Quello che le magliette non dicono.

 
E di questo ci eravamo già occupati….

MEGLIO MORTO CHE PENTITO.

Sono ovviamente rimasto senza parole quando ho visto la foto di questa T-shirt, in vetrina a Castellammare di Stabia. Era un messaggio diretto al boss Salvatore Belviso, che sta collaborando con la giustizia in carcere, in cui si è sposato sabato. Ed ecco la maglietta per festeggiare il lieto evento. Un messaggio chiaro ed efficace al pari di “O così. O pomì.” (La mia pubblicità preferita di sempre).
Voglio pensare che il negozio sia stato obbligato a esporre questa maglietta, o sia comunque collegato al clan di sostegno.
E sebbene l’insulto sia stata rimosso dalla vetrina, i media l’hanno ripreso, tutti sono stati avvisati e il messaggio sarà arrivato anche in carcere. Se Diego Della Valle, anziché comprare una pagina su Repubblica, si fosse messo la maglietta BASTA CASTA avrebbe urtato la casta ancora di più.

Il Sultano della Casta...

C’era già arrivata l’igienista Minetti a capire le potenzialità di questo tipo di megafono mediatico. Qualche giorno fa si era fatta fotografare con lo slogan: “SENZA SONO ANCHE MEGLIO”. E io me la sono immaginata mentre fa la detartarasi con le puppe di fuori.

Minetti...ritoccata...

Se usate con ironia e intelligenza – e i casi citati non mi sembrano dei buoni esempi – le magliette sono uno spettacolare mezzo di comunicazione. Io, poi, ho proprio un debole per le magliette con le scritte, e sono capace anche di fermare i passanti solo per chiedere: dove l’hai presa? Me la vendi?
Le trovo divertenti, irriverenti e un ottimo motivo per socializzare. Ho rotto talmente tanto le scatole al mio amico LucaG quando si è presentato a casa mia con su scritto I AM AN ICON,

Più di là che di qua

che se n’è andato lasciandomi lì la maglietta (gliene ho regalata una mia firmata!). Sono passati anni, è sbiadita, ma è sempre una delle mie preferite. Bisogna però stare attenti con le scritte in inglese, o anche solo le marche, perché a volte si può essere fraintesi. L’altro giorno ero a un appuntamento di lavoro con degli americani un po’ seri, e io facevo tutto il brillante e il professionale. Solo quando sono rientrato in stanza mi sono reso conto che sulla mia T-shirt blu c’era scritto: HUSTLER – HARDCORE SINCE 1974. Il nome di un pornoshop americano! Ovviamente per me non aveva più alcun significato, ma magari agli occhi innocenti(sti) di un’ americana puritana…
Le parole sono importanti, come dice quella rubrica, e indossarle a volte è ancora più efficace che pronunciarle. Perché sono parole comunque scritte, e quindi restano.
Così, citando a memoria e un po’ a caso, ecco le scritte che ancora mi restano nel cuore di magliette che mi hanno fatto ridere, o che forse avrei voluto avere.

VISTO DA VICINO, NESSUNO E’ NORMALE. Sono 6 parole meravigliose, che ci spiegano tutto senza fronzoli. Avvistata ad una manifestazione contro le discriminazioni.

Per non essere tutti "normali" don't live like a robot

FREE NAOMI. Vista su una fashion victim, dopo che Naomi aveva tirato il telefonino alla cameriera e, arrestata, era uscita col poncho per coprire le manette. Oltre.
ITALIANS DO IT BETTER. Il miglior complimento che Madonna abbia fatto all’Italia. Ce la ricordiamo ancora tutti, anche se lei era una pischella.

In realtà lei con un italiano poi non ci è mai stata

I DRINK AT WORK: era una linea di abbigliamento che si sono inventati due ragazzi di Torino. Ovviamente ho voluto subito essere testimonial!
ANISTON TEAM: quando Brad lasciò Jennifer Aniston per la Jolie, l’America si divise e circolavano le magliette con le due squadre (c’era anche JOLIE TEAM). Io stavo con la cornuta

Bipartizan

Fonte: Luca Bianchini per  http://popup.vanityfair.it

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