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T-shirt o #ebook? Pickabook, entrambe le cose.

 

Fitzgerald

Molto attuale il Grande Gatsby…

Anno 1990, in libreria sbarcano le Parole di Cotone e qualcosa cambia per sempre nel paludato mondo dei librai. Con quelle magliette dalle citazioni illustri il merchandising editoriale, sino ad allora fenomeno ben poco frequentato, comincia a trovare i suoi spazi. Ed il successo è mondiale, nel decennio 1990 – 2000 sono state sette milioni le magliette vendute, in Italia,

Europa ma anche in Giappone e negli USA perché andarsene in giro con Hemingway  o Rimbaud sul petto non è solo “figo”, è un modo per riconoscersi, per ritrovare nello sguardo degli altri che si posa sulla scritta una sorta di complicità. Idea geniale, tutta italiana, a progettarla e a metterla in campo tre giovani che con le loro idee hanno poi costruito una carriera, come Francesco Franceschi (il signor Moleskine, per intenderci) e Marco Mottolese che chiusa la parentesi con le Parole di Cotone è approdato in Salani, dove ha dato vita quell’esperienza dei Magazzini Salani che hanno risuscitato Mafalda di Quino, rinverdito l’immaginario de Il Piccolo Principe e ampliato quello magico di Harry Potter, finito su ogni sorta di gadget.

Oggi un ritorno, con il marchio Magliettefresche ed Edicart, nota casa editrice di libri per ragazzi, le Parole di Cotone rinascono in versione 2.0 attraverso una nuova idea di Mottolese: le t-shirt “Pick a Book”, in breve, una maglietta che contiene, oltre alla classica citazione un intero e-book. Magia del QR Code stampato sul cotone, quella sorta di codice a barre che, una volta inquadrato, permette d’importare nel proprio dispositivo l’e-book o il pdf del romanzo a cui fa riferimento la t-shirt. Il 16 maggio al Salone del libro di Torino, presso lo stand Edicart, la presentazione ufficiale. “Ovviamente abbiamo puntato sui classici – spiega Mottolese – per una questione di diritti e anche per passione. E allora in catalogo ecco il Grande Gatsby di Scott Fitzgerald (per caso ho scoperto che il film uscirà in concomitanza alla nostra presentazione), e Dante che è un mio pallino, assieme a Joseph Conrad; e poi Jane Austen, Cenrentola e Pinocchio per rendere omaggio alla letteratura per ragazzi; e ancora Rimbaud, Seneca e la Hawthorne, le loro citazioni ed il libro relativo diventano come dei grandi biglietti da visita”.

qrcode

Chissà se Rimbaud ha mai immaginato di diventare “maglietta”.

Ad un prezzo contenuto (19.90 euro) le Pick a Book s’inseriscono con la loro semplicità nel solco della tecnologia da indossare (vedi Google glass e l’Apple iWatch). Ed è tempo che la tecnologia provi a restituire qualcosa ai librai, visto che tra megastore on line e libri elettronici sono proprio i librai tra le categorie più penalizzate dall’avanzata tecnologica : “Questa è in fondo una storia che ricomincia – dice Mottolese – e l’inizio sembra buono, dall’andamento delle prevendite notiamo molto interesse. Ma per le Pick a Book ci saranno delle evoluzioni – prosegue – il prossimo passo, chissà, potrebbe essere inserire degli inediti, anche solo degli estratti di libri in uscita. Tempo fa parlando con Alessandro Baricco, mi disse che gli sarebbe piaciuto ‘ritrovarsi’ su una maglietta; anche l’agente di Gabriel Garcia Marquez si mostrò intrigata. Insomma, ci saranno capitoli tutti ancora da scrivere”.

Antonella Durazzo per http://www.daringtodo.com

T-shirt: http://www.magliettefresche.it

“Inception”, Di Caprio ladro di sogni : “se potessi entrare in quelli dei potenti…”

Chi sogna di giorno sa molte più cose di chi sogna solo di notte...

LOS ANGELES – Cercare di dare un senso al nuovo film di Christopher Nolan (Memento, Insomnia, Batman: The Dark Knight), Inception, con cui Leonardo di Caprio torna sugli schermi dopo Shutter Island di Martin Scorsese, è un’impresa che forse nemmeno il regista riuscirebbe a fare – e non sembra volerlo. Il film, che uscirà sugli schermi americani il 16 luglio (il 24 settembre in Italia) è tipico del regista, che ci ha lavorato per otto anni: flashback, alternanza fra sogno e realtà, immagini distorte e effetti che rimarranno a lungo nel ricordo del pubblico. Il tutto senza 3D e con poco computer ma utilizzando i vecchi trucchi di Hollywood: set rotanti, persone appese a cavi, cineprese in movimento.

Leonardo Di Caprio è Dom Cobb, ladro specializzato nell’arte di carpire i segreti nascosti nel profondo delle persone mentre sognano. Ma ha anche un’altra abilità: inserire nella mente delle persone, proprio mentre dormono e dunque sono più vulnerabili, il seme di un’idea, di un’ossessione. Potrebbe diventare il crimine perfetto ma, per commetterlo, lui e la squadra che assembla (fra cui la giovane e talentuosa Ellen Page di Juno) devono penetrare tre diversi livelli dell’inconscio che diventano sempre più pericolosi e rischiano di farli rimanere in un limbo onirico per decenni. Ma per Cobb è l’unico modo per tornare alla vita che ha lasciato alle spalle, ai suoi figli, dopo la morte dell’adorata moglie (interpretata dall’attrice Marion Cotillard) con cui divide un tragico segreto. “E’ un film molto  ambizioso – dice Di Caprio, incontrato a Los Angeles prima della partenza per il tour promozionale del film – Chris è un regista visionario, il film funziona su quattro diversi livelli dell’inconscio e devono tutti incastrarsi”.

In che modo ha affrontato un soggetto così complesso?
“Ho cominciato leggendo L’analisi dei sogni di Freud e cercando un approccio scientifico all’interpretazione dei sogni. Ho passato due mesi con Nolan cercando di scoprire i suoi sogni e come trasferire quelle emozioni sullo schermo. Mi ha colpito il modo in cui è riuscito a tenere insieme tutti i fili di una narrazione complicata, con tanti set in quattro continenti, rendendola comprensibile al  pubblico. E’ un regista di rare capacità raro”.

Che uomo è il suo personaggio?
“E’ una persona che deve venire a patti con il suo passato, è ossessionato dalla sua vita onirica e preferisce restare nel mondo del sogno invece di guardare alla realtà, cioè i suoi figli. Marion Cotillard è una proiezione, una manifestazione della sua mente, quando parlo con lei parla a sé stesso. C’è una tensione continua a scavare nel passato, a comprendere che cosa è accaduto”.

Lei sogna? E vorrebbe, potendo, “entrare” nei sogni degli altri?
“Io sono poco, o forse non ricordo i miei sogni. Solo piccole frazioni, in gran parte inquietanti… Entrare nei sogni altrui penso sia una cosa terribile. Ma se potessi, vorrei dividere i miei con quelli di chi prende decisioni importanti per le sorti del mondo”.

E se potesse “impiantare” un’idea, come fa nel film, quale sarebbe?
“Convincere il capo della British Petroleum a risarcire gli abitanti del Golfo del Messico per i danni procurati all’ambiente (dopo la perdita di petrolio dalla piattaforma, ndr). Quel che è successo è così da irresponsabili… Sto lavorando con il National Resources Defense Council sul processo di recupero, ma la ferita sta ancora sanguinando e bisogna capire come fermarla. I danni sono enormi, ne sentiremo le conseguenze per anni. Dovreste vedere tutti il documentario Collapse: l’autore, Michael Ruppert, ha lavorato trent’anni per dimostrare come la nostra società dipenda in tutto dal petrolio e come ora il meccanismo stia crollando. Dovremo trovare un’alternativa. A proposito, Inception è stato realizzato usando generatori a energia solare, ci tengo a precisarlo”.

In che modo sceglie fra le centinaia di proposte che le arrivano?
“Mi interessa quando posso dare qualcosa a un personaggio. Non penso ad accettare un genere piuttosto che un altro, non avevo mai fatto film di fantascienza perché, nonostante mi piaccia vederli al cinema, non sono mai stato in grado di capire queste storie. In questo, Nolan mi ha molto aiutato, crede nei mondi che crea e vuole renderli reali quanto più possibile. Avrebbe potuto rendere il mondo dei sogni con fiori psichedelici e farfalle giganti, invece ha usato vere location, vere scene di lotta… E’ così bello”.

Suo padre è italiano, sua madre tedesca, lei sta seguendo i Mondiali di calcio?
“Povera Italia! Ho visto la partita, terribile… Io sono nato e cresciuto in America, la nostra squadra non è tra le favorite e questo non è uno sport in cui tradizionalmente gli americani hanno successo. Ma stavolta si stanno impegnando, e io faccio il tifo per loro!”.

Silvia Bizio per Repubblica.it

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