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Se lo slogan del campione diventa un mega-affare.

No maglietta? No party…

Un giocatore dei New Jork Jets brevetta una frase che lo riguarda e la commercializza sopra ogni tipo di gadget. Un affarone. Un’autostrada per altri big della Nfl. E se ci avesse pensato Maradona…

Diego Armando Maradona ci avrebbe ricavato una fortuna. Lui, di frasi a effetto ne sfornava almeno un paio al giorno. E diventavano un must per la sua sterminata platea di tifosi.

Pensate alla “Mano de Dios”, tirata fuori al vittorioso Mondiale messicano del 1986 per giustificare una gaglioffa quanto geniale simulazione (un pugno spacciato per un colpo di testa) con cui ingannò l’arbitro, beffò il portiere e indirizzò verso l’Argentina il match con l’Inghilterra. Se ne parla ancora oggi, venticinque anni dopo.

Altri tempi. Allora Diego non pensò di metterci su un bel copyright e di assicurarsi così lauti guadagni sull’uso della frase, per esempio, in magliette e felpe.

Negli Stati Uniti, invece, le star del football americano ci hanno pensato e, proprio in queste settimane, hanno avviato un processo legale-affaristico che garantirà loro un pingue business.

E, soprattutto, inevitabilmente, aprirà la strada ad altri campioni degli sport più diffusi celebri per le loro esternazioni.

Primo tra tutti a trasformare slogan in dollari, racconta il New York Times, è il più forte cornerback della Nfl, Derrelle Revis. Un grande nel suo ruolo. Prima scelta al draft 2007 (pick 14) per i New Jork Jets.

Già più volte convocato per il Probowl, ha vinto il premio di miglior difensore dell’anno nel 2009. Bravo e venale. A inizio 2010 saltò la preseason perché voleva più denaro. Detto fatto, il 5 settembre raggiunse

l’accordo: 4 anni di contratto a 32 milioni di dollari garantiti…Il giorno dopo tornò ad allenarsi, una settimana prima del kick off. Capito il tipo?

 Un incubo per ogni ricevitore che si rispetti. Uno contro uno vince sempre lui. Perchè lui sta lì a seguire le tue tracce, veloce, tosto, ti marca stretto e poi ti anticipa. Ti ruba l’ovale e trasforma in offensiva un’azione difensiva.

Un difensore che sa diventare attaccante, un a volta in possesso dell’ovale, straordinario per qualità e quantità. Tanto che se transiti dalle sue parti entri in un territorio minato, un po’ di sua proprietà, come lui stesso dice: “Amico, sei nella mia isola. Sei a Revis Island”. Dove ogni ricevitore diventa prigioniero dei suoi intercetti.

Revis Island. Appunto. Slogan da brevettare e trasformare in un business. Una manna per gli avvocati del settore, subito al lavoro. E via con magliette, felpe, cappellini, polo e quant’altro.

Che vanno forte. Eccome se vanno. Il fuoriclasse dei New York Jets è stato più rapido degli altri. Anche stavolta.

Ma non resterà solo. Statene certi. Dietro le porte degli uffici legali che si occupano della materia c’è già la fila di campioni del football Usa. Lo slogan giusto, sei sei un big della National football, league (e non solo, a questo punto), può valere oro. Proprio vero, ci avesse pensato Maradona, 25 anni fa, con la sua Mano de Dios, sai che business.

Fonte: G.Marino per Repubblica.it

Tutto il mondo protesta per Assange.

Anche "el Che" si schiera con Assange...

Manifestazioni in solidarietà con il fondatore di Wikileaks sono annunciate un po’ ovunque, intanto monta la polemica sulla mossa legale degli americani

048235 wiki protest Tutto il mondo protesta per AssangeOggi in diverse città del mondo si svolgeranno numerose manifestazioni di protesta contro l’arresto di Julian Assange. Manifestazioni sono  nelle capitali di Spagna, Olanda, Colombia, Argentina, Messico e Perù. Un’unica richiesta: il rilascio Assange, il ripristino del nome del dominio Wikileaks e  dei servizi di credito Visa e Mastercard per consentire ai sostenitori di donare soldi al network di Assange.

ASSANGE LIBERO, USA STOPPER? – Una dichiarazione sul sito web in lingua spagnola Free WikiLeaks riporta: “Noi vogliamo la liberazione di Julian Assange da parte del Regno Unito”. Il sito web ha invitato i manifestanti a raccogliersi alle 18:00 a Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia e in altre tre città spagnole. Gli organizzatori della protesta chiedono ”il ripristino del dominio internet di WikiLeaks (wikileaks.org)”, e il la riattivazione dei servizi Visa e MasterCard, le società che gestiscono le omonime carte di credito per consentire la “libertà di trasferire il denaro”, perché nessuno ha “dimostrato colpe di Assange”, né a carico di WikiLeaks è stato dimostrato alcun crimine. Assange è in carcere Wandsworth a sud di Londra dopo che gli è stata rifiutata la cauzione per la scarcerazione, martedì. La Svezia, intanto, sta cercando di ottenere la sua estradizione per le accuse relative alla presunta violenza sessuale di una sua cittadina, da parte dello stesso giornalista australiano. Ma, la cosa che fa più temere i difensori di Assange è la possibile  incriminazione del loro assistito da parte delle autorità statunitensi.

Pg 16 assange epa 507145s Tutto il mondo protesta per AssangeGLI AMERICANI FORSE CI PROVANO – Jennifer Robinson ha detto che il suo team ha saputo da “vari avvocati statunitensi diverse voci circa la possibile messa in stato d’accusa di Assange. Per alcuni già sarebbe stata avviata la procedura, ma noi non sappiamo ancora niente”. Secondo alcuni rapporti, Washington sta cercando di perseguire Assange ai sensi della legge 1917, che è stato utilizzata senza successo per cercare di imbavagliare il New York Times che aveva pubblicato dei documenti del Pentagono nel 1970. Tuttavia, nonostante l’escalation retorica nel corso degli ultimi quindici giorni, nessuna accusa è stata ancora presentata e fonti governative dicono che non sono a conoscenza di qualsiasi movimento in preparazione. La Robinson ha detto che il team Assange non crede che gli USA hanno motivi per perseguirlo, ma hanno capito che a Washington si è “guardato da vicino le altre spese, come il costo del computer (si riferisce probabilmente al server dove stazionava il sito di Wikileaks) quindi abbiamo un occhio di riguardo”. All’inizio di questa settimana, il procuratore generale degli Stati Uniti, Eric Holder, ha detto che le “rivelazioni di Wikileaks, hanno messo a rischio una marea di documenti diplomatici ed ha autorizzato una indagine penale”.

Fonte: http://www.giornalettismo.com

Wikileaks e l’importanza dei dati.

Un fan di Wikileaks.

Interrogato Jacob Appelbaum, 27enne informatico americano collaboratore del sito. Era rientrato da un viaggio all’estero; ha detto che gli è stato impedito di contattare l’avvocato. Intanto continuano le polemiche sui media e blog dopo la pubblicazione del dossier di Wikileaks sull’Afghanistan.

Fonte: http://www.rainews24.rai.it

I documenti rilasciati da Wikileaks sulla guerra in Afghanistan sono storia ormai nota e su Slate.com, un articolo di Anne Applebaum riporta la tesi sostenuta da quasi tutti è che Wikileaks ha messo in circolazione solo dati, non notizie, che peraltro rivelano cose già note. La Applebaum fa un esempio:

provate a capire questo: “At 1850Z, TF 2-2 using PREDATOR (UAV) PID insurgents emplacing IEDs at 41R PR 9243 0202, 2.7km NW of FOB Hutal, Kandahar. TF 2-2 using PREDATOR engaged with 1x Hellfire missile resulting in 1x INS KIA and 1x INS WIA. ISAF tracking #12-374.

Dati spiegati dal New York Times, per esempio. E qui sta la differenza tra giornalismo e siti come Wikileaks, dice la Applebaum:

“The notion that the Internet can replace traditional news-gathering has just been revealed to be a myth[. .. ] without more journalism, more investigation, more work, these documents just don’t matter that much.”

OK, ma la morale della storia è che quando leggiamo un articolo di giornale non abbiamo sotto gli occhi i dati; eppure i dati sono fondamentali. E’ proprio per questo che siti come Wikileaks, che rimpiazzino o no il giornalismo tradizionale, sono importanti.

Fonte: http://bourbaki.blog.lastampa.it

La donna nera? E’ un’opera d’arte.

Naomi mi ha colpito....e mi è piaciuto!

Icona, come Marilyn.

In quest’estate 2010, Mickalene Thomas è una delle artiste di cui si parla a New York. Accanto al MoMa, nel The Modern restaurant, una sua grande installazione dal titolo ‘Le déjeuner sur l’herbe: Les Trois Femmes Noires’ attira l’occhio dei passanti. Ma è già da qualche tempo che l’artista afroamericana fa parlare di sé: un suo ritratto di Naomi Campbell, realizzato per i 40 anni della top model, è stato pubblicato su ‘V magazine’ e di lei hanno parlato Vogue, New York Times, Art Forum. Mickalene, che ha studiato pittura a Yale, è infatti un’artista poliedrica, che spazia dalla fotografia alla pittura alle installazioni. Il suo tema, trattato con sorprendente forza visiva, è la donna nera: la sua invisibilità nella storia dell’arte e nella Storia tout court, e le sfide che con cui si confronta oggi. Per questo motivo Mickalene ritrae donne comuni, rielaborando gli stilemi del Black Power e della cultura funky anni Settanta, ma anche celebrità. Da Naomi a Condoleezza Rice, per riflette sul nuovo potere, effimero o reale, delle black queens. Lara Crinò per http://espresso.repubblica.it/

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