BREVE SINTESI DELL’ALFABETO JOVANOTTISTA ( quella stroncatura fine…); così parlò Jovathustra

A come Amore. L’unico argomento conosciuto e promulgato da Jovathustra.

 

La maglietta dell'ultimo tour di Lorenzo Cherubini

B Come Big Bang. “Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e teeeee”. La trama di ogni suo brano: lui è sfigato, lei è bella, lui la ama, lei no, però alla fine si mettono insieme. E giù di violini.

C come Chiesa & Che Guevara. “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa”. La cosa bella è che, quando canta queste cose, Jovanotti ci crede anche.

D come Disimpegno. Ciò che sottende ogni mossa di Jovathustra (che però viene spacciato per artista militante).

E come Elucubrazioni. Tipo: «Come va il mondo? Male/ Come va il mondo? Bene/ Come va il mondo? Male/ Come va il mondo? Bene». Parole forti.

F come Effe (che sostituisce la “esse”). Esempi: “Io lo fo che non fono folo quando fono folo”; L’affitto del fole fi paga in anticipo prego», «Lo fai che il fanto Graal è nel falotto di mia nonna?», «Come ftai, quanto cofta, che ore fono/ che fuccede, che fi dice, chi ci crede e allora ci fi vede!».

G come “Grande Boh”. Il titolo del libro in cui Jovathustra, con apprezzabile umiltà, sintetizza la sua conoscenza.

H come Hesse. L’autore di Siddharta, che Jovathustra continua a citare, convinto che sia ancora un libro di moda.

I come Io. “Io ti amo e fuggo lontano, la misura di quanto ti amo è il pianeta”; “Io sono Jovanotti, il capo della banda, e rappo ancora lento e caldo anni ’80”. Amen.

L come Lorenzo. Il nome di battesimo del Mahatma Cortonese.

M come masochismo. Quello che porta Jovanotti a scrivere scioglilingua impossibili (per lui) da pronunciare: “Fono folo ftafera fenza di te/ mi hai lafciato da folo davanti al cielo/ e non fo leggere, vienimi a prendere/ mi riconofci ho le tafche piene di faffi” (“faffi” sarebbero “sassi”).

N come Niente. “Tra il niente e l’abbastanza c’è il troppo e il troppo poco, c’è l’acqua, l’acqua, il fuoco, il fuoco; tra il tutto e il non mi basta c’è che non sono Dio però chi sta cantando sono io”. Neanche Vendola è così criptico.

O come Ombelico. “Questo è l’ombelico del mondo, e noi stiamo già ballaaaando”.

P come Positivo. “Io penso positivo perché son vivo perché son vivo” (e perché tengo famiglia).

Q come Quando. “Quando non so dove sono io mi sento a casa, quando non so con chi sono mi sento in compagnia”. Dopo questa strofa, di solito Jovanotti si ferma e chiede al pubblico di spiegargli cosa ha appena detto.

R come Right. “Gimme five all right”. Ciò da cui tutto ebbe inizio.

S come Esse. La grande assente (cioè “affente”) nel verbo jovathustriano.

T come Teresa. La figlia, a cui Jovanotti ha dedicato 712 canzoni.

U come Universo. “O Signore dell’Universo ascolta questo figlio disperso/ che ha perso il filo e che non sa dov’è/ e che non sa neanche più parlare con te”.

V come Vertigine. “La vertigine non è/ paura di cadere/ ma voglia di volare”.

Z come Zeta. Jovanotti fa di tutto per non usarla e, quando gli capita (ad esempio la parola “durezza”), trasforma il fonema originario in astruso linguaggio morse, a uso e consumo degli adepti. Che, festanti, lo applaudono. Riverberandone il Verbo.

Fonte: Andrea Scanzi
per il “Fatto quotidiano

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