Dora, viva la bimba migrante.

Eccola Dora, l’esploratrice
 

E’ solo la protagonista di un cartone animato, ma la piccola esploratrice figlia di ‘latinos’ entrati negli Usa è diventata un simbolo del multiculturalismo. Specie per i milioni di ragazzini di seconda generazione che la seguono in tv-

 

Chi ha picchiato Dora? Dora Márquez ha otto anni, occhi enormi e un sorriso sempre stampato in faccia. Insieme alla fedele scimietta Boots e a una mappa magica aiuta il prossimo a trovare soluzioni per qualsiasi problema. La bambina, meglio nota come Dora l’esploratrice, è la protagonista di uno dei cartoni animati più amati del nostro pianeta. Ma soprattutto, con i suoi genitori latini, è una delle più efficienti paladine della multiculturalità negli Usa. Per questo è finita in prima linea nella battaglia contro la legge dell’Arizona contro gli immigrati: un’immagine “pirata” di Dora pestata dalla “migra” (polizia di frontiera) e con un occhio sanguinante ha fatto il giro del mondo.

Dora è nata nel 2000 da un’idea di Chris Gifford, Valerie Walsh, Eric Weiner prodotta da Nickelodeon, e ha cambiato il modo di fare cartoni animati negli Usa e nel mondo. La carta vincente di questa serie esportata in tutto il mondo – dalla cingalese Chutti TV alla nostrana Italia 1 – è stata da subito proprio Dora: figlia di migranti ispanici, è orgogliosa del suo bilinguismo e insegna al pubblico molte frasi e parole spagnole. Prima di lei non c’erano personaggi bilingue e multietnici nelle tv per bambini.

Conciata così dalla polizia di frontiera

Dora è stata un’apripista. E ha fruttato ai suoi creatori un giro di affari immenso. Solo in merchandising il fatturato si aggira intorno agli 11 miliardi di dollari. Il cartone è tradotto in trenta lingue: nei paesi anglofoni Dora insegna lo spagnolo, nel resto del mondo l’inglese. Ed è diventata una vera star: ha persino duettato con Shakira, o meglio Shakira ha avuto l’onore di duettare con lei. E cominciano a fioccare parodie e imitazioni: la comunità cinese si è costruita una sua Dora. Ma per ora l’imitazione non ha conquistato il mondo.

Fonte: Igiaba Scego per http://espresso.repubblica.it

 

 
 
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