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#Quirinale. Mussolini contro Prodi. Al telegraph dice: is the worst . E le #magliette al centro dell’attenzione…

mussolini

La schiena della Mussolini si fa notare.

“No questo no. Il diavolo veste Prodi”. Le senatrici azzurre Alessandra Mussolini e Simona Vicari entrano nell’aula di Montecitorio con una t-shirt bianca con scritte a caratteri cubitali in nero, per esorcizzare l’elezione dell’ex premier Romano Prodi al Colle. Davanti le parole: “No questo no” e dietro la schiena, “Il diavolo veste Prodi”. “La richiamo all’ordine e dico ai capigruppo: è possibile collaborare almeno oggi?”. Così la presidente della Camera, Laura Boldrini cerca di riportare all’ordine l’aula di Montecitorio, mentre si accende un piccolo un diverbio tra i Senatore 5 Stelle Luis Alberto Orellana ed il deputato della Lega Nord Giovanni Fava, il tutto mentre deputati e senatori sono alle prese con la quarta votazione per il Presidente della Repubblica. Applausi da parte di gran parte dell’emiciclo ma non dal PdL

Fonte:Manolo Lanaro per  http://tv.ilfattoquotidiano.it

 

 

Bossi: “Mai rubato come il Psi, non mi ritiro”

Ladri...fatelo da dietro! (prima versione)

 

"Lasciatemi dirvi di me e della mia famiglia: siamo tosti come i ladri...!" (seconda versione)

 

«La Lega non è il Partito socialista che aveva rubato i soldi e ha preso tangenti». Umberto Bossi al comizio di Conegliano: «Non posso ritirarmi, ho fatto io la Lega». Intanto il Carroccio lancia la ‘rivolta fiscale’ contro l’Imu. Maroni: sindaci disdicano contratti con Equitalia.

Lo ha detto Umberto Bossi, parlando ad un comizio a Conegliano per la campagna elettorale. Bossi ha parlato all’esterno d’albergo, davanti ad una platea ridotta. «Nella Lega ci sono solo lombardi e veneti, non ci sono mafiosi» ha affermato Bossi tornando sulla tesi del complotto ai danni del suo partito per le vicende legate all’affaire Belsito. Quanto al coinvolgimento dei suoi figli, Bossi ha detto ai militanti che «se sono entrati nella vicenda è perchè masticano Lega fin da piccoli e con essa sono cresciuti ed hanno voluto entrarci».

«La Lega – ha aggiunto – è pronta a cambiare quelle parti del movimento che non funzionano, ma noi dobbiamo andare avanti nel nostro progetto per realizzare la nostra cattedrale che è la Padania». «Nonostante le pietre prese – ha insistito – la testa è dura quindi si va avanti. Dopo la batosta correremo più di prima». «Il Nord non si sconfigge – ha concluso – è inutile che Roma si dia tanto da fare, noi siano liberi».

Bossi spera che i giorni peggiori per lui, e per la Lega, passino. «Vivo male questi momenti – confessa alle telecamere a Conegliano – non avevo capito chi era quello lì», dice riferendosi all’ex tesoriere Belsito, anche perchè «cercava di agganciare i miiei figli». «La Lega continuerà, non finirà. Le parti sbagliate si cambiano», assicura. Quanto alla possibilità di lasciare lui stesso la politica, Bossi dice: «Non posso ritirarmi, altrimenti la gente penserebbe che altri hanno colpe. Io – sottolinea – ho fatto la Lega. La gente non lo dimentica».

Fonte: Unità.it

Leggete, meditate, giudicate…Giuliano Ferrara non ci sta a lapidare #Bossi & Co. e ne scrive qui come di uno statista o comunque come di uno che ha avuto l’idea! Una idea utile, secondo lui….Il Che Guevara della Padania. Lettura consigliata per sviluppare il proprio senso critico.

Chissenefrega delle lauree, Bossi è stato ben altro

Il Che Guevara del Pò e della Padania....

 

La mia parte indignata è morta, se mai sia vissuta. Non me ne importa delle lauree dei famigli, delle macchine sgargianti e rombanti, del giro della Rosi (che naturalmente deve lasciare la carica senatoriale seduta stante), della moglie arpia, dei poteva o non poteva non sapere a proposito di un uomo che è stato grande nella salute e grandioso nella malattia. Bossi non lo vedo da quasi vent’anni, quando mollò il primo governo Berlusconi lo chiamai in faccia in tv “la cara salma”, e mai previsione fu più azzardata. Del bossismo non ho amato mai nulla, non ho mai urlato il “grazie barbari” del compianto Giorgio Bocca, non ho mai flirtato in chiave antipolitica con il cappio in Parlamento e tutto il resto di “Milano, Italia”, ho sempre considerato la Lega una tribù sciamannata e una satrapia personale dai toni pagani, figuriamoci, a me piaceva il garibaldino Craxi e, se era per la Lega e i suoi tesorieri, preferivo Citaristi e la Dc. Di Roma ladrona sono figlio e abitante, ne so più di Fiorello e dei nuovi stornellatori.

Di nemesi non sono autorizzati a parlare quelli di Repubblica. Sono sempre stati, loro e il loro esercito politico di riferimento, dalla parte del giustizialismo, anche di quello duro e puro alla leghista, se era per colpire chi non rientrava nel cerchio magico dei loro interessi e pregiudizi. Troppe ne abbiamo viste, noi garantisti, di nemesi. A partire dal loro eroe preferito Di Pietro, anche lì macchine sgargianti e un partito padronale-contadino, per finire con la sinistra perbene che i suoi sistemi fatti apposta per abusare dei finanziamenti pubblici e accaparrarsi ogni tipo di finanziamento irregolare li ha messi in piedi senza pudore o, se volete, con grande ipocrisia. Però il mancato riconoscimento della vera storia di Umberto Bossi, il seppellimento sotto i lazzi e gli insulti della sua rozza ed eccezionale avventura che ha convinto un terzo degli elettori del Veneto, un quarto di quelli della Lombardia e che ha cambiato la cultura e l’incultura politica italiane, questo mi avvilisce e mi umilia come persona che ama la storia e la politica, che desidera capire le cose e non esercitare la superbia del proprio io nel gesto d’accusa.

Prima di Bossi il nord di questo paese non esisteva, né civilmente né politicamente. Bossi nasce da una costola della sinistra, come disse una volta D’Alema. Forse. Nasce certamente da una costola del mio paese, e chi oggi getta palate di infamia su di lui e sulla sua parabola non si rende conto di quello che dice o lo dice in perfetta malafede. Quando ebbe un primo attacco del male dopo un comizio, questo straordinéario popolano da pizzeria, Craxi gli fece immediati auguri “perch ho bisogno di avversari sani”. Nessuno come un capo socialista del sistema dei vecchi partiti era lontano dal bossismo e dalla sua versione dell’attacco alla casta romanocentrica. Ma nella vecchia cultura repubblicana il senso della storia era vivo, e anche gli avversari sapevano rispettare uno spiantato da falsa laurea capace di sollevare le valli e le città e la grande pianura padana in un’impresa che aveva effetti sismici sulla pietrificata mentalità delle vecchie istituzioni sabaude e meridionali. Siamo diventati, per quanto riguarda il linguaggio della classe snobistica che fa l’opinione e scrive sui giornali, una comunità di guardoni e uditori giudiziari, gente che non ha lo sguardo lungimirante e pietoso necessario a comprendere, che non vuol dire giustificare o chiudere un occhio, vuol dire al contrario spalancare gli occhi.

Padre debole e sentimentale? Chissenefrega. Marito birbaccione rientrato e rinchiuso nell’ovile del coniugio nel momento disperato della menomazione da malattia? Chissenefrega. Non sapeva far di conto sui nostri soldi, affidati a improbabili suoi tesorieri senza che fossero fissate regole sicure di controllo e certificazione? Chissenefrega. Se è per questo, anche il dignitoso e non ladro Rutelli di conti se ne intendeva a quanto pare pochino, e i Lusi di tutti i partiti, tutti, sono per legge le persone più libere di peccare e incasinare i conti che ci siano al mondo.  Ma intanto Bossi fu altro, è stato una chiave per la comprensione e l’incanalamento di grandi e pericolose rabbie nordiste, ha flirtato con i mostri del secolo, da Milosevic in giù, ha usato una lingua da trivio, la sua gesticolazione corporale era la volgarità incarnata, ma mostro non è mai stato. Se chi gli sputa addosso adesso, brutti maramaldi che non sono altro, avesse fatto un centesimo di quello che ha fatto Bossi per cercare soluzioni ai problemi veri italiani, avrebbe il diritto di parlare. Chi ha il diritto di parlare?

Giuliano Ferrara per  il © – FOGLIO QUOTIDIANO

The family…**

Trota con il "Denny De Vito" (cattivo) della Lega.

 

Recentemente ci eravamo occupati di una foto che univa Bossi Senior con Belsito e ci eravamo chiesti se la fisiognomica http://it.wikipedia.org/wiki/Fisiognomica (questa pseudoscienza studiata alcuni secoli fa) ci sarebbe potuta venire in aiuto per comprendere alcuni fenomeni legati ai recenti scandali della Lega.

Oggi pubblichiamo una nuova foto (questa volta Belsito è con Bossi Junior  che indossa la ”maglietta di ordinanza”) e pensiamo -una volta di più- che il nostro Cesare Lombroso http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Lombroso  non aveva tutti i torti e che forse non è solo pseudoscienza la Fisiognomica, ma a volte scienza “esatta” !  A’ vous…

(M.M. per newsfromtshirts)

** = Nella cassaforte del tesoriere della Lega Francesco Belsito tra la documentazione contabile sequestrata ieri dai carabinieri del Noe e dalla Guardia di Finanza vi è anche una cartella con l’intestazione “The family’.  L’ipotesi degli investigatori è che i documenti siano relativi alle elargizioni ai familiari del leader del Caroccio Umberto Bossi. Gli atti sono all’esame dei pubblici ministeri di Napoli, Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e John Henry Woodcock.

Siamo in mano al nuovo “Che”? O “Gh’e”?

Prepariamoci tutti ad indossare questa maglietta...

Bossi: “La lega ha quasi in mano il Paese”. Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ha dichiarato durante un comizio per le amministrative: “Diciamo la verita: la Lega ha quasi in mano il Paese, Berlusconi può fare, ma deve avere l’accordo della Lega”. In precedenza, Bossi aveva respinto l’ipotesi che per il dopo Berlusconi sia possibile l’opzione di un governo tecnico: “Non siamo scemi, un governo tecnico ci fa arrivare tutti i clandestini del mondo”.
Ma le esternazioni del Senatùr in giornata hanno toccato anche Napolitano, con cui ha negato di avere “asse privilegiato”: “Io posso trattare con lui, moderare, ma Berlusconi è Berlusconi, è il mio alleato e l’altro è il presidente della Repubblica che firma le leggi”. E come già ieri, torna a frenare sui pm di Milano, anche se con un linguaggio decisamente colorito: “Non si può dire che siano tutti stronzi”.

Fonte: Repubblica.it e agenzie varie

Federalismo fiscale avanza…ecco i federali!

Senza parole...

Somiglianze...

Non abbiamo molto da scrivere. Le immagini parlano da sole…osservatele per pochi minuti e avrete le idee chiarissime.

Stefy-Giulio, storia di rabbia e gelosia.

Stefania si immola per tutti?

 

E alla fine scoppiò Stefania Prestigiacomo. E fa quello che sotto sotto vorrebbe fare almeno la metà dei suoi colleghi: attaccare frontalmente il ministro dell’Economia. Il battibecco va avanti per tutto il pomeriggio a distanza. Berlusconi è costretto a mediare non poco, e si vede. All’inizio della conferenza stampa sul piano nazionale di riforma il premier arriva trafelato, visibilmente in affanno. La lite però era già scoppiata da almeno due ore, a metà mattinata in pieno Consiglio dei ministri. Al centro del confronto le lamentele della Prestigiacomo per i tagli al suo dicastero. La titolare dell’Ambiente se la prende in particolare per il mancato trasferimento delle risorse già approvate dal Cipe (circa un miliardo di euro), per la difesa del suolo. Tremonti replica secco: te lo spiego dopo, fuori. La Prestigiacomo scoppia: «Non siamo scolaretti». Il ministro dell’Economia prova a dare delle spiegazioni ma la collega dell’Ambiente non ci sta e alza la voce: «Non dire cretinate». A quel punto è Tremonti a fermare tutto e a chiedere delle scuse minacciando dimissioni. Arrivano le scuse quando ormai le voci dello scontro si sono diffuse. E così, Giulio si lascia scappare in conferenza stampa una frase col sorriso sulle labbra: «Oggi mi sono arrivate le scuse anche da Prestigiacomo. Mi sono commosso».

Appena la Prestigiacomo viene a conoscenza delle parole del ministro replica con ironia: «Ah sì? Ha commentato fuori dal Consiglio? Ha detto proprio che oggi ha incassato le scuse della Prestigiacomo ed è commosso? Bene, allora commento anche io: pensavo che fossero bolle di rabbia…». E poi rilancia: «Finalmente è stato aperto il capitolo per le risorse sulla difesa del suolo. Non potevamo operare senza risorse. Ora possiamo onorare l’impegno per il piano che avevamo annunciato». Tremonti non la prende bene e nel pomeriggio il dicastero di via XX settembre dirama una nota: «Non c’è stata in Consiglio dei ministri nessuna discussione sull’utilizzo dei fondi del Cipe. Nessun ritardo, nessun blocco da parte del Cipe che tra l’altro dipende da Palazzo Chigi». Per Tremonti «inoltre che la delibera Cipe risale al 6 dicembre 2009, se c’è stato un ritardo, una omissione, è stato da parte del ministero dell’Ambiente. A riprova – conclude – ad oggi non risulta ancora pervenuta nessuna richiesta di utilizzo dei fondi alla sede competente». Controreplica della Presti: «Le ricostruzioni del Tesoro sono assurde e fantasiose. C’è la fila di ministri davanti alla porta di Tremonti e tutti chiedono di poter spendere i fondi stanziati, ma bloccati con mille tecnicismi. Personalmente non vivo questo problema come una sfida personale, forse per altri invece è così».

Fonte: Fabrizio dell’Orefice per www.iltempo.it

California, in vendita da “Spencer” la T-shirt anti-immigrati…

BAKERSFIELD, Calif. – Diane Soto, cittadina di Bakersfield, girando nel negozio Spencer della sua città ha trovato una maglietta che l’ha lasciata alquanto incredula visto il messaggio che veicolava. E non era sola, chiunque la circondasse si esprimeva nei confronti di questa maglietta con commenti scandalizzati e di disapprovazione…cosa conteneva questa maglietta?

La T-shirt raffigura tre spermatozoi, un po scheletrici, uno con cappellino da cantiere, con sotto una scritta che recita “Gli immigrati illegali sono come spermatozoi, in milioni ad entrare ma solamente in pochi lavorano veramente” ( giocando sul significato della parola “work” che significa sia lavorare – riferito agli immigrati – sia come funzionare – riferito agli spermatozoi – ), per non tradurre l’aggettivo volgare che anche loro hanno avuto la decenza di bipparsi da soli.

“Fare soldi attaccando e denigrando gli immigrati è ingiusto” aggiunge Jess Nieto, un attivista locale che difende quotidianamente i diritti degli immigrati.

Non è la prima volta che la catena Spencer mette in vendita nei suoi negozi magliette controverse ed offensive. Era già successo nel 2006 quando uscirono delle magliette raffiguranti caricature di persone asiatiche accostate a testi offensivi. In quel caso le magliette furono ritirate e la catena dovette esprimere pubbliche scuse.

“Avrebbero dovuto imparare dai loro errori ma evidentemente non lo hanno fatto” protesta sempre Diane Soto.

Quando una troupe di Eyewitness News tentò di ottenere un intervista per chiedere chiarificazioni a riguardo con i responsabili del negozio gli fu detto che non era possibile e che avrebbero contattato i loro studi legali.

Ora sappiamo che la maglietta è stata ritirata spontaneamente dal punto vendita. Un rimorso di coscienza o un consiglio di un astuto avvocato?

Noi, da Italiani, abbiamo un dubbio…visto che la maglietta è verde…che la Lega Nord sia arrivata anche in California?

Approfittiamo di questa news per esprimere il nostro dissenso verso qualsiasi forma di razzismo o discriminazione basata sulla provenienza di un essere umano o sulla sua estrazione sociale. Citando Albert Einstein “siamo tutti della stessa razza, quella umana”.

Newsfromtshirts

(fonte: katu.com)

La scuola «appaltata» alla Lega. Il marchio del sole su banchi e cestini.

Ma se la Padania non è Italia " ...not Italy"...allora perchè occuparsi delle nostre scuole?

ADRO (Brescia) – Il Sole delle Alpi compare ossessivamente riprodotto sulle finestre, agli ingressi, sugli arredi e persino sui contenitori dell’immondizia; il nastro dell’inaugurazione è verde e l’edificio da ieri aperto al pubblico è intitolato a Gianfranco Miglio. Non siamo però nella scuola quadri della Lega Nord, bensì nel nuovo istituto di Adro, scuola pubblica che da quest’anno ospita 650 alunni di materne, elementari e medie. Siamo ad Adro, il comune bresciano salito alla ribalta la primavera scorsa quando il sindaco Oscar Lancini, «padre padrone» di una giunta monocolore leghista, annunciò che avrebbe lasciato digiuni i figli della famiglie non in regola con il pagamento della mensa.

Lancini, leghista a tutto tondo, non solo adesso ribadisce quella promessa ma ieri ha presentato alla comunità la nuova scuola elementare comunale che è in pratica un «tempio» consacrato all’immaginario del Carroccio. Al momento da Adro – paese di 6.400 abitanti circondato dai vigneti della Franciacorta – non si registrano reazioni di sdegno, proteste, prese di distanza. E una ragione c’è: la nuova scuola è stata costruita non solo con una spesa di zero euro per le casse pubbliche ma addirittura con il generoso contributo degli abitanti che si sono «tassati» per acquistare i banchi, i mobili e tutti gli arredi dell’edificio. «Un tempo si diceva che bisognava lavorare per ultimare la chiesa – commenta il sindaco Lancini – in questi mesi io e i miei concittadini lo abbiamo fatto per ultimare la scuola. In tempi di ristrettezze finanziarie abbiamo fatto un miracolo».

Il «miracolo» ha funzionato così: il comune di Adro ha ceduto gratuitamente a una ditta privata le vecchie scuole, consentendo di trasformare la costruzione in appartamenti; in cambio però ha chiesto alla stessa ditta di realizzare la nuova scuola. Che così è nata senza alcun esborso per le finanze pubbliche. Restavano da acquistare gli arredi per aule, uffici e mensa. Il problema è stato risolto con un bando pubblico, con il quale è stato chiesto alle famiglie di Adro di versare contributi volontari per coprire il fabbisogno. Obiettivo ampiamente raggiunto tanto che in cassa sono rimaste alcune migliaia di euro e a ogni donatore è stata intitolata un’aula.
Un trionfo dell’intera comunità, insomma, che però Lancini ha deciso di festeggiare in maniera «muscolare», timbrando ogni angolo della nuova scuola con il simbolo della Lega Nord, intitolando l’edificio a Gianfranco Miglio e facendo ampio uso del colore verde.

 Di più: i crocefissi nelle aule di Adro non sono semplicemente appesi al muro ma «imbullonati». «Li abbiamo fissati con le viti – precisa Lancini – perché a nessuno venga in testa di toglierli o di coprirli. Viviamo in uno stato laico ma la nostra religione non si discute, neppure in una scuola frequentata per il 7% da immigrati».
Apoteosi ieri mattina, con il taglio del nastro (verde) e gli interventi del parlamentare bresciano Davide Caparini (Lega Nord) e dell’assessore regionale Monica Rizzi (Lega Nord). Qualche parola spesa per giustificare l’invasione di soli delle Alpi da parte delle autorità? Neanche mezza. D’altro canto questo è il paese dove anche le panchine della piazza riproducono il sole delle Alpi, dove una delle strade del centro si chiama via Padania e dove il comune aveva fatto approvare due delibere (annullate poi dalla magistratura) che escludono i residenti extracomunitari da contributi sociali o per il pagamento dell’affitto.

Fonte: Claudio Del Frate per www.corriere.it

Le “eroiche” gesta, degli “eroici leghisti”….(n.d.r.)

Vittoria di Bossi. Salta l’accordo premier-Udc.

Bossi come il "Che" ?

Niente da fare. Secondo quanto Affaritaliani.it è in grado di rivelare, non ci sarà alcun accordo tra l’Udc e la maggioranza di Centrodestra, né sul governo né tantomeno in caso di elezioni anticipate. Alla fine Silvio Berlusconi ha deciso di non insistere nel tentativo di cercare un’intesa con i centristi. Si tratta di una vittoria di Umberto Bossi e Giulio Tremonti. Per il premier è impossibile, infatti, intavolare un dialogo con Pierferdinando Casini dopo lo scontro durissimo tra i massimi vertici dell’Udc e la Lega Nord. Non è pensabile – è il ragionamento del Cavaliere – allargare la coalizione o crearne una nuova con l’alleato più fedele che ogni giorno si lascia andare a insulti verso l’ex presidente della Camera, che risponde per le rime al Senatùr. Una strada impraticabile, insomma.

Non solo. Il Cavaliere non intende avere un’altra spina nel fianco, a prescindere dal Carroccio. Lasciato Gianfranco Fini, di fatto espulso dal Pdl, sarebbe assurdo riprendersi Casini e ricominciare a trattare su ogni argomento modello governo Prodi. Le colombe di Forza Italia, Gianni Letta in testa, hanno provato a convincere il premier a trattare con i centristi, ma alla fine ha vinto il Berlusconi del maggioritario. Quello del prendere o lasciare. In sostanza si va in Parlamento con i cinque punti decisi dal vertice del Pdl e se i finiani non ci stanno anche solo su una virgola tutti a casa ed elezioni anticipate. Meglio tornare a chiedere la fiducia ai cittadini piuttosto che tirare a campare. Il rischio c’è con il voto, ovvio, soprattutto al Sud e al Senato, ma il Cavaliere punta tutto sulla coerenza e il rispetto degli impegni presi nel 2008 con gli elettori. Basta trattare, basta alchimie di Palazzo…

Fonte: http://www.affaritaliani.it

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