#Banksy va a New York e inventa un format che nemmeno #Warhol…

banksy, street art

Stop ai sogni, Mr Banksy

 

Seguo Banksy da anni. E penso che sia, se non un genio, geniale. Quando twitto le sue opere o le sue gesta, uso un hashtag che nessuno ha mai raccolto ( #dailybanksy) e che invece oggi, guarda un pò, sta prendendo piede. E perchè? Perchè Banksy ha deciso di andare a New York per un mese e, servendosi del suo sito http://www.banksyny.com/ che , per l’occasione è incentrato solo sulle geste newyorkesi, rilasciare dei post quotidiani sulle attività del giorno precedente.  Ora…vorrei dire che in questo format che sta prendendo corpo giorno per giorno ci sono elementi molto importanti che, se fossimo negli anni ’60 e ’70 farebbero gridare al miracolo e fornirebbero a Banksy le ragioni per un altare mediatico ancor più grande nel mondo fuggevole dell’Arte con la A maiuscola. Insomma,se non fosse per i “mala tempora”  starebbe già nell’empireo con Warhol e Basquiat, con Roy Lichtenstein e forse con un tardo Disney. Invece siamo in un già attempato 2000 e dunque Banksy (come altri ) va scoperto, capito, equiparato e portato in palmo di mano da quei pochi che capiscono la sua (e nostra) frustrazione di essere nel segmento “basso” di un mondo dinamico.

Banksy ha deciso di unire l’utile al dilettevole. Magari a New York si rallegra di giorno (visto che di notte cerca di operare non visto) ma, soprattutto, ha deciso di essere minimale, semplice, meno aggressivo di una volta. E di unirsi o meglio, ri-unirsi, ai suoi tanti e meno fortunati compagni di viaggio. Essendo questi ultimi, coloro che usano i muri in maniera infantile così come lui, al contrario, li trasforma in opere d’arte mediatiche e snob. Mature.

Dico questo perchè l’ignoto artista non crea nulla di nuovo ma, prevalentemente, va dove mediocri writers e grafitari hanno già operato e decide di aggiungere di suo, di dare un senso compiuto a opere che altrimenti non potrebbero fregiarsi di questo sostantivo.

banksy

The musical, e l’ignoto che ha scritto “Occupy” sarà visto da milioni di anime.

Decide di “nobilitarle” inserendo un suo tocco, come accade a quegli anonimi palazzi quando espongono una targa commemorativa. Ad esempio, appunto, questo imbrattamuri che ha scritto chissà quando “Occupy” e oggi  visto da milioni di persone però col tocco personale di Banksy che nobilita la sua scritta, la sua fatica e tutto sommato l’intera categoria.

new york

The musical, Mr Banksy, suona solo per lei?

Banksy , a New York,  indubbiamente ha deciso di dare una mano al movimento tutto, di spingere i peggiori -tra coloro che utilizzano i muri come tele a cielo aperto- e, sotto sotto, ha deciso di prendere in giro il mondo di questi vagabondi dimostrando loro che senza marketing e senza idee non si va avanti e, soprattutto, non si entra nel regno dell’Arte.

Banksy, poi, ha definito quella che potremmo chiamare la sua “tournèe” aggiungendo, con un colpo da Maestro,  sul sito dedicato , una chicca geniale e unica nel suo genere, quella che mi ha fatto pensare a quanto il decadimento temporale faccia sì che solo in disgrazia di questo Banksy non possa, suo malgrado, raggiungere i livelli degli artisti entrati nel mito; l’audioguida delle opere, che si può ascoltare sempre sul sito http://www.banksyny.com. E questo è il vero colpo di genio, ciò che fa sì che Banksy abbia l’idea in più che ne fa un genio/geniale. Ascoltare per credere.

E così New York diventa un museo, Banksy una mostra temporanea a cielo aperto,  l’audioguida un tool classificato e il sito il marketing codificato. Tutto quadra Mr Banksy. Lei avrebbe voluto essere un artista antico; lei ama Picasso. Lei sogna Warhol. In mancanza di questa opportunità inventa format creativi che nessuno è in grado di pensare o ideare. Lei movimenta e da vita agli instagrammati, coloro che non entrerebbero in un museo neanche gratis. E li fa felici. Li fa divertire. Vedere per credere: http://urbanitewebzine.com/2013/10/04/banksy-day-4/ infatti qui le foto degli sconosciuti accanto alle storture banksyane fan sì che anche lei, Mr Banksy, ce l’abbia fatta a diventare un souvenir, come la Torre Eiffel, come una cartolina da Venezia. Non smetta di stupirci, Mr Banksy.

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

 

 

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