Twitter, la lingua congeniale ai diplomatici Terzi: «Sono un neofita, ma crescerò»

Vediamo di non distrarre i diplomatici, eh….

Per il ministro degli Esteri i social network «sono fondamentali per leggere le società. Se approfonditi, qualità di media e diplomazia»

«I social media sono strumenti fondamentali per percepire le grandi correnti, le emozioni, le esigenze, i pensieri di società intere, non soltanto di individui». È quanto ha affermato il ministro degli Affari esteri, Giulio Terzi intervenuto al convegno «Twiplomacy – La diplomazia al tempo di Twitter», al Campus ITC-ILO, Torino.  Secondo il ministro, Twitter e Facebook e i social media in generale hanno cambiato la diplomazia «per l’immediatezza che consente quell’estrema semplificazione di messaggi». «Per  l’immediatezza e la semplicità di linguaggio sono anche segnali, allerte di notizie che devono essere approfondite», ha sottolineato il ministro.

TWITTER – «Milioni di nuovi players, soprattutto giovani, impiegati da Internet 2.0 condividono informazioni direttamente, producendo notizie e influenzando l’attività di governi e organizzazioni internazionali  – ha proseguito il titolare della Farnesina – e in nessun modo  un’istituzione tradizionale come il ministero degli Esteri può competere se non conosce e fa proprie le nuove regole del gioco, per questo stiamo lavorando perché in questo nuovo sistema, la diplomazia non sia lasciata indietro e sono sicuro che la capacità di adattamento che i diplomatici portano nel dna ci guiderà con successo nella nuova era dell’informazione».  Per questo, come ministro degli Esteri di un Paese globale, il ministro ha aperto immediatamente un profilo appena ricevuto l’incarico al ministero. «Non mi potevo permettere di indulgere nelle tradizionali tecniche di informazione». Anche se, ha aggiunto, «stiamo compiendo i primi passi in questa  realtà, ma siamo intenzionati a rimanere e a crescere».

APPROFONDIMENTO – Quella dei social network, sostiene il ministro degli Esteri, è un’estrema semplificazione su una realtà complessa. «Di conseguenza è uno strumento che serve a lanciare dei segnali, delle notizie che devono poi essere approfondite». Per il ministro si tratta quindi di uno strumento «utilissimo, di grande efficacia, con grande diffusione» ma che «nello stesso tempo richiede anche un notevole senso di responsabilità, di approfondimento di quelle che poi sono le fasi successive che sono tipiche del lavoro dei giornalisti e della diplomazia».

Fonte: http://www.corriere.it

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