Milano, Roger Waters con The Wall rende piccini piccini i concerti rock.

Maestro, lascia quei ragazzi da soli...

Un caso psicanalitico da trattato sta dietro la nascita di «The Wall», e dietro il perdurare del successo di questo magnifico doppio album dei Pink Floyd, che vide la luce nel 1979 e, oggi, dopo 32 anni, è ancora in grado, con la sua complessità e la potenza visionaria tradotta in un megashow avveniristico, di affascinare le folle, perché attualizza la storia, mescolando i ’40 con i ’70 e con l’oggi. Tanto che qualche padre accorto si porta dietro i bambini nel consigliabilissimo megashow in scena al Forum di Milano dove si contempla in carne e ossa Roger Waters – anima della pièce e (più del) 50 per cento della leggendaria band dalla quale si separò con cause – venire a patti con le proprie ossessioni di bambino, ragazzo e uomo orfano di un padre ucciso in guerra ad Anzio quando lui aveva 5 mesi. La sua storia è la storia di Pink, il protagonista, orfano soffocato dai fantasmi, da madre e scuola repressive, che diventato rockstar vive magmaticamente la separazione dalla moglie per stravizi con le groupies e con le droghe, ed erge alti muri per ripararsi dal mondo.

Trascorsi venti lieti anni appunto di psicanalisi, separatosi dai compagni Pink soprattutto grazie alle contese anche politiche con Gilmour (più di destra, leggasi) che in pratica non ne poteva più dei suoi fantasmi e del nazismo, ecco Waters a 67 anni, ormai canuto e perfino di buon umore, cantante (quel poco) e musicante (per sempre), legittimamente riscrivere (con una grande band e con tre chitarristi che neanche tutti insieme riescono a sostituire le mani di Gilmour, però bravi) lo show che all’epoca ebbe solo 31 repliche in clamorosa perdita. Con le tecnologie e le revisioni che la storia contemporanea suggerisce, e con il business di oggi: tanto che la produzione da 42 milioni di euro partita in settembre da Toronto sta straguadagnando e il mondo se la contende.

La prima sorpresa è la qualità del suono perfetta per i diecimila del Forum, dove ogni nota di solito gracchia, che ci sia Dylan o la Minogue, e ora suona invece perfetta, grazie ad amplificatori posizionati dovunque: potenza della pretesa d’artista. Yes They can. La seconda sorpresa è come l’uomo sia a suo agio, veramente in pace anche un po’ come cantante (ah, quella «Mother» alla chitarra) e disinvolto nell’interpretare «Stop» come se fosse in un cabaret brechtiano: ma anche nell’affidare la vocalità ad altri (un bel coro maschile traccia in doo-wop «The show mus go on»). Ma la sorpresona poi è come queste musiche ormai classiche siano accolte naturalmente dalla scenografia, tanto da far apparire i giant gigs di Stones, Madonna, perfino U2, volonterosi sforzi di debuttanti. Certo qui c’è una storia, ma è poi il gusto americano del tutto (Waters vive agli Hamptons) a dare quella marcia in più, tanto che lo show è oggi conteso (senza Waters), fra il Cirque du Soleil e Broadway. E alla 02 Arena di Londra già si conta sulla presenza di Gilmour, in maggio, per registrare un DVD definitivo.

Nei mattonacci bianchi che contornano il palco si affaccia (per poco) la band. Ed è subito guerra con «In the Flesh». Fuochi d’artificio come armi, uno Stukas partendo da centro sala si abbatte incendiato oltre il muro. Ci sono i bimbi che cantano di non aver bisogno di educazione, l’orrido maestro li guarda. Ci sono le colombe della pace che in «Goodbye Blue Sky» si trasformano in aerei che sganciano simboli ideologici, mezzelune e stelle di David, ma anche Shell e Mercedes. Fiori psichedelici si accoppiano sul muro che intanto è cresciuto, trasformandosi in uno schermo che manda furori creativi, con i simboli nazisti che si rincorrono. Nel secondo tempo solo una fessura resta, Waters si ritaglia un buco nel muro, la band trasloca davanti allo schermo, vola il cinghiale, il pubblico estasiato segue l’arrivo di caposaldi come «Comfortably Numb» o «Run Like Hell» finché inizia «The Trial» e la caduta del muro arriva fragorosa, liberatoria, a riscriverne il senso: il riparo era una protezione, oggi abbatterlo è una liberazione. E lo capiscono anche i bambini. Trionfo.

Prossime date: 4 e 5 aprile, 6 e 7 luglio Forum di Milano.

Marinella Venegoni per La Stampa

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    • Ciri
    • 5 aprile 2011

    Ho visto per ben 5 volte i concerti dei Pink Floyd tra Torino Roma Monza e Venezia e mi sono sempre detto che non era piu’ possibile vedere un live di quelle propozioni.
    Ho assistito anche ad altri concerti di Roger Waters ma quello visto ieri al forum mi ha lasciato senza fiato.
    Raccontare questo concerto e’ molto difficile perche’solo vedendolo si puo’ capire che cosa veramente e’ stato.
    Roger ha veramnete stupito, questo genio restera’ per sempre nella leggenda del Rock.
    Non mi rimane che sperare in una reunion col gruppo che come dice Nick Mason deve avvenire solo per amore e non per denaro.
    Sono riuscito ad acquistare anche il biglietto del 06/07/2011……..le emozioni non finiscono

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