” Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente? ” ( Ecce bombo di N.Moretti)

Don Verzè – Ai funerali nessun politico, Berlusconi il grande assente…

Le solite malelingue...

 
Le amicizie importanti di don Verzè erano note a tutti, a cominciare dall’ex premier Silvio Berlusconi, ma ieri ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio da Milano a Illasi, il paesino in cui era nato, c’era perlopiù gente comune.
Massimo Cacciari, Al Bano, Renato Pozzetto: questi gli unici volti noti immortalati dai fotografi tra coloro che si stringevano attorno alla bara del prete. Tra i grandi assenti Silvio Berlusocni, che poco prima della sua morte aveva speso per lui parole di elogio: “L’ho conosciuto, è una persona straordinaria, un uomo di fede, una persona rara e un grande imprenditore” aveva detto il Cavaliere.
Il vescovo di Verona, che ha celebrato il rito funebre, ha ricordato i “noti eventi” che hanno portato, in ultima battuta, alle dimissioni di don Verzè dal cda della sua creatura, il San Raffaele, e che hanno fatto il vuoto attorno alla sua bara: non c’era Roberto Formigoni, governatore della Lombardia in ottimi rapporti con il prete, non c’era Letizia Moratti e mancava anche Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto.
“Solitario come tutti i geni”: così se n’è andato, secondo le parole del vescovo, don Verzè.
 

Troppo facile ironizzare sull’assenza del Cavaliere (vedrete che spunterà una buona scusa) -ma anche del padre-padrone della sanità lombarda Roberto Formigoni-alla camera ardente e al funerale del sacerdote fondatore del San Raffaele cui aveva appaltato perfino il ministero della Salute, nella persona di Ferruccio Fazio. Fa più impressione notare che l’estremo saluto all’uomo che impersonò la dimensione più misteriosa del potere milanese è stato disertato in blocco dai suoi esponenti danarosi ma pericolanti: quasi che temessero di partecipare non solo alle esequie di un sodale caduto in disgrazia, bensì alla celebrazione della propria rovina imminente. La Milano che conta se l’è data a gambe annusando chissà quali rivelazioni prossime venture. Già si sente orfana dell’altro grande vecchio di una stagione finita, Salvatore Ligresti, costretto a vendere i gioielli di famiglia nel tentativo di scongiurare il patatrac. E mentre attende tremebonda quali ammissioni possano fuoriuscire dal carcere in cui è detenuto il faccendiere ciellino Piero Daccò, subisce la violazione dell’omertà sulle “percentuali” che si dovevano pagare in ogni appalto importante, come testimoniato ieri dal costruttore Pierino Zammarchi recatosi in visita alla salma.

(Gad Lerner su Repubblica…)

 
 
 
 
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