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#Gay marriage? Meh

eastwood

Clint has something to say about gay marriage

When it comes to gay marriage, there seem to be three different moral positions: effusive support, furious opposition, and “meh”. I am willing to bet a week’s wages (be warned: that is not much money) that 95 per cent of the population fall into the “meh” category. The other 5 per cent, which consists mainly of that section of society we all struggle to describe these days – the elite? The political and media classes? The trendsetters? – contains mostly effusive supporters but also a fair smattering of furious opponents. And these two subsets within a subset are pretty much the only people moved by the gay marriage issue.

I’ve racked my brains over this but I just cannot think of another recent issue on which the intensity of feeling amongst the opinion-forming classes was matched only by the lukewarmness of the general public sentiment. I have talked to quite a few normal people about gay marriage (any by normal, I mean non-media) and not one of them is excited about it. No, they don’t hate gays; they aren’t bigots who hanker after the days when teaching about homosexuality in schools was enough to have you named and shamed in a tabloid. They just don’t see the point of gay marriage. It’s like: “Oh yeah. That. Are they still talking about that?”

This is borne out by surveys. Supporters of gay marriage love to point out that a majority of the public support the idea of gay marriage – clearly hoping that these positive poll responses might gloss over the fact that there have been no public marches or street struggles for this new “right” – yet they fail to mention that surveys also reveal that people just don’t think gay marriage is important. So they point to a poll which revealed that 45 per cent of the public support gay marriage and only 36 per cent oppose it, yet tend to overlook the same poll’s finding that a whopping 78 per cent think gay marriage is not a pressing parliamentary issue. They were made even more excited by a recent poll revealing that 55% support the idea of reforming marriage and 36 per cent (again) oppose it, yet had little to say about the same poll’s discovery that only 7 per cent of people think gay marriage is an “important” political issue.

What these polls reveal is that the general public is tolerant towards gays, but decidedly lukewarm – that is, meh – towards the idea of gay marriage. They just don’t understand why it’s being prioritised, why it sucks up so much political airtime and newspaper space. Commentators treat gay marriage as one of the few issues of conviction in these principle-lite times, as a sliver of evidence that our politicians are still capable of doing great, Rosa Parks-style things, but for most ordinary people gay marriage is just another political oddity, another sign that the Westminster Village is a different world to Blighty in general. Just as the public is bemused by the tendency of the inhabitants of this political bubble to get excited about something like Ed Miliband’s relationship with Ed Ballszzz, so they’re also a bit baffled by these bubblistas’ obsession with gay marriage. There have been no mass protests for gay marriage, no uprisings, no protests outside parliament, yet here it is, centre stage in political debate, being pushed by politicians of all persuasions as “the right thing to do” and a historic leap forward for humankind. Weird.

The gaping disconnect, the Grand Canyon-sized chasm, between the flat public feeling on gay marriage and politicians’ frenzied debates about it is very revealing. What it suggests is that gay marriage is not a real issue, in the sense of having been born of a genuine public thirst for change or any serious analysis of what people in Britain (including gays) really need in the twenty-first century. Rather, it’s an entirely invented concern, a shallow posture, magicked out of thin air by a political class which wants to demonstrate as loudly and proudly as possible that it is modern and new and liberal and all the other good things. That is why the main debate over the past 48 hours has focused on whether gay marriage will detoxify or retoxify the Tories – because the only thing really at stake here is the PR standing and moral reputations of those who have cynically made gay marriage into a moral marker of our times, a badge of decency that all right-minded political and media folk must don.

Hilariously, some MPs in the Commons today probably fancy themselves as latter-day Lincolns struggling to liberate gays from the bondage of not being able to get hitched, blissfully unaware that if Joe Public accidentally catches a glimpse of their debating on the news tonight he will most likely think to himself: “Meh.”

quoting: Brendan O’Neill for The Telegraph

#Gandhi era gay? In mostra le lettere tra il #Mahatma e il #bodybuilder Kallenbach.

gay

Ascetico o gay?

Gandhi era omosessuale? Le famose lettere, tra le cui righe sarebbe scritta la sua relazione con l’architetto e bodybuilder tedesco Hermann Kallenbach, sono ora esposte all’Archivio nazionale indiano di New Delhi in occasione del 65esimo anniversario della sua morte.

In quelle lettere ci sono tutti i dettagli di una grande amicizia, stretta durante una convivenza di due anni in Sudafrica e durata anche dopo la separazione. Tuttavia, gli studiosi alla ricerca di prove definìtive circa la reale entità del rapporto tra i due uomini, da anni oggetto di speculazioni, sono rimasti delusi.

Quando l’archivio di lettere e fotografie appartenenti a Kallenbach fu acquistato dal governo indiano lo scorso anno, poco prima che Sotheby’s lo mettesse all’asta, numerose indiscrezioni fecero montare lo scoop. Ma i curatori della mostra hanno ammesso solo un campione della corrispondenza in esposizione al museo.

“Gandhi doveva molto a molti dei suoi amici sudafricani, e Kallenbach era uno di loro, un amico molto caro, un vero alleato, avevano una relazione molto stretta” ha spiegato il direttore degli Archivi. Una corrispondenza intensa la loro, che ha indotto qualcuno a supporre che tra i due ci fosse qualcosa di più di un rapporto intellettuale: in una delle lettere Gandhi si rivolge all’amico scrivendo “mio caro” e si firma “sinceramente tuo“.

induismo

Il giovane Gandhi

“Questo tipo di cose affascinano gli Occidentali, ma in queste lettere non abbiamo trovato espressioni controverse e nessuna relazione controversa. Sono solo lettere che riflettono il loro stretto legame lavorativo” chiarisce una studiosa.

Le lettere, insieme ad altri documenti e foto, sono state acquistate dall’India per un milione di dollari, qualche giorno prima che la casa d’aste londinese Sotheby’s le mettesse in vendita. L’India in passato si è schierata contro le aste di oggetti appartenuti a Gandhi perché insulterebbero la memoria dell’icona dell’indipendenza dell’India che trascorse la sua intera vita rifiutando le ricchezze materiali.

t-shirt: www.magliettefresche.it

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it

Marguerite Yourcenar e la love story . La prima icona gay della Storia. La mostra di Villa Adriana a Roma.

Antinoo a Villa Adriana

«Quando mi volgo indietro a quegli anni, mi sembra di ritrovare l’Età dell’oro». A parlare è Adriano, afflitto da idropisia del cuore e ormai vicino alla morte. L’imperatore ricorda con nostalgia il viaggio in Asia Minore di un’estate lontana. Una sera, durante un incontro letterario, intravede un giovinetto in disparte, dall’aria pensosa e distratta al tempo stesso: ne rimane subito colpito, accosta la sua immagine a quella di un pastore nel cuore della foresta, lo avvicina.

Da allora Antinoo diventerà il prediletto dell’imperatore e lo seguirà ovunque come un animale: «Quel bel levriero, ansioso di carezze e di ordini, si distese sulla mia vita». Adriano, che porta via fisicamente il giovinetto dai suoi luoghi, è costretto a subire in realtà il rapimento più profondo, quello sentimentale: il dominatore del mondo viene soggiogato dalla bellezza acerba di Antinoo, dalla sua allegria che si mescolava con l’«indolenza di un cucciolo», dalla sua innocenza, dalla sua «amarezza ardente».

Nelle pagine centrali delle sue Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar punta sui risvolti tragicamente romantici della relazione: il potere universale si inchina, fino alla totale prostrazione, di fronte alla bellezza selvatica del ragazzino. Il loro rapporto entra in una cornice bucolica quando Adriano decide di accompagnare il suo giovane amico in Arcadia, dove si lascia possedere dalla forza trascinante del canto mentre osserva le dita del suo compagno muoversi delicatamente sulle corde tese della lira.

Ma nonostante le dolcezze reciproche non sarà un amore felice, perché il ragazzino è attratto dalla morte e ogni suo gesto ha il sapore della fine.

A suicidio avvenuto (Antinoo a vent’anni sceglie di affogare nelle acque di un fiume egiziano), Adriano si chiede se i rimorsi che lo hanno animato non fossero anch’essi «un aspetto amaro di possesso», un modo per assicurarsi «d’esser stato fino alla fine lo sventurato padrone del suo destino», una maniera per impadronirsi delle responsabilità del ventenne in fuga dalla vita. Perché «avvilire quel raro capolavoro che fu la sua fine»? Lasciargli il merito della sua morte è l’ultimo, necessario, atto d’amore, forse il più doloroso.

Fonte: Paolo Di Stefano per Corriere.it

info@ http://www.villaadriana.com/va/menu.html

E come al solito una maglietta fa scandalo!

Peraltro anche bella graficamente...

Indossa una maglietta pro-gay e la scuola lo caccia.

Lousiana: una t-shirt viola a sostegno degli omosessuali gli ha fatto guadagnare un provvedimento disciplinare.

L’Aclu, l’associazione americana per le libertà civili, si è già mobilitata per offrire patrocinio legale ad un giovane della Louisiana che la scuola ha cacciato dopo che ha indossato una maglietta viola pro-gay. “Alcune persone sono omosessuali”, diceva la shirt, “e non c’è niente di male”.

VATTENE! – Evidentemente qualcosa c’era per la scuola, che lo ha messo alla porta.

Uno studente medio della Louisiana è stato cacciato dal preside per aver indossato una T-shirt pro-uguaglianza, e sta per ricevere supporto dall’ACLU. Le tv locali riportano gli sviluppi alla Desoto Parish Middle School, dove il preside Keith Simmons ha mandato Dawn Henderson a casa, dopo che si è rifiutato di cambiare la sua maglietta. (…) Dall’Aclu affermano: “Mandare Dawn a casa per aver indossato una maglietta con la scritta “gay” su di essa non solo ha represso la sua libertà di espressione, ma ha anche trasmesso un messaggio distruttivo a tutti gli studenti, sul fatto che ci sia qualcosa che non va nell’essere gay o anche solo nella parola stessa.

Fonte: Tommaso Cardarelli per giornalettismo.com

Guzzanti: «Quella sui gay non è una gaffe, ma un messaggio preciso ai suoi elettori».

Se Silvio rimane su immagini come questa rimarranno solo sulle magliette...

 

L’ex senatore pdl: «Sostanzialmente ha detto loro: meglio puttaniere che frocio. E questo in molti fa presa»

«Quella di Berlusconi sui gay non è una gaffe, è un messaggio studiato, efficace, diretto ai suoi elettori. È già un messaggio elettorale». Lo dice ai microfoni di Cnr-media il senatore del Partito Liberale Italiano, Paolo Guzzanti, fuoriuscito dal PdL nel 2009. «È una frase che ha una presa popolare – continua Guzzanti – e il messaggio è molto semplice: meglio puttaniere che frocio. Ed è un messaggio rivolto a tanti italiani, uomini e donne. Non dimentichiamo che i fan della sessualità selvatica, e selvaggia, di Berlusconi, sono gli uomini che vorrebbero avere i suoi soldi e le sue donne, ma anche le donne stesse. Non tutte, ovviamente, ma tante. Che dicono ‘con i tempi che corrono almeno a questo piacciono le donne’. Ricordo le battute quando emerse lo scandalo di Marrazzo, quelli del centrodestra a dire ‘almeno noi non andiamo con i travestiti’. La battuta di Berlusconi aveva un obiettivo preciso» conclude Guzzanti. (Fonte: Ansa)

Di media esteri di gay e di Ruby.Divertitevi a leggere l’impatto mediatico mondiale e, per finire, una modesta proposta.

Tutti gay per un giorno? La miglior risposta forse.

 E se come miglior risposta alle corbellerìe di Berlusconi ognuno di noi dichiarasse il proprio lato gay almeno per un giorno? (E chi non lo ha….?) E la maglietta, ovviamente, BE GAY FOR A DAY….a Elio e le storie tese il compito di comporre l’inno…

Media esteri

Impatto mediatico eccezionale. Di seguito qualche link da media esteri sulla dichiarazione del premier oggi: «Ogni tanto mi capita di interrompere il mio lavoro e se qualche volta mi capita di guardare in faccia una bella ragazza, meglio guardare una bella ragazza che essere gay…» (qui il Sole) e su Ruby.

Reuters India Berlusconi says liking girls “better than being gay”

Libération (Francia) Indignation après un propos homophobe de Silvio Berlusconi

Le Monde (Francia) “Il vaut mieux avoir la passion des belles femmes qu’être gay” selon Berlusconi

La Libre (Belgio, lingua francese) Berlusconi: “mieux vaut avoir la passion des belles femmes qu’être gay”

Le Soir (Belgio, lingua francese). Berlusconi : « Mieux vaut avoir la passion des belles femmes qu’être gay »

De Standaard (Belgio, lingua fiamminga) Berlusconi: ‘Beter passie voor mooie vrouwen dan homo zijn’

El Pais (Spagna) Berlusconi: “Mejor mirar a las chicas que ser gay”

El Mundo (Spagna) Silvio Berlusconi: ‘Mejor sentir pasión por una chica guapa que ser gay’

France 24 (Francia) Underage bellydancer at centre of latest Berlusconi scandal

Stern (Germania) su Ruby Berlusconi und die Frauen Wenn Sex zu Politik wird

Fonte: http://giovannidepaola.nova100.ilsole24ore.com

«Meglio le belle ragazze che essere gay»

Alcuni sono gay; stacci!

MILANO – Una «tempesta di carta». Dal Salone del ciclo e motociclo alla Fiera di Milano, Silvio Berlusconi minimizza così sul caso Ruby. E lo fa anche con parole che innescano immediatamente la miccia delle polemiche. «Sono fatto così da sempre – spiega -: qualche volta mi capita di guardare in faccia una bella ragazza, ma è meglio essere appassionato di belle ragazze che gay». «Ho un problemino – aveva detto poco prima parlando sempre della marocchina ospite delle feste ad Arcore -, avrei da sistemare una certa Ruby in uno di questi stand….».

ATTACCO AI MEDIA – Approfittando del riferimento alla neo-maggiorenne, il premier torna ad attaccare i media («i giornali vi imbrogliano» dice alla platea) e a rassicurare chi lo ascolta sul buono stato di salute del governo e sul fatto che i numeri per arrivare a fine legislatura ci sono. A dispetto «degli attacchi che arrivano da parte di giornali ed editorialisti sul governo che non ha le idee chiare e non otterrebbe risultati, la realtà è che anche in quest’ultimo vertice europeo a Bruxelles abbiamo fatto un mare di gol» afferma il presidente del Consiglio. Di media Berlusconi parla anche nel nuovo libro di Bruno Vespa. «La Rai – secondo il presidente del Consiglio – è ancora saldamente nelle mani dei partiti della sinistra». Quanto a Sky, «è un colosso mondiale e oggi ha tutte le simpatie della sinistra perché è un concorrente di Mediaset».

INTERCETTAZIONI – Non solo Ruby, dunque. A Milano il premier annuncia tra le altre cose che il governo ha intenzione di presentare di nuovo in Parlamento una legge sulle intercettazioni. «Questo tema è nel cuore degli italiani: abbiamo dei sondaggi che lo dicono» spiega Berlusconi, anticipando che la legge si baserà su tre punti: «l’utilizzo di questo strumento dovrà essere limitato al terrorismo internazionale, alle organizzazioni criminali, alla pedofilia e agli omicidi; le intercettazioni non potranno essere prodotte come prove né dalla accusa né dalla difesa; chi pubblicherà il testo di intercettazioni dovrà subire un fermo del suo media da 3 a 30 giorni».

VISITA TRA GLI STAND – Il Cavaliere spiega che quella alla Fiera di Milano è stata una visita a sorpresa. «Sono riuscito a spostare un impegno internazionale per essere qui» afferma. Dopo un lungo intervento che ha affrontato i nodi della più stringente attualità, dal caso Ruby ai rifiuti che campeggiano ancora nelle strade di Napoli, Berlusconi ha preso la via degli stand per una visita al Salone, con soste, tra gli altri, allo stand della Ducati e della Brembo. Difficile avvicinare il premier, circondato da un imponente cordone di forze dell’ordine. Per Berlusconi non è una novità la visita dell’esposizione mondiale delle due ruote dato che, come è stato ricordato più volte, «è un amico del Salone.

Fonte: redazione online corriere.it

Udc/ Sabelli Fioretti-Lauro a Buttiglione: ecco lo sbobinato.

Ti ho tirato una pecora....( è il caso di dirlo...bello scherzetto di "un giorno da pecora" a Rocco Buttiglione).

Conduttori ‘Un giorno da pecora’ replicano su gay-evasori.

Prosegue il botta e risposta tra il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione e i conduttori della trasmissione di Radiodue ‘Un giorno da pecora’, i quali dopo la smentita dell’esponente centrista (“Mai paragonato gay a evasori fiscali”) hanno diffuso “lo sbobinato” dell’intervista: “Sul piano politico e sociale – sono le parole di Buttiglione che riferiscono – io sono contro ogni discriminazione contro i gay. Ma moralmente penso che sia sbagliato. Ma ci sono tante cose che sono moralmente sbagliate e che la legge non deve perseguire”.

“Nel simpatico contesto della trasmissione” i conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro raccontano di aver chiesto a Buttiglione di fare degli esempi. Il presidente ha risposto, riferiscono ancora: “Per dirne una, l’adulterio, il trattare male le persone, non pagare le tasse, non dare i soldi ai poveri”. I conduttori hanno insistito: “E’ moralmente sbagliato essere gay?”. Il presidente ha concluso: “L’omosessualità è oggettivamente sbagliata”.

“La registrazione, pervasa da un oggettivo clima di leggerezza e inserita in un contesto simpatico, è a disposizione sul sito della Rai”, fanno sapere.

riascoltalo: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-9bf4e4dd-a8f9-4ac5-9754-677d64a4a47f.html?p=0

Fonte: http://notizie.virgilio.it

University of Wisconsin-Whitewater: uno studente picchiato perchè Gay. La risposta di American Apparel…

Regalate al Campus da American Apparel, per rimarcare l'assurdità del gesto compiuto.

Camminava nel Campus della Università del Wisconsin, giorni fa, uno studente. Indossava una maglietta pro-gay. Assalito, picchiato, lasciato lì…dolorante, spaurito.

Per colpa di quella maglietta…

La notizia fa il giro del mondo web. American Apparel, nota casa americana di abbigliamento “basic” lo viene a sapere e, in pochissimi giorni allestisce 500 copie “limited” con la scritta LEGALIZE GAY che vengono inviate al Campus ed offerte gratuitamente a qualsiasi studente ne avesse desiderata una.

In più AA acquista una intera pagina sul giornale della Università e pubblica una lettera aperta, contro il bullismo e il razzismo. (Vedi qui la pagina riportata su un bollettino di A.A…http://www.americanapparel.net/whatsnew/item.aspx?i=1509)

L’iniziativa piace; altri Campus chiedono di essere supportati da AA nella lotta contro il bullismo e ciò che ne consegue…una maglietta, ancora una volta, simboleggia qualcosa di forte. Parla a nome di tutti…

M.M. per n.f.t.s.

Bossi junior dalla Bignardi: donne, politica e lacrime.

Tale padre tale figlio?

Spqr

Un Renzo Bossi buonista e condiscendente ha inaugurato ieri sera il ritorno delle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi su La7. Sulla sparata del padre sui romani, il trota ha tagliato corto: «Solo una battuta, era un momento goliardico». Poi ha precisato: «Io poi mi trovo bene a Roma. I romani sono simpaticissimi e quando prendo il taxi mi diverto tanto a parlare e a farmi una chiacchierata. Anzi – ha aggiunto- mia mamma è una sorcina».

I flirt

Interrogato sui suoi chiacchieratissimi flirt estivi, Bossi jr. ha negato di essere mai stato con Eliana Cartella, la bionda fotografata poi con Balotelli(«E’ stata solo una montatutra mediatica») per poi però confessare un bacio innocente. Ha anche negato ogni tipo di rancore verso l’ex attaccante dell’Inter: «Mario mi chiamò per scusarsi quando uscirono le foto. Io credo sia un grandissimo giocatore, lo chiamo sempre quando vado a Londra». Sempre sulla sua vita personale, il giovane consigliere comunale ha ammesso di guadagnare circa 10.000 euro al mese.

La commozione

Un Renzo Bossi con gli occhi lucidi, quando si è parlato della malattia di suo padre Umberto: «Papà – spiega l’oggi 22enne consigliere regionale lombardo della Lega – da un momento all’altro non c’era più. Durante la malattia io sono rimasto a casa con i miei fratelli, mentre la mamma era con lui. Poi papà ha ritirato fuori la passione di quando aveva 25 anni e ce l’ha tutt’oggi. Più sta con la gente e più si ricarica. Così quando è ritornato con la gente ho voluto seguirlo. Erano i primi giorni che era tornato a casa: avevo lì il mio papà».

Pistola alla tempia

Durante lo storico gioco all’interno del programma, il trota ha dichiarato di stimare Bersani e Obama, di non avere nulla contro i gay (anche se crede nella famiglia tradizionale) e che se gli regalassero il tricolore lo metterebbe via.
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