Archive for the ‘ Streetwear ’ Category

Alle origini delle gesta di #Banksy a New York. Un grande scrittore e tanti piccoli embrioni. Piccoli #writers crescono.

banksy

Tutto è possibile, anche che l’Arte inverta il suo corso.

Nel 1973 Norman Mailer scriveva un corposo articolo, intitolato “The Faith on graffiti”, corredato dalle foto di Jon Naar,noto fotogiornalista della Magnum, sui primi fenomeni di grafitismo a New York ,lì, dove bene o male, nasceva, già da qualche decennio, ogni tendenza artistica innovativa. Nel 1974 tale scritto divenne un libro.

Mailer, che qualche anno dopo (1979) avrebbe vinto il mitico premio giornalistico americano “Pulitzer” è stato scrittore poliedrico , apparentato al movimento “beat”, uomo di fascino  (circa 6 le mogli “ufficiali” che si ricordano) doveva aver intuito, dall’alto della sua sensibilità, che questi ragazzini senza arte nè parte, prevalentemente di ceti sociali bassissimi, e di età oscillante tra i 12 e i 15 anni, questi ragazzini che “scrivevano” sui muri (più che altro i propri nomignoli, quei “tag” che diventeranno poi una colonna portante del movimento tutto) stavano ponendo le basi per qualcosa di nuovo.

Se perfino Cezanne si lasciò prendere dalla pittura all’aperto per cui si ricorda questo suo pensiero: “Nessuna pittura fatta all’interno, in uno Studio, sarà mai buona come una realizzata all’esterno” appare chiaro che prima o poi tutto questo sarebbe successo.

Le foto del libro, recentemente ristampato, sono straordinarie. Piccoli portoricani che si avventurano verso downtown dai quartieri periferici per aggredire i muri e le auto armati di bombolette, e che si lasciano fotografare da Naar col ghigno dei furbi o dei “cattivelli” intelligenti.

jon naar

Eccole, le facce, dei “padri” del grafitismo. I primi streetartists. Ognuno mostra il proprio nome/tag. Un capolavoro, col senno di poi.

Ci viene in mente tutto questo mentre il fenomeno Banksy impazza, proprio a New York, con un format unico e geniale, ma che non avrebbe potuto avere luogo senza che quei piccoli figli di immigrati, all’inizio degli anni ’70, intuissero che “fuori” c’era molto più spazio che “dentro”…e che proprio “fuori”, sui muri urbani, vigeva una libertà anarchica che li avrebbe stimolati. E non è un caso che le azioni di “guerriglia art” di Banksy, oggi, a New York, vadano sotto il titolo “Better out than in”…meglio fuori che dentro. Non potrebbe essere più esplicito di così il riferimento a Cezanne…e all’Arte, che se ne va al largo, ormai da qualche decennio.

Bene, detto questo, una sorpresa per chi segue newsfromtshirts: il testo THE FAITH ON GRAFFITI lo possediamo in italiano, in una ottima traduzione realizzata perchè il libro sarà presto lanciato in Italia. A cura di magliettefresche.com, brand della Casa Editrice Edicart Style, che ne possiede i diritti.

street, urban

Una delle filosofie principali che passa dai muri.

Ed in esclusiva, da oggi e per qualche giorno, ne pubblicheremo dei brani, per far capire e conoscere la rilevanza del testo ai fini della comprensione di uno dei più grandi fenomeni artistici oggi in corso che cambierà definitivamente la percezione dell’arte a livello mondiale. Perchè la Street Art si sta infilando nella vita di tutti i giorni e di tutti noi in maniera “subdola” e intelligente, con la cattiveria lucida di un pusher o la caparbietà di un gruppo rock che tende al mito. E quando tutti alzeranno gli occhi verso un muro decorato con il medesimo atteggiamento che oggi si mantiene all’interno di un Museo , vorrà dire che saremo pronti a dare definitivamente ragione a Cezanne e al suo emulo Banksy, il più grande “outdoor artist” oggi, il quale ci ricorda che “fuori è meglio che dentro”.

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

T-shirt: http://www.magliettefresche.com

art, urban, guerriglia art

Geniale inversione di pensiero: i muri senza scritte sono criminali.

Ecco dunque un primo assaggio del libro di Norman Mailer:

buona lettura!

The Faith of Graffiti

testo di Norman Mailer

fotografie di Jon Naar

(Traduzione italiana di Andrea Marti/Grandi&Associati)

1.

Il giornalismo è routine. Il giornalismo è schiavitù, a meno di non considerare se stessi come una specie di investigatore privato che indaga i misteri di un fenomeno nuovo. In questo caso si può perfino diventare un Aesthetic Investigator, un Detective Estetico, pronto a recitare la sua parte nella sacra rappresentazione del Ventesimo Secolo. Aesthetic Investigator! Crea il nome A trattino numerale romano I, perché qui si sta parlando di graffiti.

A-I chiacchiera con CAY 161. È il famoso CAY della Centosessantunesima, che è lì fin dall’inizio insieme a TAKI 183 e JUNIOR 161, celebri nel mondo dei graffiti da muri e metropolitane più o meno quanto dev’esserlo stato Giotto nel momento in cui il suo nome prese a circolare nel giro di quelle botteghe che da Masaccio, attraverso Piero della Francesca, portarono a Botticelli, Michelangelo, Leonardo e Raffaello. Mammamia! In una compagnia del genere il nome di Cay scompare, anche se non è detto che lui la pensi necessariamente così. Cay possiede la forza della fede. Se la mentalità moderna è passata dall’illuminazione del primo maestro dell’affresco, quel semplice, ingegnoso Giotto, capace di trovare la beatitudine in una decapitazione o i primordi della prospettiva in un volo d’angeli sotto la volta di un cielo dorato; se con Raffaello abbiamo imboccato la strada maestra del Rinascimento con la conseguente celebrazione del Vero, del Bene e del Bello in ogni succulenta umana tridimensionalità di glutei e bicipiti, giù giù fino alle nostre valli e a sfociare in Rothko e Ellsworth Kelly, perché, allora, siamo passati anche dalla celebrazione al nome, siamo avanzati da quel concetto, misterioso se non terrificante, secondo cui uomini e donne nella fragranza dei loro corpi hanno strappato un certo grado di indipendenza dalla Chiesa e da Dio, fino alla certezza, tipica del Ventesimo Secolo, che la vita sia un’immagine?

(segue)

#Banksy va a New York e inventa un format che nemmeno #Warhol…

banksy, street art

Stop ai sogni, Mr Banksy

 

Seguo Banksy da anni. E penso che sia, se non un genio, geniale. Quando twitto le sue opere o le sue gesta, uso un hashtag che nessuno ha mai raccolto ( #dailybanksy) e che invece oggi, guarda un pò, sta prendendo piede. E perchè? Perchè Banksy ha deciso di andare a New York per un mese e, servendosi del suo sito http://www.banksyny.com/ che , per l’occasione è incentrato solo sulle geste newyorkesi, rilasciare dei post quotidiani sulle attività del giorno precedente.  Ora…vorrei dire che in questo format che sta prendendo corpo giorno per giorno ci sono elementi molto importanti che, se fossimo negli anni ’60 e ’70 farebbero gridare al miracolo e fornirebbero a Banksy le ragioni per un altare mediatico ancor più grande nel mondo fuggevole dell’Arte con la A maiuscola. Insomma,se non fosse per i “mala tempora”  starebbe già nell’empireo con Warhol e Basquiat, con Roy Lichtenstein e forse con un tardo Disney. Invece siamo in un già attempato 2000 e dunque Banksy (come altri ) va scoperto, capito, equiparato e portato in palmo di mano da quei pochi che capiscono la sua (e nostra) frustrazione di essere nel segmento “basso” di un mondo dinamico.

Banksy ha deciso di unire l’utile al dilettevole. Magari a New York si rallegra di giorno (visto che di notte cerca di operare non visto) ma, soprattutto, ha deciso di essere minimale, semplice, meno aggressivo di una volta. E di unirsi o meglio, ri-unirsi, ai suoi tanti e meno fortunati compagni di viaggio. Essendo questi ultimi, coloro che usano i muri in maniera infantile così come lui, al contrario, li trasforma in opere d’arte mediatiche e snob. Mature.

Dico questo perchè l’ignoto artista non crea nulla di nuovo ma, prevalentemente, va dove mediocri writers e grafitari hanno già operato e decide di aggiungere di suo, di dare un senso compiuto a opere che altrimenti non potrebbero fregiarsi di questo sostantivo.

banksy

The musical, e l’ignoto che ha scritto “Occupy” sarà visto da milioni di anime.

Decide di “nobilitarle” inserendo un suo tocco, come accade a quegli anonimi palazzi quando espongono una targa commemorativa. Ad esempio, appunto, questo imbrattamuri che ha scritto chissà quando “Occupy” e oggi  visto da milioni di persone però col tocco personale di Banksy che nobilita la sua scritta, la sua fatica e tutto sommato l’intera categoria.

new york

The musical, Mr Banksy, suona solo per lei?

Banksy , a New York,  indubbiamente ha deciso di dare una mano al movimento tutto, di spingere i peggiori -tra coloro che utilizzano i muri come tele a cielo aperto- e, sotto sotto, ha deciso di prendere in giro il mondo di questi vagabondi dimostrando loro che senza marketing e senza idee non si va avanti e, soprattutto, non si entra nel regno dell’Arte.

Banksy, poi, ha definito quella che potremmo chiamare la sua “tournèe” aggiungendo, con un colpo da Maestro,  sul sito dedicato , una chicca geniale e unica nel suo genere, quella che mi ha fatto pensare a quanto il decadimento temporale faccia sì che solo in disgrazia di questo Banksy non possa, suo malgrado, raggiungere i livelli degli artisti entrati nel mito; l’audioguida delle opere, che si può ascoltare sempre sul sito http://www.banksyny.com. E questo è il vero colpo di genio, ciò che fa sì che Banksy abbia l’idea in più che ne fa un genio/geniale. Ascoltare per credere.

E così New York diventa un museo, Banksy una mostra temporanea a cielo aperto,  l’audioguida un tool classificato e il sito il marketing codificato. Tutto quadra Mr Banksy. Lei avrebbe voluto essere un artista antico; lei ama Picasso. Lei sogna Warhol. In mancanza di questa opportunità inventa format creativi che nessuno è in grado di pensare o ideare. Lei movimenta e da vita agli instagrammati, coloro che non entrerebbero in un museo neanche gratis. E li fa felici. Li fa divertire. Vedere per credere: http://urbanitewebzine.com/2013/10/04/banksy-day-4/ infatti qui le foto degli sconosciuti accanto alle storture banksyane fan sì che anche lei, Mr Banksy, ce l’abbia fatta a diventare un souvenir, come la Torre Eiffel, come una cartolina da Venezia. Non smetta di stupirci, Mr Banksy.

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

 

 

Del perchè alla fine di una provocazione ce n’è sempre una migliore. #Belen e le sue #magliette.Modesta proposta.

belen rodriguez

Sono un uomo. Bella la provocazione. Ma c’è di meglio…

Belen, Minetti, in area “olgettine” sanno bene come usare le magliette. Non che al Parlamento italiano non lo si sappia ugualmente, basta vedere cosa succede in questi giorni oppure la “classe” di Alessandra Mussolini che, delle sua magliette, ne ha fatto un “must”, quasi come una ricorrenza importante per tutti noi.

Ma le giovani e belle ragazze di Milano, tutte vicine ovviamente allo show biz, sanno che indossando una semplice T-shirt possono ottenere diversi risultati. Guadagnare (se chi produce le “usa” come testimonial); fare notizia ( alcune ragazze non possono andare in giro senza il codazzo dei paparazzi); lanciare un trend – se non proprio una moda- che è sempre un modo di acquisire visibilità, peso specifico nel loro campo e dunque maggiori guadagni e brandizzazione del proprio nome.

Eppure…se fossero consigliate meglio, se avessero un briciolo di cultura in più, se privilegiassero il contenuto anzichè la battuta o lo “sberleffo”, le loro uscite in t-shirt avrebbero riverberi diversi, più lunghi e fans di altro “peso”, pur accreditandosi in realtà una immagine superiore alle specifiche ed intrinseche qualità…eppure non lo fanno e allora ecco qualche consiglio.

Cara Belen, visto che tu lo sei per davvero (bella e intelligente) perchè non indossi questa di maglietta?

magliettefresche

Bella intelligente e….

Certo, andrebbe aggiunto magari “furba”, per te, però è pur sempre l’incipit di una grande romanzo, “Emma”, di una grande scrittrice, Jane Austen, peraltro oggi tornata di moda.  Non sarebbe molto meglio? Perchè “tatuarsi” sul tessuto la scritta “I’m a man” , cioè una falsità, piuttosto che una potente verità? Sei bella, sei intelligente, beh, coraggio, urlalo, con la tua maglietta. Non ti nascondere dietro un’idea di marketing.

Oppure, se proprio lo desideri, cerca qualcosa di più…artistico, di più up-to-date.

belen, graffito, murales

Questo muro è un signor “I’m a man”. No?

Ecco, una maglietta del genere, raddoppierebbe o triplicherebbe l’effetto, il risultato, la semantica del gioco visivo. E attualizzerebbe la t-shirt facendola diventare davvero “unica”, come unici sono i muri degli streetartists.

Modesta proposta per Belen e le altre. Per una migliore cultura intorno alla T-Shirt e per crescere , se possibile, di tono. Ne abbiamo bisogno.

(M.M. per newsfromtshirts)

T-shirt: http://www.magliettefresche.com

La #maglietta dell’eterno ritorno.

vinchen

Se proprio lo vuoi sapere, sei arrivato…

 

Mi chiedono quale maglietta identifichi meglio il rientro alle attività consuete. Io credo che questa lo faccia egregiamente. Infatti si parte, si torna, si attende di ripartire. Ma il ritorno è eterno, lo sappiamo, e non solo perchè molti leggono Nietzsche ma perchè il ritorno fa parte del nostro linguaggio in maniera invasiva e alla fine la parola “eterno” ci fa solo sperare…e allora consiglio questa, di maglietta, che pur utilizzando un comune oggetto stradale, come un segnale, ci dice che, se non puoi andare dove vuoi, è probabile che tu sia già arrivato. O arrivata. Indossiamola felici, perchè ogni volta che partiremo sappiamo che torneremo e ogni volta che torneremo sappiamo che saremo nel posto giusto. Forse. Oppure persi, in eterno.

(M.M. per newsfromtshirts)

T-shirt: http://www.magliettefresche.com

Author: Vinchen

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato… scurdámmoce ‘o ppassato, via t-shirt

napoli

Scordiamoci del passato…

Maglietta decisamente filosofica. E anche napoletana, diremmo.

Un determinismo artigianale ha portato il creatore di questa maglietta a veicolare una filosofia sempre più diffusa, soprattutto in questi momenti di crisi e cambiamento. Una maglietta a suo modo anche violenta, quasi a scuotere chi legge. La cattiveria, o la durezza, con la quale si dice di mandare a fanculo il passato fa sì che la maglietta abbia una funzione rilevante: emozionare chi la legge, far pensare. Anche solo per un attimo. E questo era lo scopo.

Quante cose si possono fare con una semplice pagina bianca di cotone…

(M.M. per newsfromtshirts).

Un muro di #Berlino per una maglietta dissetante…#graffiti

t-shirt

La birretta

 

 

La galleria delle proposte estive per la maglietta giusta prosegue. Questo disegno era ( è?) su un muro di Berlino. Un sorriso e una birra. Per una estate semplice, per rimanere con i piedi per terra. Perchè l’ottimismo possa trionfare. Forse , in aggiunta, come consiglio, meglio non leggere i giornali…

(M.M. per newsfromtshirts)

T-shirt: http://www.magliettefresche.it

 

 

Dovremmo vederne migliaia di #magliette del genere, per essere certi che in giro si sta sicuri.

magliettefresche

Bella intelligente e….

Nel proporre le t-shirt per l’estate questa salta agli occhi. Sebbene ci risulta già essere un best-seller, soprattutto in libreria, siamo anche convinti che non ce ne saranno mai abbastanza in giro, di magliette come questa. Se tutte le donne potessero indossarla a testa alta, per il solo fatto che essere intelligenti rende belle di default, ecco il mondo sarebbe più sicuro. E invece ci sono sicuramente remore ad un indosso sereno. Anche se questa frase  altro non è che l’incipit di un bel libro di Jane Austen “Emma”, qui divenuto slogan e urlo.

E’ la maglietta consigliata per l’estate delle ragazze, delle donne. Gli sguardi migliori saranno quelli che capiranno…

(M.M. per newsfromtshirts)

T-Shirt: http://www.magliettefresche.it

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