La truffa perfetta è quella nigeriana. ( Parola dell’esperto Microsoft).

Il matematico Herley individua i motivi del successo delle operazioni criminali affidate alle note email truffaldine africane: “Talmente inverosimili che selezionano le vittime con maggior precisione”. E l’inganno continua

La maglietta del truffato

TRA I TANTI dubbi dell’esistenza, c’è almeno una certezza: tutti nella vita hanno ricevuto almeno una volta l’intramontabile mail truffaldina “nigeriana”. Si chiama così perché all’inizio le mail avevano come sfondo geografico il paese africano, poi il tempo ha visto avvicendarsi altre località, sempre però lontane dall’occidente. Un inganno che ormai miete vittime da anni, nonostante sia stato individuato, circostanziato e più volte denunciato. Ma non c’è niente da fare: qualcuno, e neanche pochi, ci casca sempre. Perché dietro il successo della truffa meglio riuscita tra quelle che circolano sul web, c’è un segreto: un calcolo matematico che rasenta il paradosso, ma proprio per questo incredibilmente efficiente. A dirlo è Cormac Herley, ricercatore di Microsoft nel campo dell’intelligenza artificiale. Che osserva i grandi numeri e nota che alla base del successo, c’è una combinazione numerica particolare, che funziona. Assieme a una regola assoluta che i truffatori pongono come base: se butti l’amo dove i pesci abbondano, qualcosa abbocca sempre. funziona. La “nigeriana” ha tutti i crismi del classico. La mail che arriva nella casella della potenziale vittima è squisitamente delirante, racconta di trasferimenti di oro e denaro, e cerca di coinvolgere il destinatario in un’operazione di deposito o transito di cifre importanti sul conto corrente. Chiedendo di fornire dati sensibili, fino al numero di conto corrente, da incrociare con altri dati da ottenere successivamente per riuscire a spremere al malcapitato denaro, a sua insaputa. La truffa nigeriana esiste da sempre, fa compagnia al navigatore solitario come e più dei siti di video in streaming. Ma la bufala ormai è talmente nota, che si potrebbe supporre che nessuno ci caschi più. E invece. Proprio questo si è chiesto Herley: “Perché i truffatori continuano a utilizzare la stessa formula”, cambiando un po’ il contesto, i personaggi, i valori, ma mai nascondendo le origini della mail? Molto semplice: perché funziona così com’è. In qualche modo il “Nigerian scam” è un una sorta algoritmo che seleziona i più adatti ad essere truffati: chi abbocca all’amo oggi, nonostante il fenomeno sia noto e dopo tutte le denunce del sistema, è sicuramente una vittima ottimale. Herley parla con la matematica: “In questa scienza, alla massima razionalità può corrispondere una conseguenza irrazionale. E vale anche l’opposto. Così una base irrazionale può produrre un risultato apprezzabile nel campo della razionalità”. Ovvero, le vittime ideali, auto-scremate tra le migliaia di destinatari dei messaggi.
Truffa perfetta. Il funzionamento dell’algoritmo fa in modo che i successivi passaggi della truffa siano più agevoli da portare a compimento e che non si inceppi il meccanismo che ruota attorno all’inganno, con persone che recitano un ruolo ed eventualità tecniche da sostenere. Più è assurda la mail, più è probabile che chi risponda e vada fino in fondo sia raggirabile. Più che come al mare o in un fiume, per  il truffatore è come pescare in un acquario, vedendo perfettamente dov’è il pesce e se l’esca funziona. Fallire è (quasi) matematicamente impossibile.

Fonte: Repubblica.it

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