Per chi ha tempo…cose intelligenti sui social network…”Vita privata ai tempi di Facebook e Twitter”

Twitter bisogno primario?

 
Colleghi serpenti 2.0 su Twitter? E’ gennaio. E, come sempre dopo un periodo di ferie, si ripresentano le condizioni sociologiche ideali per porsi la vexata questio politicamente scorretta (dunque, per definizione giusta): il collega, questa multiforme figura esistenziale con cui passiamo in effetti più tempo che con i nostri familiari o gli amici, è degna di essere un follower o no? È giusto socializzare con lui sul web  e dargli un accesso anche al nostro virtuale quanto sacro tempo libero su Twitter? Vi sarete sentiti dire: “Ma tu perché non mi segui? Io ti seguo”. Appunto… A buon intenditore pochi clic… e invece.
Uno torna dalle sudate ferie, posta un po’ di pillole di saggezza di cui si sentiva onestamente la mancanza su Twitter, magari carica nelle nuvole digitali fotografie del proprio superbambino che inforca i primi sci su Google+ (tanto per non citare sempre Facebook) ed ecco il collega in una delle sue tante manifestazioni esistenziali farsi amico fraterno, intimo, e voler guardare e leggere tutto facendone una questione di vita o di morte.
Difficile dirgli proprio in faccia che sono affari tuoi. Non tanto per il rischio che si senta offeso ma per lo strappo diplomatico: alla fine dobbiamo convivere tutto l’anno per un numero di ore impressionante (meglio non fare il conto, demoralizza). Avrò almeno il diritto di fuggire come Tron con la mia moto digitale sul web ogni tanto? Certo, non è una novità. La Facebook-mania è esplosa da tempo in Italia. Ma il 2011 è stato l’anno dello sbarco in massa degli italiani su Twitter. Il microblogging con le sue 140 battute ha catturato anche un popolo mediterraneo famoso per soliloqui, sproloqui e non certo privo di favella e vis polemica. Lo sciame di nuovi api operaie sul social network comincia a produrre un ronzio assordante. Vige ancora il caos ed è come se nella nuova città si muovessero automobilisti senza patente in cerca di nuove regole: per paradosso, su Facebook che funziona come uno spazio privato (ho accesso ai tuoi dati solo con il tuo via libera) si diventa amici, anche tra sconosciuti, per definizione. Il codice tacito è accettare e via. Mentre con Twitter c’è stata l’evoluzione della specie. E’ come se fossimo passati dal Perniano al Mesozoico della socializzazione digitale: anche se è pensato come uno spazio pubblico (non c’è bisogno di nessuna autorizzazione per andare su http://www.twitter.com, vedere da quanto tempo @massimosideri twitta e leggere i miei tweet a volontà, anche senza seguirmi ufficialmente) in realtà Twitter ha una struttura sociale piramidale, dunque più complessa e vicina alla realtà del mondo offline. E forse proprio per questo tutti vogliono essere seguiti più che seguire: è un gesto che corrisponde all’accettazione sociale. Solo chi ha dei follower è diventato “grande”.
Eppure i buoni motivi per non avere tra i propri following dei colleghi ci sono eccome:
1)      la mania chiamata  FourSquares: prende subito dopo la febbre Twitter e se ne diventa moderni schiavi tecnologici a causa di un efficiente sistema di geolocalizzazione che invia automaticamente dei messaggi ai vostri followers tipo: “I’m at the Biancolatte Cafè”. Lo scopo è diventare Sindaci del posto grazie ai check-in e strappare sconti. Peccato che dall’ufficio in quel momento stiano pensando: ma cosa ci fa a prendere l’aperitivo mentre dovrebbe essere al piano di sotto?
2)      Un altro virus che prende gli sportivi: Endomondo, applicazione che permette di mandare online le proprie performance sportive per confrontarle con quelle dei colleghi e mostrare chi è tipicamente il maschio dominante. Anche qui: piccolo handicap. Chi si ricorda di disattivare la funzione quando si racconta magari di non stare troppo bene e sul monitor dei colleghi appare una corsa di 12 chilometri in 62 minuti?
3)      L’ansia da performance del twittatore folle (prima o poi prende tutti) mette in seria difficoltà chi deve rispondere alla più classica delle domande del nostro capo quando ci vuole affibbiare qualche grana: ma che cosa stavi facendo? Chiudere il sito e allontanare lo smartphone non protegge più da un’analisi dettagliata su Twitter delle nostre ultime ore…
Insomma, anche il collega più simpatico può trasformarsi un po’ in serpente protetto dall’anonimato dei followers. Dunque vale la pena di pensarci un attimo prima di aggiungere alla multiforme figura anche la nuova dignità online. Ma come ha sintetizzato un Twitters con una micro-barzelletta comparsa qualche mese fa tra i miei RT (ritweet) non è che la famiglia sia esente da complessità di pari livello: “Amore avete rotto le scatole. Avete chi… Tu e Twitter”. Geniale. In sole 54 battute.
Fonte: Massimo Sideri per http://27esimaora.corriere.it
Twitter: @massimosideri
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  1. l’hi-tec iha rovinato!…purtroppo..
    se ti va di leggere anche il mio articolo:
    http://enonsoloblog.wordpress.com/2012/01/08/mission-impossible-saldi/

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