Il ruolo di una #maglietta durante una guerra civile.

egitto

Al posto delle note piastrine al collo dei marines in guerra, una maglietta bianca, un pennarello. Per affidarsi l’anima…

 

 

E’ un fiancheggiatore di Mohammed Morsi e sicuramente sta per lanciarsi in qualche spericolata azione anti-governativa. Siamo in Ramses Square, downtown Cairo. Un suo amico, con un pennarello, scrive sulla  maglietta il nome e l’indirizzo del compagno che rischia la vita. Dovesse essere colpito dalle forze di sicurezza perlomeno il riconoscimento sarebbe facilitato. Sul telefono che si intravede in mano probabilmente è pronto un sms che avvisa qualcuno delle sue mosse. Il fotoreporter, con questo scatto, ci racconta moltissimo della situazione egiziana sebbene paese che vai, guerra che trovi, sistemi preventivi che scopri.

Ma grazie alla foto individuiamo anche l’ennesimo utilizzo “sociale” della T-Shirt. Certo, ci sono situazioni migliori in cui per fortuna la maglietta può rendere la situazione allegra, distesa e ironica; qui siamo in presenza di quasi kamikaze che affidano all’indumento più popolare quel che potrebbe rimanere di loro (ai famigliari) se deceduti: un nome, un indirizzo, un corpo straziato. Una maglietta bianca (e magari anche rossa di sangue) a testimonianza della stupidità degli uomini.

(M.M. per newsfromtshirts)

 

 

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