Posts Tagged ‘ tweet ’

Ti pago per un tweet, la #pubblicità in 140 caratteri.

 

I nuovi testimonials...

I nuovi testimonials…

L’idea più bella è venuta allo stilista indiano Allen Solly che ha promosso le sue creazioni con un enorme cartellone pubblicitario coperto da 60 camicie. Ai fan delle sue creazioni Solly ha chiesto di inviare un tweet con l’hashtag #RainingSolly. Ad ogni cinguettio dal poster si staccava una camicia che pioveva direttamente nelle mani del vincitore. Una magia? No, il manifesto era dotato di un marchingegno elettronico che, una volta arrivato il messaggio postato su Twitter, si attivava e spingeva il prodotto giù dal tabellone.

Pagare con 140 caratteri pare essere diventata la nuova frontiera del web marketing. L’utente posta messaggi a favore del brand e questo lo ricompensa con sconti, offerte o omaggi. Un sistema che negli Stati Uniti funziona da tempo. Tanto che un colosso come American Express ha stretto un accordo con il social network di Jack Dorsey. Presto su Twitter infatti sarà possibile comprare. Dopo aver collegato la propria carta di credito a un account, agli utenti basterà scrivere sul social network il nome di un prodotto desiderato preceduto dall’hashtag. In risposta riceveranno un altro cancelletto di conferma da ritwittare entro 15 minuti per confermare l’acquisto. Il contante sparisce dalle nostre vite?

 

«L’idea che sta alla base del marketing in 140 caratteri è il baratto: io scrivo per te e io azienda ti regalo qualcosa», spiega il blogger Alberto D’Ottavi. A inventare tutto ciò è stato Zuckerberg con i suo tasti «like», «want» e «share». Ma ora anche Twitter sta rivoluzionando il mondo della pubblicità.

Dopo i «promoted topic», le inserzioni a pagamento delle aziende, gli uccellini blu fanno sì che siano gli utenti a lavorare per il marchio. Negli Stati Uniti fioccano le iniziative come gli sconti a teatro per chi cinguetta durante lo spettacolo, o la promozione dei cosmetici in cambio di recensioni positive. In Cina poi la Mercedes ha promosso i nuovi modelli di Smart via Weibo (il Twitter cinese).
E non solo. Twitter sta diventando il luogo dell’instant marketing. Durante l’ultimo Super Bowl c’è stato un black out che ha oscurato metà delle luci del Superdome di New Orleans e ha fermato la partita per 34 minuti. Alle 20.48 l’account ufficiale su Twitter dei biscotti Oreo ha twittato: «Black out? Nessun problema». Il messaggio, accompagnato da un’immagine, è stato condiviso 15mila volte nelle prime 14 ore e la stessa foto, su Facebook, ha ricevuto 20mila like. Lo slogan diceva «You can still dunk in the dark», cioè «Anche al buio puoi inzuppare». Un’idea geniale se si mettono a confronto i costi degli spazi pubblicitari del Super Bowl con quelli degli annunci sponsorizzati su Twitter. Attenzione però, non stiamo parlando di buon mercato. Agli inserzionisti un posto nella classifica dei dieci argomenti più rilevanti (trends) può costare anche 100mila-120mila dollari al giorno, che è poco solo se paragonato ai 3,5 e 4 milioni di dollari chiesti da «Nbc» per uno spot di 30 secondi durante la finale di football.
Ma non sempre le cose funzionano. Alcune campagne social si sono rivelate un boomerang per le aziende. È il caso di McDonald’s, i cui account sono stati hackerati da attivisti stanchi di sentire il colosso del fast food cinguettare sulla bontà e freschezza dei suoi prodotti. O, ancora, i grandi magazzini Sears hanno ricevuto migliaia di insulti per aver invitato i clienti ad approfittare di Sandy per fare shopping. Il tutto con l’hashtag #sandy che in quel momento era usato per dare informazioni alle persone colpite dalla tempesta.
In Italia il marketing in 140 caratteri è ancora piccolo. Twitter è stato contaminato solo in parte dalla pubblicità. Ma c’è chi ha deciso di aprire la strada. È il caso di Blomming, piattaforma italiana di «social affiliation», ispirata a realtà Usa come Paywithatweets, che permette di ricevere una commissione per la segnalazione di prodotti Tweet, Like, Pin. I campi di applicazione sono tanti. Da chi fa musica e vuole vendere un mix o un brano per pubblicizzare per esempio, attraverso il Tweet, il prossimo spettacolo. Fino al tesista di laurea che vuole promuovere la sua ricerca online. Con buona pace di chi credeva Twitter un luogo di confronto e di condivisione di news.

Fonte: Marta Serafini per http://seigradi.corriere.it

“Mi retwitti”? Quando il fan molesta Fiorello, Signorini & Co.” (Qui si parla del nostro condominio).

La maglietta del retweettatore o piuttosto dell'imploratore?

 
E’ l’ultima moda in voga sul social network di moda: si diventa “amici” di un Vip “seguendolo” su Twitter e diventando suo “follower”. Gli si scrive e – al 99,9% periodico – non si ottiene risposta. E a questo punto scatta la supplica: “Mi retwitti”?

Spieghiamo: un “retweet” (o “RT”) è la ripubblicazione (o condivisione), sulla nostra “bacheca Twitter”, di una frase (“tweet”) scritta da un’altra persona. Più un utente viene “retwittato”, più diventa popolare e credibile nel suo network. Il “retweet” si effettua semplicemente con un pulsante sulla Home Page di Twitter. In pratica, se si scrive una frase su Twitter e diverse persone la ripubblicano, vuol dire che l’indice di gradimento su quanto è stato scritto è alto. Vuol dire, insomma, che abbiamo scritto una cosa non necessariamente intelligente, ma che piace.

In Italia questa pratica è stata stravolta in modo compulsivo dalle centinaia di migliaia di persone che sono recentemente sbarcate sul social network dell’anno e che sembrano aver capito poco della filosofia di Twitter: diventano “follower” di un Vip e poi gli chiedono, pubblicamente, di essere retwittati. Senza capire che se si scrive a un Vip chiedendogli di essere citati senza aver detto e fatto nulla, se non la richiesta stessa del retweet, si diventa invadenti e soprattutto ci si rende ridicoli. La richiesta, che è sempre ossessiva, ricorda quella dell’autografo, con la differenza che un tempo si poteva barare, e inventare di essere amici del Vip. Con il retweet, invece, non si sfugge, la supplica è ridicolmente pubblica Altro effetto collaterale: chiunque abbia scelto di seguire un Vip su Twitter si trova obtorto collo a leggere non le frasi del Vip, ma le richieste di retweet che gli scocciatori inviano al Vip e che questo, “per non passare da str…” come spiega Fiorello, si sente obbligato ad assecondare.

Per settimane, con la scusa del Natale, del Capodanno e degli auguri al Vip di riferimento, la timeline del popolare social network è stata intasata ed invasa dai maniaci del retweet. Ma qualcuno comincia a mostrare insofferenza, come Fiorello, oltre 360.000 “follower”, che stamattina ha scritto: “Regola numero uno di Twitter : il retweet si fa solo se si twittano cose interessanti o utili alla collettività. No richieste!”. “Non capisco – ha scritto #ilpiùpopolareshowmandopoilweekend – Rt Rt Rt… Ogni tanto li faccio …. Ma che senso ha?? Senza un motivo?… Boohhh… e se non li fai sei… str…”. Inevitabile l’ironia di un’altra “collega” Vip, Federica Panicucci, che poco dopo ha risposto: “Dai ti prego retweetta anche meee!!!! Non so perchè ma lo chiedono tutti!!!!”.

Pochi minuti dopo questo simpatico scambio di battute, sulla timeline si è scatenata una sequenza di retweet ad opera di Alfonso Signorini, registrato da poco su Twitter per promuovere la sua Kalispera e anche lui preso di mira dagli oltre 100.000 fan e follower. Molti pretendono di essere retwittati e lo assillano con le richieste più assurde:

Caro Twitter, se mi consigli ancora di seguire Alfonso Signorini giuro che compro una scatola di cerotti. Mi retweetti please?

Che giornata orribile oggi. Un RT da Alfonso Signorini la renderebbe migliore (eh sì, cominciare la giornata con il retweet di Signorini è un’altra cosa! ndr)

Mi fai fare un retwitt da Vespa almeno????

Chissà dove trovano la voglia, questi Vip, di passare il proprio tempo a twittare con migliaia di fan che vogliono solo fare (finta) bella figura con gli amici al bar: ci vorrebbe una doppia vita per accontentare tutte le sconclusionate richieste dei follower!

Un altro Twitter-addicted è Dj Francesco, al secolo Francesco Facchinetti, compagno di Alessia Marcuzzi e figlio di Roby Facchinetti dei Pooh, che annovera ben 136.000 follower. Anche lui spesso è preso di mira da assurde ed incredibili richieste di retweet (“Francesco please retweet per aiutare i Lillipuziani nella loro battaglia nel legare Gulliver”). Non solo: avendo instaurato con i propri lettori – che confidenzialmente chiama #laciurma – un rapporto amichevole e per nulla altezzoso, si sente costretto a celebrare ogni venerdì un altro rito compulsivo di Twitter, l’FF.
L’FF, o “Follow Friday”, è un consiglio che si dà ogni venerdì, appunto, ai propri follower. “Ti consiglio di seguire queste persone”, si scrive, aggiungendo i nomi delle persone più interessanti da seguire. Il giorno della Befana, il povero Facchinetti ha scritto: “Devo fare 2300 #FF, voglio spirare adesso!”,

Insomma. Chi è riuscito a districarsi nella selva delle nuove terminologie (RT, FF, ecc) che stanno invadendo la nostra vita quotidiana forse sarà arrivato alla nostra stessa conclusione: dove c’è un fan scatenato, c’è anche un Vip solleticato nel proprio ego. Ribellatevi! In fin dei conti, come diceva Proust, ogni lettore, quando legge, è il lettore di se stesso.

 
Fonte:  Maddalena Loy per  http://www.unita.it      

 
 

I 10 tweet più importanti del 2011.

Non si è nessuno se non si è su twitter? Davvero?....

 

La classifica della società di micro-blogging: al primo posto il messaggio della liberazione di un manager di Google in Egitto

in italia il maggior numero di tweet in europa

I 10 tweet più importanti del 2011

La classifica della società di micro-blogging: al primo posto il messaggio della liberazione di un manager di Google in Egitto

MILANO – Oltre 100 milioni di utenti collegati ogni giorno per un totale di 250 milioni di tweet quotidiani che diventano 90 miliardi in un solo anno (questo che si sta chiudendo). Sono i numeri (impressionanti, non c’è che dire) di Twitter, social-fenomeno di questi ultimi mesi soprattutto in Italia, dove una ricerca di GlobalWebIndex ha incoronato il nostro Paese «re dei tweet europei», con 2 messaggi al secondo.

INFORMAZIONI – Ma accanto a chi twitta solo i fatti propri, c’è anche chi usa il servizio di micro-blogging per dividere con gli altri informazioni di interesse generale che, grazie al ri-tweet, arrivano così ad un numero sempre più grande di utenti. «Twitter ha reso il nostro mondo più piccolo – ha spiegato il co-fondatore Jack Dorsey nel corso di World News sulla Abc – permettendoci di stare in contatto con gli altri».

TOP TEN – E proprio basandosi sulla risonanza mediatica, il livello di impatto e la pertinenza di questi short-message (140 i caratteri consentiti, quindi serve il dono della sintesi), i responsabili di Twitter hanno compilato la Top Ten dei tweet più importanti dell’anno. Eccola:

1) «Welcome back Egypt» il manager di Google Wael Ghonin è diventato il simbolo internazionale della rivoluzione in Egitto dopo essere stato tenuto in prigione per 22 giorni. Venne rilasciato l’11 febbraio e questo è stato il suo primo tweet di ritrovata libertà.

2) «Helicopter hovering above Abbottabad at 1 AM (is a rare event)» senza volerlo, quell’1 maggio il consulente informatico Sohaib Athar diede la notizia del raid americano che avrebbe portato all’uccisione di Osama Bin Laden quando postò il tweet dell’elicottero che volava sopra la sua città in piena notte (evento raro).

3) «My daughter her name is sarah m.rivera»: questo il primo messaggio postato da Daniel Morales, un homeless di New York, dopo che una charity gli aveva regalato un cellulare prepagato. L’uomo ha messo la foto della figlia che non vedeva da oltre dieci anni e il giorno dopo la ragazza lo ha chiamato.

4) «This lockout is really boring….anybody playing flaf football in Okc…I need to run around something!» stufo del lockout Nba, il 31 ottobre Kevin Durant, ala degli Oklahoma City Thunder, ha postato una richiesta affinché qualcuno lo invitasse a fare una partita a football. Detto fatto, uno studente universitario ha letto il tweet e lo ha convocato.

5) «Brooms up London!»: al grido di «scopiamo Londra!», l’attore Andrew Hayden-Smith chiamò a raccolta i londinesi dopo i disordini di agosto per organizzare una massiccia operazione di pulizia delle strade, con tanto di scope agitate in aria in segno di protesta.

6) «Here’s another Photo of the shuttle from my plane»: il 16 maggio la Nasa lanciò lo space shuttle Endeavour e dal sedile del suo aereo diretto in Florida la 33enne Stefanie Gordon scattò la foto della navicella che emergeva dalle nuvole.

7) «Earthquake»: era l’11 marzo quando un devastante terremoto di magnitudo 8,9 mise in ginocchio il Giappone e molte persone si riversarono online per avere notizie di amici e parenti ma anche per coordinare le operazioni di soccorso.

8) «Subtitles are always so bad» : esperta nella lettura delle labbra nonché tifosa di calcio, Julia Probst posta le frasi dette da giocatori e allenatori sul campo, per aiutare le persone affette da sordità, ma il 6 novembre la ragazza si è lamentata per la scarsa qualità dei sottotitoli durante le partite trasmesse in televisione.

9) «Ercis central mosque behind the apartment building» : dopo il terremoto in Turchia del 23 ottobre, l’anchorman della tv locale, Okan Bayulgen, postava messaggi di soccorso sul suo account e quando uno dei suoi follower gli ha spedito l’indirizzo di una moschea dove potevano esserci alcuni fedeli intrappolati all’interno, il giornalista ha girato l’informazione alle autorità, salvando così due persone

10) «Hey @Mortons – can you meet me at the Newark airport with a porthouse when I land in two hours?»: della serie, Twitter serve anche per esaudire i desideri. Leggere per credere il messaggio postato dal consulente finanziario Peter Shankman lo scorso 17 agosto quando, di ritorno a New York, chiese al suo ristorante di fiducia di portargli una bistecca in aeroporto. Richiesta esaudita, con tanto di cameriere in livrea ad attenderlo con la succulenta cena.

Fonte: Simona Marchetti per Corriere.it

 

Il giallo della telefonata con Bechis

Essendo taglia femminile è toccato indossare alla moglie di Crosetto la maglietta del giorno.

 

Non mi va di raccontare balle. Non ne sopporto il peso. La telefonata con Bechis è mia». A tarda sera crolla il mistero sulla fonte che ha passato al vicedirettore di Libero la notizia delle dimissioni imminenti del premier Berlusconi. È stato Guido Crosetto a passare al giornalista l’informazione poi smentita dallo stesso presidente del Consiglio. Ma sebbene infondata, la notizia ha monopolizzato l’attenzione del web. Anche per il mistero attorno alla voce palesemente contraffatta dell’audio diffuso da Bechis: «Quella testa di c… è andato a Milano, ma entro domani si dimette». Rivelava l’esponente del Pdl: «La mia privacy è stata violata. Era un discorso con un vicedirettore, giornalista che conosco da undici anni – aggiunge il sottosegretario alla Difesa – di centrodestra, berlusconiano doc, di un giornale amico che, come succede molto spesso mi chiamava per capire ciò che poteva succedere». E il termine poco cortese utilizzato per riferirsi a Berlusconi? «L’epiteto iniziale è semplicemente un modo magari colorito di parlare tra persone in confidenza da anni, di un terzo amico di cui non condividi in quel momento una decisione e cioè quella di andarsene da Roma. A caldo pensavo fosse più semplice liquidare tutto negando, esclusivamente per non ferire una persona alla quale sono affezionato ed a cui voglio bene, con un termine che mi capita di usare con molti amici, non contestualizzando in un dialogo in libertà. Riflettendo con calma preferisco la verità. Non è mia abitudine mentire e, non voglio iniziare a farlo». Questo è l’epilogo. Ma la giornata che ha consacrato i social network come canale primario di comunicazione politica era cominciata molte ore prime.

IL TWEET DELLA DISCORDIA – «Berlusconi si dimette». Alle 10 di lunedì mattina Franco Bechis assapora il brivido dello scoop su twitter. Sulla rete cominciano i trenini di gioia, come a capodanno. Ma la doccia fredda per il vasto popolo degli antiberlusconiani è dietro l’angolo. Tempo due ore, e Berlusconi smentisce via Facebook: «Le voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento». Il commentatore di Libero viene bollato come «troll» dai signori del TT, e un paio di deputati dell’Italia dei Valori e di Fli sollevano accuse di aggiotaggio. Alla solo udire la parola dimissioni, Piazza Affari si è infatti impennata. Bechis, che conosce le regole del mercato, corre subito ai ripari, e pubblica l’audio della telefonata (opportunamente registrata) con una delle sue fonti. La voce è alterata, ma basta rallentare l’audio, ed ecco spuntare il pastoso accento piemontese dell’onorevole Crosetto. Che dopo qualche smentita di maniera, a tarda notte ha ammesso-

Fonte: Antonio Castaldo per Corriere.it

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: