Post Taggati ‘ Obama ’

Don’t like #Romney? Here’s a T-shirt for you:

Very good language, very good style

 

Late last week a T-shirt inspired by the 2012 presidential campaign and Chicago hip-hop made its debut—it’s called “That Mitt I Don’t Like,” in an obvious nod to Chief Keef‘s “I Don’t Like” (and the G.O.O.D. Music remix). You can probably imagine how its creators feel about Republican candidate Mitt Romney.

Atlanta-based designers John Searles, Aaron Rhodan, and Julian Streete had been trying to brainstorm a collaborative project when they hit upon “That Mitt I Don’t Like.” The three had become friends while studying business at Morehouse College, and graduated in 2009; Rhodan, who grew up in Chicago’s Hyde Park, was about to move to Brooklyn, and they wanted to come up with a design before his departure.

The idea didn’t arrive until after Rhodan’s move—it was Searles who lit the fuse—but the trio pushed ahead anyway. “It all came to fruition after the first debate,” Searles says. “I felt like there was a lot of lying from Mitt Romney’s side and it was kind of something that disgusted me. I didn’t like it.”

It reminded Searles of the “I Don’t Like” remix, and he thought Pusha-T’s introduction (“Fraud niggas, y’all niggas, that’s that shit I don’t like”) was especially apt given Mitt’s mendacity. “It made so much sense,” he says. “I almost envisioned Obama quoting that at the second debate because I felt like he needed to kind of swing it.”

The design for the “That Mitt I Don’t Like” T-shirt also draws on the “I Don’t Like” remix: the bold font and striking red lettering on a black background echo the album art for G.O.O.D. Music singles.

Searles, an unabashed G.O.O.D. Music fan, first encountered “I Don’t Like” when Kanye and company dropped the remix version. “I didn’t really know much about Chief Keef,” he says. “I certainly like the remix a whole lot more.”

Rhodan, a graduate of Whitney Young Magnet High School, is undecided about his favorite version. “Like most Chicagoans, I think I probably lean more towards the original one,” he says. “I’m very happy with the remix of the song as well, for what it was able to do for the city.” Rhodan is thrilled to have a hand in something that touches on his own Chicago history, his support for Obama, and his love for Chicago hip-hop—he’s especially excited to feel like he’s doing something to help Obama’s 2012 campaign.

Searles says T-shirt sales have been good; some of that may be attributed to a fresh round of Chief Keef news, specifically that Cook County prosecutors are going after him for violating his parole during a video interview with Pitchfork at a gun range in New York. (The interview was in June, and Pitchfork retracted the story last month.) The “That Mitt I Don’t Like” site has attracted a lot of reviews and feedback. “We’ve had some requests for baby Ts and V-necks,” Searles says.

He adds that they might try to help Obama in another way: “I’m sure we’ll donate a portion of what we make to the Obama campaign.”

Quote from: http://www.chicagoreader.com

 

Maglie, tazze, cover: renziani in stile ultras…«Non si ferma il vento con le mani»

Slogan azzeccato perchè si appoggia su qualcosa di esistente.

La battaglia per le primarie passa anche dai gadget. Se per il momento il segretario Pd Pierluigi Bersani e il leader di Sel Nichi Vendola si sono limitati a mettere a disposizione dei «kit» sul web per farsi spille, manifesti, magliette ed altri oggetti in modo autoprodotto con i loro simboli e slogan, loghi e immagini della campagna elettorale per le primarie del centrosinistra, Matteo Renzi ha scelto la via del merchandising, stile comitato elettorale americano, per la raccolta fondi. Alcuni di questi oggetti erano già apparsi nelle mani di Renzi: subito era stata notata la custodia «griffata» per il suo (inseparabile) iPhone.

Ce ne sono di due tipi, ora: quella con lo slogan «Keep calm and rottama», reinterpretazione dei manifesti di propaganda in Gran Bretagna durante la Seconda Guerra mondiale, diventata frase di culto sul web e tradotta (e tradita) in mille modi. E quella con il «claim» standard della campagna di Renzi, «Primarie 2012, Matteo Renzi. Adesso». Costo (per entrambe): 9 euro. Il prodotto più caro è invece il «roll up», lo striscione verticale con supporto fisso che può essere acquistato (ovviamente, dai comitati, ma anche da quei feticisti che se lo vogliono installare in casa) a 70 euro. Lo striscione normale costa invece «solo» 44 euro. Ci sono poi le felpe (25 euro) e le tshirt a maniche lunghe (15 euro). Ma solo fino alla «L»: insomma, chi vorrebbe una taglia comoda, è meglio si metta a correre come ha fatto il «rottamatore» per prepararsi alla maratona, e perda qualche chilo. Entrambe possono essere acquistate — in blu e rosso, i colori anche questi mutuati dalle campagne elettorali Usa, che rappresentano Democratici e Repubblicani — con lo slogan della campagna o la citazione di Seneca «Non si ferma il vento con le mani», diventato il refrain di Renzi dopo l’arrivo di regole più stringenti per le primarie. Poi le biro, i lapis, gli adesivi, le spille. E anche la tazza, sempre con la scritta «Adesso!».

Fonte: Marzio Fatucchi per Corriere.it

Che sport è sparare alla maglietta di Obama ?

Che bel gruppetto di cecchini di maglietta....

 

Un poliziotto scatta una foto ad un gruppo di studenti con l’immagine del presidente crivellata di proiettili

Una T-shirt di Obama crivellata di proiettili. E’ quanto esibiscono, con grandi sorrisi, un gruppo di ragazzi statunitensi in una foto che sta facendo il giro di Facebook e degli altri social network, e che ha destato l’attenzione anche del Secret Service, l’agenzia federale predisposta alla sicurezza del presidente. Un particolare ancora più clamoroso dell’immagine è che la foto è stata scattata da un sergente della polizia, evidentemente ignaro, o troppo consapevole, di cosa significhe sparare ad un maglietta con il volto di Barack Obama

Più o meno questa è la maglietta che funge da bersaglio.

SPARI ALLA MAGLIETTA - La foto dello scandalo è stata postata settimana scorsa sulla pagina Facebook di un sergente di polizia di Peoria, una cittadina vicina a Phoenix, la capitale dell’Arizona. L’immagine è stata rimossa appena le autorità, locali e federali, sono state allertate sulla foto, che sul social network si intitolava “Un’altra gita al ranch”. Nella foto ci sono sette ragazzi, quattro dei quali impugnano delle armi, che esibiscono una delle più iconografiche immagini del presidente Obama crivellata di colpi di fucile e pallottolle. La fotografia è stata scattata pochi giorni prima della visita del Capo di Stato americano nella capitale dell’Arizona, lo stato che proprio l’anno scorso di questi tempi fu teatro del tragico attentato alla rappresentante democratica Gabrielle Giffords, ritiratasi dal Congresso proprio per recuperare dallo sparo che l’ha quasi uccisa.

AFFERMAZIONE POLITICA – Il sergente della polizia autore dello scatto, Pat Shearer, è stato decorato all’onore alcuni anni fa per aver salvato un camionista dall’incendio del suo automezzo. Il sergente, contattato da una stazione locale, ha affermato di non credere che la foto sia un grosso problema, ma che voglia rappresentanre solo un’affermazione politica. Il Secret Service, insieme agli ufficiali superiori di Shearer, hanno deciso di aprire un’indagine in materia. Anche le autoritità scolastiche del liceo frequentato dai ragazzini che hanno sparato alla foto di Obama hanno dichiarato che gli alunni dovranno chiarire le circostanze e i motivi del loro gesto. Un portavoce del Secret Service ha evidenizato come è vero che negli Usa esista la libertà di espressione, ma come la foto debba essere spiegata alle autorità visto il contenuto molto violento.

Fonte: Andrea Mollica per Giornalettismo.com

nota di newsfromtshirts: intanto sembra una foto scattata in Libia o in Egitto. Quegli “straccioni” del terzo mondo che vanno alla guerra con le magliette Nike. (Just do it…). E poi davvero si rimane senza parole a pensare che questo bel gruppetto è fotografato in territorio statunitense. Siamo scettici…e attendiamo news da questa news…

Mitt Romney; ha la faccia da “Presidente degli Stati Uniti” ? (Facciamo preventivamente conoscenza con un volto che ci potrà essere a breve molto molto noto…)

Lombroso cosa avrebbe pensato?

 

[Elezioni Usa 2012] Ultimi sondaggi: Mitt Romney sorpassa Ron Paul in Iowa

Qui sembra giusto per fare il Presidente....

 

La fluida situazione delle primarie repubblicane in Iowa si sta cristallizzando verso un consenso, una vittoria (?) di Mitt Romney che alla penultima curva sembra essere in grado di superare Ron Paul e quasi doppiare Newt Gingrich, ormai in un affanno sempre più forte, quasi fermo al palo. Del crollo dell’ex Speaker della Camera si sta avvantaggiando (a sorpresa) Rick Santorum, il difensore dei valori religiosi.

L’ultimo sondaggio della Cnn/Time/ORC International Poll indica che l’ex governatore del Massachusetts è in testa con il 25% dei consensi degli elettori che si recheranno a votare, mentre Ron Paul è al 22%. Newt Gingrich (colpito, affondato dagli spot negativi finanziati dal comitato elettorale pro-Romney) è sceso al 14% (era sopra il 20 nei precedenti sondaggi), mentre è salito l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, che è stato in grado di raccogliere l’eredità di Gingrich.

In Iowa, Ron Paul e Rick Santorum rappresentano rispettivamente l’ala più libertaria in economia e quella più genuinamente conservatrice nei valori morali. I loro profili politici attraggano un forte consenso, ma allo stesso tempo sono il loro limite perché non sono in grado di allargare il loro bacino elettorale.

Mitt Romney sta quindi emergendo per quello che è: l’unico candidato spendibile a livello nazionale. Forse la nuova tendenza dei sondaggi in Iowa certifica questa percezione tra gli elettori.

Oltre a quello della CNN ci sono altri sondaggi che lo danno in testa. L’ultimo di Rasmussen dice che è in vantaggio di cinque punti rispetto a Ron Paul. RCP Average afferma che è sotto, ma solo di mezzo punto.

Fonte: http://blog.panorama.it/

O è sempre meglio lui?

Io li conoscevo bene…Gheddafi, dal suo rifugio, spedisce cartoline ricordo ai suoi “vecchi amici”. Baci, abbracci e …galanterie..E ora? Un bel vaffa da tutti. Che riconoscenza….

Ho fallito, dice Gheddafi. Ma non avranno fallito anche tutti coloro che lo hanno abbracciato e salutato?

 

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Ma il più bravo è Lui, Berlusca, che gli bacia la mano...manco al Papa...

Caccia alla salma di Osama, parte miliardario Usa.

Ma sarà, dunque, morto? E se trovano un corpo e non è lui?

Scandaglierà i fondali, non crede ad Obama.

Non lo si puo’ definire un tesoro in senso stretto come quello trovato a bordo del galeone britannico che tanti anni fa Bill Warren porto’ in luce al largo di Santa Cruz in California. Adesso Warren, un avventuriero del mare con alle spalle l’esplorazione di oltre 200 relitti, ha deciso di lanciare una missione molto speciale nel mare Arabico scandagliando i fondali alla ricerca della salma di Osama bin Laden ”Lo facciamo perche’ siamo americani patriottici e pensiamo che il presidente Barack Obama non ci abbia dato le prove. Non mi fido del mio governo ne’ del mio presidente”, ha detto al sito Tmz Warren, un eccentrico imprenditore californiano con la passione dell’archeologia subacquea.

La squadra che lavorera’ con lui spera di localizzare, recuperare e fotografare il corpo dello sceicco del terrore che fu gettato in mare dopo un funerale musulmano a bordo della portaerei Uss Carl Vinson dopo il raid delle forze speciali americane il 2 maggio a Abbottabad. L’obiettivo e’ fotografare i resti che solo pochi vip dell’amministrazione Usa hanno visto prima che i militari Usa li racchiudessero in una busta sigillata e piombata e la lanciassero in mare. E in caso di recupero della salma, Warren vorrebbe poi effettuare il test del Dna a bordo di una nave. L’impresa dovrebbe scattare a luglio: costera’ centinaia di migliaia di dollari (400 mila secondo i media americani)nell’arco di due settimane.

Warren utilizzerebbe un mini.sub, ma la ricerca si preannuncia come quella di un ago in un pagliaio: i Navy Seals non hanno fornito alcun dettaglio sul punto in cui il corpo di bin Laden venne gettato ai pesci. L’unica informazione e’ che la Vinson si trovava nel Mar Arabico del Nord. Ma Warren non si scoraggia anche perche’, oltre che nella fama che gli arriverebbe se facesse il colpaccio, crede nella causa: ”L’amministrazione Obama avrebbe dovuto pubblicare le foto come abbiamo fatto con Billy The Kid o John Dillinger o addirittura con Saddam Hussein”, ha detto l’avventuriero al New York Post: ”Ho una fidanzata russa e lei mi dice che li’, nei circoli dell’intelligence, la gente non crede che Bin Laden sia veramente morto”.

T-shirt con certificato nascita Obama.

Indossereste mai una maglietta recante il certificato di nascita di Obama?

NEW YORK, 18 MAG – Il certificato di nascita del presidente USA Barack Obama, in passato oggetto di polemiche, è diventato un gadget per finanziare la campagna elettorale 2012.

Da oggi sono state messe in vendita magliette elettorali sulle quali è riportata la ‘long form’ del suo certificato di nascita. Per mesi i cosiddetti ‘birthers’, come ad esempio Donald Trump, avevano sostenuto che Obama si ostinava a non mostrare la versione integrale del suo certificato di nascita perché non era nato negli USA.

Fonte : ansa.it

Osama Bin Laden usava il Viagra . ( E indossava questa maglietta…)

Molto Obamiana...

Osama Bin Laden faceva uso di «Viagra alle erbe», l’alternativa naturale al famoso farmaco contro l’impotenza. La medicina è stata rinvenuta nel covo del leader del terrore, ad Abbottabad. Lo riporta la stampa pachistana sulla base di diverse rivelazioni emerse dalla perquisizione della camera da letto e dagli interrogatori della vedova di origine yemenita detenuta dalla polizia. Secondo la donna, che ha 27 anni, il cinquantaquattrenne capo di Al Qaeda – che ha avuto cinque mogli e tra i 20 e i 26 figli – «non era in cattiva salute» e preferiva curarsi con «rimedi naturali». Citata dal network americano Nbc, la vedova rivela anche che da circa 10 anni Osama aveva risolto i suoi problemi ai reni, grazie a due interventi chirurgici. «Non è mai stato debole nè fragile – testimonia la giovane -. Si curava da solo». Oltre al Viagra, nell’armadietto delle medicine sono stati trovati diversi farmaci contro la pressione alta, l’ulcera, l’herpes e le infiammazioni nervose. In più, sciroppo di avena, usato per lo stomaco ma anche come afrodisiaco.

Fonte: corriere.it

Non festeggia solo Obama negli States ma anche i produttori di magliette…

…i quali, dopo l’abbuffata per il matrimonio principesco di Londra e la beatificazione di Paolo Giovanni II hanno trovato una ulteriore via al business: le magliette di scherno per la morte di Osama Bin Laden. A testimoniare, una volta di più, che la maglietta è IL media per eccellenza per sedimentare immediatamente una notizia sul proprio …petto. Insomma la T-shirt sembra fatta apposta per corredare qualsiasi notizia e creare occasioni di business.

Buona Gallery.

M.M Newsfromtshirts.

“Gheddafi se ne deve andare”; monito di Obama, Cameron e Sarkozy.

Tranquillo Muhammar, ci penso io a fare la guerrilla contro quei tre...

Articolo congiunto dei tre leader su quattro quotidiani internazionali: “Impossibile immaginare che il paese abbia un avvenire con Gheddafi”. La replica della figlia del Colonnello, Aisha: Parlare di dimissioni è un’umiliazione.

E’ ”impossibile immaginare che la Libia abbia un avvenire con Gheddafi”. E’ la sintesi di un articolo pubblicato su quattro quotidiani di Barack Obama, David Cameron e Nicolas Sarkozy, i quali ribadiscono la necessita’ di continuare le operazioni militari per accelerare la fine del regime del Colonnello e permettere una transizione in Libia.

”Non si tratta di deporre Gheddafi con la forza. Ma non e’ possibile immaginare che la Libia abbia un futuro con Gheddafi. E’ impensabile che qualcuno che ha voluto massacrare il suo popolo giochi un ruolo nel futuro governo libico”, scrivono i tre leader, precisando che ”qualsiasi compromesso che lo lasciasse al potere” sarebbe un ”tradimento” nei confronti del popolo libico.

Intanto a Berlino prosegue il vertice della Nato sulla Libia. Dopo i colloqui di ieri, tuttavia, pare che nessun altro paese sia intenzionato a partecipare attivamente ai raid.

Fonte>http://www.asca.it

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