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Fenomeno “Dead Drops”: i file si scambiano via usb sui muri.

maglietta

Einstein lo sapeva che saremmo arrivati a questo…

Arriva anche in Italia la nuova street art 2.0 che passa attraverso i muri. Foto, musica e testi sono condivisi in forma anonima attraverso chiavette usb sparse in tutto il mondo.

Dead Drop era il metodo di spionaggio con cui due persone si scambiavano oggetti o documenti segreti depositati in un luogo pubblico concordato in precedenza. Lo scambio avveniva in forma anonima e senza che le due spie si incontrassero. Da questo sistema è nato nel 2010 il progetto dell’artista tedesco Aram Bartholl, quando durante un soggiorno a New York, decide di installare le prime cinque memorie flash USB tra le fessure dei muri della città. Da allora le chiavette usb cementate sono diventate migliaia, sparse in tutto il mondo, e uno speciale registro online ne rileva la posizione esatta, la capienza e la data di creazione. Al momento quelle registrate sono 1.121 per un totale di 5924 gigabyte.

L’obiettivo delle Dead Drops è quello di favorire la condivisione di contenuti tra i cittadini e per farlo non serve altro che un portatile. Non ci sono password e non è richiesto alcun plugin o cavo; una volta identificata la Dead Drop basta collegarsi ad essa e il gioco è fatto. Chiunque può scaricare e caricare a sua volta ogni tipo di file, come immagini, documenti o filmati. Il tutto senza che gli utenti si incontrino o identifichino mai, dal momento che non è possibile risalire a chi ha creato, caricato e diffuso i contenuti.

Questa nuova street art 2.0 si è diffusa anche in Italia, dove sono già state istallate 62 chiavette. Creare la propria Dead Drop è semplicissimo e chiunque può farlo purché rispetti quanto sancito nel Manifesto: la chiave usb deve essere situata in uno spazio pubblico, non deve essere troppo visibile e deve contenere il file testuale del Movimento al suo interno.

Un aspetto importante da non trascurare è però la sicurezza. Tra i file condivisi potrebbe infatti annidarsi un virus con il rischio di infettare il proprio computer. È bene quindi eseguire sempre una scansione del dispositivo con il proprio antivirus prima di accedervi.

T-shirt: http://www.magliettefresche.it

Guarda il video: http://www.ustation.it/giuliabarbanera/weblog/2439-fenomeno-adead-dropsa-i-file-si-scambiano-via-usb-sui-muri.html#.UXBf7i7tTrM.twitter

Giulia Barbanera http://www.ustation.it

I #tassisti non finiscono di stupirci.

taxi driver

Killer, artisti e dj questi tassisti.

Non è ancora terminato l’eco del tassista berlinese che scattava foto ai seni delle sue clienti per terminare infine in una fastosa mostra in quella galleria a cielo aperto che è Berlino: http://newsfromtshirts.wordpress.com/2012/05/28/i-topless-di-hans-juergen-watzlawek-perverso-o-artista-o-entrambi/ che è notizia freschissima la risposta newyorkese al tassista tedesco. Eccola:

Il tassista pop art che raccoglie
(di nascosto) le voci di New York

All’insaputa dei clienti ha registrato le loro conversazioni e le ha mixate in un audio che fa sentire dentro la sua auto: così Daniel J. Wilson è diventato famoso. Un’installazione multimediale che racconta le storie della Grande Mela: (video): http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/il-tassista-artista-registra-le-voci-dei-passeggeri/122705/121192

Insomma i taxi driver, che siano europei o americani sviluppano un sesto senso artistico, schiudono la propria vena di follìa probabilmente sviluppatasi nelle lunghe ore solitarie in auto.

Comunque complimenti a Daniel J.Wilson sia per la qualità del suo “corto” sia per l’idea e anche per la sceneggiatura. I suoi 15 minuti di notorietà sono arrivati, come arrivarono per Hans Juergen e come li  raccolse intorno a sè Robert De Niro, che su un film dedicato al “taxi driver” costruì l’inizio della sua colossale carriera. Altro che 15 minuti!

(M.M. per newsfromtshirts)

t-shirt: www.magliettefresche.it

Se la biblioteca condominiale fa vendere prima la casa.

 

Tutti in poltrona a leggere; indossando questa t-shirt.

 

Gli immobiliaristi di New York: boccata d’ossigeno anti rumore
È il servizio più esclusivo, negli Anni 80 era la piscina.

Negli anni Ottanta era la piscina condominiale a far decollare le vendite di un nuovo centro residenziale. Dopo è stato il turno della palestra, poi quello della lavanderia condivisa e via con altri «sogni americani» capaci di trasformare il grigio urbano in qualcosa di esotico. Ora l’America inverte la rotta dei servizi offerti e punta, in piena era dell’ebook, sulle biblioteche condominiali. «La palestra, gli spazi verdi e il tetto attrezzato ancora motivano fortemente l’acquisto – racconta al New York Times Tami Shaoul, vice presidente di Corcoran Group, gruppo immobiliare che investe sulla nuova tendenza -. Ma i clienti sgranano gli occhi quando scoprono che tra i servizi c’è la biblioteca condivisa».

Un «low cost frill», uno sfizio a buon mercato, rispetto alla cantina refrigerata per i vini, alla sala giochi dei bambini, alla vasca idromassaggio e all’area-ricevimenti. «Basta un piccolo spazio ricavato nella lobby e il gioco è fatto», suggerisce Kathy Braddock proprietaria di una società immobiliare. Eppure, al tempo stesso, un segno evidente di lusso, «quasi come avere il quarto figlio», azzarda il paragone Roy Kim, vicepresidente di Extell, un gruppo che entro il 2013 realizzerà condomini con libreria annessa. Adesso la scommessa è indovinare se il modello sarà esportabile in Italia, dove le librerie hanno fatto il loro ingresso nei musei, nei caffè, addirittura nei ristoranti, ma non rientrano nelle attrattive elencate dagli immobiliaristi.

«L’idea della library è profondamente radicata nello spirito americano e non è stata sorpassata dall’era digitale – osserva lo scrittore e critico Philippe Daverio, primo nella classifica ebook con il suo volume «Il museo immaginato» -. Pensiamo soltanto a quanti film americani abbiamo visto dove c’è un uomo che di sera, anziché guardare Porta a Porta, si siede nella sua poltrona di cuoio, illuminata da una lampada, e legge il libro preferito… ». Anche per questo l’affaccio delle biblioteche nel settore immobiliare non sorprende. «Dagli anni Settanta in poi, con l’AT&T Building di Philip Johnson, gli Stati Uniti hanno scoperto l’utilità di aggiungere arte e cultura agli immobili. L’idea di condividere piaceri in uno stesso luogo è simbolo dell’esclusività di alcuni condomini di Park Avenue, dove si entra solo dopo approvazione unanime dei residenti, e al tempo stesso di uno spiccato spirito collettivo – prosegue Daverio -. Nella nostra cultura individualista non vedo grandi sbocchi per idee come queste».

Opinione condivisa da Manfredi Catella, amministratore delegato di Hines Italia, capofila del progetto Porta Nuova che a Milano ha ridisegnato su calco newyorchese l’area di Porta Garibaldi. Prima di approdare a un progetto definitivo l’imprenditore ha studiato da vicino i modelli anglosassoni, orientali e statunitensi. «Alla fine siamo giunti alla conclusione che stavamo confrontandoci con culture profondamente diverse dalla nostra, più esibizioniste, dove l’atout condominiale viene visto come qualcosa da mostrare agli altri ma non da godere», dice Catella. Nelle residenze Porta Nuova gli architetti hanno puntato su «vere necessità». «Per esempio una sala, da affittare al consumo, per organizzare cene e party impensabili in casa: in pratica un’estensione della propria abitazione».

La mancanza di spazi, d’altra parte, è anche uno dei motivi della nascita delle librerie nei condomini americani: al 1 Rector Park, complesso di lusso ma dalle metrature ridotte, lo spazio della biblioteca è vissuto come una boccata d’ossigeno dagli schiamazzi dei bambini o dall’aspirapolvere della cameriera. «L’idea dei condomini mixed-use è approdata anche qui – dice Cristina Paini, a.d. della società Gestione che cura i condo-Hotel Ramada in Italia, circa 7200 strutture in tutto il mondo. «Ma tra i servizi prediletti dagli acquirenti continuano ad esserci palestra, spa e al massimo un putting green, per i golfisti più fanatici».

Fonte: Michela Proietti per Corriere.it

Arte: Andy Warhol, Christie’s annuncia scoperta autoritratto del 1967.

Andy non finisce di stupirci...vuole essere protagonista anche negli anni 2000...

( adn kronos) La casa d’aste Christie’s ha annunciato oggi la riscoperta di un monumentale autoritratto di Andy Warhol (1928-1987). L’opera stimata tra i 3 e i 5 milioni di sterline sara’ messa in vendita a Londra mercoledi’ 16 febbraio. La gigantesca tela praticamente inedita del re della Pop Art sara’ esposta al pubblico per la prima volta nella sede di Christie’s a New York dal 20 al 26 gennaio.

T-shirt e borse :  www.magliettefresche.com

link utile: http://www.coin.it/jsp/it/articoli/articleid_276_sezione_uomo.jsp

nota: l’avevamo detto il 1° gennaio….http://newsfromtshirts.wordpress.com/2011/01/01/4823/

e nulla sapevamo di questo ritrovamento. Andy è un faro, una bussola. L’Arte senza di lui, è come un fiume senza ponti…( newsfromtshirts)

Warhol di tutti i colori...

Ci fanno o ci sono? I ribelli della mutanda, decimo raduno senza pantaloni nella metro di New York.

Vuoi fare il ballo della "non mutanda?".

La regola: far finta di nulla. Se ti chiedono perché lo fai rispondere solo: «Mi sentivo scomodo»

Togliti i pantaloni e fai finta di nulla. La regola è semplice, ma anche per i passeggeri della metropolitana di New York, la capitale mondiale della libertà di abbigliamento, può essere destabilizzante. Se qualcuno ti chiede perché lo fai – si legge nelle istruzioni – rispondi “mi sentivo scomodo”. Al decimo raduno annuale i ribelli della mutanda – decine e decine distribuiti dai capigruppo tra le fermate di Manhattan Uptown fino a Brooklyn e al Queens – hanno letto il manuale online e sono pronti all’azione. Zainetto in spalla per riporre gli indumenti da far sparire, giacca invernale – perché c’è il sole, ma fa freddo – meglio ancora se si indossa cappello, sciarpa e guanti per marcare la differenza con i boxer di cotone sulle gambe nude. Cinque punti di ritrovo in città. Quindi ci si divide in piccole bande, ognuna con una destinazione. Si entra in metropolitana, ci si spoglia. Niente risatine e scherzi con gli amici. Professionalità: «Quando entrate nel treno, non parlatevi: non vi conoscete tra di voi». Sono gli altri, i passeggeri ignari, che devono sgranare gli occhi, darsi di gomito, fare commenti. Voi attivisti dello slip libero dovete comportarvi come se fosse tutto normale. Non vi fotografate, né perdete tempo a documentarvi: sono previsti fotografi professionisti (anche loro mezzi nudi). Il percorso è fissato. Alla fermata indicata dagli organizzatori, si scende in mutande e in mutande si aspetta il treno successivo, senza muoversi dalla banchina, entrando esattamente nella stessa carrozza del blitz precedente. Sii gentile e soprattutto tranquillo: «Se ti fanno domande puoi rispondere che hai dimenticato i pantaloni, e se proprio te lo chiedono puoi confessare che sì, hai un po’ freddo». Ammessi mutandoni anche uno sull’altro, ma niente tanga né slip sexy o volgari: lo scopo e far ridere, è scritto nel manuale, non scioccare. Alla fine ci si ritrova tutti in Union Square. E a quel punto, finalmente, ci si può anche divertire a scambiarsi racconti e aneddoti tra partecipanti.

Fonte: Corriere.it

Andy Warhol, Andy Warhol…più passa il tempo meno possiamo fare a meno di lui…e ora ci offre anche l’occasione per capire se la nostra faccia vale uno “schermo”…

Tutti famosi per 15 minuti; lui, per sempre!

Andy Warhol diceva sempre che tutti nel futuro sarebbero stati famosi per almeno 15 minuti. Una profezia che si è attualizzata in modi di cui non sempre si può andar fieri, tra Grandi Fratelli, Jersey Shores, Lucignoli  e altri format, perlopiù televisivi, il cui unico scopo è -pare- diffondere la mediocrità e il vuoto di certi cervelli (non in fuga, ma mai pervenuti).

E badate che non è detto che Warhol non avrebbe approvato, vista la sua fascinazione per tutto l’universo del POP e dei media. Ma forse un modo migliore per  rendere omaggio a questo suo statement, senza destituirlo così brutalmente dell’aura artistica che gli dovrebbe esser propria, c’è. Il bello è che, pur essendo estremamente ufficiale, è aperto a tutti.

Si tratta di un progetto organizzato dal Moma per la mostra Andy Warhol: Motion Picture – fino al 21 marzo 2011 – realizzata per celebrare le incursioni dietro la macchina da presa dell’artista biondo platino. L’idea è semplice: tutti i fan di Warhol sono invitati (dal MoMA!) a realizzare uno screen test in bianco e nero di 90 secondi e di uploadarlo poi sul sito della mostra.

Non dovete parlare e vi potete bardare con occhiali da sole, cappelli e ciglia finte. Se state fermi immobili meglio: lo screen test serve a verificare la cinematografibilità del vostro volto. Non c’è una selezione: tutti i video finiranno automaticamente sulla opening page del sito, accanto a quelli delle celebs con cui Warhol ha lavorato, da Edie Sedgwick a Dennis Hopper.

Altro che isola dei famosi.

Fonte: Francesca Masoero per http://www.nuok.it

maglietta: www.magliettefresche.com  ( Coin e Upim Pop).

Monsieur Steve fa una pernacchia a Jimmy e a Coco .

“This is not Jimmy Choo” è la frase provocatoria stampata su una delle sue magliette più famose. Di chi stiamo parlando? Il nome potrebbe dirvi poco o niente… Ma è destinato a diventare un vero e proprio tormentone della moda: Monsieur Steve.

Non è diventato famoso per una sfilata d’alta moda, né tantomeno è stato visto un suo capo addosso a qualche famosa attrice ribelle intenta a sorseggiare un drink o passeggiare su un red carpet.. Niente di tutto questo. Steve ha usato il mezzo di comunicazione più forte: internet. T-shirt e shopping bag, infatti, son state pubblicizzate su Facebook, Flickr e Twitter (e non solo), ottenendo fin da subito curiosità e visibilità.

Quella di Steve non è la solita moda.

Queste sono scritte ribelli e provocatorie nei confronti di grandi marche, come H&M, Jimmy Choo, Dior… fino ad arrivare addirittura a pilastri della moda come Chanel e Luis Vuitton. Non solo le marche sono nel mirino della sua “critica” o dedica, ma anche nomi noti come Marc (Jacobs), Karl (Lagerfeld), ed addirittura Anna (Wintour, direttrice di Vogue) sono chiamati “amichevolmente” per nome sui suoi abiti.

Non solo è un’idea nuova e decisamente un must per le vere fashion victims, ma è anche accessibile a tutti: infatti, Steve propone le sue magliette ad un prezzo medio che varia dai 20 ai 30 euro.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Vi starete allora chiedendo come mai nei negozi non si siano ancora viste? Non è un problema solo dell’Italia (che con la scusa che le cose dall’estero ci arrivano dopo, magari, posson esserci sfuggite), in realtà nemmeno sulla fifth di New York la troverete: Steve vende la sua moda esclusivamente online, così come l’ha fatta nascere e pubblicizzata.

Sul sito avrete la possibilità di vedere interamente la sua collezione, dalle magliette, alle bags e agli accessori; è possibile, inoltre, richiedere una maglietta totalmente personalizzata (e sicuramente unica nel suo genere!). Un’altra nota a suo favore sono le spese di spedizione: effettuate in tutto il mondo, non superano i 3.50 euro, ed in caso di pacco o di indumenti danneggiati, verranno cambiate gratuitamente.

Chissà se prima o poi qualche altro ribelle progetterà delle t-shirt con scritto “Who is Monsieur Steve?”

Fonte: www.nuok.it e http://www.monsieursteve.com/

 

Sulla (nuova) strada di Kerouac . La beat generation incontra Google.

Il grande Jack.

Il viaggio che definì un’epoca ora si può fare da seduti con Google Earth grazie alle telecamere fisse. Città dopo città attraverso il continente americano. Per saperne di più basta puntare il cursore e affidarsi allo zoom. E 53 anni dopo la pubblicazione del romanzo, Francis Ford Coppola ha dato inizio alle riprese del film.

Viaggiare con mappe virtuali sarebbe stato il controsenso assoluto del ventinovenne Kerouac. Restare seduti, fermi, composti davanti a un monitor per muoversi in 3D su strade dotate di telecamere fisse. Strade senza segreti, senza possibilI svolte, senza scelte. La generazione beat cinquant’anni dopo viaggia da seduta. Muove mouse senza fare autostop e non lascia ombra. Per lo più.Il viaggio di On the road (Sulla strada) scritto da Jack Kerouac nel 1951 e pubblicato nel ’57, è ancora vivo e in trasformazione perpetua. Su Google Earth ora si può ripercorrere posto dopo posto, proprio come l’autore usò mappe e puntine negli anni in cui viaggiò attraverso il continente americano prendendo appunti, e formando nella sua testa il romanzo che definì una generazione e diede inizio alla sua degenerazione.

VIDEO 1

Il viaggio virtuale di On the road parte da questo indirizzo 2 (è richiesto il plug-in di Google Earth, ma è indolore o potete arrivarci da qui 3). Ogni posto, ogni città, benzinaio o paesaggio toccati dai personaggi del libro, cominciando da Sal Paradise (Kerouac nella versione originale del manoscritto), sono segnati. Basta puntare il cursore e affidarsi per il resto alle infinite possibilità dello zoom. In ogni segnalibro sono segnate spiegazioni, citazioni, e sono raccolte emozioni. Frasi tratte dal libro, pezzi di vita di Kerouac. Motivi, visioni. Il compromesso virtuale mantiene vivo il viaggio. Lo fa a tre dimensioni e senza grandi pretese. Non è un lavoro ufficiale, è opera di un internauta volontario, un utente libero in cerca di avventura. Beat, seat.

On the road resta una leggenda senza punti e virgola. E’ una strada di parole percorsa da generazioni, imprigionata su un rotolo di carta per telex lungo 36 metri sul quale l’autore ha dattiloscritto il suo romanzo. Il rotolo, “the scroll”, fu comprato all’asta nel 2001 da Jim Irsay, proprietario della squadra di football degli Indianapolis Colts, che se l’aggiudicò per 2,43 milioni di dollari. Attaccato con lo scotch a mano dallo stesso Kerouac per scrivere senza mai fermarsi, senza soste, pause, come in un viaggio, per strada, il rotolo è stato esposto al pubblico, trattato e guardato come un’antica pergamena piena di segreti.

Una clessidra di carta senza più tempo che nella versione originale nasconde scorciatoie, nuove angolazioni, ombre da scoprire e una punteggiatura diversa. Quella che l’autore aveva voluto durante le tre settimane in cui battè a velocità folle sui tasti della sua macchina da scrivere, nell’appartamento al numero 454 a West 20th Street di Manhattan, New York. Senza mouse, senza monitor, con tutto nella testa o sparso in quaderni di appunti appallottollati come vestiti usati in sacche da viaggio. Kerouac aveva prescelto una punteggiatura minimale e indifferente perché le virgole, come buche sulla strada, non rallentassero i suoi spostamenti. Di virgole ne mise poche, ma non una sola a caso.

Malcolm Cowley, il primo editore che pubblicò il libro con la Viking Press nel 1957, sei anni dopo la consegna del rotolo, le cambiò. Aggiunse punti, due punti, punti e virgola. Poi modificò i nomi dei personaggi trasformando William S. Burroughs in Old Bull Lee o Allen Ginsberg in Carlo Marx. Già che c’era tagliò qualche scena sessualmente troppo forte. Ma On the road completò lo stesso il suo viaggio e ispirò artisti e poeti che cambiarono il suono, il modo di pensare e quello di parlare del mondo. Dylan, i Beatles, Hunter S. Thompson, Jim Morrison, Pynchon, Lester Bangs. Tre anni fa, cinquant’anni dopo, la Viking Press ha ripubblicato la versione originale del manoscritto. E la stessa cosa sta facendo per l’Italia Mondadori proprio adesso.

La leggenda resta comunque difficile da maneggiare e il rotolo non si piega facilmente. L’adattamento di On the road in un film è un progetto rimasto fermo per anni. Come se il viaggio di Kerouac non potesse prendere altra forma. Gus Van Sant è stato in possesso dei diritti per molto tempo, avrebbe voluto un film che puntasse alla sottotraccia più erotica del romanzo. Rinunciò. Russell Banks scrisse poi una sceneggiatura tratta dal libro per Francis Ford Coppola, il quale comprò i diritti per 95 mila dollari nel 1980.

Da poco più di un mese il film ha cominciato a diventare reale. Grazie al regista brasiliano Walter Salles (I diari della motocicletta) che sta dirigendo una sceneggiatura firmata da Josè Rivera. Prima di cominciare le riprese il regista ha ripercorso le orme di Kerouac, ha fatto il viaggio in auto, e ha girato il documentario ‘On the search for On the Road’. Con un budget di 25 milioni di dollari il film, che non ha un cast stellare, sarà prodotto da Coppola con la sua Zoetrope insieme a MK2, l’inglese Film4 e la brasialiana Videofilmes. Sam Riley (già Ian Curtis in Control il film sui Joy Division di Anton Corbijn) sarà Kerouac, col nome di Sal Paradise. Garrett Hedlund interpreterà Dean Moriarty e Viggo Mortensen Old Bull Lee. Tra le attrici Kristen Stewart (Mary Lou), Kirsten Dunst (Camille) e Amy Adams di Come d’incanto sarà Jane. Il primo ciak è stato battuto il 2 agosto e le riprese saranno fatte tra New Orleans, Montreal e il Messico.

“Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh!” (Jack Kerouac, On the road).

Virtualmente ...On The Road...

 

Fonte: Katia Riccardi per Repubblica.it

New York e il mondo commemorano le vittime dell’11 settembre.

Io ricordo l' 11 settembre...(e come si potrebbe dimenticare)

New York, 11 set. (Apcom) – Il mondo ricorda oggi il nono anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle e in America la ferita inflitta dagli attentati non si è ancora rimarginata. La folla ha riempito Ground Zero a New York dove quell’11 settembre morirono quasi tremila persone. Nella città intanto è arrivato questa notte il reverendo Terry Jones, il pastore che aveva minacciato di bruciare le copie del Corano suscitando un’ondata di preoccupazione internazionale. Jones ha promesso che “per ora” non se ne farà nulla, ma non si sa perché sia giunto nella città. A Ground Zero, dove la progettata costruzione di un centro islamico sta suscitando grandi polemiche, ha presenziato il vicepresidente Joe Biden per i minuti di silenzio e l’ormai tradizionale lettura dei nomi delle vittime. Come nel 2009, Barack Obama si è recato al Pentagono per onorare la memoria delle 184 persone che vi persero la vita. Sua moglie, Michelle, ha partecipato con l’ex first lady, Laura Bush, a Shanksville, in Pennsylvania, per ricordare il coraggio dei passeggeri del Volo 93 di United Airlines. Se c’è una lezione da trarre”, ha detto il presidente Usa nel suo discorso radiofonico del sabato, dedicato agli attentati dell’11 settembre, “è questa: siamo una nazione, un popolo solo, legati non solo dal dolore ma da ideali comuni. Parole che rieccheggiano un celebre discorso elettorale del presidente. “Dando alle nostre comunità, aiutando le persone bisognose, riaffermiamo i nostri ideali e sfidiamo quelli che vorrebbero farci del male” ha detto Obama. Nove anni fa un gruppo di terroristi musulmani, quasi tutti sauditi, dirottò quattro aerei di linea americani e li utilizzò come missili per colpire le Torri gemelle del World Trade Center, facendole crollare, e il Pentagono. Un quarto aereo si schiantò in Pennsylvania, dopo che i passeggeri, avuta notizia degli altri attentati, si ribellarono ai dirottatori. Il bilancio totale è stato di quasi 3000 morti.

fonte: http://notizie.virgilio.it

Fashion Night Out Milano- Dolce & Gabbana t-shirt edizione limitata.

Naomi...

Dolce & Gabbana in occasione della Fashion Night Out realizzano una speciale t-shirt per celebrare i venticinque anni di carriera della Top Model Naomi Campbell. 14 versioni che presentano celebri scatti della modella realizzati da eccezionali fotografi come Patrick Demarchelier, Steven Klein, David LaChapelle, Fabrizio Ferri, Peter Lindbergh, Mert Alas e Marcus Piggott, Mario Testino, Paolo Roversi, Ellen von Unwerth, Sølve Sundsbø, Steven Meisel, Herb Ritts, Tom Munro, e Bruce Weber.
La t-shirt sarà distribuita negli store Dolce & gabbana, mentre per chi ha la fortuna di essere a New York, nello store di Madison Avenue, dalle 6:30 alle 9:45 la modella sarà presente per autografare le t-shirt.

Essendo una "limited" consigliamo di acquistare e mettere via...anche Naomi sarà Vintage.

per il testo fonte: http://www.fashionblog.it

10th September 2010 – New York. Join Dolce&Gabbana and Naomi for a very special event on the occasion of the global initiative FNO* meant to celebrate fashion. If you cannot make it there, follow the whole evening on Swide via a live Twitter reportage.

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