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Twitter allarga (e riduce) i confini del calcio. #Twittao14, il nuovo bar sport.

twitter, cruciano, la zanzara

Una delle magliette speciali e personalizzate per #Twittao14. Un hashtag, una garanzia.

 

 

I maschi, con il calcio, si divertono e si distraggono. Uno zen casereccio. Anche se magari  per alcuni di essi raccontare lo sport è il mestiere, ciò non toglie che esiste una netta separazione tra lavoro e divertimento. E in questo caso il club sorto intorno a #Twittao14, l’hashtag che sta facendo impazzire la comunità italiana di Twitter , riunisce prevalentemente professionisti del giornalismo, sportivo o meno, pronti a trasformarsi in dilettanti per un pronostico.Spogliandosi consciamente della propria sapienza al momento di interpellare l’Oracolo. Quello che si sa è che ci sono migliaia di fans alle porte dell’hashtag che vorrebbero dire la loro -e partecipare- e invece il club ha la classica forma della “torre d’avorio”

zazzaroni, calcio

Un pizzico di Brasil, un pò di Twitter. Il pallone. Ed è sempre Mundial. Ecco il logo ormai già noto di #Twittao14.

Questo scrive uno dei noti partecipanti (Zazzaroni) sul proprio blog:

Ci sono tanti modi per seguire il primo mondiale mostruosamente twitteriano. Trentasei sciamannati fancazzisti ma non del tutto – me compreso – presenti con frequenza sul social più azzurro che c’è lo faranno (anche) attraverso i pronostici di #Twittao14.

Cos’è Twittao14? Un torneazzo (crasi) il cui regolamento parla chiaro, o quasi (non l’ho redatto io): “qui si gioca sul serio ma è evidente che il faticoso conteggio dei punti debba rispondere a logiche di facile lettura anche se ovviamente sarebbe stato possibile dettagliare i punteggi in maniera meno grezza. La raccomandazione per chi ha accettato di giocare a #twittao14 è quella di essere costanti nel gioco anche se i primi risultati non dovessero essere positivi. Ci sono tante partite e recuperare è un attimo.

Insomma, un gioco fatto sul serio, un impegno fatto cazzeggiando…

A presto con le altre t-shirt del Club, speriamo.

(M.M. per Newsfromtshirts)

 

Ti pago per un tweet, la #pubblicità in 140 caratteri.

 

I nuovi testimonials...

I nuovi testimonials…

L’idea più bella è venuta allo stilista indiano Allen Solly che ha promosso le sue creazioni con un enorme cartellone pubblicitario coperto da 60 camicie. Ai fan delle sue creazioni Solly ha chiesto di inviare un tweet con l’hashtag #RainingSolly. Ad ogni cinguettio dal poster si staccava una camicia che pioveva direttamente nelle mani del vincitore. Una magia? No, il manifesto era dotato di un marchingegno elettronico che, una volta arrivato il messaggio postato su Twitter, si attivava e spingeva il prodotto giù dal tabellone.

Pagare con 140 caratteri pare essere diventata la nuova frontiera del web marketing. L’utente posta messaggi a favore del brand e questo lo ricompensa con sconti, offerte o omaggi. Un sistema che negli Stati Uniti funziona da tempo. Tanto che un colosso come American Express ha stretto un accordo con il social network di Jack Dorsey. Presto su Twitter infatti sarà possibile comprare. Dopo aver collegato la propria carta di credito a un account, agli utenti basterà scrivere sul social network il nome di un prodotto desiderato preceduto dall’hashtag. In risposta riceveranno un altro cancelletto di conferma da ritwittare entro 15 minuti per confermare l’acquisto. Il contante sparisce dalle nostre vite?

 

«L’idea che sta alla base del marketing in 140 caratteri è il baratto: io scrivo per te e io azienda ti regalo qualcosa», spiega il blogger Alberto D’Ottavi. A inventare tutto ciò è stato Zuckerberg con i suo tasti «like», «want» e «share». Ma ora anche Twitter sta rivoluzionando il mondo della pubblicità.

Dopo i «promoted topic», le inserzioni a pagamento delle aziende, gli uccellini blu fanno sì che siano gli utenti a lavorare per il marchio. Negli Stati Uniti fioccano le iniziative come gli sconti a teatro per chi cinguetta durante lo spettacolo, o la promozione dei cosmetici in cambio di recensioni positive. In Cina poi la Mercedes ha promosso i nuovi modelli di Smart via Weibo (il Twitter cinese).
E non solo. Twitter sta diventando il luogo dell’instant marketing. Durante l’ultimo Super Bowl c’è stato un black out che ha oscurato metà delle luci del Superdome di New Orleans e ha fermato la partita per 34 minuti. Alle 20.48 l’account ufficiale su Twitter dei biscotti Oreo ha twittato: «Black out? Nessun problema». Il messaggio, accompagnato da un’immagine, è stato condiviso 15mila volte nelle prime 14 ore e la stessa foto, su Facebook, ha ricevuto 20mila like. Lo slogan diceva «You can still dunk in the dark», cioè «Anche al buio puoi inzuppare». Un’idea geniale se si mettono a confronto i costi degli spazi pubblicitari del Super Bowl con quelli degli annunci sponsorizzati su Twitter. Attenzione però, non stiamo parlando di buon mercato. Agli inserzionisti un posto nella classifica dei dieci argomenti più rilevanti (trends) può costare anche 100mila-120mila dollari al giorno, che è poco solo se paragonato ai 3,5 e 4 milioni di dollari chiesti da «Nbc» per uno spot di 30 secondi durante la finale di football.
Ma non sempre le cose funzionano. Alcune campagne social si sono rivelate un boomerang per le aziende. È il caso di McDonald’s, i cui account sono stati hackerati da attivisti stanchi di sentire il colosso del fast food cinguettare sulla bontà e freschezza dei suoi prodotti. O, ancora, i grandi magazzini Sears hanno ricevuto migliaia di insulti per aver invitato i clienti ad approfittare di Sandy per fare shopping. Il tutto con l’hashtag #sandy che in quel momento era usato per dare informazioni alle persone colpite dalla tempesta.
In Italia il marketing in 140 caratteri è ancora piccolo. Twitter è stato contaminato solo in parte dalla pubblicità. Ma c’è chi ha deciso di aprire la strada. È il caso di Blomming, piattaforma italiana di «social affiliation», ispirata a realtà Usa come Paywithatweets, che permette di ricevere una commissione per la segnalazione di prodotti Tweet, Like, Pin. I campi di applicazione sono tanti. Da chi fa musica e vuole vendere un mix o un brano per pubblicizzare per esempio, attraverso il Tweet, il prossimo spettacolo. Fino al tesista di laurea che vuole promuovere la sua ricerca online. Con buona pace di chi credeva Twitter un luogo di confronto e di condivisione di news.

Fonte: Marta Serafini per http://seigradi.corriere.it

T-shirt con foto da #Instagram: un’azienda la vende senza autorizzazione del #fotografo! (Non sembra una grande novità…)

mango

Siamo decisamente nell’era della riproducibilità tecnica.

 

Avete bisogno di un’immagine per il vostro sito web? Basta una ricerca veloce in internet e sicuramente troverete ciò di cui avrete bisogno. Un ragionamento alquanto sbagliato anche se seguito da un piccolo portale, figuriamoci se applicato da una grande azienda. Il sistema evidenziato, però, non è usato solo da coloro che non hanno scopo di lucro, ma anche da chi vuole lanciare un prodotto con l’obiettivo di guadagnare.

Instagram mette a disposizione un portfolio fotografico eccezionale, ci vuole molto poco per trovare dei meravigliosi scatti che, tra le tante cose, potrebbero essere perfetti anche per divenire la stampa principale di una t-shirt!

copyleft

Molto gelosi di sè medesimi gli instagrammisti.


Mango, un noto negozio di abbigliamento on line, mette in vendita delle particolari magliette che sfoggiano delle interessanti fotografie. Peccato che una di queste appartenga ad un utente di Instagram che non è stato assolutamente contattato dall’azienda, ma ha semplicemente notato il suo scatto su una delle loro t-shirt in vendita!

Il fotografo, derubato del suo scatto, si chiama Tuana Aziz ed ha usato il suo profilo di Twitter per diffondere il suo stato d’animo. “The Last Princess” è il nome che aveva dato alla sua fotografia nello scorso agosto del 2011 ed ora lo scatto è presente su un capo di abbigliamento: un onore, se solo ci fosse stato un accordo con il professionista.

Sul suo profilo ufficiale di Instagram (@tuana) troviamo in bella vista non solo la foto incriminata, ma anche uno screenshot del negozio Mango che vende la maglietta con stampata lo scatto di Tuana Aziz.

Sarebbe il caso di fare causa all’azienda? Probabilmente si, ma se Aziz non se ne fosse accorto?

fonte: http://www.geekissimo.com/

nota di newsfromtshirts: il problema non è di semplice soluzione. E’ facile risalire a chi ha fatto la foto? Così come potremmo chiederci: è semplice rintracciare l’ignoto grafitaro che scrive una cosa interessante su di un muro? La Rete, come il mondo, tende solo apparentemente a chiarire le identità delle persone, più che mai. In realtà confonde le acque. Sempre di più, fino a perdere il senso dell’atto originario, forse perchè questo divenga di tutti. Un furto che è una rivoluzione! (M.M.)

Magliette al tempo dell’iPhone e Facebook indossano QR Code.

Dante aveva previsto tutto, come Steve Jobs.

Al tempo di Facebook e dell’iPhone anche le magliette si aggiornano. Oltre a diventare esse stesse dei computer indossabili, anche il “messaggio stampato” diventa “metamediale”. L’invenzione è di Magliettefresche, filiazione della mitica Parole di Cotone degli anni ’90.

Bagnate dal fiume del costante cambiamento, anche le magliette non potevano rimanere le stesse nel terzo millennio. E così mentre i tessuti diventano sempre più intelligenti, rivelando nelle loro trame trasduttori utili per atleti e lavoratori1 , promettendo (o minacciando?) di diventare dei veri e propri computer indossabili, anche le magliette si aggiornano anche nella loro funzione “passiva”, cioè quella di mostrare agli altri un messaggio. Se le T shirt sono sempre state un emblema del disegno delle proprie forme, è stata un’idea italiana a farle indossare anche a quelli che mettevano su solamente massa neuronale. Negli anni ’90 furono infatti le “Parole di Cotone” a sdoganare le magliette anche per chi si intendeva solo di corpo tipografico, vendute in libreria e diventate un caso internazionale di marketing. Magliette che, come scrive Marco Mottolese, presidente dal 1994 al 2001 proprio di Parole di Cotone Srl, furono un “un contributo alla divulgazione dei libri” con lo slogan rivelatore di “o si è un’opera d’arte o la si indossa”.
Ma in un mondo in cui i concetti sono misurati (prima con gli SMS e poi con Twitter) in 140 caratteri e che passano, per la maggioranza delle persone, attraverso uno schermo “onirico” (tablet, smartphone, notebook che sia) proprio come l’incompreso e profetico film di Wim Wenders “Until the End of The World”, quale sarebbe il senso “rivoluzionario” di stampare ancora una frase su una maglietta che ormai non viene più “guardata” se non attraverso un filtro “mediatico”? E ancora, paradossalmente, che senso ha leggere una frase su un tessuto quando sarà lo stesso tessuto che si connetterà alla rete? (magari usando un software OCR?). Inevitabile quindi che in una società dove si è molto più presenti al proprio prossimo fotograficamente che non di persona (Facebook e il suo taggamento docet) e dove l’abbigliamento tende già ad essere prima di tutto telegenico e ad evitare dominanti, contrasti e “spine di pesce” che potrebbero confondere i sensori delle fotocamere, la maglietta in stile “parole di cotone” non poteva che fare un salto “metafisico” (e metamediatico) mostrando un messaggio non Intelligibile agli esseri umani ma alle macchine.
Un “messaggio” comprensibile agli umani solamente attraverso quegli schermi in cui essi vedono e interagiscono con la realtà. Da una diretta filiazione di “Parole di Cotone” ecco che arriva da  Magliettefresche la maglietta che “è” un Codice QR. Il QR Code è quella specie di “mosaico” (detto dai tecnici, un “codice bidimensionale”) che ormai sta andando ad accompagnare, se non a sostituire, i classici codici a barre. Se fotografato con uno smartphone o con un tablet o con qualsiasi altra fotocamera collegata ad un computer connesso, il codice QR porterà ad un sito o, come nel caso di questa nuova T shirt, ad un libro o a qualsiasi altro contenuto editoriale. Scrive Marco Mottolese sul blog  News from T-shirts: “Un editore potrà avvalersi della maglietta per far conoscere un nuovo testo ed entrare in nuovi mercati; un autore – che magari opera nel sempre più diffuso campo del ‘self publishing’ (produzione e divulgazione in proprio di un testo editoriale) potrà trovare nella t-shirt l’alleato ideale per veicolare i propri contenuti. Il lettore diventa così ‘veicolo’ esso stesso dell’Opera, ‘indossando’ l’Autore preferito”.
Non a caso uno degli slogan di Magliettefresche con QR code è “STOP reading Books. Wear them”, cioè smetti di leggere i libri, indossali, ovviamente, nella loro interezza. Uno dei primi libri liberamente scaricabili “fotografando” una di queste magliettefresche è la Divina Commedia di Dante Alighieri, quantum leap linguistico e culturale per il nostro Paese. Ma gli esperimenti potrebbero essere davvero infiniti per questo nuovo “media”. Si pensi ad “uomini sandwich 2.0” che agli angoli delle strade o dei grandi eventi potranno diventare “fonti” (copiose) di informazioni e di cultura (o di biglietti o di buoni sconto, di plot del film, ecc.). Si immagini i commessi delle offerte speciali nei centri commerciali con le “virtù del latte” nella loro maglietta QR code; oppure ogni venditore porta a porta che, nella sua t shirt, in segno di “trasparenza contrattuale” ha scaricabili da se stesso le policy del suo prodotto; oppure ancora delle “cacce al tesoro” fotografiche dove ogni maglietta fotografata porta ad un indizio (magari un QR code “composto”). Insomma, il fiume del costante cambiamento ha bagnato un’altra volta le magliette, e non potevano che diventare magliettefresche.

Fonte: Fabrizio Laure per http://www.mainfatti.it

 

Twitter, la lingua congeniale ai diplomatici Terzi: «Sono un neofita, ma crescerò»

Vediamo di non distrarre i diplomatici, eh….

Per il ministro degli Esteri i social network «sono fondamentali per leggere le società. Se approfonditi, qualità di media e diplomazia»

«I social media sono strumenti fondamentali per percepire le grandi correnti, le emozioni, le esigenze, i pensieri di società intere, non soltanto di individui». È quanto ha affermato il ministro degli Affari esteri, Giulio Terzi intervenuto al convegno «Twiplomacy – La diplomazia al tempo di Twitter», al Campus ITC-ILO, Torino.  Secondo il ministro, Twitter e Facebook e i social media in generale hanno cambiato la diplomazia «per l’immediatezza che consente quell’estrema semplificazione di messaggi». «Per  l’immediatezza e la semplicità di linguaggio sono anche segnali, allerte di notizie che devono essere approfondite», ha sottolineato il ministro.

TWITTER – «Milioni di nuovi players, soprattutto giovani, impiegati da Internet 2.0 condividono informazioni direttamente, producendo notizie e influenzando l’attività di governi e organizzazioni internazionali  – ha proseguito il titolare della Farnesina – e in nessun modo  un’istituzione tradizionale come il ministero degli Esteri può competere se non conosce e fa proprie le nuove regole del gioco, per questo stiamo lavorando perché in questo nuovo sistema, la diplomazia non sia lasciata indietro e sono sicuro che la capacità di adattamento che i diplomatici portano nel dna ci guiderà con successo nella nuova era dell’informazione».  Per questo, come ministro degli Esteri di un Paese globale, il ministro ha aperto immediatamente un profilo appena ricevuto l’incarico al ministero. «Non mi potevo permettere di indulgere nelle tradizionali tecniche di informazione». Anche se, ha aggiunto, «stiamo compiendo i primi passi in questa  realtà, ma siamo intenzionati a rimanere e a crescere».

APPROFONDIMENTO – Quella dei social network, sostiene il ministro degli Esteri, è un’estrema semplificazione su una realtà complessa. «Di conseguenza è uno strumento che serve a lanciare dei segnali, delle notizie che devono poi essere approfondite». Per il ministro si tratta quindi di uno strumento «utilissimo, di grande efficacia, con grande diffusione» ma che «nello stesso tempo richiede anche un notevole senso di responsabilità, di approfondimento di quelle che poi sono le fasi successive che sono tipiche del lavoro dei giornalisti e della diplomazia».

Fonte: http://www.corriere.it

Notizie dal medioevo: il Pakistan oscura Twitter : «Ha contenuti blasfemi»

famosi INFAMI, circa….

Le autorità pakistane hanno oscurato  Twitter a causa dei contenuti della rete sociale, considerati  «blasfemi». Lo ha riferito l’Autorità per le telecomunicazioni, che ha  avuto notizia del provvedimento dal ministero dell’Informazione.

Le autorità del Pakistan hanno deciso di bloccare oggi  Twitter, il popolare social network, per «l’insistenza a lasciar circolare contenuti blasfemi». Lo ha annunciato il Ministero delle Tecnologie per l’Informazione.
In un comunicato il ministero ha spiegato che la decisione di bloccare il servizio è stata presa perchè  Twitter, «nonostante le numerose comunicazioni inviate al riguardo, non ha mai fornito risposte». A quanto è emerso la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il diniego di  Twitter di sospendere una gara di caricature riguardanti il profeta Maometto che avrebbe potuto suscitare forti reazioni nell’opinione pubblica pachistana. Per questo il ministero ha ordinato all’Authority pachistana per le telecomunicazioni (Pta) di sospendere temporaneamente il flusso del micro-blogging. Nel 2010 anche Facebook fu bloccato per un certo periodo dopo una sentenza dell’Alta Corte di Lahore. Da parte sua  Twitter ha avuto negli ultimi anni una forte crescita in Pakistan dove, si stima, circa sei milioni di persone lo usano.

Fonte: http://www.unita.it

Io ti maledico: il Tumblr che dispensa maledizioni a chiunque.

Un recente caso di "maledizione". Certo questa un pò pesante....

 

Pensate alla persona che non potete vedere, quella che solo pensarla vi fa uscire fuori di testa, quella a cui augurereste un mal di pancia perenne e… troppa fatica inventarsi continue maledizioni, no? Ecco, da adesso potete affidarvi ad un tumblr veramente geniale (e malefico): io ti maledico.Io ti maledico è un tumblr italiano dove vengono dispensate maledizioni a random, da “ti auguro sabbia nel costume” a “ti auguro Sgarbi come vicino di casa” e “ti auguro un intestino pigro” (avranno pensato alla Marcuzzi per quest’ultima?)

Fonte: http://www.bonsai.tv

Alcuni esempi di “maledizione”:

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nota di newsfromtshirts: da sempre ci si maledice. Ma se lo si fa con “grazia” come nel caso di questi burloni beh, viva la maledizione, viva la fantasia, la creatività …e così anche il vicinato può divenire divertente; maledire così il proprio “vicino di casa” è un modo per non far invecchiare il cervello.

Maleditevi!!

 

(M.M.)

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