La lotta dei modelli in vetrina: “Anche il nostro è un lavoro”.

Tutta questa vicenda è in pieno stile warholiano

Tutti in vetrina, con il cartello “Anche fare il modello è un lavoro”. La vetrina è quella della Coin, nella centralissima piazza Cinque Giornate, una delle mete dello shopping più gettonate. Fuori l´afa incombe ma la gente si ferma a guardare lo show di quei ragazzi in bermuda e quattro ragazze rispettivamente in bikini, short e minigonne, che inalberano i cartelli in difesa del loro lavoro. Così i ‘giovani manichini viventi’ di diverse nazionalità (ci sono anche brasiliani e polacchi) hanno risposto alla polemica lanciata dalla Cgil contro l´iniziativa della Coin di mettere in vetrina ragazzi e ragazze, in costume da bagno, per promuovere speciali prodotti da spiaggia, come il telo mare con amplificatore di iPod incorporato.

I modelli in vetrina

«No alla mercificazione dei giovani» aveva denunciato l´altro giorno la Cgil che in un nota contestava l´operazione fatta dalla Coin, precisando che l´obiettivo era «difendere il decoro dei lavoratori e l´intelligenza dei clienti». Il documento aveva la doppia firma della Filcams Cgil e la Camera del lavoro (con sede a due passi dalla vetrina dello scandalo). Dopo le polemiche sembrava che lo show fosse stato cancellato. Invece, no. I modelli sono tornati, con i cartelli di protesta. «Non c´era motivo per rinunciare all´iniziativa – spiega Francesco Sama, il direttore generale di Coin – l´abbigliamento dei ragazzi non era sconveniente. Il pudore e la decenza sono sempre stati rispettati. E poi la vetrina di un department store è il medium per eccellenza. Abbiamo ospitato anche artisti».

I ragazzi da parte loro, hanno scelto come portavoce Matteo Cupelli, 19 anni, abruzzese di Teramo, “uno dei cento più bei ragazzi d´Italia”. «Altro che umiliazione, questo è un lavoro che ci gratifica, pagato regolarmente. Sono 50 euro netti, per cinque ore. E poi meglio qui che fare il muratore». Lui stava in vetrina e fuori, sul marciapiede c´era Graziella Carneri, il segretario generale della Filcams, pronta a replicare. «Non credo proprio che questi cartelli siano frutto dell´iniziativa dei ragazzi. Magari fossero così bravi ad organizzarsi. Dietro c´è lo zampino dell´azienda. La denuncia era doverosa. C´è un limite a tutto. Da tempo, ci stiamo battendo per un uso differente dell´immagine della donna nella pubblicità».

E nonostante la polemica della Cgil non sia stata ben accolta sui blog dei giovani, Graziella Carneri non demorde: «Non siamo bacchettoni. Sappiamo benissimo che in altri store i commessi accolgono i clienti a torace nudo ma un´opera di sensibilizzazione va fatta. C´è modo e modo di fare il modello. Un conto è una sfilata, altro è stare in vetrina, alla stregua di un oggetto». E mentre la polemica imperversa, i ragazzi fanno il loro lavoro: sorridono e sono pronti a fare foto di gruppo con i passanti che li invitano a mettersi in posa.

«Sono così carini…» dice una giovane mamma, mentre un´altra seccata, aggiunge «Vorrei vedere se ci fosse sua figlia in quella vetrina!». Oggi lo show si ripete. I modelli saranno lì tutto il pomeriggio per promuovere i prodotti di Hi-Fun, firmati da Guido, il figlio dell´imprenditore Giorgio Falck e dell´attrice Rosanna Schiaffino.

Maglietta: www.maglietterfresche.it  (in tutti i Coin d’Italia)

Fonte: Repubblica.it

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