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Tifoso si fa tatuare la maglietta del suo idolo. (E insomma, questa è una notizia tautologica…)

Una autorete gli è costata la vita rientrando in patria dopo i mondiali. Un tifoso lo commemora nel modo più incredibile: una intera maglietta tatuata sul torace. Quella del suo idolo.

Il massimo per un tifoso che vuole omaggiare i colori della sua squadra del cuore? Farsi tatuare sull’intero torace la maglietta del club! E’ quanto ha fatto Felipe Alvarez, 25 anni, colombiano e grande tifoso di Andres Escobar, il nazionale della Colombia ucciso dopo la disfatta della squadra ai mondiali di USA 94.

Fonte: http://www.ecodellosport.it

La t-shirt della Vuvuzela. Ormai un oggetto mitico…

Ma insomma, che modi...

La breve vita della vuvuzela sembra destinata ad allungarsi…non poteva mancare una maglietta “commemorativa”; anche se ovviamente qualcuno ha trovato il modo di renderla un pò “maschiaccia” portandola dalla parte degli uomini…anche se ci risulta che a soffiare vuvuzele in Sud Africa erano un pò tutti…

Fonte foto: http://www.happyblog.it

Madonna disse che lo facevamo meglio…

...ma probabilmente non si riferiva al calcio...

 Lippi: “E’ colpa mia”:

Il commissario tecnico della Nazionale italiana Marcello Lippi si prende tutte le colpe per il fallimento della spedizione azzurra ai Mondiali in Sudafrica.

“Mi prendo tutte le responsabilità, nessuna esclusa, per quello che è successo. Se una squadra si presenta ad un appuntamento così importante come questo con il terrore nelle gambe, in difficoltà sul piano psicologico, la colpa è del tecnico. Mi spiace per tutti, per i tifosi, la Federazione, i giocatori. Non ho preparato la Nazionale sufficientemente a dovere”.

“Tutto mi sarei aspettato - continua il suo mea culpa l’allenatore viareggino - ma non vedere la squadra giocare in questo modo, soprattutto nel primo tempo. Lasciamo stare la reazione nella ripresa, è mancato certamente qualcosa. Mi spiace chiudere questa bellissima esperienza in questa maniera, mi assumo totalmente la responsabilità. Auguri al mio successore, in bocca al lupo di cuore”.

Ad un giornalista ugandese risponde così su un suo possibile pentimento per essere tornato alla guida degli Azzurri: “Non sono pentito, ero solo convintissimo che avremmo fatto cose diverse, non sono riuscito a preparare la squadra in maniera sufficientemente per una gara così importante. Non si può giocare in quel modo per un’ora e un quarto”.

Il suo futuro: “Io non ho intenzione di riallenare subito, mi fermerò qualche mese e poi valuterò a mente fredda. La squadra era mediocre? Io ero convinto che gli uomini che avevo scelto potevano dare qualcosa di più e si vede che questa volta sono io che non ho trovato le giuste motivazioni, non ho toccato le corde giuste. Certo, gli infortuni di Buffon e Pirlo hanno influito non poco…”.

fonte: http://www.sportal.it/

E se ancora una volta fosse Italia – Germania?

Una ditta americana la finale la vede cosi....

Scontro classico....

La febbre dei mondiali ha contagiato persino gli U.S.A.

Una ditta specializzata in magliette ha s-vestito le nazionali. In questo modo…. e, facendo previsioni, voilà un classico: Italia-Germania.

Tutta da godere…..

Spagna ko all’esordio, la Svizzera fa festa…

Ma questa tifosa svizzera come sarebbe accolta oggi in Spagna?

 (ANSA) – ROMA, 16 GIU – Sorpresa Svizzera nel secondo incontro del gruppo H dei Mondiali: battuta la favorita Spagna per 1-0 con gol di Fernandes al 52′.

Gli iberici fanno girare il pallone senza costrutto per gran parte del 1/o tempo. Gol rocambolesco della Svizzera in avvio di ripresa: Derdiyok chiuso da Casillas, Fernandes prima tira su Pique a terra, poi insacca a porta vuota. Traversa di Xavi Alonso al 71′ ma al 75′ e’ la Svizzera ad andare vicina al raddoppio con un palo di Derdiyok.

IL MONDIALE? CI HA ROTTO I TIMPANI – LE SQUADRE STRANIERE NON VEDONO L’ORA DI SCAPPARE DAGLI STADI, ASSORDATE DAL SUONO DI QUELLE MICIDIALI TROMBETTE DEL …

Per il nuovo codice della strada sudafricano...

Vuvuzela?  NO GRAZIE!

Ormai è diventata un po’ come la storia di Pier Capponi, che nel 1494 cacciò dall’Italia re Carlo VIII di Francia: «Se vuoi suonerete le vostre trombe – minacciano oggi con orgoglio i sudafricani – noi suoneremo le nostre vuvuzelas». E il risultato grosso modo è lo stesso, nel senso che le squadre straniere non vedono l’ora di scappare dagli stadi, assordate dal suono di quelle micidiali trombette che stanno diventando il simbolo onnipresente del Mondiale.

Una carica di elefanti impazziti, un enorme sciame di api infuriate, le urla disperate delle capre trascinate al macello. Le senti sugli spalti, le senti per strada, le senti anche di notte, sperando con tutto il cuore che chi le sta suonando si strozzi.

Un famoso commentatore locale, Jon Qwelane, le ha definite «strumento infernale», imputando a loro la sua decisione di non guardare più partite dal vivo. I sudafricani, però, amano raccontare tutta un’altra storia.

Per esempio Najima, che ha ventidue anni, viene da Soweto e studia all’università: «Le vuvuzelas nascono dagli antichi corni dei kudu, le antilopi, che venivano usati per radunare la gente nei villaggi. Questi strumenti ancestrali servivano anche per guidare gli eserciti in guerra, e quindi le loro repliche moderne fatte di plastica si adattano bene al clima di battaglia figurata che regna sui campi da calcio». Siccome Najima è una ragazza sincera, aggiunge anche un’altra versione: «La tradizione moderna, in realtà, è nata intorno agli anni Settanta.

Freddie «Saddam» Maake, un famoso tifoso della squadra di Johannesburg dei Kaizer Chiefs, voleva una tromba molto potente per manifestare tutto il suo entusiasmo. Premetto che anche io tifo per i Chiefs, dove gioca il goleador della prima partita dei Bafana Bafana, Siphiwe Tshabalala, e quindi lo capisco.

All’inizio adattò la trombetta di una bici, prolungandola con un tubo di alluminio, ma siccome era un oggetto metallico lo bandirono dagli stadi come arma pericolosa. Allora si mise a cercare un produttore che volesse costruire le vuvuzela di plastica, e trovò Neil van Schalkwyk della Masincedane Sport». Il resto è storia. Le infernali trombette riempirono subito tutti gli stadi sudafricani, facendo guadagnare alla Masincedane oltre due milioni di euro, per ora.

La vuvuzela classica è lunga circa un metro, e quando viene soffiata per bene produce un suono da 127 decibel. Infatti anche sull’origine del nome esistono due versioni, entrambe irritanti: la prima è che venga dallo zulu, e significa semplicemente «fare rumore»; la seconda invece la collega alla parola che nello slang di Soweto significa fare la doccia, nel senso che chi la suona rovescia una doccia di note insopportabili sulla testa degli avversari. Fuori dagli stadi vendono le vuvuzelas a cento rand l’una, ossia circa dieci euro, e visto il grande successo internazionale le stanno già producendo con i colori di tutte le nazionali. Inclusa quella italiana, con la scritta «Forza Azzurri».

Il successo tra i tifosi, però, non ha trovato sponda fra i giocatori, che da Messi a Cristiano Ronaldo hanno chiesto alla Fifa di vietare le vuvuzelas, perché distraggono e non permettono la comunicazione in campo tra i giocatori. Altri hanno denunciato il fatto che il suono delle trombette sataniche non consentirebbe agli spettatori di sentire eventuali annunci di emergenze o evacuazioni, mentre i medici hanno sottolineato il rischio di diffondere più rapidamente l’influenza e altre malattie contagiose.

Paolo Mastrolilli per “La Stampa

Dalla Coop magliette solidali per Sudafrica 2010

Continua la vendita presso gli Ipercoop e i supermercati Coop della tshirt di solidarietà per l’Africa creata in occasione dei Mondiali di Calcio 2010. Lo slogan è “Africa for a sustainable world” e il continente è stilizzato in una sorta di scarpa che calcia il pallone. Nel retro della maglia la scritta “Fairtrade supporter” e il logo Fairtrade che funge da garanzia: la tshirt è infatti un prodotto del commercio equo e solidale, il cotone proviene da filiere certificate del Mali e ciò significa un’equa remunerazione per i produttori, prefinanziamenti e rapporti di lunga durata.

Super!

Una maglietta gigante per celebrare i mondiali in Sud Africa. A 24 ore dalla cerimonia di apertura dei mondiali c’è sicuramente da segnalare la maglia che ha realizzato lo sponsor del Sud Africa. E’ alta 3 piani e ricopre l’intera facciata di un edificio. Un’idea oversize per ricordare, a chi ancora non fosse entrato in clima mondiali, di preparare sciarpe e trombette e sventolare la propria bandiera. Buon mondiale a tutti!

i mondiali in Sud Africa visti da Joe Rivetto

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La linea si chiama Mundial – Worl Cup Edition. Si tratta di unacollezione di T-shirt del mondiale 2010 in limited edition, acquistabile all’interno dei punti vendita di tutta Italia e nello shop online Joe Rivetto.

Le nazioni protagoniste della linea sono Italia, Inghilterra, Spagna, Olanda, Argentina e Brasile. Il costo si aggira intorno ai 55 Euro. Un bel modo per rendere omaggio alla propria nazionale, che presto si vedrà in prima linea sul campo di gioco.

Tutte le T-shirt riportano i colori principali della bandiera dello stato con una bella immagine sulla parte centrale. Sul retro è stampato un numero e sopra appare la scritta Joe Rivetto, che in base alla nazione si contraddistingue per originalità e simpatia. Ad esempio nella T-shirt del Brasile, potremo sfoggiare“Joe De Rivetto”.

joerivetto.com

anche Bershka va in Sud Africa

l marchio di moda Bershka ci propone la sua interessante collezione di magliette dedicate ai prossimi Mondiali di Calcio, che si disputeranno inSudAfrica a partire dall’11 giugno 2010. Come moltissimi altri designer di moda, anche questo fashion brand ha pensato ad una linea dedicata appositamente ai prossimi Mondiali di Calcio che vedranno scendere in campo le migliori nazionali che sono riuscite a qualificarsi per partecipare a questo importante evento sportivo. Bershka per l’occasione ci propone una linea dimagliette coloratissime e divertentissime, per tifare i nostri campioni del cuore.

Tra le nazioni rappresentate la Spagna, l’Italia, l’Argentina, il Brasile e il Portogallo: ogni nazione riporta la forma fisica del paese piu’ qualche simbolo a ricordarlo. Per il nostro Bel Paese degli occhiali per proteggersi dal sole, mentre il nostro stivale, con la sua punta, e’ intento a tirare calci ad un pallone.

(foto: http://www.trendencias.com)

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