La felicità non esiste, parola di Keanu.

Sarà arrivato davvero il suo...."punto di rottura"...?

“Basta con la ricerca della felicità!”: Keanu Reeves scrive il sarcastico manuale Ode to Happiness e invita a smettere di inseguire la vita perfetta. Meglio crogiolarsi in una genuina tristezza.

Dedicato a chi si prende troppo sul serio. A chi insegue così maledettamente la felicità, da non rendersi conto di averla già tra le mani. O a chi non la troverà mai, perché non si sa accontentare. Alla larga dall’ennesimo scontato manuale how-to, l’opera prima di Keanu Reeves “Ode to Happiness” (Steidl, 55 dollari) è un’autentica presa per i fondelli. L’attore, notoriamente lupo solitario, negli scorsi anni è stato colto da terribili disgrazie personali (la morte del suo migliore amico River Phoenix, la scomparsa nel 1999 della figlia che aspettava da Jennyfer Syme e che venne al mondo morta. Un dolore tremendo che si conclude nel 2001 con la scomparsa di Jennifer in un incidente d’auto. Quindi la scoperta della leucemia dell’adorata sorella Kim).
Quando la sua foto, seduto al parco su una panchina solo con il suo sandwich, ha fatto il giro del mondo, l’allure da bello e dannato conquistata a suon di film come “Point Break” non poteva essere più lontana dalla realtà dei fatti. Detto addio all’invincibile eroe di Matrix, i fan hanno inventato iniziative popolari a suo sostegno, tra cui la memorabile campagna “Cheer Up Keanu”, una gara a risollevare il morale al povero Keanu. Con tanto di giornata dedicata, il “Cheer Up Keanu Day”, il 15 di giugno.

Ora Keanu si fa beffa di tutto e tutti e risponde con questo volumetto intrigante, ironico e dissacrante. Al contrario di quanto il titolo possa indurre a pensare, “Ode to Happiness” non ha nulla a che vedere con una guida per trovare il segreto della perfetta serenità.  Anzi, “basta con la ricerca della felicità!”, tuona l’attore, che invita a smettere di inseguire con affanno la vita perfetta. Meglio una molto più intrigante tristezza. Una melanconia in cui crogiolarsi e sprofondare in santa pace. Il libro è nato per caso, con sarcasmo e tanto sano cinismo, come racconta lo stesso autore: “ero nella cucina della mia amica Janey. La radio stava trasmettendo canzoni così deprimenti che ho iniziato a scrivere rime altrettanto strappalacrime. Janey rideva così tanto del melodramma che ho cominciato a snocciolare una dietro l’altra frasi di autocommiserazione. Che poi ho collezionato sempre più spesso. E più erano deprimenti, più diventavano comiche”.
Completano l’opera le illustrazioni dell’artista di Los Angeles Alexandra Grant, che ha ben pensato di interpretare il mood del libro con una serie di disegni che sembrano annacquati da fiumi di lacrime. Un piangersi addosso che cresce di pagina in pagina, scivolando nella più pietosa autocommiserazione.
Contro i manuali di self-help e contro il guru di turno, Reeves sfodera sarcasmo da vendere e in un divertente sfottò, invita ad accettare, una volta per tutte, con sacrosanta rassegnazione il proprio dolore. 

Fonte: Micol Passariello per http://d.repubblica.it

Il costosissimo libro...

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