Draghi dà ragione agli indignati: “Se siamo arrabbiati noi adulti…”

Indignato tipico.

 

Gli indignati scendono in piazza contro i banchieri .  E Mario Draghi, interlocutore e bersaglio numero uno della protesta, gli dà ragione. “Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent’anni e sono senza prospettive”.

Il governatore della Banca d’Italia e prossimo presidente della Bce, sta uscendo di primissimo mattino dal suo hotel di Parigi per recarsi al vertice del G20. E’ di buon umore. Ha voglia di ragionare un po’ su quel che accadrà a  Roma oggi, sulla “primavera” italiana che vedrà sfilare  in piazza 200 mila “indignados”, i “Draghi ribelli”. E si diverte al nomignolo – “carino, no?” – che tanto ricorda il suo. Scherza su quei pupazzoni di Draghi gonfiabili che si sono visti in questi giorni. Si capisce che ha seguito passo passo la protesta, con le tende installate su via Nazionale, la lettera a Napolitano che ribalta la logica della sua missiva a Berlusconi scritta insieme a Trichet e quell’imprinting internazionale (“united for global change”) che dà l’idea di una massa poliglotta, agganciata non solo alla realtà di casa. “Se la prendono con la finanza come capro espiatorio. Ma li capisco: hanno aspettato tanto… Noi, all’età loro, non lo abbiamo fatto”.

A Draghi i giovani stanno a cuore. Non solo perché  ha due figli, Giacomo e Federica, ma perché studia da tempo il pianeta giovanile e le sue difficoltà. Non a caso, ormai da settimane, non fa altro che denunciare che sono senza prospettive e senza impiego e che, senza di loro, l’economia non si svilupperà mai. Ancora l’altro giorno, intervenendo ad un convegno storico in via Nazionale ha detto testualmente: L’urgenza della crescita “deriva non solo dagli effetti positivi che ne scaturirebbero sulla finanza pubblica, ma soprattutto dal dovere non più eludibile che abbiamo nei confronti dei giovani, un quarto dei quali sono senza lavoro: senza i giovani non si cresce”.

Draghi benedice la protesta, purché naturalmente non degeneri. E fa capire che l’appello dei ragazzi e delle ragazze “indignati”, se pacifico, ha sicuramente più possibilità di essere ascoltato a tutti i livelli e tanto più al suo, che tra due settimane diventerà il banchiere dei banchieri.

Poi, informato degli incidenti, commenta: “Un gran peccato”. 

 Fonte: Elena Polidori per Repubblica.it

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