Posts Tagged ‘ Cina ’

Anish Kapoor, sono uno che non ha niente da dire…però: e’ Gandhi il piu’ grande artista della storia.

Occhio per occhio rende il mondo cieco...

Occhio per occhio rende il mondo cieco…

 

Anish Kapoor, definito da molti il piu’ grande artista vivente, non accetta questo ruolo. E in un’intervista a ‘la Repubblica’ afferma: “Non lo sono certamente. Ci sono tanti grandi colleghi. Lo ripeto: sono uno che non ha niente da dire. Avere qualcosa da dire e’ un peso enorme. Io voglio lavorare leggero: essere un idiota e vedere cosa viene fuori. Voglio mantenere una mente da principiante”.

L’artista in questi giorni, per solidarieta’ con l’amico dissidente Ai Weiwei, ha indossato i panni di ballerino in una versione molto particolare di ‘Gangnam Style’, che mima il celebre video del rapper coreano Spy. “Avevo sostenuto Ai Weiwei -afferma Kapoor- in piu’ di un’occasione. Cosi’ quando ho visto il video, cosi’ ironico, che lui stesso aveva realizzato, sempre sulle note di ‘Gangnam’, ho deciso di farne una mia versione, coinvolgendo quanta piu’ gente possibile”. Si tratta di una battaglia per la liberta’ di espressione in Cina, afferma l’artista, sostenendo che “il sistema cinese e’ diventato ricco perche’ corrotto”.

E in questo senso, per la sua battagli artistica, Kapoor cita il Mahatma Gandhi, “che fu capace di cambiare cosi’ profondamente se stesso da trasformarsi nell’atto pollitico in cui credeva. A partire dai vestiti che indossava, il cibo che mangiava, la sua sessualita’. A ogni azione un significato mitologico. Ogni parte di se’ un’opera. Ecco: e’ lui il piu’ grande artista della storia”, conclude.

t-shirt: http://www.magliettefresche.it

Fonte: adnkronos

 

L’ARTISTA DISSIDENTE AI WEIWEI HA RIEMPITO CASA DI VIDEOCAMERE E HA DECISO DI FARSI RIPRENDERE 24H PER PROTESTARE CONTRO IL GOVERNO CINESE: “COSÌ POSSONO VEDERE TUTTO QUELLO CHE FACCIO”

La maglietta rappresenta la TAC fatta al cervello dell'artista dopo le percosse subite dalla polizia cinese. Evidenti i danni...

«Nella mia vita – ha dichiarato alla France Presse – c’è talmente tanta sorveglianza… Il telefono, il mio computer… Il nostro ufficio è stato perquisito, è toccato pure a me, mi seguono ogni giorno, ci sono telecamere davanti a casa mia. E allora mi sono chiesto: perché non ne metto qualcuna anch’io, così possono vedere tutto quello che faccio? Posso farlo e posso sperare che quegli altri possano mostrare un po’ di trasparenza».

«Quegli altri» sono le autorità, la polizia, coloro che esattamente un anno prima – 3 aprile 2011 – lo avevano arrestato all’aeroporto mentre si stava per imbarcare per Hong Kong. Seguirono 81 giorni di durissima reclusione, le accuse di evasione fiscale (più pornografia e bigamia) e il rilascio il 22 giugno, con una sorta di regime di libertà vigilata per un anno. La scorsa settimana ad Ai è stato confermato che dovrà versare una multa di circa 1,7 milioni di euro. Secondo lui è una ritorsione per le critiche al sistema.

Telecamere contro telecamere, in diretta sul sito http://weiweicam.com. Ancora una volta provocazione politico-sociale e gesto artistico si sovrappongono nella vita del designer dello stadio olimpico, il Nido d’Uccello che – ha dichiarato un mese fa al giapponese Yumiuri Shimbun – si è pentito di aver ideato e che dai Giochi del 2008 non ha «più voluto guardare».

Tra le sue operazioni più urticanti per le autorità, il censimento dei bambini morti durante il terremoto di quattro anni fa nel Sichuan. Tipici di Ai Weiwei sono sia l’esibizionismo ironico, che lo ha portato spesso a fotografarsi nudo, sia l’ansia di documentare tutto in tempo reale.

In risonanza con lo spirito delle quattro telecamere in casa sono, tra l’altro, alcuni filmati realizzati anni fa: le 150 ore di un video in cui, in 16 giorni, aveva ripreso tutte le strade di 16 settori di Pechino; Chang’an Street, 10 ore, con un minuto di immagini catturate ogni 50 metri lungo i 43 chilometri dell’asse est-ovest che taglia la capitale. O Secondo anello e Terzo anello, un minuto di video da entrambi i lati dei ponti sulla circonvallazioni più interne della capitale.

Come disse al critico Hans Ulrich Obrist, ogni lavoro era «una registrazione molto onesta». Adesso, tra Ai e la polizia è una sfida a chi è più onesto. Le quattro telecamere in casa raccontano una storia, e forse è una di quelle che non finiscono.

I proventi delle vendite di queste magliette andranno a Doctors Without Borders.

Fonte: Marco Del Corona per il “Corriere della Sera

nota di newsfromtshirts: a parte la bellissima idea e le bellissime modelle quanto tempo lasceranno accesa la sua webcam i “controllori” cinesi? Questo “Grande Fratello” volontario e doloroso lo metterà sempre più nei guai. http://weiweicam.com

qui le magliette: http://www.threadspot.com/ai-weiwei-charity-t-shirts/

Spopola la Catwoman cinese, aiuta i poveri.

'la Bauhinia di Pechino'

 

SHANGHAI – Una eroina sexy che percorre di notte le vie di Pechino vestita come Catwoman e aiuta i poveri e i senzatetto sta diventando famosa attraverso la rete cinese avendo sul suo microblog gia’ oltre 20.000 seguaci. Sulla nota piattaforma di microblog cinese Sina Weibo da qualche giorno sono apparse le immagini di una giovane donna che, indossando una tuta nera aderente da eroina sexy e una maschera, con il nickname di ‘Beijing Bauhinia’ racconta, mostrando in rete le fotografie, di come, di sera e di notte, giri per la capitale cinese portando cibo, vestiario, coperte e medicine ai poveri e ai senzatetto.

Il nome ‘la Bauhinia di Pechino’, deriva da quello di un fiore diffuso a Hong Kong, la Bauhinia appunto, e in emulazione di un’altra donna che tempo fa ad Hong Kong aveva fatto una cosa simile e che si faceva chiamare anche lei Bauhinia. La donna, che dalle foto pubblicate sembra essere molto giovane e avvenente, ha aperto il suo account giovedi’ scorso raccontando in diversi post le sue esperienze con i poveri di Pechino.

La notizia della sexy benefattrice sta suscitando commenti diversi. Non mancano le polemiche. Secondo alcuni la donna sta solo cercando di farsi pubblicita’, sperando di trarre beneficio dalla popolarita’ che sta ottenendo in questi giorni.

”Anche se lo stesse facendo per il proprio tornaconto – ha invece commentato in rete He Xinyuan, manager di una grossa societa’ cinese – credo che stia comunque facendo qualcosa di buono, che stia dando aiuto a persone in difficolta’ e stia diffondendo consapevolezza sul problema dei senzatetto e dei poveri”. In questo periodo sono comunque diversi i progetti lanciati per aiutare coloro che vivono sotto la soglia di poverta’. Ieri e’ partito anche un progetto dell’Associazione caritatevole di Pechino. Il progetto prevede che le famiglie in particolari condizioni di disagio economico o con familiari bisognosi di cure e trattamenti costosi possano ricevere somme fino a 50.000 yuan (oltre 5000 euro).

La vera "catwoman"

 
Fonte: ansa.it

 

Richard Gere, famiglia e maestri prima del lavoro…

Un'altro Richard, un altro Gere...

Questo un piccolo dizionario delle cose dette da Richard Gere al Festival del cinema di Roma e che hanno incantato il pubblico della Sala Petrassi all’Auditorium Parco della Musica.

ITALIA – “Amo l’Italia e Roma – ha detto Richard Gere – e non a caso ho ricevuto il primo premio internazionale qui da voi ovvero il David di Donatello per il film di Malick”.

HOLLYWOOD – “Sono stato fortunato perché ho lavorato ad Hollywood nell’età dell’oro del cinema con gli Studios pronti a correre rischi. Eravamo pionieri allora. Oggi è cambiato tutto si fanno solo Block-buster ed è difficile fare piccoli film indipendenti.

BUDDISMO – “Credo che tutti provino disagio nei confronti della realtà e il buddismo mi ha colpito per questo perché tende a superare la realtà che vuole fuorviarci. E dà poi maggior senso di comunità, di condivisione e amore. Per me è la strada giusta oltre la menzogna”.

DALAI LAMA – “Sarebbe bello fare un film sul Dalai Lama, ma in realtà è già stato fatto da Martin Scorsese (Kundun). Mancherebbe la sua straordinaria vita dal ’59 in poi”.

ATTORE – “Ho fatto il mio primo film quando avevo 26 anni, credo che fare l’attore sia soprattutto un lavoro, una cosa questa che si è rafforzata in me anno dopo anno”.

FUTURO – “Non faccio programmi per il futuro – ha detto Gere -. Anzi rimango sorpreso quando ancora mi propongono una sceneggiatura”.

TIBET – “E’ una terra a cui tengo tanto. Il Partito comunista cinese ha preso ultimamente posizioni molto rigide verso i fratelli e le sorelle tibetane e questo mi addolora molto.

FAMIGLIA E MAESTRI – “Il rapporto con la mia famiglia è al primo posto, poi vengono i maestri. Sono appena tornato da Katmandu, in Nepal, dove è morto uno dei miei maestri e sono andato lì al quarantesimo giorno dalla sua scomparsa perché il buddismo è un momento molto importante”.

SEX SYMBOL – “Non mi sono mai reso conto di esserlo. Faccio solo l’attore”.

OTTIMISMO – “Certo che sono ottimista, ho 62 anni e la realtà che conta per me oggi è l’amore”.

CRISI ECONOMICA – “Ho amato molto il documentario, il side job e l’ho anche votato agli Oscar. Un documentario che parla della verità senza confini di chi ha provocato questa crisi i cui responsabili hanno avuto anche delle promozioni, degli incarichi. L’importante ora è che la gente parli e protesti. So che in Italia il movimento di protesta non è ancora così forte ma, su Internet, sono circolate ampiamente le proteste di tutto il mondo”.

IL MIO EREDE – “Un attore in cui mi riconosco un po’? Probabilmente Ryan Gosling. Penso a lui anche perché mia moglie lo adora”. SOGNO – “Quali sono i miei sogni? Sicuramente mio figlio di 11 anni. Quello che conta per me è lui e i miei maestri”. LUPA CAPITOLINA – “Sono molto contento di ricevere il premio Lupa Capitolina dal sindaco Alemanno che ho già incontrato due anni fa e mi ha molto colpito per il suo atteggiamento a favore del Tibet e del fatto che ha parlato della Cina con toni duri e fermi”.  

Fonte: Francesco Gallo per Ansa.it

Il Partito comunista cinese ha 90 anni (e li dimostra)

Dalla foto non si direbbe...

Senza il PCC non c’è la Nuova Cina” è un motto che ricompare frequentemente nei vari speciali che i media cinesi stanno dedicando al novantesimo anniversario della fondazione del Partito comunista cinese. Come un solo megafono, gli organi mediatici della Repubblica ripetono da giorni gli stessi mantra: “il Partito ha fatto il bene della Cina“, “il Partito promuove la lotta alla corruzione“, “la Cina deve proseguire nel principio socialista con caratteristiche cinesi sotto la guida del Pcc“, “il mondo religioso cinese continua a volere la guida del Pcc”.

Sono solo pochi esempi degli articoli apparsi sugli organi di stampa nazionale, ma lo stesso discorso vale per le forme d’intrattenimento pop come le Canzoni Rosse, inni alla maestà del comunismo cinese e di Mao Zedong, vecchi di almeno quarant’anni, ma ancora orgogliosamente cantati a squarciagola dalle masse. Per non parlare poi del kolossal propagandisticoL’inizio della grande rinascita” proiettato nei cinema di tutta la nazione – previo boicottaggio delle pellicole hollywoodiane e organizzazione di gite di lavoro coatte per spedire dipendenti statali e scolaresche nelle sale – o delle miniserie televisive dedicate al Pcc che seguono un filo narrativo dissimile rispetto alla normale programmazione, ricca di fiction su comunisti contro nazionalisti o cinesi contro giapponesi.

Il giusto mix contemporaneo: Mao è come Topolino?

L’estetica di questo luglio 2011 mette allo scoperto il problema centrale del Pcc: la propria attualità. Mentre la Cina da oltre 30 anni, con l’inizio della politica di riforma e apertura, si è incontrata e scontrata col resto del mondo, facendosi contagiare dalla modernità e dal progresso, sono in molti a considerare il Partito incapace di reinventarsi in chiave contemporanea, ancorato nell’esaltazione di un’epoca lontana dove i vecchi – o i morti – di oggi erano la novità, i rivoluzionari, gli artefici del cambiamento e i pionieri della Nuova Cina. Ma visto da fuori, questo spettacolare novantesimo compleanno lascerà il mondo a bocca aperta con le sue bandiere rosse, i suoi cori rivoluzionari, i suoi numeri e la sua apparente devozione alla causa.

Fonte: http://blog.panorama.it

Cotone a peso d’oro: la maglietta diventa un lusso

La maglietta è d'oro...

Altro che gioielli, tra qualche mese agli uomini di tutto il mondo basterà regalare una semplicissima maglietta di cotone per fare felici le signore. Le quotazioni di questa materia prima macinano record da settimane. La libbra di cotone è arrivata a valere più dell’oro, registrando prezzi che non si vedevano dal lontano 1870, anno di creazione del New York Cotton Exchange. Il mondo è impazzito? No, il problema è che fa fatica ad approvvigionare di cotone la gigantesca azienda tessile cinese. I prezzi volano quindi alle stelle e questa situazione minaccia di riflettersi tra qualche mese sul mercato del pret-a-porter americano, europeo e, naturalmente, anche italiano.

Gli esperti di tutto il pianeta tengono d’occhio la situazione e questo non deve stupire, essendo il cotone coltivato in oltre 80 Paesi del mondo e rappresentando la fonte di reddito di 300 milioni di persone. Il cotone è una commodity estremamente importante nel commercio internazionale: solo il 30% viene prodotto e subito commercializzato, mentre la restante parte varca almeno una frontiera. I 4 produttori principali sono la Cina, gli Stati Uniti, l’India e il Pakistan, che insieme producono oltre il 60% di questo nuovo oro bianco. Dietro di loro ci sono la Turchia, l’Uzbekistan, il Brasile e il gruppo dei Paesi dell’Africa Francofona. Ad oggi la Cina è arrivata ad assorbire, da sola, oltre il 70% della produzione mondiale. Una delle principali ragioni della recente fiammata arriva proprio dall’Asia. «La debolezza dell’offerta a breve termine, la diminuzione rapida degli stock e un recupero della domanda forniscono un contesto fondamentale solido», rilevano gli analisti di Barclays Capital.

Il rapporto mensile del dipartimento dell’Agricoltura americano (Usda) analizza il rapporto tra disponibilità e domanda, confermando quanto si temeva: la produzione della Cina è stata rivista in netto ribasso a causa delle condizioni climatiche avverse e gli stock del Paese hanno subito la stessa sorte «in ragione della situazione di penuria delle ultime settimane». Risultato: sul mercato cinese la libbra di cotone si scambia a più di due dollari e questo «ha un effetto a cascata sui mercati americani». L’India e il Pakistan, secondo e terzo consumatore mondiale, hanno a loro volta avuto problemi sulle coltivazioni a causa delle disastrose inondazioni dei mesi scorsi, tanto che l’India ha deciso di limitare l’export e il Pakistan ha imposto dazi. Negli Stati Uniti, invece, una serie di grandinate nel Texas hanno ridotto la produzione e il livello molto elevato dell’export sta riducendo gli stock ai livelli più bassi dal 1925.

In questo contesto la Cina tira fuori le unghie «acquistando aggressivamente sui mercati internazionali a prezzi attorno agli 1,60 dollari per libbra» fa notare Darren Hudson, direttore del Cotton Economics Research Institute alla Texas Tech University. Finirà che il 2011 passerà alla storia come l’anno della seconda “Carestia del cotone”? Mentre gli organismi governativi e i massimi esperti producono analisi e previsioni, gli imprenditori del settore perdono il sonno. Fino a che punto può salire la quotazione dell’oro bianco? Il dibattito è aperto anche sul web, dove blog come quello curato da Marco Ricchetti (docente di Economia della moda al Politecnico di Milano e ai master internazionali dello Ied di Milano) su Sustainability-lab propongono approfondimenti.

Secondo l’International Cotton Advisory Commitee ci si deve aspettare «un calo dai picchi attuali, ma sarà abbastanza contenuto e nella media della stagione 2010-2011 i prezzi resteranno più elevati che nella stagione 2009-2010». Un forte elemento di contenimento sarà la concorrenza delle altre fibre, sintetiche in particolare. L’Usda conferma che le industrie tessili «stanno cominciando a sostituire il cotone con il poliestere di cotone». Gli uomini di tutto il mondo sono avvisati: se regaleranno t-shirt invece di gioielli, controllino però che siano di puro cotone. Altrimenti non vale.

Fonte: Gilda Ferrari per http://www.ilsecoloxix.it

Cheng Guorong, il barbone, o ormai ex barbone, solo per voi, già in maglietta!

Via il cappotto, la giacca a vento, i maglioni, eccolo in canotta!

Chi ne parla bene, chi ne parla male, chi pensa ad una montatura chi, invece, osanna le miracolose vie del web…fatto sta che siamo già arrivati alle magliette, ovviamente.

Guardate questa:

Ovviamente abbiamo già la maglietta!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: