La storia della graffetta.

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Sarah Goldsmith ha dedicato un articolo su Slate alla storia delle graffette, uno degli oggetti più comuni negli uffici di tutto il mondo: è stato inventato nel 1899 ed è uno dei pochi oggetti di uso quotidiano che dalla sua invenzione non si è mai evoluto. Un fatto abbastanza sorprendente soprattutto perché il Novecento è stato uno dei secoli che ha cambiato più profondamente gli oggetti che ci circondano, sottolinea Goldsmith, che si chiede anche come sia stato possibile che la graffetta abbia trovato immediatamente la sua forma definitiva.

Quando ancora non era stata inventata la graffetta, per tenere insieme i fogli si usavano gli spilli di ferro, diventati molto economici nell’Ottocento grazie alla rivoluzione industriale. Goldsmith cita un passaggio del celebre La ricchezza delle nazioni del filosofo ed economista scozzese Adam Smith in cui la fabbricazione degli spilli è l’esempio perfetto di ottimizzazione della produzione, grazie alla divisione del lavoro tra gli operai e alle catene di montaggio. Alla fine dell’Ottocento una scatola di spilli costava soltanto 40 centesimi, cosa che faceva degli spilli lo strumento perfetto da usare per tenere insieme i fogli.

Qualche problema, però, restava, perché gli spilli bucavano i fogli ed essendo di ferro tendevano ad arrugginirsi, rovinando la carta. La graffetta, che grazie alla sua forma non ha bisogno di bucare i fogli per tenerli insieme, iniziò a poter essere prodotta a partire dal 1855, quando fu sviluppato un metodo per produrre acciaio a costi contenuti. Grazie alla sua resistenza, ma nello stesso tempo alla sua flessibilità, l’acciaio prese il posto del ferro in quasi tutti i suoi usi, tanto che verso la fine dell’Ottocento erano già stati brevettati quasi tutti i pezzi e le forme che poteva assumere l’acciaio e che avessero qualche utilità.

Nel 1899 William Middlebrook ottenne il brevetto, non per l’oggetto metallico che oggi chiamiamo “a graffetta”, ma per il macchinario necessario a produrlo. Poco dopo vendette il brevetto alla ditta di articoli per ufficio Cushman & Denison, che mise in vendita i nuovi oggetti per ufficio a partire dal 1904, con il nome di Gem Clip. Negli stessi anni, spiega sempre Goldsmith, furono in moltissimi a brevettare forme simili, ma la forma originaria, “un’elegante spirale schiacciata di filo d’acciaio”, restò sempre la migliore.

Piegato in questa forma, il filo di acciaio era abbastanza pieghevole da aprirsi, permettendo alla carta di infilarsi tra i suoi giri, ma abbastanza elastico da stringere ancora i fogli insieme.

Dai primi anni del Novecento, molte altre società hanno provato a fare concorrenza all’idea di Middlebrook con altre forme, ma l’idea originale rimane la più diffusa (in Europa, a differenza che negli Stati Uniti, si trova molto di frequente la forma con un’estremità a punta e una piatta, invece di quella con entrambi i lati corti tondeggianti). Modificare la forma della “Gem clip” introduce sempre nuovi problemi, rendendola più fragile o meno maneggevole. Come nota Goldsmith, è un oggetto così diffuso e immediatamente riconoscibile da essere diventato perfino un simbolo nell’informatica, quello per gli “allegati” ai messaggi di posta elettronica.

Fonte: http://www.ilpost.it

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