt: http://www.magliettefresche.it

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Rihanna: nuova battaglia legale contro Topshop e le t-shirt con il suo sedere? (Battaglia delle #magliette)

rihanna

Irriverente, divertente

 

 

Rihanna potrebbe avviare una seconda battaglia legale contro Topshop – dopo che il tabloid Mail on Sunday ha scoperto che la grande catena sta vendendo magliette con una foto del sedere di Rihanna. La cantante è attualmente coinvolta in una battaglia legale con la compagnia di Philip Green, contro un precedente progetto non autorizzato e poco lusinghiero – che ritrae il suo viso sulle magliette.

Sull’attuale t-shirt in vendita, l’immagine mostra il di dietro della cantante e lo slogan “spremi questo!”. La foto è stata scattata da George Chin, mentre Rihanna era sul palco in hot pants e calze a rete, al V Festival a Staffordshire nel 2011. E’ stata stampata sulle magliette dal marchio design Worn By e venduta sul sito web nella sezione maschile Topman di Topshop per 28 dollari. Tuttavia, giovedì la t-shirt è stata rimossa dalla vendita e la società ha rilasciato una dichiarazione: “possiamo confermare che la t-shirt in questione è di una marca di concessione e non della Topshop”.

Curiosamente, l’amica di Rihanna, Cara Delevingne ha indossato la maglietta martedì sera in occasione del The Glamour Women of the Year Awards. La top model ha felicemente posato sul tappeto rosso per i fotografi, indossando la foto della star, nascosta in pantaloni neri e ha persino postato su Twitter una foto di sè, fingendo di stringere il fondoschiena sulla t-shirt.

Rihanna, che ha la sua linea di moda con la rivale di rihanna battaglia legale magliette sedereTopshop, ossia River Island, ha presentato documenti legali  contro la vendita della prima T-shirt, descrivendola come “un’ immagine di bassa qualità e prodotto non autorizzato”.

La star 25enne si era infastidita dal fatto che, legalmente, il fotografo possiede i diritti per la foto e non il soggetto stesso dell’immagine. Una fonte ha dichiarato ai giornalisti: “lei crede che sfruttano l’immagine degli artisti e che quello che fanno è sbagliato”.

Tale “accanimento” contro di lei potrebbe essere anche una cosa personale contro di lei: una volta Rihanna era amica di Philip e della figlia Chloe Green. Tuttavia, nelle ultime settimane, Chloe è stata vista in atteggiamenti intimi con l’ex ragazzo di Rihanna, Chris Brown, che ha fatto infuriare la cantante.

E adesso, non si sa come Rihanna reagirà alla foto del suo sedere.

Fonte: http://www.pinkdna.it/

«Stai calmo e picchiala», bufera per le #tshirt che incitano allo stupro.

keep calm

Stai calmo, e picchiala.

La ditta americana che produce le magliette con i messaggi offensivi si è scusata e le ha ritirate dal mercato.

“Resta calmo e stupra tanto”oppure “resta calmo e colpiscila”. Ma le varianti includono anche «accoltellala» o «molestala»:sono i messaggi choc stampati su alcune magliette prodotte da una ditta americana, la Solid Gold Bomb. L’azienda, che credeva di aver creato un prodotto «divertente» (come le felpe con lo slogan «Resta calmo e bevi birra»), è stata costretta a ritirare la merce dal mercato dopo essere stata sommersa dalle polemiche. Nonostante questo però, racconta la Bbc, le t-shirt continuano a essere vendute in Gran Bretagna e Germania su Amazon (costano intorno alle 15 sterline, circa 17 euro), suscitando reazioni indignate per i messaggi che sul modello della frase propagandistica della seconda Guerra Mondiale, «Keep calm and carry on» (resta calmo e vai avanti), incitano alla violenza contro le donne.

LA RIVOLTA DEGLI UTENTI – Il portale di vendite online è stato inondato di messaggi di protesta. «Fate una cosa decente e togliete adesso questi prodotti disgustosi. Eliminate tutti i prodotti della stessa azienda per mostrare loro che questo non è tollerato», ha chiesto un utente. Un altro ha ricordato che «la violenza contro le donne è un crimine, i veri uomini non picchiano le loro partner». Contro le magliette si è scagliato anche l’ex leader laburista britannico, Lord Prescott, che su Twitter ha postato: «Prima Amazon evita di pagare le tasse britanniche. Ora stanno facendo soldi sulla violenza domestica». La ditta produttrice delle magliette si è scusata sinteticamente: «Ci dispiace per il risentimento provocato dai nostri prodotti, ci assumiamo tutte le responsabilità del nostro errore».

LA MANIFESTAZIONE MONDIALE – Solo 16 giorni fa, nel giorno di San Valentino, un miliardo di uomini e donne hanno danzato in un flashmob planetario, «One Billion Rising», contro la violenza sulle donne. La manifestazione ha coinvolto 189 Paesi, 60 città in Italia. Evidentemente alla Solid Gold Bomb non ne hanno sentito parlare. O peggio: hanno deciso di giocare con temi seri come la violenza sulle donne e il femminicidio, in spregio delle migliaia di donne uccise dai loro partner in tutto il mondo.

Fonte: Angela Geraci per Corriere.it

 

 

Marines #Tshirt Ban and 5 Other Dress Code Controversies.

marines

Keep attention to t-shirts

A reported Marines t-shirt ban at an Illinois school was rescinded when the school realized the shirt was a Marines shirt and not just any shirt with guns on it. The school later said the t-shirt, since it was a Marines shirt, did not violate dress code.

The boy’s father, Daniel McIntyre told Fox News that he wanted the Genoa-Kingston Middle School to review its dress code policy.

It isn’t the first controversial school dress code enforcement that has made headlines across the nation.

Schools are putting increasing emphasis on dress codes, and many are turning to uniforms to end the debate.

marines

Very dangerous people?

According to U.S. Department of Education statistics, the number of public school principals who reported their schools enforce a strict dress code increased by 10 percent from 2000 to 2010; the number of public school principals who required student uniforms increased by 12 percent in the same period of time.

Overall, 19 percent of American public schools had student uniforms in 2010, and 57 percent of American public schools enforced a strict dress code.

Here are five other notable cases of dress-code controversy.

Vietnam War Black Armbands

The first important legal case brought against a school for its dress code involved black armbands worn by students during the Vietnam War, according to “Student Dress Codes in Public Schools: A Selective Annotated Bibliography,” by Joan Pedzich, director of library services at Harris Beach law firm in New York.

Mary Beth Tinker, 13 at the time, led a group of students to wear the bands. When school administration enforced a new regulation to prohibit the bands, the Tinker family brought Des Moines Independent Community School District 6 to court. The Supreme Court ruled that the armbands were not a disruption and should be permitted.

‘Slutty Wednesday’ at Stuyvesant High School in New York City

Students at Stuyvesant High School protested their school’s dress code, which banned revealing clothing by wearing short shorts to school in June 2012. The dress code forbids “exposure of midriffs, visible underwear, shoulders and lower backs, and mandates that the hemlines of all shorts, skirts and dresses fall below the line of the fingertips,” according to a Huffington Post article from that time.

Some students said the clothing was necessary for comfort in hot weather. One student told NY1: “They’re, like, sexualizing our outfits by telling us what to wear. And like, I don’t know, I guess it’s just more important to learn in school rather than be like persecuted for your dress.”

The Right To ‘Bare’ Arms

Elizabeth Skerry, 17, started a campaign called “The Right to BARE Arms,” when Timberlane Regional High School in Plaistow, N.H. forbade bare arms in school, deciding it was a distraction. “In a school with limited air conditioning, for optimum learning to take place, the students need to be comfortable,” stated Skerry’s petition, according to news website Boston.com.

5-Year-Old Chastised for University of Michigan Logo

In August 2012, 5-year-old Cooper Barton was made to turn his t-shirt bearing the University of Michigan logo inside-out. A statement issued by the school’s superintendent, Karl Springer, said: “clothing bearing names or emblems of all professional and collegiate athletic teams (with the exception of Oklahoma colleges and universities) are prohibited. In cooperation with the Oklahoma City Police Department Gang Task Force, the policy was approved in 2005 after concerns that nationwide gangs used popular sports clothing to represent individual gangs.” Springer said the administration would review the policy.

“It wasn’t offensive,” his mother, Shannon, told local broadcaster News 9. “He’s five.”

Ugg Boots = Good Hiding Place

Students at Pottsdam Middle School in Pennsylvania were stowing cell phones in their Ugg boots a covertly texting during class, leading the school to ban the boots in January 2012.

Principal Gail Cooper sent a letter home with students on Jan. 19, 2012, stating: “We have been experiencing problems with some students wearing open top boots and carrying items in their boots that are prohibited in school,” according to Pottstown newspaper The Mercury.

The story went viral and gained traction in Australia where the sheepskin lined boots originated.

Quoting: http://www.theepochtimes.com ( By Tara MacIsaac )

At least a #tshirt is left. Guerilla #artist stencils rat asking ‘Why?’

mural

Banksy chaos

 

After one of his pieces was gouged from a wall and is being sold by an American art dealer, graffiti artist Banksy appears to have taken to the same wall to voice his verdict on the row.

A stencil image of a rat holding a sign saying ‘Why?’ appeared on the same Haringey wall where his work ‘Banksy Slave Labour’ formerly was.

Banksy Slave Labour, depicting a child labourer sewing Union Jack bunting, is expected to fetch £450,000 on the Fine Art Auctions Miami website.

banksy

Many hands, one Artist.

It is expected to fetch around £450,000.

The street art was stencilled onto the side of a Poundland shop in Wood Green in 2012 and protected by a perspex screen, but disappeared last week.

And it was claimed today that the Metropolitan police have been asked by the FBI to investigate the removal of the painting, although there is no suggestion it was taken away unlawfully.

The US officials have waded into the row after the disappearance prompted a storm of outrage by furious Haringey businesses and residents, the Evening Standard reported.

The owner of the auction house Frederic Thut claimed it was being sold by a ‘well-known’ collector who is not British but refused to divulge any more information. He added that the painting was being stored in Europe.

Locals are furious about the painting being taken from the wall.

Councillor Alan Strickland says the artwork was a ‘gift’ to his community and has instigated a campaign to get the artwork returned by urging people to e-mail the U.S. auction website.

He said: ‘The Banksy appeared last May and created lots of excitement in the area – people were coming from across London to see it.

‘We were really proud to have a Banksy in our neighbourhood, so residents were shocked to realise it had been ripped out of the wall.

‘The community feels that this art was given to us, for free, and it’s now been taken away to be sold for huge profit. I’m very angry about the Banksy going – we want our Banksy back!’

Much of the controversial artist’s work is believed to have a political message, and Slave Labour is believed to be a statement on sweatshops churning out decorations and memorabilia got the Golden Jubilee and the London 2012 Olympics.

In 2008 the graffiti artist Banksy has revealed that millions of pounds worth of works attributed to him are fakes.

A body set up by the artist to verify his work identified 226 falsely attributed pieces in eight months in 2008.

He said at the time: He said: ‘Graffiti art has a hard enough life as it is – with council workers wanting to remove it and kids wanting to draw moustaches on it, before you add hedgefund managers wanting to chop it out and hang it over the fireplace.

‘For the sake of keeping all street art where it belongs I’d encourage people not to buy anything by anybody unless it was created for sale in the first place.’

Quoting:  http://www.dailymail.co.uk/

#Birra, #elezioni e malintesi.

bersani

Facciamoci una birra: prima o dopo?

 

“Prima si vota, poi si beve. Non come le altre volte”.

No, non è una battuta tratta dallo show di Crozza, ma la scritta che campeggia sui manifesti pubblicitari di Ceres. Sì, Ceres intesa come marca di birra. Perché l’azienda ha deciso di puntare, per la sua ultima campagna, proprio sulle elezioni del 24 e 25 febbraio. Il messaggio, chiaramente rivolto a un pubblico giovane, è chiaro: andate a votare e fatelo con raziocinio, perché, come recita lo slogan, “l’Italia ha bisogno di eroi”.

birra per tutti

Tutto fa …birra, anche le elezioni.

 

Una pubblicità che colpisce nel segno (e, infatti, siam qui a parlarne) per almeno 3 motivi:

1. si lega a un fatto di attualità, o meglio a “il” fatto di attualità intorno al quale ruota, ormai da settimane, gran parte del dibattito pubblico, e non solo;

2. esprime una presa di posizione rispetto a un ambito diverso da quello strettamente commerciale, in quanto invita esplicitamente a non astenersi. Un aspetto tanto più importante per un target, come quello giovane, che, dai sondaggi, mostra un’elevata propensione all’astensione;

3. l’affermazione “prima si vota, poi si beve. Non come le altre volte” comporta una chiara implicazione: in passato gli elettori si sono comportati come fossero ubriachi, con poca lucidità… Un riferimento, neppure tanto velato, all’ubriacatura del berlusconismo?

Certo, non è detto che l’invito al voto di Ceres si traduca in un reale incremento del numero di giovani che andranno ai seggi. Anzi, leggendo i commenti al video a supporto della campagna, postato anche sulla pagina Facebook dell’azienda, parrebbe il contrario. C’è chi (anche se pare incredibile) ha scritto che non sapeva neppure che si andasse a votare e chi si scatena con commenti del genere “i politici sono tutti ladri!”

birra

Vuota Bavaria, geniale.

Resta da capire come nasca il sodalizio tra la birra e la politica. Perché Ceres non è l’unica a cavalcare l’onda elettorale. Anche Bavaria, nell’ultima campagna, fa riferimento al voto imminente e propone giochi di parole, come “- tasse, + casse” oppure “dal magna magna al bevi bevi”.

bersani - sappino

Ma non è che si riferissero a questo scatto?

t-shirt: www.magliettefresche.it

Fonte:Anna Zinola per  http://www.linkiesta.it

 

Ecco a voi TshirtOS,il “pezzo più avanzato del mondo dell’ #abbigliamento digitale”

T-shirt tecno

Una maglietta iper tecnologica.

 

Le T-shirt sono da sempre utilizzati per mostrare frasi, immagini e pensieri personali, o per celebrare i nostri film, cantanti o personaggi preferiti. Ma perchè accontentarsi di un solo messaggio a maglietta? E’ qui che entra in gioco TshirtOS, la maglietta programmabile realizzata da CuteCircuit.

Prodotto (curiosamente) in collaborazione con Ballantine, il produttore di whisky scozzese, “TshirtOS” permette di visualizzare praticamente tutto quello che vuoi, dal tuo stato su Facebook, all’ultimo tweet di George Clooney, o una galleria di foto a rotazione del tuo gatto. Acclamato dai suoi creatori come il “pezzo più avanzato del mondo di abbigliamento digitale”, TshirtOS consiste in 1.024 LED disposti in una griglia 32-x-32, 32 microprocessori, e una connessione Bluetooth che permette di interfacciare la tshirt ad uno smartphone, che invierà il contenuto da visualizzare.

cat, web, rete

Internet-Connected T-shirt

 

 Ma la visualizzazione LED non è l’unica curiosità della maglietta, che oltre ad essere realizzata al 100% in cotone, include anche una micro-telecamera, un microfono, un accelerometro, e altoparlanti per catturare e mostrare foto o video in ogni momento.

L’unica domanda che resta da farsi è: come diavolo si lava?

Fonte: http://www.techzilla.it

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