Come direbbero i francesi…dopo il “feuilleton”, voilà, le business… Mezzo mondo si organizza intorno all’icona Assange.

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Per chi è abituato a vagabondare, per lavoro o per diletto, nella Rete, non è difficile capire che, dopo il misterioso e, tutto sommato scarsamente duraturo, oggetto “Obama” ora è il momento del non meno misterioso e forse non più duraturo Mr. Assange.

Si parla di lui, si scrive di lui; una sorta di filosofo “Don Giovanni” al passo coi tempi; un Bernard Henry Levi con il supporto informatico; un Serge Gainsbourg senza coito evidente; un George Best che sa come fare goal. (Ricordate la mitica frase di Best? Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l’ho sperperato. ).

Insomma Julian Assange, anzichè prete s’è fatto “marchio”…capita. E’ capitato a Obama, è capitato a Bin Laden (a proposito… pensate ad un bel tè nel deserto tra Bin Laden e Assange, infondo entrambi distruttori del mondo occidentale, anche se uno dei due, Bin, ha un vizietto -quello di uccidere- che fortunatamente Julian non ha…) insomma s’è fatto marchio “malgré soi” in pratica senza volerlo. Assange oggi vale; è come se avesse vinto Wimbledon, oppure una importante gara alle olimpiadi. Assange è noto; Assange, ormai si sa, ama le donne e le violenta in maniera amorosa…Assange non ha quaranta anni; Assange viene dagli antipodi. Julian si è fatto marchio per riscattare l’intero genere. Per riscattare Obama, che non è durato. Per riscattare Cristiano Ronaldo, ormai papà, che non è amato dai ragazzini. S’è fatto marchio perchè Jeff Bezos di Amazon è brutto come la fame e Steve Jobs non è solo malato; ma è anche vecchio. E da vecchi i geni interessano solo agli altri vecchi. Si è fatto marchio, Assange, perchè del brufoloso inventore di Facebook nessuno vuole sapere nulla. Quello che ha fatto ha fatto e si goda i suoi miliardi di $. Senza disturbare…Per non parlare, infine, di Che Guevara, il riferimento secolare di tutti coloro che “si sono fatti marchio” . Ma il “Che” lo è diventato marchio (o brand) da morto. Esserlo da vivi è molto più imbarazzante. Appiccicoso.

Divertitevi da soli. Dunque. Girate nella rete. Bighellonate. Fate sega ( si dice ancora così quando non si va a scuola di nascosto?)  per mezz’ora dalle cose più importanti che state facendo. E scoprite quante immagini, quanti prodotti, quanti articoli ruotano intorno a Julian Assange ( però , che nome perfetto per diventare Mito temporaneo…).  E allora a vostra disposizione avrete t-shirts e borse, tazze all’americana e tovagliette. Sarete pronti ad indossare Julian, mangiare con Julian, illuminarvi con Julian (nel senso di lampade personalizzate…)  trasportare le varie nostre cianfrusaglie dentro “Julian”. Probabilmente giocare con i vostri figli con giocattoli “targati” Julian.

Come dicono bene i francesi…feuilleton…Assange è già un romanzo d’appendice. E mica per colpa sua…

Marco Mottolese per newsfromtshirts

Statuette di Assange a Napoli. Per il Presepe.

 

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