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Quando Fernando Pessoa fece sequestrare la Coca-Cola,ma la sua intenzione era quella di venderla …(Prima stupisce, poi si beve…)

Dio è buono ma il Diavolo non è male....

 
Uno dei casi più noti di copywriter divenuto scrittore, e di gran
fama, è senza alcun dubbio quello di Gabriel García Márquez, spessissimo
citato negli ambienti pubblicitari come nome nobilitante dell’attività
del copywriter. García Márquez lavorò per diversi anni nella
nota agenzia J.Walter Thompson, e alla Stanton Pritchard and Wood,
dalle quali si separò nel settembre del 1963, per non farvi più ritorno
così come a tutto il mondo pubblicitario.
Di uno scrittore altrettanto noto, Fernando Pessoa, è possibile
fare un discorso in parte simile a quello su García Márquez. Anche
il poeta portoghese, del quale è risaputa l’attività di impiegato commerciale
e di corrispondente estero di alcune società portoghesi, dedicò
parte delle sue capacità tecniche in scrittura al lavoro
pubblicitario, in un anonimato anche letterario sul quale, a differenza
di García Márquez, pesò la scelta personale degli eteronimi. Manuel
Martins da Hora, amico dello scrittore, ha testimoniato che il suo
impegno nel campo promozionale era così intenso da essere stato invitato
nel 1925 a un convegno a Madrid sulla la pubblicità: «Era attivo e pratico
in tutto ciò che faceva. Scopriva rapidamente il significato migliore
delle cose, improvvisava su qualunque tema, si trattasse di automobili,
frigoriferi, articoli di moda o di qualunque cosa, nel modo più
suggestivo e attraente (…) Il mio stupore era questo: com’è possibile
che un poeta tanto grande fosse nello stesso tempo così efficace per
la pubblicità e la corrispondenza commerciale?”.
È abbastanza conosciuto, infatti, lo slogan che Pessoa inventò su incarico dei produttori
della Coca-Cola per accompagnare la diffusione della bevanda
in Portogallo – «Primeiro estranha-se. Depois entranha-se» (Prima
stupisce. Poi si beve) – per il quale il Ministro della sanità Ricardo
Jorge fece sequestrare il prodotto con il sospetto che potesse trattarsi
di uno stupefacente.
Un altro testo meno conosciuto ma altrettanto sfortunato
fu “O Automòvel Ia Desaparecendo” una body copy per Barryloid, una marca di vernici per auto. Stando alle parole di Joau Rui de Sousa, tra i primi a ricostruire il lavoro
pubblicitario e commerciale del poeta, Pessoa spesso infondeva all’interno
dei suoi slogan un eccesso di ironia, oppure lasciava che la
ricerca della verità propria del poeta si sovrapponesse a convenzioni
e strategie da efficacia pubblicitaria.

Presentazione di:  “Scrittori e pubblicità”, Fausto LupettiEditore.
http://www.faustolupettieditore.it/catalogo.asp?id=186

Coca Cola, la formula segreta cambia caveau.

La Coca Cola è davvero la "real thing"...

 Era rimasta per 86 anni nello stesso posto, un caveau della Sun Trust Bank di Atlanta. Ma ora la formula segreta della Coca Cola, una delle ricette più gelosamente custodite al mondo, ha cambiato “nascondiglio”. Poche, pochissime persone erano al corrente dello storico trasferimento, avvenuto dunque in assoluta sicurezza. La lista top secret di ingredienti è stata portata in una cassa blindata con tanto di scorta armata al palazzo attrazione della casa produttrice chiamato «Il Mondo della Coca-Cola», nel centro della città della Georgia.

QUADERNETTO TOP SECRET – Proprio la cassetta blindata sarà la principale attrazione della Mostra aperta per celebrare i 125 anni dalla creazione della bibita a bollicine. La formula, chiaramente, rimarrà segreta. Nessuno può guardare dentro il contenitore, che è sigillato e sotto vetri antiproiettile. «Sono pochissimi a sapere cosa vi sia all’interno della cassetta – ha ammesso il direttore marketing della Coca-Cola, Jacquie Wansley – io non lo so e non so nemmeno chi conosce il segreto». La formula, che non è mai cambiata in un secolo e passa, dovrebbe essere contenuta, ma neanche di questo c’è certezza, in un quadernetto scritto dal suo inventore, il farmacista di Atlanta John S. Pemberton. «Ora la ricetta segreta rimarrà per sempre nel palazzo», ha aggiunto Wansley.

Fonte: ansa.it

I 50 marchi più noti secondo Forbes. Non ce n’è nemmeno uno italiano.

Ecco, così salviamo la faccia, e almeno una ditta italiana è stata inserita...

MILANO – Non ci sono italiani tra i 50 marchi più celebri – e quindi remunerativi del mondo – classificati dalla rivista statunitense Forbes. Malgrado l'”antennagate” dell’iPhone4, Apple resta il marchio più noto e valutato del mondo (57,4 miliardi di dollari).

 GUCCI ULTIMO – È un trionfo di brand tecnologici. Seconda è Microsoft, seguita da Coca-Cola, Ibm, Google, McDonald’s, General Electric, Marlboro e Intel. A interrompere la serie “made in Usa” la finlandese Nokia, seguita dalla giapponese Toyota e dalla britannica Vodafone. La prima tedesca è Bmw al 16esimo posto, la Francia conquista il 18esimo con Louis Vuitton. Al 29esimo l’elvetica Nescafe, al 37esimo la svedese Ikea. Un nome italiano compare, buon ultimo nella lista: è quello di Gucci, gruppo però acquistato da tempo dalla società francese Ppr di Francois-Henri Pinault. (Fonte: Agi)

Fonte secondaria: corriere.it

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