Il feroce Sabyasachi Panda, leader maoisti . Gli italiani in India rischiano.

Occhio per occhio rende il mondo cieco...

Dietro al rapimento di Paolo Basusco e Claudio Colangelo c’é la controversa figura di Sabyasachi Panda, leader dei guerriglieri maoisti in Orissa: per alcuni un ‘moderato’, così popolare tra la gente dello stato indiano da essere corteggiato dai politici locali che lo vorrebbero come candidato nelle loro liste, per altri il ‘piu’ ferocé dei ribelli, stupratore di donne e capace di commettere qualsiasi atrocità. Di sicuro, per tutti, l’uomo più ricercato dell’Orissa. Quarantatré anni, Panda è figlio e fratello di due membri del partito al potere in Orissa Biju Janata Dal, quello del premier Naveen Patnaik, il che spiegherebbe la linea eccessivamente morbida mantenuta dal governo per anni nei suoi confronti.

Sposato dal ’97 con Subhashree, arrestata lo scorso dicembre con l’accusa di aver raccolto fondi per finanziare la guerriglia, ha rinunciato alla carriera politica per dedicarsi alla lotta armata. Ultimamente avrebbe perso influenza all’interno del gruppo, tanto che lo scorso primo marzo uno dei suoi più stretti collaboratori, Toffan Sahu, si è consegnato alla polizia dichiarando che molti altri guerriglieri erano pronti a seguire il suo esempio a causa di conflitti interni al movimento. Al momento i maoisti sembrano dominati dai gruppi che agiscono nell’Andhra Pradesh e che sostengono una linea ancora più dura di Panda, sebbene quest’ultimo non sia proprio un moderato. Oltre a essere nella lista dei più ricercati dell’Orissa, di recente è stato accusato dal forum tribale delle donne del distretto di Gajapati di stupri, torture e “atrocità”.

Considerati dal premier indiano Manmohan Singh “la più grave minaccia alla sicurezza del paese”, in Orissa sono attivi circa 20.000 guerriglieri. Occupano un ‘corridoio rosso’ che si estende dallo Stato meridionale dell’Andhra Pradesh, attraversa il Chattisgarh, fino al West Bengala e al Nepal. Secondo stime del governo, i ribelli maoisti sono presenti in un terzo dei 600 distretti indiani, in prevalenza campagne e foreste popolate da comunità tribali. Nel 2009, l’anno più sanguinoso, i ribelli hanno lanciato oltre mille attacchi contro obiettivi governativi, uccidendo almeno 600 persone. Noti come ‘naxaliti’ dall’insurrezione del 1967 a Naxalbari, Bengala Occidentale, rappresentano un movimento con diverse sfaccettature. L’ideologia marxista comunista a cui si ispirano continua a sedurre le masse agricole e le comunità tribali, rimaste escluse dal boom economico. Ma i sanguinosi attentati, le estorsioni e i rapimenti per finanziarsi li hanno confinati dietro un muro di ostilità dell’opinione pubblica. In loro favore si sono tuttavia levate voci di intellettuali di sinistra come la scrittrice pacifista Arundhati Roy, che s’è detta pronta a mediare in un eventuale negoziato di pace coi ribelli. Organizzazioni e gruppi armati maoisti esistono in diversi Paesi del mondo. Tra questi spiccano i guerriglieri di ‘Sendero luminoso’ in Perù, il partito comunista nepalese – l’unico partito maoista al potere – e gruppi in Bangladesh, Sri Lanka, Bhutan e Filippine.

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Fonte: Ansa.it

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