Archive for the ‘ sociale ’ Category

Una ragazzina all’ #Expo di Milano

 

Pubblicheremo brevi note di giovanissimi visitatori di Expo2015.

Illy Caffè

Maglietta dal gran calderone Expo2015.

Sicuramente il progetto dell'Expo ed il messaggio da esso tramesso sono ben chiari 
e anche molto ben elaborati. I padiglioni erano esteticamente affascinanti, 
ognuno con la propria struttura personalizzata. 
L interno di molti padiglioni devo dire che mi ha delusa, 
insomma, mi aspettavo di vedere un organizzazione diversa, 
ma comunque l'esperienza Expo mi è piaciuta molto. 
Da raccomandare assolutamente è il capannone di " save the children", molto informativo, 
insomma, ne vale davvero la pena andare a dare un occhiata.
(Natalie, 16 anni)

 

Don Roberto (Benigni) sulla via della illuminazione.Una pratica utile: la fede laterale. #idiecicomandamenti

 

Ma lui lo sa di non esserlo? (un santo…)

Ma lui lo sa di non esserlo? (un santo…)

 

Ieri sera ascoltavo la predica di Don Roberto (Benigni) da una stanza diversa da quella “della televisione“. Che strano…non so se è mai capitato ad altri ma è un modo quasi perfetto per valutare non solo i toni e i contenuti di un testo detto, ma anche l’attendibilità di colui che parla, che recita, che si fa intervistare. Non guardandolo ( lo schermo) ci si concentra molto di più sulle parole, sul parlato e meno -ovviamente- sui gesti, l’apparenza, le movenze studiate. Non ci si distrae dal messaggio, insomma.

E’ una pratica che si potrebbe introdurre nei provini televisivi, per valutare chi vuole entrare in video ( come molti)  a farsi fagocitare e rimodellare dal tubo. Provare per credere.

Benigni , a distanza, davvero predicava più di quanto si potesse percepire guardandolo. Come quando si entra in una chiesa, l’altare è lontano e carpisci brani di predica essendo le chiese ormai  dotate di amplificatori che rendono liquida la voce del prete. Era, dunque, come se io fossi in un altare laterale, e ascoltassi la predica senza vederne l’officiante.

E differenze tra quest’ultimo -e l’attore sul freddo palcoscenico dello studio televisivo- davvero non ne riscontravo, fantasticando sul fatto che , almeno per una domenica, in tutte le chiese d’Italia, Papa Francesco potrebbe ordinare la replica della televisiva predica benignesca lasciando per una volta riposare i preti, pur privandoli, certo, della loro personalissima audience alla quale , alcuni, tengono molto. Più o meno quanto un personaggio televisivo.

E così la voce di Benigni troverebbe finalmente il palco più giusto, un palco dal quale, lui assente, far emanare, nel luogo più consono,  la forza elementare della sua predica. Chè, non solo non ha più nulla a che fare con quel Benigni che fece ridere ai suoi esordi, ma probabilmente neanche con il Benigni televisivo, predicatore modello “quinto potere”, organizzato mentalmente e m a t e m a t i c a m e n t e  per fare il boom.

Ringrazio il caso che mi ha illuminato. O forse lo devo alle parole di Roberto che mi hanno aperto la strada della fede “laterale”.

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

maglietta: Magliettefresche

METAL-MERCHANDISING – ECCO A COSA SERVE LANDINI: A VENDERE LA FELPA ROSSA CON LA SCRITTA FIOM – ONLINE “SONO MOLTO RICHIESTE”

landini, camusso

Le vie delle T-shirt sono infinite

 

La felpa Fiom va online. L’idea di vendere attraverso internet uno dei prodotti più identitari del merchandising italiano viene discussa in queste settimane dai vertici dei metalmeccanici della Cgil. «Non si tratta certo di un business. Vendiamo le felpe praticamente a prezzo di costo. È vero però che sono diventate molto richieste e c’è anche un mercato di scambi», rivela il segretario organizzativo Enzo Masini.

sindacato

Non male nera e rossa…

Tutto ebbe inizio quattro anni fa quando la Fiom nazionale decise di far produrre in Italia («è un requisito fondamentale », precisa Masini) un certo numero di felpe rosse con la grande scritta bianca Fiom. Per un paradosso della cronaca ripetevano quelle inventate da Lapo Elkann con la grande scritta Fiat.

Ma quante se ne smerciano in un anno? «A livello nazionale dovrebbero essere circa 5.000», dice Masini. A seconda delle regioni (e della maggiore o minore distanza dalle aziende che le producono) le felpe costano tra i 20 e i 25 euro. «Raccogliamo gli ordini e quando ne abbiamo un certo quantitativo le facciamo produrre», racconta Vergnano. Si chiama “time to market”, uno dei criteri base della produzione automobilistica. Non è l’unico punto di contatto con l’industria automobilistica.

camusso, landini

Scajola invece scelse la felpata FIAT. Altri tempi…

«Dopo i primi anni, c’è stata una flessione nelle richieste — dicono alla Fiom di Torino — perché, ovviamente, nessuno cambia una felpa all’anno». Mercato saturo? Ecco che arriva quello di sostituzione: «Molti ci chiedono felpe con particolari sempre nuovi e diversi».

Per restare nella metafora automobilistica, anche le felpe hanno l’abs. «In ogni caso — conclude Vergnano — si tratta sempre di un oggetto identitario, si indossa alle manifestazioni ma è più difficile che venga indossato nel tempo libero o addirittura per andare al lavoro, dove può anche essere rischioso». Brand identitario? Il sogno di ogni pubblicitario. Allora perché non vendere a un prezzo più alto? «Perché siamo un sindacato, non Armani ».

 «Le felpe rosse andarono via in fretta », ricorda Valter Vergnano della Fiom torinese. Da allora ogni federazione provinciale ha iniziato a fare da sé producendo felpe di ogni foggia e colore. «Hanno cominciato gli emiliani con la felpa nera e la scritta rossa. Qualcuno dei nostri ha visto le immagini di Landini che la indossava — ricorda oggi Vergnano — e ha chiesto di averla. È scattato un classico meccanismo di emulazione e oggi noi a Torino ne vendiamo tre o quattro tipi diversi».

Paolo Griseri per “la Repubblica

Caccia er filippino. Viperetta Dixit

massimo ferrero

E già, le magliette non dimenticano…

Come sempre tocca alle magliette conservare la memoria delle frasi “storiche”. Certo, non parliamo qui di Giulio Cesare o Mussolini, nè del Papa o di un Presidente americano.

Parliamo di viperetta, il mitico Ferrero, presidente della Sampdoria.

L’ha detto e l’ha ripetuto. E qualcuno si è divertito a conservarne la storia. Dentro una maglietta.

Chissà cosa ne pensa il “filippino” di tutto questo. E se un giorno allo stadio tutti si presenteranno con questa maglietta come un giorno molti indossarono, ad esempio, il mitico “Vada bordo cazzo!” dedicata allo stolto Schettino.

Oppure se un giorno ce ne fosse un’altra di maglietta che dicesse: ” caccia er viperetta…”

M.M. per newsfromtshirts

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