Le #PussyRiot registrano il loro marchio e diventano brand a tutti gli effetti.

Almeno gli avvocati sapranno come pagarli

Il brand darà il via alla produzione e vendita di merchandising ispirato al trio punk attualmente in carcere.

Stando ai critici musicali non sono un granché come punk band. Le Pussy Riot, il gruppo di dissidenti russe finite in carcere  per avere chiesto alla Madonna di cacciare Putin (in una manifestazione nella Cattedrale di Mosca, con condanna per teppismo motivato da odio religioso) ci prova con il merchandising.

COSE DA STAR – Ecco che diventeranno un marchio. Così come ha annunciato Mark Feigin, avvocato delle tre musiciste in carcere. Il legale ha precisato che l’iter di registrazione del marchio è stato avviato lo scorso aprile per evitare l’uso del nome del gruppo in varie azioni e progetti. Le componenti della band si aspettano di ricevere i documenti di registrazione nei prossimi mesi.

il nemico numero 1

LA CARRIERA – Prima i concerti nelle strade, gli album (in realtà solo sei brani urlati e arrabbiati), poi le azioni di protesta nella cattedrale di Mosca. E da lì il mondo della musica, Madonna in testa, che si muove e le difende a spada tratta. Anche la carta ammiccante e patinata di Play Boy pare buttare un occhio oltreoceano: rumors dicono che la nota rivista sta pensando di immortalare in copertina la bella Nadia, la leader del trio punk.

T-SHIRT – In circolazione a Mosca e non, per ora magliette ispirate al movimento anti Putin. La notizia, però, ha fatto già parlare alcuni quotidiani russi di «capitalizzazione» della pena – grazie alla quale la popolarità di Nadia, Masha e Katia è salita alle stelle. Il quotidiano russo, Nezavisimaja Gazeta,  ricorda le parole del marito di Nadia – Pietr Verzilov, anche lui attivista in prima linea – il quale aveva avvertito di recente che d’ora in poi, per produrre e commercializzare gadget e souvenir con il nome delle Pussy bisogna avere un’autorizzazione, pena la violazione del copyright.

PAURA PER L’ORDINE PUBBLICO – Il merchandising delle Pussy, però, è già iniziato. Sono numerose le iniziative che su internet vendono t-shirt di ogni fattezza e colore con la scritta “Pussy Riot libere” e le tre ragazze incappucciate con gli inconfondibili passamontagna colorati. Il clima in Russia intorno a quello che si e’ trasformato nel processo dell’anno, e’ pero’ ancora molto teso. A Mosca girare con una maglietta inneggiante alle Pussy potrebbe causare non pochi problemi.

Fonte: corriere.it

 

 

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