Sergio Marchionne, la barba lunga e l’ego smisurato .

Meglio con o meglio senza…?
 
 
Il dubbio è atroce, e quindi va confessato: ma se Sergio Marchionne ha ammesso che “non si rade più per risparmiare tempo al mattino”…allora la doccia? Tutti sanno che radersi occupa meno tempo di una bella doccia. Risparmio per risparmio… D’altronde, tutti ricordiamo Fulco Pratesi, un leader ideologico dell’ambientalismo mondiale, quando predicò l’opportunità di fare una sola doccia alla settimana per risparmiare Sorella Acqua. Quindi la legittimazione dell’ecosostenibilità ci sarebbe. E il Principe De Curtis, insuperato filosofo – in arte Totò – sosteneva di essere talmente pulito da potersi cambiare la camicia una sola volta al mese, per quanto poco la sporcava.

Facili ironie a parte, nel titanismo “workaholic” che Sergio Marchionne ostenta ormai da anni (tutti ricordano quando rimbeccò il sindacalista Fiom che gli rimproverava il megastipendio con un surreale: “Ma lei non sa quanto lavoro io!”) c’è qualcosa che lascia veramente perplessi.

Che lascia temere che davvero pensi di essere indispensabile, e di esserlo nell’onnipresenza e nel lavoro “h24”. Il che è assolutamente contrario a ogni barlume di buon senso: affermare l’indispensabilità di una prestazione quantitativa così totalizzante da parte del capoazienda di una multinazionale manageriale dove nessuno dovrebbe pensare di essere davvero indispensabile, è un vero autogol.

Certo, sia chiaro: Marchionne è stato più che bravo, bravissimo! Ma non per le ore lavorate, come un qualunque Stakanov in miniera, bensì per le idee che ha avuto e l’abilità furbescamente diabolica che ha dimostrato nel realizzarle. Idee, abilità, non ore di straordinario e notti bianche!

Ha detto che resterà in carica fino al 2015, facendo così capire di avere la riconferma in tasca alla prossima assemblea sociale della primavera 2012: nessuno ne avrebbe dubitato, anche se forse arebbe stato più elegante che a dirlo fosse stato John Elkann.

E infine: Marchionne ha anche ammesso di aver sovrastimato le vendite della Nuova Cinquecento negli Usa, 27 mila contro le promesse 50 mila: “Ho peccato di ottimismo”.

Ogni scarrafone è bell’a mamma sua, ma neanche un metalmeccanico di prima nomina a Mirafiori avrebbe creduto sul serio che la pur gradevolissima Cinquecento fosse non solo quella vettura-mascotte che è stata e che serviva al gruppo ma anche un prodotto di grande tiratura: in America, poi, cioè un paese dove sotto i 4 metri di lunghezza le auto le immatricolano  nella categoria “monopattini”.

Fonte: Sergio Luciano per http://blog.panorama.it/

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