Post Taggati ‘ Julian Assange ’

Da Wikileaks ai Simpson, Assange guest-star della 500 puntata.

E dopo Che Guevara i Simpson. Andy Warhol sarebbe impazzito per Julian.

 
Homer e Marge scoprono che i cittadini di Springfield organizzano un consiglio segreto per scacciarli, così si danno alla macchia e come vicino si ritrovano Assange…
 
Julian Assange interpreterà sé stesso nella 500esima puntata dei Simpson. Lo ha rivelato il sito di Entertainment Weekly, secondo cui quest`estate il fondatore e redattore di Wikileaks avrebbe registrato la sua voce per l`iconica puntata che andrà in onda, negli Stati Uniti, il prossimo 19 febbraio.Il produttore esecutivo della fortunata serie televisiva animata Al Jean ha spiegato che il creatore Matt Groening aveva sentito dire che l’attivista a capo del controverso sito era interessato a una comparsata. «Quindi – ha spiegato Jean – abbiamo chiesto al direttore del casting Bonnie Pietila, che in passato, oltre ad aver coinvolto l`ex primo ministro inglese Tony Blair, era stato capace di scovare l`altrettanto sfuggente scrittore Thomas Pynchon, di trovare Assange. E lo ha fatto». Stando al produttore esecutivo della serie animata, Assange ha registrato la propria voce in un luogo sconosciuto ai produttori dei Simpson, mentre era agli arresti domiciliari in Inghilterra, ricevendo istruzioni da Los Angeles. Jean ha spiegato che gli era stato fornito «solo un numero di telefono».Nell`episodio, Homer e Marge scoprono che i cittadini di Springfield hanno organizzato un consiglio cittadino segreto per scacciarli dalla città. «I Simpson si danno pertanto alla macchia – ha spiegato Jean – e come nuovo vicino, al posto di Flanders, si ritrovano Assange che li invita in casa sua a guardare un film, un matrimonio afgano che viene bombardato». Assange, conduttore di un nuovo show (in inglese) che verrà trasmesso dall`emittente televisiva russa RT a marzo, comparirà domani davanti alla Corte Suprema britannica per l’udienza di appello contro la sua estradizione in Svezia, dove è stato accusato di aver commesso crimini sessuali. «È un personaggio controverso. C`è una ragione per cui è controverso – ha detto Jean – c`è stata una discussione interna per decidere se ospitarlo allo show, ma alla fine abbiamo deciso di fare la puntata». In fin dei conti, ha assicurato il produttore, la puntata «non ha nulla a che fare con la situazione legale in cui si trova Assange… volevamo accertarci che la sua apparizione fosse satirica, e lui era d`accordo».

Molto verosimile...

 

Rolling Stone, Assange rockstar dell’anno

 

“Un’icona come Che Guevara sulle magliette, come Mao per Andy Warhol”. Il “capo pop della fine della diplomazia e della sicurezza imperiale”. La “vera stella rock degli anni Tremila”. Con questa motivazione ‘Rolling stone’ incorona Julian Assange ‘Rockstar del 2010′.

E, sottolineando la somiglianza “semplicemente impressionate” con David Bowie nel film “L’uomo che cadde sulla terra”, gli dedica una copertina, tratta dal poster della pellicola, con il volto di Assange a sostituire quello del ‘Duca bianco’. E il titolo, riveduto e corretto, “l’uomo che cadde (dalla rete) sulla terra”.

Il riconoscimento che Rolling Stone Italia assegna tradizionalmente “al personaggio che si è distinto nel corso degli ultimi 12 mesi per il suo carattere e temperamento rock’n'roll”, verrà reso ufficiale sul numero di gennaio del 2011. “Il rock informatico dell’argentato Assange – si legge nel sito della rivista – sarà quello che porteremo con gioia insieme a noi per l’intero 2011. E’ l’angelo sterminatore di ogni segreto dei poteri marci”.

 

(fonte: Ansa.it)

 

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Time: Zuckerberg uomo dell’anno; Mister Facebook batte Assange.

Troppo "fuori dalle regole" Mister Assange per essere uomo dell'anno...

 

Meglio il super Nerd no?

La rivista incorona il 26enne. Ma i lettori tifavano per il capo di Wikileaks.

Dareste l'amicizia ad una "face" del genere?

L’uomo dell’anno ha ventisei anni, un impero da quasi sette miliardi di dollari e il sorriso da secchione che ce l’ha fatta. La rivista Time ha incoronato Mark Zuckerberg, fondatore e numero uno di Facebook: è lui il protagonista del 2010. I lettori avevano scelto Julian Assange, la direzione del magazine ha preferito Zuckerberg perché, parola del direttore Richard Stengel, nonostante «non abbia rispetto delle autorità tradizionali, dà la possibilità agli individui di condividere volontariamente informazione con l’idea di dare loro più potere».

Lui e Assange, è il ragionamento di Time, «sono due facce della stessa medaglia, entrambi esprimono un desiderio di apertura e trasparenza». Ma mentre l’australiano che sfida i governi vede «il mondo pieno di nemici reali o immaginari», l’ex studente di Harvard, «nato nel 1984, lo stesso anno in cui è stato lanciato il primo Macintosh» e che ora ha «messo in relazione oltre mezzo miliardo di persone, considera il mondo zeppo di potenziali amici».

Il riconoscimento di Time (che nel 2009 aveva premiato Ben Bernanke e nel 2008 Barack Obama) chiude un anno di luci e ombre per il fondatore di Facebook, spesso oggetto degli attacchi di chi lo considera il nemico numero uno della privacy. Prima la fuga di dipendenti e iscritti al social network verso Diaspora e gli altri siti più attenti alla trasparenza, poi l’uscita del film di David Fincher che mette in scena la nascita di Facebook, hanno rischiato di scalfire l’immagine di Zuckerberg, entrato all’inizio di dicembre nel club dei paperoni filantropi guidato da Bill Gates. «Essere nominati persona dell’anno non è e non è mai stato un onore – spiega il direttore di Time- è il riconoscimento del potere di alcuni individui nell’influenzare il nostro mondo».

Ora per Mark si aprono prospettive nuove. La prima è l’ingresso in Borsa del gruppo, più volte rimandata e programmata per il 2011. Zuckerberg è appena un anno più vecchio di Charles Lindbergh, il primo e più giovane “man of the year”, scelto nel 1927 per la sua trasvolata atlantica. Ed ha la stessa età che aveva la Regina Elisabetta, ricorda ancora il direttore di Time, quando fu scelta dal settimanale americano nel 1952. «Ma a differenza della Regina, non ha ereditato un impero, lo ha costruito», scrive Stengel, ricordando per inciso come la monarca britannica proprio recentemente abbia aperto una sua pagina su Facebook.

Fonte: Lastampa.it

Come direbbero i francesi…dopo il “feuilleton”, voilà, le business… Mezzo mondo si organizza intorno all’icona Assange.

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Per chi è abituato a vagabondare, per lavoro o per diletto, nella Rete, non è difficile capire che, dopo il misterioso e, tutto sommato scarsamente duraturo, oggetto “Obama” ora è il momento del non meno misterioso e forse non più duraturo Mr. Assange.

Si parla di lui, si scrive di lui; una sorta di filosofo “Don Giovanni” al passo coi tempi; un Bernard Henry Levi con il supporto informatico; un Serge Gainsbourg senza coito evidente; un George Best che sa come fare goal. (Ricordate la mitica frase di Best? Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l’ho sperperato. ).

Insomma Julian Assange, anzichè prete s’è fatto “marchio”…capita. E’ capitato a Obama, è capitato a Bin Laden (a proposito… pensate ad un bel tè nel deserto tra Bin Laden e Assange, infondo entrambi distruttori del mondo occidentale, anche se uno dei due, Bin, ha un vizietto -quello di uccidere- che fortunatamente Julian non ha…) insomma s’è fatto marchio “malgré soi” in pratica senza volerlo. Assange oggi vale; è come se avesse vinto Wimbledon, oppure una importante gara alle olimpiadi. Assange è noto; Assange, ormai si sa, ama le donne e le violenta in maniera amorosa…Assange non ha quaranta anni; Assange viene dagli antipodi. Julian si è fatto marchio per riscattare l’intero genere. Per riscattare Obama, che non è durato. Per riscattare Cristiano Ronaldo, ormai papà, che non è amato dai ragazzini. S’è fatto marchio perchè Jeff Bezos di Amazon è brutto come la fame e Steve Jobs non è solo malato; ma è anche vecchio. E da vecchi i geni interessano solo agli altri vecchi. Si è fatto marchio, Assange, perchè del brufoloso inventore di Facebook nessuno vuole sapere nulla. Quello che ha fatto ha fatto e si goda i suoi miliardi di $. Senza disturbare…Per non parlare, infine, di Che Guevara, il riferimento secolare di tutti coloro che “si sono fatti marchio” . Ma il “Che” lo è diventato marchio (o brand) da morto. Esserlo da vivi è molto più imbarazzante. Appiccicoso.

Divertitevi da soli. Dunque. Girate nella rete. Bighellonate. Fate sega ( si dice ancora così quando non si va a scuola di nascosto?)  per mezz’ora dalle cose più importanti che state facendo. E scoprite quante immagini, quanti prodotti, quanti articoli ruotano intorno a Julian Assange ( però , che nome perfetto per diventare Mito temporaneo…).  E allora a vostra disposizione avrete t-shirts e borse, tazze all’americana e tovagliette. Sarete pronti ad indossare Julian, mangiare con Julian, illuminarvi con Julian (nel senso di lampade personalizzate…)  trasportare le varie nostre cianfrusaglie dentro “Julian”. Probabilmente giocare con i vostri figli con giocattoli “targati” Julian.

Come dicono bene i francesi…feuilleton…Assange è già un romanzo d’appendice. E mica per colpa sua…

Marco Mottolese per newsfromtshirts

Statuette di Assange a Napoli. Per il Presepe.

 

HACKER! BUCATO NELLA NOTTE IL SITO DELL’INTERPOL – IL CASO WIKILEAKS RISCHIA DI SCATENARE UNA GUERRA INFORMATICA.

Uncina il pianeta! I pirati sono tornati...medioevo prossimo venturo?

IL MONDO STA PER SUBIRE ACCELLERAZIONI IMPENSATE…

Ho saputo stanotte che il sito dell’Interpol è stato bucato dagli hacker. Ho gli screenshot della home page bucata, che non pubblico qui ora perchè non è questo il punto. Ma la mia fonte è bene informata: mi ha spiegato che “la vulnerabilita’ e’ un XSS (Cross Site Scripting, errore molto banale da parte di Interpol…) sommato al reverse engineering dell’algoritmo che gestisce l’aggancio a fotografie dall’esterno”. Un linguaggio tecnico complicato per i non addetti ai lavori, ma è chiara una cosa: persino l’Interpol – che sicuramente custodisce nelle sue banche dati informazioni top secret – non è capace di garantirsi un sito a prova di hacker.

Questo rende bene l’idea di quanto siano esposti i segreti nell’era digitale, di quanto sia difficile tenerli tali. E stiamo scoprendo che il pubblico può usare Internet e trasformare la Rete in uno strumento potente per ribellarsi ai propri governi, che sono in balìa dei sistemi informatici per tutta la loro rete di informazioni, più o meno sensibili. L’unica è che chi detiene il potere mantenga una posizione equilibrata e democratica, senza violare diritti fondamentali come la libertà di espressione. “Western Democracies must live with leaks” (le democrazie occidentali devono saper convivere con le fughe di notizie) scriveva l’altro ieri il Guardian. Ordinare l’abbattimento di Wikileaks e ancora peggio del suo fondatore non è un atteggiamento democratico e men che meno equilibrato. Ovvio che, nell’era di Internet, questo non venga accettato e il popolo della Rete si inalberi. 

Gli hacker sono per lo più normali cittadini esperti informatici con un’etica ben dichiarata: si battono per cause come quella di Wikileaks (e se qualcuno non conoscesse la causa di Wikileaks, consiglio la lettura della sua sezione “ About“, riportata anche nei vari siti mirror). Ma possono rapidamente passare dalla parte del torto e tra di loro molti diventare “cattivi”, se si instaura un clima di guerriglia informatica.

La violazione del sito dell’Interpol di stanotte significa che potremmo avere presto una moltiplicazione di “cablegate”, con conseguenze inimmaginabili: perchè gli hacker del mondo si stanno alleando per solidarietà dopo l’arresto di Julian Assange e il blocco delle donazioni al suo sito. E lo stanno facendo in due modi diversi: uno etico, di protesta civile, che è comunque molto potente: sono in tantissimi ad abbandonare per esempio l’abbonameno a PayPal, il sistema di pagamento online che su richiesta degli Stati Uniti ha improvvisamente smesso di funzionare per pemettere le donazioni sul sito di Wilikeaks.  Questa forma di protesta, di ribellione popolare, per “punire” Paypal alla fine potrebbe avere la meglio e la scelta di PayPal potrebbe rivelarsi un boomerang. 

L’altro modo di ribellarsi esula invece dall’etica hacker e finisce nell’illegalità: come l’operazione di accesso negato (denial of service) nei confronti della Mastercard, che oggi si ritrova tutti i siti del mondo bloccati, un disservizio per tanti utenti. Ed è solo un assaggio di quello che potrebbe succedere. D’altra parte, se il solo soldato Bradley Manning, l’americano di 23 anni, è riuscito a inviare a Wikileaks salvati su un dischetto tutti quei documenti riservati scaricati mentre stava al suo computer nella sua base militare in Iraq, penetrando con facilità i database dei diplomatici e dando il via al cablegate, immaginate i “danni” che potrebbero fare centinaia di migliaia di cittadini digitali arrabbiati per l’accanimento delle autorità contro Wikileaks e contro il suo fondatore, competenti di informatica al punto da essere già stati in grado di bloccare o penetrare le banche dati di tutte le principali organizzazioni del mondo, dalle poste svizzere a PayPal, alla Visa, la Mastercard, fino ad arrivare al sito dell’Interpol, la polizia internazionale che ha spiccato il mandato di cattura per Assange (e non si fermeranno qui)?

Vale la pena trasformare Assange - che non è un hacker, ma un citizen-journalist con il pallino del giornalismo “scientifico” che documenti eventuali misfatti pubblici  - in un eroe di Internet e spingere i suoi sostenitori informatici a fare la guerra a chi lo attacca? Forse questa guerra non s’ha da fare. Speriamo che qualcuno abbia il buonsenso di fermarla e di abbassare i toni dello scontro. La soluzione non è bloccare Wikileaks e arrestare Assange. Quella è solo una miccia che, se lasciata accesa, rischia di fare scoppiare una vera bomba.

Fonte: Anna Masera per lastampa.it

Assange arrestato, la rivolta degli hacker .

Wikileaks sanguina...Assange nelle mani della giustizia...

Il fondatore di Wikileaks Julian Assange si è consegnato oggi alla polizia britannica, che lo ha tratto in arresto in base al mandato spiccato dall’Interpol per l’inchiesta di stupro aperta in Svezia.

Per il portavoce di Assange l’arresto del fondatore di Wikileaks è un attacco contro la libertà dei media. Che non fermerà le attività del gruppo.

Resa concordata
Stando a quanto precisato da Scotland Yard, Assange si è presentato questa mattina alle 9.30 a un commissariato di polizia di Londra, come concordato con i suoi legali, e dovrà comparire in giornata davanti alla corte di giustizia di Westminster, chiamata a decidere sulla sua estradizione in Svezia.

Il 18 novembre scorso, la magistratura svedese ha spiccato un mandato di arresto nei confronti dell’australiano di 39 anni per interrogarlo “su ragionevoli sospetti di stupro, aggressione sessuale e coercizione” commessi ai danni di due donne nell’agosto scorso.

Il 1 dicembre scorso, l’Interpol ha diffuso nei 188 Paesi membri dell’organizzazione la “richiesta di mandato di arresto a fini di estradizione” ricevuta dalla Svezia. Due giorni dopo, però, la Svezia è stata costretta a emettere un nuovo mandato di arresto, per rimediare ai vizi procedurali contestati da Scotland Yard, che non aveva potuto procedere all’arresto.

Ieri, il legale Mark Stephens aveva fatto sapere di aver avviato i contatti con la polizia britannica per un incontro volontario. Nei giorni scorsi, Assange ha fatto sapere di essere pronto a contestare l’estradizione in Svezia, perchè potrebbe portare alla sua consegna agli Stati Uniti.

Il giorno del giudizio
Tutto e’ pronto per l’immissione in rete del ‘file’ ‘Giorno del Giudizio’ di Wikileaks, ma l’organizzazione anti-segreti di Julian Assange non ha ancora intenzione di scatenarlo. Lo riportano fonti del Guardian. Wikileaks aveva minacciato di rendere pubblico un codice segreto che avrebbe offerto la chiave per aprire la ‘cassaforte’ di documenti riservati dell’organizzazione se Assange fosse stato arrestato.

La rivolta degli hacker
Un gruppo di hacker, “Operation Payback”, afferma di aver lanciato con successo oggi attacchi informatici contro PayPal e PostFinance, in risposta alla chiusura delle donazioni per Wikileaks e del conto dello stesso Assange in Svizzera.

“La banca svizzera (PostFinance) che ha chiuso il conto a Assange e’ stata tirata giu’ oggi con un Ddos attack (negazione del servizio, lo stesso lanciato in piu’ occasioni contro i domini di Wikileaks in questi giorni, ndr)”, recita un annuncio del gruppo su Twitter. Qualche ora prima, un altro assalto informatico era stato lanciato contro PayPal, sempre da Operation Payback. Le due società non hanno confermato la notizia.

Fonte: http://www.rainews24.rai.it/

Caccia ad Assange, ricercato dall’Interpol. Corri Julian, corri…

Ti metti contro il Potere...ecco il risultato...

Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, e’ una personalita’ inafferrabile, profeta della trasparenza assoluta con molte zone d’ombra. Creatore, portavoce e figura emblematica del sito specializzato in documenti confidenziali, l’australiano 39enne sconosciuto all’inizio del 2010, e’ ora uno dei personaggi piu’ in vista del pianeta al punto tale che la prestigiosa rivista americana Time lo vede come possibile uomo dell’anno.

”Abbiamo tre obiettivi: rendere libera l’informazione, smascherare abusi, e salvaguardare i documenti che fanno la Storia”, aveva riferito ad agosto lo stesso Assange in occasione di una delle rare apparizioni pubbliche.

Ma colui che fa tremare il Pentagono svelando i segreti meglio custoditi, e’ anche l’uomo enigmatico che rifiuta di dichiarare la sua esatta data di nascita. Nato nel 1971 nel nordest dell’Australia, Assange vive un’infanzia movimentata durante la quale frequenta 37 scuole. Adolescente a Melbourne, scopre il suo talento da pirata informatico ma la polizia lo condanna per hackeraggio e paga una grossa multa.

L’hacker pentito diventa poi consigliere di sicurezza, imprenditore, consulente tecnologico, ricercatore di giornalismo, padre di un ragazzo di vent’anni, Daniel. Fonda Wikileaks alla fine del 2006 e, nonostante il sito inizi a farsi conoscere da subito con i primi scoop, Assange sale alla ribalta della scena pubblica internazionale solo quest’anno.

I 250 mila documenti diplomatici statunitensi diffusi domenica scorsa si aggiungono alla massa corposa di pubblicazioni uscite a luglio e ottobre: centinaia di migliaia di carte dell’esercito americano sulle guerre in Afghanistan e Irak.

Al comando di Wikileaks, Assange sembra il protagonista di un romanzo di spionaggio. Si sposta di continuo, abita da amici di amici, si rifiuta di dire da dove viene e dove e’ diretto, cambia ripetutamente numero di telefono e lo diffonde col contagocce.

Alto, magro, il sorriso sarcastico, pesa ogni parola con lentezza e voce monocorde. Taglia e tinge di nero i suoi capelli biondo platino che gli conferivano un aspetto un po’ dandy, un po’ agente segreto.

Alla fine dell’estate i problemi si moltiplicano: in Svezia due ragazze lo accusano di stupro e aggressioni. Le indagini vanno a rilento ma a meta’ novembre la Svezia spicca un mandato di arresto internazionale per interrogarlo.

I problemi sorgono anche dentro Wikileaks quando il portavoce tedesco dell’organizzazione, Daniel Domscheit-Berg, se ne va a fine settembre denunciando l’autoritarismo di Assange. L’australiano e’ accusato anche di irresponsabilita’ a causa di alcune pubblicazioni che ”potrebbero mettere in pericolo vite umane”.

”Il nostro obiettivo non e’ colpire persone innocenti”.

Cosi’ si difende Assange che, braccato, si vede offrire un rifugio dall’Ecuador che gli mette a disposizione un permesso di soggiorno senza condizioni.

Fonte: Asca.it

Wikileaks, all’ombra di Assange scoppia la guerra degli hacker .

Piccona il pianeta. Picconatori uniti.

Traditori, fedelissimi e impauriti
ora i seguaci di Julian si dividono.

Sono cresciuti tutti con il mito di Julian, il fuggitivo che in un pomeriggio ha messo ko le diplomazie mondiali. Poi, quando la faccenda Wikileaks ha cominciato a farsi seria, il vecchio Mendax- il soprannome rubato al poeta latino Orazio usato da Assange nelle scorribande di fine Anni Ottanta- è diventato un’altra cosa. Per qualcuno, il moschettiere che ha beffato il mondo. Per altri, un pazzo che si è fatto prendere la mano. Symor Jenkins, per esempio, tifa Julian da una vita e domenica ha segnato un punto importante per Wikileaks. E’ lui- un trentenne che sulla sua pagina Twitter sfoggia loghi anarchici e slogan radical e si nasconde dietro la sigla “giornalista freelance”- il primo ad aver aperto i rubinetti dei file, quando il sito era sotto attacco e i quotidiani on line non avevano ancora rotto l’embargo.

Alla stazione ferroviaria di Basilea gli è capitata in mano una copia dello Spiegel uscita con un giorno d’anticipo. Appena se n’è reso conto ha cominciato a lanciare anticipazioni, beffando sul tempo i dirigenti del settimanale tedesco che hanno cercato di bloccare la fuga di notizie. Dall’altra parte della barricata- nemico giurato di Assange- c’è “The Jester“, un americano che si fa chiamare «l’hacker buono» e da mesi cercava il sistema per affossare Wikileaks. C’è riuscito. «L’ho fatto per le nostre truppe», dice. Sui blog s’è sparsa in fretta la voce che “Jester” sia un nome collettivo dietro cui si muove la cyber-controffensiva del Pentagono. Non è così, assicura Mikko Hypponen, il numero uno del colosso F-Secure, l’azienda leader nel settore della sicurezza informatica: «E’ stato lui», ha detto alla Cnn.

“Jester”, un passato in Afganistan al seguito delle Forze Speciali americane- lavora da solo, comunica via Twitter, e finalmente è venuto allo scoperto. «Cerco di affossare chi fa propaganda jihadista in Rete, chi diffonde materiale per gli Stati Uniti, chi fa il tifo per i rivoltosi», spiega. Non gli piace essere chiamato cane sciolto, ma se ne va in giro a disseminare il Web di trappole sofisticatissime- per colpire Wikileaks ha scagliato un potentissimo attacco “denial of service” sovraccaricando di contatti il sito- «per il bene dell’America». Adesso per gli ultras del «tutto su Internet senza veli» è diventato un nemico.

Ma all’ombra di Assange si agitano in tanti, e qualcuno a un certo punto gli volta le spalle. Il primo a tradire, il più famoso, è stato Adrian Lamo, spaventato dalla mole di documenti custoditi nel computer di Bradley Manning, l’analista dell’intelligence militare in Iraq conosciuto in chat e considerato una delle gole profonde del “Cable-gate”, in manette dallo scorso giugno: «Mi ha detto che voleva provocare l’anarchia globale in formato Csv e l’ho denunciato», spiega. Nelle comunicazioni con Lamo, pubblicate nei mesi scorsi da Wired News, Manning parlava proprio dei «260mila file di cablogrammi del dipartimento di Stato inviati da ambasciate e consolati di tutto il mondo» scaricati dal sistema militare a cui aveva accesso nella base irachena.

A volte i fratellini della star Julian la fanno franca, più spesso restano impigliati nella rete. Due settimane fa David House, un 23enne che fa parte di un gruppo che sostiene Manning, è stato arrestato all’aeroporto di Chicago dopo aver visitato il militare nella prigione di Quantico. Sul suo computer, adesso, stanno lavorando gli uomini del Pentagono.

Fonte: Giuseppe Bottero per http://www3.lastampa.it

Chissà quanti sono pronti a finanziare Wikileaks…se butta giù i governi, come sembra, pubblicando notizie scomode sul potere che non si ferma davanti a nulla, beh, i soldi fioccheranno…sicuramente!

Io aiuto Wikileaks.

In attesa che domani venga giù il finimondo, quando Wikileaks pubblicherà le schifezze che il “potere” (dico…tutti i poteri del mondo, mica solo il nostro…) vi segnaliamo che a questo link http://warlogs.wikileaks.org/media/support.html  il sito Wikileaks, in modo soft e molto signorile ( decidete voi quanto inviare, scrivono) chiede supporto finanziario semplicemente perchè Wikileaks “porta al mondo la verità”…

Ora, dobbiamo dire, mica male come “mission” e il prezzo val bene la messa.  Allora, se domani saremo contenti di quello che avranno pubblicato,se ciò che verrà pubblicato contribuirà a definire meglio i vaghi contorni attuali della politica nostrana, sarà proprio il caso, allora, di inviare al sito qualche spicciolo.Newsfromtshirts lo farà sicuramente. E, ovviamente, si candida anche a stampare le magliette dell’eroe (ma lo è davvero?) Assange, il fondatore di Wikileaks.

A domani sera, allora….

L’URAGANO WIKILEAKS SI ABBATTE SUL MONDO E L’ITALIA DI BERLUSCONI TREMA
Maurizio Molinari per La Stampa

Tutto nasce da un twitter con cui il sito Internet fondato dall’hacker australiano Julian Assange ha svelato l’imminente pubblicazione di un numero di verbali diplomatici classificati del Dipartimento di Stato «sette volte superiore a quello dei documenti sull’Iraq» che furono oltre 400 mila.

La task force del Pentagono che sorveglia le mosse di Assange non ha tardato ad appurare la fondatezza dell’indiscrezione e di conseguenza il Dipartimento di Stato ha iniziato, a partire da lunedì, a contattare «governi partner e alleati per metterli al corrente di quanto potrebbe avvenire» come spiega Philip Crowley, portavoce di Hillary Clinton.

Sebbene Washington non abbia idea di quali verbali Wikileaks renderà pubblici «fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima», la scelta è stata di chiamare dozzine di capitali per metterle al corrente dei contenuti più imbarazzanti, in genere scritti dal personale delle ambasciate all’estero. Sono state queste telefonate a innescare il turbine di rivelazioni che ha messo a soqquadro la comunità internazionale perché i contenuti delle conversazioni preventive sono in parte trapelati.(A cura della redazione di Newsfromtshirts).

 

Svezia, annullato il mandato di cattura contro il fondatore di Wikileaks.

I ragazzi ( della Cia...ndr) mentono...

STOCCOLMA – La procura svedese ha emesso e poche ore dopo annullato un mandato di cattura per stupro e molestie nei confronti del fondatore del sito Wikileaks, Julian Assange. Il direttore delle comunicazioni della procura svedese, Karin Rosander, aveva confermato nel primo pomeriggio il mandato di cattura emesso nei confronti di Assange: “Possiamo confermare che è ricercato”, ha detto Rosander, spiegando che il mandato era partito la scorsa notte. Ma a metà pomeriggio il provvedimento è stato annullato dalla stessa procura.

“Sulla base delle attuali informazioni non vi sono più le basi per sospettare che abbia commesso uno stupro” ha dichiarato un’altra portavoce della procura, Eva Finne senza fare riferimento alle altre accuse, di molestie sessuali, che erano state mosse contro il fondatore di Wikileaks nel mandato d’arresto. Assange pertanto, ha concluso la procura, “non è più sospettato di stupro e molestie. Tutte le accuse a suo carico sono state cancellate” e il fondatore di Wikileaks “non è più ricercato”.

Il trentanovenne australiano guida il sito di informazioni segrete finito nell’occhio del ciclone per la recente pubblicazione di 77mila documenti riservati del Pentagono sulla guerra in Afghanistan e proprio la settimana scorsa dalla Svezia aveva detto di essere pronto a pubblicare altri 15 mila documenti top secret.
Assange aveva subito smentito le accuse, lasciando trapelare l’idea di una sorta di “punizione” per la sua attività pubblicistica. In una mail spedita al quotidiano svedese Dagens Nyheter da una località sconosciuta, il fondatore di Wikileaks ha scritto:  “Perchè queste accuse emergano proprio ora è una domanda interessante, non sono stato contattato dalla polizia, queste accuse sono false”.

 Fonte: Repubblica.it

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