I concetti di tempo e crisi al Festival delle Scienze .

Einstein aveva predetto davvero tutto.

 

Nel 2011 anno si parlava di fine del mondo e previsione Maya. Con un anno d’anticipo. Per il 2012, il Festival delle Scienze, settima edizione, che parte il 19 e si conclude il 22 gennaio, è stato battuto sul tempo dallo Spread: altalenante e impazzito, si sa, e magari anche un buon pretesto per parlare di Tempo, tema intorno a cui ruota questo festival, all’Auditorium Parco della Musica, prodotto dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Codice. Ma il concetto, questa quarta dimensione, va oltre il contingente e la cronaca. “Tempo e crisi? Beh, c’è il tempo profondo dell’evoluzione, un po’ consolatorio, e quello del mercato globale, intuibile ma depistante: in questi giorni di festival sarà interessante capire – attraverso lectio magistralis, incontri, dibattiti, caffè scientifici, eventi per le scuole, mostre, spettacoli, con i grandi nomi della ricerca scientifica – che cos’è davvero il tempo”, dice Vittorio Bo, direttore scientifico della manifestazione.

LUMINET, L’ASTROFISICO POETA – Sarà la musica, ancella e padrona del tempo, a fornirci più di un indizio, come hanno ricordato giovedì 12 in Campidoglio nel corso della conferenza stampa – presente il sindaco di Roma, Gianni Alemanno – Aurelio Regina eCarlo Fuortes, rispettivamente presidente della fondazione Musica perRoma e direttore artistico del festival. Con ordine e ripartiamo da Bo per introdurre il primo ospite del festival, Jean Pierre Luminet, astrofisico, scrittore e poeta in sala Petrassi, dalle 19 di giovedì prossimo. “E’ un personaggio che rappresenta benissimo lo scienziato contemporaneo, con un forte potere d’ascolto e altamente persuasivo”, ricorda Bo. E siccome la fisica fondamentale vive di cose concrete, la presenza del ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, servirà a fare il punto sui tempi della ricerca.

 MUSICA, PAROLE E VIAGGIATORI – “Matematica, musica e tempo”, lezione-spettacolo di Michel Bradke, alTeatro Studio, dalle 9 alle 11,30 di giovedì 19, è il primo passo per parlare di tempo a un pubblico di ragazzi. Spazio alle scuole anche con “Lab in Time” del percussionista Antonio Caggiano in programma alla stessa ora, in cui il tema è musicale, ritmico e legato alla memoria. Con Stefano Benni e il suo reading “Che ore sono”, ritorna il tempo della letteratura, dalle 21 a conclusione della prima giornata di indagine. Venerdì 20 si viaggerà nel tempo, al cinema – dalle 10 del mattino con la proiezione di “Un amore all’improvviso”, di Robert Schwentke – e con la mente, guidati (alle 16 in sala Petrassi) dalle parole del filosofo Ned Markosian, esploratore della metafisica nel tempo. Curiosa la partecipazione di veri viaggiatori nel tempo. Due ore dopo è sintassi dell’accadimento delle cose. Ne parlano un filosofo, Peter Ludlow, e un linguista, Yael Sharvit. Presenza fissa degli spettacoli a conclusione della giornata quella del Parco della musica contemporanea ensemble, supporto musicale in “Three Tale”: storia violenta del “secolo breve”.

 L’EREDE DI EINSTEIN – Come siamo messi in Italia a tempo e ricerca? Bene, se pensiamo ai grossi nomi in giro per il mondo o ormai “stanziali”. Vedi il fisico Giovanni Amelino Camelia, 46enne napoletano, docente alla Sapienza, il quale, zitto zitto e senza moina, tre anni fa è stato considerato l’erede di Einstein. Gli invidiosi, che passano il tempo a sminuire il prossimo, avranno pensato: tutto è relativo. Fatto sta che Camelia, sabato 21 dalle 17, ci racconterà “Una breve storia del Tempo: prima, durante e (forse) dopo Einstein”. Tra musica e sport si potrebbe collocare l’impresa, dalle 18 di sabato alle 18 di domenica, “Vexations”: l’opera di Erik Satie in 35 battute ripetute di continuo da un’alternarsi di novanta pianisti. Ancora “Tempo: record e limiti umani” con il campione di atletica, Andrew Howe, il giornalista Oliviero Beha e Stefano Tamorri, presidente degli psicologi sportivi.

 JULIAN & GIULIO – “Il tempo non esiste”. E’ pronto a giurarlo, alle 17 di domenica 22, nell’ultimo dei quattro giorni del festival, il fisico Carlo Rovelli, il quale ci metterà del suo a liberare la nostra mente da ogni tipo di certezze. E sarà interessante, un’ora dopo, ascoltare il punto di vista di un antropologo come Marco Aime su “La geografia del tempo”. “Un universo senza tempo può essere percepito come profondamente temporale”: aspettiamocelo dall’incontro fra un fisico e un filosofo della scienza, Julian Barbour e Giulio Giorello chiamati, alle 21, a rispondere alla domanda: “Esiste il tempo?”. Infine, dal 19 al 22 video in loop e installazioni a sorpresa. Da segnalare: “Hatsu-Yume (First Dream) di Bill Viola, il divertente “Cerimoniale musicale per 100 metronomi di Gyorgy Ligety e La macchina che produce il tempo, “inventata” da Valentina Vetturi e proposta un paio d’anni fa all’interno della bellissima masseria pugliese Torre Coccaro.

maglietta: www.magliettefresche.it (reperibile presso libreria dell’Auditorium)

“Festival delle Scienze
Dal 19 al 22 gennaio all’Auditorium Parco della musica
Ingresso: 2 euro.

Fonte: Peppe Aquaro per Corriere.it

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  1. Si parte il 19 novembre dall Auditorium Parco della musica di Roma, per poi approdare in Spagna e Giappone.

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