Arrestato in USA per una t-shirt con un’arma disegnata.

t-shirt

Jared Marcum nuovo eroe di categoria?

L’avevano già sospeso, Jared Marcum, 14 enne studente di una Middle School del West Virginia, stato democratico da sempre ma molto vicino alla cultura delle armi. 
Motivo? La sua maglietta, una tshirt ufficiale della NRA, National Rifle Association (associazione di categoria dei dentetori di armi da fuoco) indossata a scuola.

L’amministrazione della scuola non ha apprezzato l’indumento dello studente, che oltre all’acronimo dell’associazione riportava l’immagine di un’arma.

E alla seconda trasgressione ha fatto arrestare lo studente.
Bisogna ricordare che negli Stati Uniti esistono regolamenti molto restrittivi per quello che riguarda l’uso di immagini riguardanti armi, all’interno delle scuole.

Una regola che ha portato spesso a delle situazioni paradossali, come quando un bambino sordo dalla nascita, fu espulso dalla sua scuola elementare per aver “mimato” il gesto di uno sparo, per far capire il suo nome, Hunter, che in inglese vuol dire anche cacciatore.
Una regola che non sembra aver portato alcun beneficio (e come potrebbe, del resto), ma che continua a causare problemi e ambiguità in tutti gli Stati Uniti.
L’opinione pubblica si chiede infatti fino a che punto sia lecito, per un’istituzione, proibire un indumento non “politically correct”.

Il piccolo (ma precoce) Jared ha inoltre sottolineato che nel suo caso, lo Stato sta violando uno dei più importanti diritti sanciti dalla Costituzione Americana, ovvero quello della libertà di espressione.
I media si sono catapultati letteralmente nel piccolo Stato. Si prevede che possa scoppiare un vero e proprio caso politico.Vedremo se prevarrà il buon senso, o la chiusura ideologica, quella che non permette a un ragazzino di indossare una maglietta con una pistola disegnata, ma permette a tutti i bambini di essere accolti, ogni giorno, dalla statua di un soldato che orgogliosamente impugna una pistola e una granata, posizionata nel parcheggio della scuola
Fonte: Elisa Serafini per  http://www.linkiesta.it

 

 

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