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La rabbia del Berlusconi assediato: «Vogliono farmi arrestare»

La maglietta con la quale si presenta domani in Parlamento Berlusconi per il suo ultimo giorno da Presidente del Consiglio.

 

«Traditori, tutti traditori! Mi vogliono far fuori, vogliono farmi arrestare, me o i miei figli. Stavolta non è il ’96». Alle sei del pomeriggio a palazzo Grazioli, al capezzale di un Berlusconi fuori di sé, arrivano prima Gianni Letta, poi i capigruppo Cicchitto e Gasparri e infine Angelino Alfano. Non c’è Verdini, ma ci sono i suoi conteggi e l’avvertenza che il coordinatore del Pdl ha lasciato al Cavaliere di prima mattina: «Se insisti a restare ce ne porteranno via altri». La profezia non tarda ad avverarsi e l’unico riguardo che la Carlucci usa al Cavaliere, e non solo a lui, è quello di non ufficializzare l’uscita dal Pdl a ridosso di qualche telegiornale.

La due giorni muscolare è finita. D’altra parte i bicipiti si erano sgonfiati già in mattinata quando il Cavaliere non era intervenuto a braccio alla convention di Moffa, ma ha preferito leggere un testo per non tradire il suo umore. A palazzo Grazioli i telefoni sono roventi sin dalla mattina. Il problema è che l’area grigia dei possibili «pugnalatori» si allarga di ora in ora invece di restringersi. Anche perché il Cavaliere, liquidando a Cannes il problema come una storia di poltrone, ha finito per irritare coloro che intendono dare altro significato al loro maldipancia, e al tempo stesso ha dato l’impressione di essere pronto a riaprire quel solito mercato delle poltrone, che ha solleticato nuovi appetiti. I tentativi del Cavaliere di rimettere insieme i pezzi della sua maggioranza vanno avanti sino alle sette di sera. Nei suoi giri telefonici sarebbe anche arrivato a chiedere a più di un sottosegretario, annoverabile tra i fedelissimi, di mollare la carica in modo da poterla assegnare ad altri.

Una mossa un po’ disperata che allarga lo sconcerto che serpeggia tra i deputati che continuano ad essere subissati da sms nei quali si raccomanda di essere «assolutamente» presenti alla seduta di domani.

All’ora di cena Berlusconi tira le fila del suo tentativo e si rimette ai suoi ospiti con un laconico «che facciamo?». Tocca a Letta riprendere, due giorni dopo, il filo dei ragionamenti iniziati nella notte di venerdì scorso. Il summit dei «pettegolezzi» e dei «chiacchiericci», come qualche tg aveva bollato i racconti del drammatico venerdì sera, si interrompe subito per ascoltare Maroni che, al programma di Fabio Fazio, chiude ogni possibile speranza dicendo che «i numeri non ci sono», che «è inutile accanirsi» e che sarebbe un errore far fare a Berlusconi la fine di Prodi. «Beh, allora, che si fa?», prova a sdrammatizzare il Cavaliere una volta spenta la tv.

Nessuno dei presenti pronuncia la parola dimissioni, ma torna d’attualità l’iter immaginato venerdì scorso: salita al Quirinale prima del voto sul Rendiconto. Voto in aula sul provvedimento e poi dimissioni sbarrando la strada ad ogni possibile governo tecnico per puntare poi ad elezioni a primavera. Berlusconi però sembra resistere ancora e prima di prendere decisioni definitive, intende consultarsi oggi a Milano con Confalonieri e con i figli, Marina in testa.

I ragionamenti che proseguono per buona parte della serata, investono il Pd, e la «voglia di urne di Bersani» e «l’Udc che alla fine farà accordi alle elezioni con il Pd».

«Dobbiamo convincere il Quirinale – sostiene il Cavaliere – che non sono possibili altre maggioranze e che se la situazione dovesse precipitare siamo disposti a guidare un governo che vari le misure chieste dall’Europa e che, se è possibile, riveda la legge elettorale». Anche se fino a ieri sera non ha mai pronunciato la parola «dimissioni», i ragionamenti del Cavaliere sembrano guardare molto al dopo manifestando, almeno fino a ieri sera, tutta la sua intenzione di restare a palazzo Chigi anche in caso di elezioni.

Berlusconi sa che un voto a primavera rappresenta una sconfitta sicura per il centrodestra, ma è sicuro di poter giocare ancora una partita al Senato: «Anche se le astensioni saranno altissime, a palazzo Madama il centrosinistra non avrà la maggioranza», sostiene Berlusconi nei suoi ragionamenti ormai tutti proiettati verso una nuova campagna elettorale. Da candidato premier, ovviamente.

 Fonte: Marco Conti per http://www.ilmessaggero.it/
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Resto qui perchè sono italiano…un moto ( o motto?) di orgoglio che viene da chi avrebbe tutte le carte in regola per andare…

La maglietta di Natale?

Roberto SAVIANO e il Tricolore – “Vieni via con me” di Fabio FAZIO e Roberto SAVIANO

ROMA (9 novembre) – Record d’ascolti storico su Rai Tre per la prima puntata di Vieni via con me, il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano che ieri ha ospitato una lunghissima performance di Roberto Benigni. Il programma è stato visto da 7.622.677 spettatori, pari al 25,48% di share. La trasmissione ha registrato anche 18.019.000 contatti con una permanenza record del 42.30%.

Tra gli interventi di Saviano, un monologo sull’unità d’Italia e sulla consapevolezza che «chi pensa, come la Lega, che spaccare il Paese sia un modo per renderlo più forte, dice un’idiozia. Il tricolore rappresenta il sogno di poter costruire un paese che emancipasse gli italiani dalle ingiustizie, che li emancipasse dal dolore. La Costituzione è unica: unica lingua e unico sangue come nel sogno di federalismo solidale di Carlo Cattaneo. La Lega sostiene che un’Italia non unita possa essere più forte, ma non è così. Dividere l’Italia è un’idiozia. Se il Paese si spezza diventa debole, diventa periferia di altri paesi e di altre economie. Rompere l’unità, oggi, significa perdere l’idea che siamo un popolo che può decidere per sè».

Fonte: http://www.ilmessaggero.it

Per chi ancora non se ne frega…Roberto Benigni in splendida forma. Da Fazio e Saviano.Ridere, pensare, commuoversi. Ancora in tv si può. Ogni tanto…

Ho colto questo passaggio...NON ME NE FREGO...bello!

VIENI VIA CON ME: SAVIANO, CON MACCHINA FANGO DEMOCRAZIA A RISCHIO.

 Una suora, una precaria e un’attrice (Angela Finocchiaro) parlano dell’articolo 18 sulla liberta’ religiosa, fanno l’elenco dei lavori compiuti per potersi laureare, leggono la lettera di una donna di 88 anni di Montevarchi che ha ‘sperato in una Italia piu’ giusta’ e non ha perso la speranza di vederla. Con questi elementi Fabio Fazio apre la prima puntata di “Vieni via con me”, la trasmissione che conduce su Rai3 con Roberto Saviano. Immediata l’allusione all’attualita: Pompei con l’elenco delle prostitute che c’erano prima dell’eruzione fra cui, quelle colte e raffinate che si vendevano per influenzare i loro clienti potenti che gestivano la politica. “Poi – sottolinea Fazio – e’ venuta l’eruzione, e’ crollato tutto… Ma il crollo continua ancora adesso”. Entra in scena Roberto Saviano: “Non siamo nel fascismo, ma la macchina del fango fa si’ che la democrazia sia in pericolo. E’ la macchina che scatta se ti metti contro questo governo. Fa si’ che prima di scrivere o criticare, ti venga in mente che domani ti attaccheranno sul privato, e allora magari non scrivi piu'”. Queste le parole con cui lo scrittore inizia il suo monolgo. La macchina del fango, ha proseguito, “interviene per far sembrare che siamo tutti uguali” nel peggio, per cui, ad esempio, per privacy viene spacciata la possibilita’ di candidare qualche amica. E’ il caso della casa di Montecarlo, o quello di Dino Boffo direttore di “Avvenire”, ma anche dell’allora aspirante candidato del Pdl alla presidenza della Regione Campania, Caldoro.(AGI) .
 

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