Posts Tagged ‘ marco mottolese ’

Muri in transito. Psicopatologia (letteraria) di chi scrive sui #muri.

graffiti, cosenza, rende

Tutti sinceri coloro che imbrattano i muri?

 

Esce a breve in libreria, per i tipi di Pellegrini Editore di Cosenza, il libro “Muri in transito”, di Jo Lattari e Marco Mottolese. 15o immagini di muri “scritti” con altrettante didascalie “dalla parte di chi scrive”… Un modo per stanare coloro che scrivono solo di notte…

Pubblichiamo un breve stralcio dalla nota introduttiva di Enrico Ghezzi, il noto critico cinematografico nonchè “inventore” di programmi televisivi quali Blob e Fuori Orario.

Reset, ecco un modo nuovo per intepretare i graffiti e le scritte sui muri.

Reset, ecco un modo nuovo per intepretare i graffiti e le scritte sui muri.


Ti AMO COSTANZA (ma) SENZA SPERANZA

(…) e vien da ammirare la leggerezza con cui Jo Lattari e Marco Mottolese hanno commentato le scritte sui muri fotografate. L’impegno di non volare, di non tradire con l’interpretazione, di smorzare, si impenna ogni tanto incrociandosi e ingolfandosi volutamente (lo stesso faccio io in questo preciso momento del 22 settembre 2015, mentre scrivo ascoltando in sottofondo tv la notizia del signor X che gira di notte in bicicletta testando l’asfalto e il selciato della sua città alessandria, scrivendo per terra con la bomboletta grossi avvisi in rosso o in bianco sulla presenza di buchi pericolosi del manto stradale). (Enrico Ghezzi)

per info: http://www.pellegrinieditore.it

http://www.ibs.it/code/9788868923228/lattari-jo/muri-transito.html

https://www.bookrepublic.it/book/9788868223403-muri-in-transito/?tl=1

 

 

 


 

Da Parole di Cotone a Magliettefresche: 7 domande a Marco Mottolese

La prima intervista del Tatuaggio di Stoffa è dedicata a Marco Mottolese, da tempo imprenditore nel settore delle t-shirt e dell’editoria. A lui si deve la nascita nel 1990 della casa editrice Parole di Cotone e sempre a lui si deve l’ingresso ufficiale della maglietta in libreria, grazie a una serie di t-shirt che riproducevano brani di narrativa e di poesia riuscendo a divulgare la letteratura in modo simpatico e originale.

t-shirt

Parole di Cotone ha cambiato la prospettiva della “maglietta”

 

Ciao Marco, innanzi tutto quando e da dove nasce la tua passione per le t-shirt?

Nasce moltissimi anni fa. Il mio primo marchio si chiamava “By appointment to her majesty the Queen of Jamaica”, vendevamo alle boutique milanesi. Eravamo davvero giovani e con il ricavato “mostruoso” di alcuni mesi estivi di lavoro andammo in giro per il mondo a cercare… magliette. Per mesi. Poi, anni dopo, mentre mi occupavo di sviluppo di librerie, per conto di un grande Gruppo editoriale, amici mi proposero per scherzo delle magliette con un gatto e la famosa poesia di Baudelaire le chat. Vidi subito l’idea. Lì nacque Parole di Cotone.

Nei primi anni Novanta la tua iniziativa Parole di Cotone ha fortemente modificato la funzione e l’immagine della t-shirt creando di fatto un nuovo e inaspettato mercato. Cosa ci puoi raccontare di quella esperienza?

Parole di Cotone nasce ufficialmente nel 1990. Essendo io a quell’epoca un dirigente di una Azienda che aveva in mano il mercato librario mi fu facile pensare che quelle magliette “citazioniste” con un minimo di grafica, dovessero andare per partenogenesi proprio in quell’ambito. Registrammo il marchio ma anche il nome come testata. Erano diventate un giornale periodico di cui facevo il Direttore Responsabile. In pochi mesi le magliette, che fino ad allora si vendevano solo nel settore “fashion” o nella grande distribuzione, ebbero un luogo in più per esprimersi, sia in termini di vendita che di visibilità. Dopo tre o quattro anni, forti della “cassa” generata, andammo all’estero con la medesima idea. Germania, Spagna, Inghilterra, Svizzera e dopo poco anche negli U.S.A e in Giappone. Il “Made in Italy”, accoppiato alla Cultura, anche grafica, fruttò, alla fine, dopo dieci anni esatti, circa 7,5 milioni di magliette vendute in ogni luogo. E sempre nel settore editoriale. Indicando, per le magliette, una strada che definirei “rivoluzionaria”.

Come è cambiato, dagli anni Novanta ad oggi, il rapporto tra una t-shirt e chi la indossa?

Io credo che, una volta sdoganata la maglietta e trattata più come un supporto ad un pensiero che ad una forma corporea, il rapporto tra questa e le persone si sia, come dire, elevato, aumentando indubbiamente gli elementi “collezionistici”, il fattore “regalo” e, soprattutto, l’esibizionismo “culturale”. Sia per chi indossa ma anche per l’Autore stesso veicolato. Un giorno Alessandro Baricco mi disse che aveva goduto più nel vedere in treno un ragazzo con la maglietta Oceano Mare (Parole di Cotone, appunto) che non se lo avesse visto leggerne il testo.

reality, new york

La filosofia di un writer.

 

Parlaci del tuo attuale progetto “editoriale” Magliettefresche. Come nasce e cosa rappresenta per te?

Dopo aver ceduto Parole di Cotone ho lavorato per la casa editrice Salani (quella di Harry Potter, per intenderci) e ho fondato con loro nel 2001 “Magazzini Salani” un laboratorio che doveva riprendere in parte l’esperienza di Parole di Cotone e in parte innovarla. “Magazzini” ha rilanciato Mafalda, lanciato in Italia Emily The Strange e lavorato su diversi fronti, anche quelli ovviamente dei contenuti della casa editrice stessa, ad esempio creando cataloghi “potteriani” di grande successo, magliette comprese. Alla fine di questo bellissimo percorso (ancor oggi Magazzini Salani è leader nel mercato del “book’s inspired items” come li chiamo io) ho creato Magliettefresche (oggi in capo alla Edicart Style). Volevo dare l’idea di qualcosa che cambia spesso, qualcosa di “limited” da una ispirazione nata ad Ibiza. Visto che non mi soddisfaceva più la grafica di contorno che mi veniva proposta, mi sono gettato sui writers, o grafitari o streetartist, la mia più recente passione. Un muro è un “pezzo unico” e niente di meglio di un pezzo unico per creare t-shirts “uniche” assecondando una taylorizzazione del gusto che, nelle magliette, vede oggi la sua punta di diamante.

Come sarebbe il mondo senza le t-shirt?

Le magliette sono state inventate 2000 anni fa dai Romani. Si chiamavano Tunicula. Gli americani poi le hanno rilanciate 100 anni fa e le hanno chiamate T-Shirts. Un mondo senza t-shirts è un mondo pre-romanità, dunque, e non ho una risposta per questa domanda. Per quanto mi riguarda sarebbe un mondo dove si comunicherebbe molto meno.

romani, roma, colosseo

Non sembra l’attuale t-shirt?

La t-shirt a partire dai primi anni del 1900 ha progressivamente aumentato la sua diffusione. Da indumento sportivo, intimo e spesso utilizzato dai bambini si è trasformato in un oggetto versatile, eclettico e usato indifferentemente da piccoli e grandi. Pensi ci possa essere ancora spazio per ulteriori sviluppi?

Vedo ovunque la “tecnologizzazione” della t-shirt. Proprio in virtù della sua duttilità e del suo essere “media” chi è avanti prova a farne un prodotto high-tech. Diciamo “wearable computing” per indicare quella tecnologia indossabile della quale fanno parte le magliette che riportano alcuni “effetti speciali”. Per quanto mi riguarda ho voluto dare subito un contributo lanciando con Magliettefresche le Pickabook, magliette/libro che attraverso l’utilizzo del qr code permettono di importare nel proprio device un e-book sotto forma di pdf o e-pub. Il tutto gratis. Trattando, per ora, grandi “classici”.

E per finire, una domanda difficile. Qual è la tua maglietta nel cassetto?

Sebbene abbia una collezione vasta, diciamo non meno di 1200-1300 t-shirts “nel mio cassetto” le t-shirts le indosso più raramente. Quelle poche che indosso sono quelle che solitamente non piacciono agli altri, almeno fino a che non me le vedono addosso. Mi piace molto una con una scritta “graffito” che dice NOW e un’altra, che feci tantissimi anni fa con Enrico Ghezzi, mio storico consulente per magliette “folli” che è un palindromo situazionista: in girum imus nocte et consumimur igni (andiamo in giro di notte ed ecco siamo consumati dal fuoco.). Maglietta nera, scritta rossa, gioco linguistico. Altissima, indossabile, unica. Ecco, per me una maglietta è questo.

Grazie Marco per la disponibilità e per le storie che hai condiviso.

by Claudio Spuri – iltatuaggiodistoffa

 

 

 

 

Che #libro mi metto oggi? Da Parole di Cotone a Magliettefresche: il 2.0 dei #classici su tessuto.

Scaricare la divina commedia nel proprio tablet e/o smartphone. Nuovo gioco editoriale.

Scaricare la divina commedia nel proprio tablet e/o smartphone. Nuovo gioco editoriale.

packaging

Ieri. L’eco di Parole di Cotone, dai lontani anni ‘90, ancora ci regala emozioni. Un cult: brani di grandi classici sulle t-shirt… Oggi Magliettefresche – Picka-Book fa di nuovo storia: ancora brani di grandi classici sulle tshirt, cui si aggiunge l’e-book da scaricare (o far scaricare!) con lo smartphone leggendo il QR code sulla maglietta. Romanzi da indossare per un’inedita, ancora una volta, concezione di t-shirt! È un’idea di Edicart Style, nuova nata di Edicart insieme a Quarantagradi, società di Marco Mottolese, ideatore di Parole di Cotone. La finalità è l’ampliamento del già vivace settore non-libro, che affianca il libro con un’opportunità in più: riscoprire i grandi classici con freschezza e un tocco di umorismo! Da Parole di Cotone, insomma, a Edicart Style: un modo nuovo e originale di entrare in libreria!Fonte: http://www.giornaledellalibreria.it

T-shirt: http://www.magliettefresche.it

Magliette al tempo dell’iPhone e Facebook indossano QR Code.

Dante aveva previsto tutto, come Steve Jobs.

Al tempo di Facebook e dell’iPhone anche le magliette si aggiornano. Oltre a diventare esse stesse dei computer indossabili, anche il “messaggio stampato” diventa “metamediale”. L’invenzione è di Magliettefresche, filiazione della mitica Parole di Cotone degli anni ’90.

Bagnate dal fiume del costante cambiamento, anche le magliette non potevano rimanere le stesse nel terzo millennio. E così mentre i tessuti diventano sempre più intelligenti, rivelando nelle loro trame trasduttori utili per atleti e lavoratori1 , promettendo (o minacciando?) di diventare dei veri e propri computer indossabili, anche le magliette si aggiornano anche nella loro funzione “passiva”, cioè quella di mostrare agli altri un messaggio. Se le T shirt sono sempre state un emblema del disegno delle proprie forme, è stata un’idea italiana a farle indossare anche a quelli che mettevano su solamente massa neuronale. Negli anni ’90 furono infatti le “Parole di Cotone” a sdoganare le magliette anche per chi si intendeva solo di corpo tipografico, vendute in libreria e diventate un caso internazionale di marketing. Magliette che, come scrive Marco Mottolese, presidente dal 1994 al 2001 proprio di Parole di Cotone Srl, furono un “un contributo alla divulgazione dei libri” con lo slogan rivelatore di “o si è un’opera d’arte o la si indossa”.
Ma in un mondo in cui i concetti sono misurati (prima con gli SMS e poi con Twitter) in 140 caratteri e che passano, per la maggioranza delle persone, attraverso uno schermo “onirico” (tablet, smartphone, notebook che sia) proprio come l’incompreso e profetico film di Wim Wenders “Until the End of The World”, quale sarebbe il senso “rivoluzionario” di stampare ancora una frase su una maglietta che ormai non viene più “guardata” se non attraverso un filtro “mediatico”? E ancora, paradossalmente, che senso ha leggere una frase su un tessuto quando sarà lo stesso tessuto che si connetterà alla rete? (magari usando un software OCR?). Inevitabile quindi che in una società dove si è molto più presenti al proprio prossimo fotograficamente che non di persona (Facebook e il suo taggamento docet) e dove l’abbigliamento tende già ad essere prima di tutto telegenico e ad evitare dominanti, contrasti e “spine di pesce” che potrebbero confondere i sensori delle fotocamere, la maglietta in stile “parole di cotone” non poteva che fare un salto “metafisico” (e metamediatico) mostrando un messaggio non Intelligibile agli esseri umani ma alle macchine.
Un “messaggio” comprensibile agli umani solamente attraverso quegli schermi in cui essi vedono e interagiscono con la realtà. Da una diretta filiazione di “Parole di Cotone” ecco che arriva da  Magliettefresche la maglietta che “è” un Codice QR. Il QR Code è quella specie di “mosaico” (detto dai tecnici, un “codice bidimensionale”) che ormai sta andando ad accompagnare, se non a sostituire, i classici codici a barre. Se fotografato con uno smartphone o con un tablet o con qualsiasi altra fotocamera collegata ad un computer connesso, il codice QR porterà ad un sito o, come nel caso di questa nuova T shirt, ad un libro o a qualsiasi altro contenuto editoriale. Scrive Marco Mottolese sul blog  News from T-shirts: “Un editore potrà avvalersi della maglietta per far conoscere un nuovo testo ed entrare in nuovi mercati; un autore – che magari opera nel sempre più diffuso campo del ‘self publishing’ (produzione e divulgazione in proprio di un testo editoriale) potrà trovare nella t-shirt l’alleato ideale per veicolare i propri contenuti. Il lettore diventa così ‘veicolo’ esso stesso dell’Opera, ‘indossando’ l’Autore preferito”.
Non a caso uno degli slogan di Magliettefresche con QR code è “STOP reading Books. Wear them”, cioè smetti di leggere i libri, indossali, ovviamente, nella loro interezza. Uno dei primi libri liberamente scaricabili “fotografando” una di queste magliettefresche è la Divina Commedia di Dante Alighieri, quantum leap linguistico e culturale per il nostro Paese. Ma gli esperimenti potrebbero essere davvero infiniti per questo nuovo “media”. Si pensi ad “uomini sandwich 2.0” che agli angoli delle strade o dei grandi eventi potranno diventare “fonti” (copiose) di informazioni e di cultura (o di biglietti o di buoni sconto, di plot del film, ecc.). Si immagini i commessi delle offerte speciali nei centri commerciali con le “virtù del latte” nella loro maglietta QR code; oppure ogni venditore porta a porta che, nella sua t shirt, in segno di “trasparenza contrattuale” ha scaricabili da se stesso le policy del suo prodotto; oppure ancora delle “cacce al tesoro” fotografiche dove ogni maglietta fotografata porta ad un indizio (magari un QR code “composto”). Insomma, il fiume del costante cambiamento ha bagnato un’altra volta le magliette, e non potevano che diventare magliettefresche.

Fonte: Fabrizio Laure per http://www.mainfatti.it

 

Street Art in vendita a Milano per finanziare Bloop, festival di arte etica ad Ibiza

Son sempre di più i suivers dei grafitari...o ex, writers

 L’appuntamento è a Milano allo spazio Viadante14 (via Dante 14), il prossimo martedì 29 novembre quando, in una mostra fund-raising (che aprirà i battenti alle ore 18.00), verrà “svelata” e messa in vendita una inedita e rilevante raccolta di opere di giovani streetartists il cui ricavato servirà a finanziare la seconda edizione di BLOOP, festival di arte etica ideato da artisti e creativi italiani per l’Isola di Ibiza. Iniziativa, che dopo il successo della prima edizione (15mila visitatori), è stato accolta con entusiasmo dall’amministrazione dell’isola catalana che ha già messo a disposizione per l’appuntamento datato 2012 meravigliosi spazi naturali e cittadini. “Le opere, che Carlo Ducci (giornalista ) ed io abbiamo scovato quasi nascoste in un hangar fuori Milano, sono frutto di alcuni anni di lavoro del team Biokip, che nel loro percorso di divulgazione artistica e di organizzazione di eventi spesso si sono fatti retribuire con opere di vario genere – spiega Marco Mottolese (consulente e promotore artistico) -. Una raccolta di elementi diversi, ma collegabili con un fil rouge molto interessante che ora abbiamo scelto, insieme a Federica Ghizzoni (gallerista) e Matteo Giovanni Brega (ricercatore universitario e giornalista) di mettere sotto ai riflettori evitando, così, di farla sparire per sempre”. La serata, a cui farà seguito, sempre da Viadante 14, una mostra-mercato “temporary” di tre giorni e la possibilità di visitare su appuntamento l’archivio Biokip fino a fine febbraio 2012, oltre che essere il punto di partenza di un percorso che si pone come obiettivo quello di far sì che un gruppo creativo italiano possa muoversi in terra straniera organizzando eventi di qualità, sarà anche l’occasione per fare affari. “Abbiamo scelto di formulare prezzi di ingresso molto bassi rispetto all’effettivo valore delle opere – conclude Mottolese -. Gli artisti (tra cui Abbominevole, Aaalice, Angelo Cruciani,108, Cruz, Emilio Cejalvo (foto), Robo, Ryan Spring Dooley, Ufo 5), conosciuti o meno, interpretano, infatti, un movimento molto preciso e si valorizzano a vicenda nella presentazione collettiva che metteremo in scena martedì sera”.

Un'opera di Emilio Cejalvo in vendita da Viadante 14

maglietta: www.magliettefresche.it

Fonte: http://www.modaonline.it/

Chiamami T-shirt sarò il tuo abito da sera.

Super Glam....B.B. (Brigitte per tutti - t-shirt per tutte)

 

Sdoganata la semplice maglietta: 
“Ora è un capo elegante”

In maglietta bianca si potrà andare anche sul red carpet e perfino alla prima della Scala: nessuno si scandalizzerà. Basta che si tratti di una luxe T-shirt, il nuovo oggetto di desiderio per chi segue la moda. Meglio: per chi ha capito che essere nello spirito del tempo significa precisamente «non» essere alla moda, ma mescolare con gusto e senso divertito dello stile l’alto e il basso. Dunque, per quello che una volta si chiamava abbigliamento da sera, si può ricominciare proprio da una normale maglietta di filo, proprio di quelle a forma di T e con le maniche corte che, rubate all’abbigliamento intimo dei marinai americani della Seconda guerra mondiale, dagli anni Cinquanta in poi diventarono un simbolo di ribellione per i ragazzi che venivano chiamati teddyboys, e in seguito un pilastro per l’abbigliamento casual di tutti.

I segnali di un upgrading erano nell’aria, poi sono arrivate le passerelle: a Jil Sander, soprattutto, ma anche a Marc Jacobs, Balmain, Antonio Marras, Givenchy, il merito di aver mostrato quanto siano belle, dalle nove in poi, le T-shirt sopra una lunga gonna colorata magari di tessuto prezioso, sopra un paio di pantaloni di lamé o sotto un lungo gilé damascato in stile Settanta. Tra le prime a provarci davvero Kate Bosworth, la Lois Lane di «Superman Returns», che alla maglietta della salute bianca ha abbinato, per una serata di gala, una gonna fino ai piedi color vaniglia: accostamento cromatico azzardatissimo, ma il trend era lanciato.

La T-shirt è morbida, comoda e sta bene a (quasi) tutti; se è candida esalta istantaneamente il viso, con un colpo di luce più efficace di un trattamento di ossigenoterapia. Ma come osservano i santoni della moda, per esempio Roisin Murphy, buyer dei grandi magazzini londinesi Selfridges, interpellata dal «Financial Times», «quel che è cambiato è l’atteggiamento con cui, le magliette, la gente le sceglie e le indossa. Non c’è più nulla di “casual”, in tutti i significati del termine. La T-shirt aggiunge spontaneità e leggerezza all’abbigliamento da sera e ne riceve in cambio smalto e formalità».

Le luxe T-shirt sono di ottimo tessuto, spesso anche di tulle, e di taglio accortissimo: lo scollo non troppo profondo né troppo sacrificale, l’incavo della manica sapientemente calibrato. Il lato fastidioso della faccenda è che non sono più tanto economiche, da cui la frase «ma come, 100 euro per una maglietta?» che sempre più spesso risuona nelle boutique meglio frequentate. Lontani i tempi delle battagliere Fruit of the Loom, magliette di cotone che venivano vendute a prezzo politico in confezioni di tre o di cinque. Qualcosa della loro pratica sportività resta comunque nelle T-shirt delle grandi catene di distribuzione, e non è detto che il nuovo stile non possa cominciare anche da lì. Le globe-trotter della moda, quelle che viaggiano alla ricerca del meglio, dicono un gran bene delle James Perse di Los Angeles, per la loro morbidezza paragonabile a quella del cashmere: Jennifer Aniston è d’accordo con loro. L’arrivo anche in Italia dei primi negozi Gap e Banana Republic ha enormemente ampliato il ventaglio delle offerte, e la concorrenza non potrà che migliorare la quantità complessiva. E naturalmente vale la regola base: essendo la T-shirt, originariamente, un indumento intimo, setacciate con pazienza i negozi di lingerie, alla ricerca dei capi «di sotto» che meritano di essere sfoggiati anche «di sopra».

Quando vi sarete impratichite con la T-shirt bianca di sera, potrete cominciare a divertirvi sul serio. Usatela come una tela: aggiungeteci delle paillettes o un unico gioiello di grande effetto. Oppure provate a variare i colori: cominciate con i toni neutri, il beige, il nero o il mastice, e sperimentate con i rosa indiani, i pervinca o gli arancioni di stagione.

Ci sarebbe poi la moda delle magliette stampate con le facce di personaggi celebri, da Jimi Hendrix alla sempiterna Audrey Hepburn, da Bob Marley a Marcel Proust. Sappiatelo: proprio nessuno vi vieta di metterle anche dopo cena.

maglietta: www.magliettefresche.it

Fonte: Egle Santolini per lastampa.it  http://www3.lastampa.it

Arriva l’estate. Ormai è certo…vi proponiamo un catalogo di magliette. Fresche. Magliettefresche per una calda estate.

Anche blank t-shirts are criminal

Vi consigliamo queste magliette. 

CATALOGO MAGLIETTEFRESCHE

In tutti i negozi Coin.

GIORNALE_CAT_URBAN

www.magliettefresche.it

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: