Le magliette di Milano? Fatte in Bangladesh. ( Lo diciamo sempre che le magliette sono pericolose…)

Anche la Moratti fabbricata in Cina?

 

IL GIORNALE – E pensare che la linea si chiama “Design 100% made in Milan”. Ma le t-shirt, le felpe, persino la confezione delle tre palline di Natale con il logo del Comune, sono fatte in paesi del terzo mondo. Dal Bangladesh alla Cina. Basta girare l’etichetta per avere conferma.

Quando il Comune, Letizia Moratti e l’assessore leghista Alessandro Morelli in testa, presentò mesi fa il lancio della linea, l’intento dichiarato era quello di “dare ampio spazio alla valorizzazione delle eccellenze produttive presenti sul territorio con il coinvolgimento di aziende milanesi e nazionali”.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Così basta andare alla bottega del Comune in piazza Duomo per accorgerci dell’inganno. Per giunta relativamente caro, se pensiamo che una felpa costa intorno ai 40 euro e una maglietta poco meno di 20.

Da Palazzo Marino si difendono. Il Comune ha infatti affidato la produzione alla società torinese Giemme (comunque non di Milano…), che a sua volta si avvale di subfornitori, anche asiatici. E la frittata è fatta. “Se ci saranno valutazioni diverse naturalmente le vedremo, possiamo prestare più attenzione al lavoro delle nostre imprese, ma viviamo in un mondo che è globale e ci sono tante aziende milanesi e lombarde che hanno prodotto e producono i nostri gadget”, ribatte la Moratti.

 E pure Morelli non ci sta a venire additato. “Le leggi di mercato dicono che solo se ti affidi a una grande impresa di distribuzione i tuoi prodotti finiscono in tutto il mondo. É quello che abbiamo fatto rispettando l’alta qualità delle merci e la distribuzione nei circuiti internazionali”, spiega l’assessore.

 Ma il Pd attacca lancia in resta con il consigliere Pierfrancesco Maran. “Si dimetta, Morelli ha tradito il mandato dei suoi elettori – accusa il giovane esponente dei democratici mentre mostra i manifesti del Carroccio contro il lavoro delocalizzato -. Il Comune nel bando poteva restringere la produzione al territorio, visto che i prezzi non sono da merce low cost e solo in provincia di Milano ci sono oltre 4mila imprese tessili che cerca di resistere alla crisi anche per via della concorrenza cinese”.

 Conclusione piccata. “Quelle del sindaco e di Morelli erano chiacchiere. Nessuna delle 4mila aziende ‘in casa’ era in grado di produrre e rendere i prodotti davvero 100% made in Milan?”.

Fonte: ilgiornale.it

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