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Totti nella storia: meglio di Nordahl

Inarrivabile “pupone”

 

Sono bastati otto minuti per entrare nella leggenda del calcio italiano. L’assist di Lamela con il contagiri, il tiro a volo (in sospetto fuorigioco) e il raddoppionel match casalingo con il Cesena. Francesco Totti, con la seconda rete, ha raggiunto quota 211 gol in serie A, tutti con la maglia della Roma. Nessun altro meglio di lui nella storia di tutti i campionati. I fuoriclasse che lo precedono nella classifica all star dei marcatori di tutti i tempi hanno realizzato le loro reti con almeno due maglie diverse. Lui no. L’unica casacca che ha sempre ha indossato è quella a colori giallorossi: un legame indissolubile che lo proietta tra i Sancta Sanctorum del calcio italiano.

 LE CIFRE - Con le due reti segnate contro il Cesena (partita poi terminata 5-1), infatti, il capitano della Roma raggiunge quota 211 reti con la stessa maglia, una in più di quelle Nordhal, in testa a questa speciale classifica, che a cavallo tra il 1948 e il 1958 le realizzò con il Milan. In assoluto, Silvio Piola sembra irraggiungibile in testa alla classifica generale con 274 reti segnate con quattro squadre diverse, seguito proprio da Nordhal che oltre alle 210 reti con il Milan ne segnò anche 15 con la maglia della Roma. Totti (largamente in testa alla classifica dei cannonieri tra i calciatori in attività), adesso, è a meno 5 dalla terza posizione, occupata ex aequo da Giuseppe Meazza e Josè Altafini con 216 gol.

Fonte: Fabio Savelli per Corriere.it

 

Francesco Totti: scusate il ritardo.

Tranquillo, Franceso, a te ritardare è concesso.

 
Le mitiche “magliette sotto” di Totti rimangono da gallery. E comunque a uno come lui il ritardo è sempre concesso. Tanto prima o poi arriva. Ciao Totti, dacci tante altre di queste magliette…
 
N.F.T.S.

Mentana e Totti, i grandi ri-pensatori…

Mentana, Totti...ma come si fa a dire la verità?

 

Mentana, se c’e’ fiducia redazione ritiro dimissioni…

Totti agita la Roma: «Vado via, anzi no»

Già…ma come si fa a dire la verità? Due casi simili in poche ore. Due “eroi” dello show biz si arrabbiano; si dichiarano pronti ad andare via e poi dietrofront!!

Due casi dissimili ma alla fine paralleli. Critiche dall’interno (Mentana) critiche dall’esterno (Totti) ma pur sempre critiche. E al primo fruscìo non rimane di meglio che minacciare di andarsene, magari non credendoci neanche un pò ( come si fa a dire la verità?)…la verità vera è che nessuno ama essere criticato o attaccato; e questo accade al piccolo dipendente vessato dal capoufficio oppure a due big dello star system , ricchi e famosi…non basta essere ricchi e famosi, dunque, per starsene tranquilli e individuare la strada più rapida per dire quello che si pensa veramente e cioè che “hic manebimus optime” come qualcun’ altro ha detto nel passato…( http://it.wikipedia.org/wiki/Hic_manebimus_optime )ma , come dice Massimo, “come si fa dire la verità”, quella vera?

maglietta: www.magliettefresche.it

Marco Mottolese per newsfromtshirts

 

Calciatori Tazebao. Da Totti a Balotelli…

Notare il ton su ton dei colori...

 

I migliori uomini di marketing per il lancio di magliette inedite sono sicuramente i calciatori. Con audience televisive immense ( praticamente quasi solo quelle ormai…) riescono ad attrarre l’attenzione semplicemente sfilandosi, dopo un gol, la maglietta della squadra per cui militano per dare spazio (sebbene sia vietato dal 1999 -vedi articolo che segue- ma le multe sono sicuramente nulla sia rispetto ai loro redditi che alla notorietà ulteriore che deriva da questo piccolo show nello show) alle loro fantasie più disparate. E, sicuramente, Totti e Balotelli, per rimanere a due calciatori italiani, sono tra i più bravi a farsi notare…Abbiamo parlato spesso di entrambi, su newsfromtshirts e non potevamo mancare all’appuntamento con Balotelli che ieri ha riscosso una grandissimo successo di pubblico e di critica con la sua: Why always me…? ( bello soprattutto il punto interrogativo…) esposta dopo un gol nel derby dei due Manchester. In più, in questo caso, la maglietta è criptica ( sempre me cosa? A essere redarguito? Tocca sempre a me segnare? Perchè sempre io sbeffeggiato? Perche pensate sempre a me?)  Daltronde l’inglese di Mario è sicuramente in una fase di costruzione e dunque può capitare che un pensiero trovi forma maldestra  una volta trasformato in un’altra lingua. Oppure Mario voleva che ognuno pensasse ciò che voleva, di lui e della maglietta; oppure, ancora più semplicemente, è il frutto di una notte alla…Balotelli, questa pensata!

Così come quando Totti si presentò a Trigoria all’inizio della gestione Enrique con la maglietta “Basta” ! lasciando pensare a chissà quali rabbie…in realtà era una semplicissima maglietta di catalogo prelevata da una collezione di t-shirts italiane vagamente e borghesemente “indignate”….

Un business -questo delle “sotto” magliette dei calciatori- destinato a diventare enorme se mai qualcuno sarà in grado di renderle disponibili sul mercato dopo pochissimo tempo dallo spot televisivo. O, addirittura, previo accordo con l’atleta che potrebbe anticipare di qualche giorno il proprio tazebao a chi ne volesse fare una produzione in serie…certo, se poi non arriva il gol…ma si potrebbe comunque festeggiare con la ormai classica “alzata”  se almeno la squadra raggiungesse una vittoria corale anche se per mano di un altro collega…

E così Balotelli, Totti, Ovsaldo (per dirne solo alcuni tra gli ultimi ”modelli” ) preparano diversivi per le loro pensioni che per ovvie ragioni fisiche sono sicuramente anticipate -rispetto ai 67 anni che oggi propone il governo– e, unitamente al ”quid”, rimane spazio per un pò  di divertimento.

Marco Mottolese per newsfromtshirts

Dal Corriere della Sera del 1999:

Vietato dire gol con la maglia spiritosa

E in serie C le squadre perdono il nome tradizionale: si chiameranno come lo sponsor I giocatori che esultando mostreranno dediche e frasi verranno multati. Se i soldi spengono il sorriso. Le “Iene” lanciarono la moda. “Era il momento di cambiare”.

Totti lascia parlare, spesso, le sue magliette…ma qui anche noi siamo senza parole!

TOTTI CON LA MAGLIETTA SCOOP ARE DURO E I FIGLI CHANEL E CHRISTIAN DA NOVELLA

Quando Francesco Totti è arrivato davanti alla scuola per prendere i suoi figli Chanel e Cristian, deve essere scoppiato il finimondo. Il capitano della Roma si è presentato con una t-shirt bianca con la scritta “Scoop are duro”, che in inglese non significa nulla, ma letta tutta d’un fiato italianizzandola fa così: “Scoopare duro”. E se la scritta non basta, a rincarare la dose è la celebre immagine della pin up Betty Page ammutolita, con una pallina rossa in bocca e legata come un salame, in perfetto stile Bondage. Provate a immaginare per un attimo la reazione delle insegnanti e dei genitori degli altri alunni: come minimo si saranno affrettati a coprire gli occhi dei bambini, per evitare troppe domande su quell’immagine così forte.

Fonte: Novella 2000

nota di nfts: insomma, ma quanto possono incidere sul quotidiano le magliette, vero?

Totti ha già detto “basta”:sulla t-shirt poco… “casual”,,,

Roma, dal capitano messaggio provocatorio a Luis Enrique.
Confronto dopo l’esclusione
in coppa: «Non eri pronto»

 

Prima gli ha detto "basta!" e poi ha indossato questa..."il re di Roma non è morto"...Totti parla solo attraverso le magliette

 
 La t-shirt faceva parte del guardaroba già da tempo. Altre volte l’aveva indossata, senza doversi mai preoccupare dell’effetto subliminale. Ieri, però, quando Francesco Totti si è presentato a Trigoria, la scritta che portava a spasso non suonava più sbarazzina: «Basta», stampato su una maglietta casual, non troppo casuale. Farla passare come una coincidenza, di questi tempi, è un’impresa ardita. Chi lo conosce giura che la scelta non sia stata ragionata. All’indomani di un giorno da «king of Rome», magari il messaggio sarebbe passato inosservato. Ma a meno di 48 ore dalla panchina che gli ha riservato Luis Enrique, la teoria della «svista» è poco credibile.Quando si dice: mi vesto come mi sento. Il capitano, non è un mistero, dentro non si sentiva granché bene. I diciotto minuti finali che lo spagnolo gli ha concesso in Europa League, alla prima uscita ufficiale della nuova Roma, avevano aperto una bella voragine nello stato d’animo del numero dieci. L’esclusione strideva con il closing della trattativa tra DiBenedetto e Unicredit. Nel clima da rivoluzione, l’asturiano non ha pensato due volte a ribaltare le gerarchie, palesando una motivazione tanto semplice, quanto impopolare: scelta tecnica, «e non sono pentito». Nella decisione, in realtà, di tecnico c’era ben poco: per l’allenatore, Totti non era pronto.

Il simbolo giallorosso ha fatto incetta di interrogativi, finché non è scoccata l’ora dei confronti nel quartier generale romanista. Mentre l’ad Claudio Fenucci provava a spiegare, nella conferenza stampa di presentazione di Lamela, che «non c’è nessun caso Totti» e che «tutti i giocatori sono convinti che il nuovo progetto segna la strada giusta», Luis Enrique e Francesco avevano già preso di petto la situazione. In un faccia a faccia durato appena cinque minuti, il tecnico ribadiva la titolarità delle sue scelte, precisando che non erano figlie di pregiudizio e invitando il suo «ragazzo» ad allenarsi intensamente, così il posto sarebbe stato nuovamente suo. Messa così, il territorio per il rilancio di Totti nella gara di ritorno con lo Slovan Bratislava sembra preparato.

Con la partenza di Borriello (è ufficialemente sul mercato) l’attacco non sarà meno intasato, perché Osvaldo è in arrivo dall’Espanyol: di fronte alla tigna di Luis Enrique, nulla può essere dato per scontato. Al colloquio ha fatto seguito uno scambio di vedute con il ds Sabatini: «Sei sempre al centro del progetto, alcune scelte vengono fatte anche per il tuo bene», il senso del discorso. Dalle parole, Totti aspetta che si passi ai fatti.

 
Fonte:

SIMONE DI SEGNI per http://www3.lastampa.it/

Olimpico: 9 anni fa ed oggi, Totti alla curva dei romanisti.

Nel calcio è la maglietta "sotto" che fa la storia.

Ci vuole un Francesco Totti d’altri tempi per risollevare una Roma volenterosa ma fragile dalle nebbie di un fine campionato mediocre e riportarla a sperare nella Champions.

Fonte: ansa.it

ps: ma CHI è sempre Unica?  La moglie o la curva sud?

Totti, un capitano non ammaina bandiera.

E' sempre un numero UNO.

 ”Il capitano non ammaina mai la bandiera”. Questo e’ il titolo del messaggio che Totti ha diffuso tramite il suo blog. ”La mia tristezza – spiega – e’ dovuta al non riuscire a dare il massimo contributo per raggiungere i risultati che tutti noi desideriamo. Non e’ certo rivolta al nostro presidente: siamo accomunati da un rapporto di stima, affetto e amore per la Roma ne’ e’ indirizzata all’allenatore, alle cui decisioni tecniche mi sono sempre rimesso con la massima disponibilita”’.

Fonte: Ansa.it

Nota redazionale di newsfromtshirts: lo si riconosce -il numero uno- dalla vita piena che riesce a ritagliarsi anche e soprattutto fuori dal campo. Nel bene e nel male Francesco ha lasciato un segno. Come Gigi Riva, come Roberto Baggio. Come pochissimi altri hanno saputo fare. E questa ultima dichiarazione gli rende onore. Sicuramente. Aspettiamo di vedere altri gol, altre dichiarazioni del genere e perchè no, ascoltare altre barzellette…

CEPUzza di bruciato…Miss Cepu si vende per salvare l’aziendina…E Totti torna analfabeta…

Come si impara al Cepu...

Taca banda...

Ora il Cepu le darà la laura Honoris Causa in Scienze politiche”

(Fabio Granata)

ROMA – Era una delle «colombe» di Futuro e Libertà, ma il suo voto a favore della sfiducia all’esecutivo non era stato messo in discussione. Invece al momento decisivo Catia Polidori si è espressa a favore del governo e la sua scelta ha scatenato un parapiglia in aula che ha costretto il presidente Fini a sospendere momentaneamente la seduta. Appena subito dopo il voto la Polidori è uscita dall’Aula diretta verso la sala del governo, scortata da alcuni dei parlamentari del Pdl. La stessa cosa ha fatto poi Antonio Razzi, che nelle ultime ore aveva lasciato l’Idv per passare al movimento filogovernativo Noi Sud. Entrambi i deputati hanno incontrato in un faccia a faccia il premier Silvio Berlusconi che ha espresso loro a caldo il proprio riconoscimento per avere contribuito a scongiurare, almeno temporaneamente, la crisi.

«SERVE STABILITA’ – «Ho votato contro la sfiducia perchè è fondamentale non privare il Paese di un governo che possa garantire la stabilità che il momento attuale richiede – ha poi fatto sapere la stessa Polidori -. Rimango coerente con me stessa per aver dichiarato dal 29 luglio in poi che, pur approvando l’azione di stimolo promossa da Futuro e libertà sin dalla sua fondazione, non avrei mai votato contro il governo». E per questo motivo, «per ulteriore coerenza», la deputata ha annunciato l’intenzione di lasciare il gruppo finiano. «Da ex presidente di un’associazione di imprese – ha aggiunto – reputo assolutamente indispensabile la permanenza di un governo in piena capacità durante l’attuale emergenza del debito, tale da prevalere su qualsiasi emozione ed evitare motivi di polemica. L’Europa non ci perdonerebbe l’impossibilità di far fronte alle esigenze legate agli equilibri che ci vengono richiesti, in un momento in cui dobbiamo rispondere dei nostri conti pubblici».

LE ACCUSE DI BARBARESCHI – Ma mentre il voto di Razzi era ampiamente annunciato, quello della Polidori è giunto, come detto, inatteso. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha commentato ironicamente che «evidentemente la notte ha portato consiglio», con riferimento alle parole pronunciate lunedì al Senato dal presidente del Consiglio. Luca Barbareschi, uno dei fedelissimi di Fini, dà una sua interpretazione dell’accaduto: «Persone come la Polidori è meglio perderle per strada. Ieri aveva confermato il no alla fiducia e poi stamattina ha detto che aveva problemi con il Cepu. Ma vi rendete conto che cosa sta succedendo? Siamo alla corruzione di pubblico ufficiale». La famiglia Polidori è titolare del Cepu, l’istituto privato per la formazione a domicilio e secondo il deputato di Fli la sua collega avrebbe ricevuto pressioni per un voto favorevole all’esecutivo. «Sappiamo per certo – ha sottolineato Barbareschi – che la Polidori ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono».

VISITA DI CORTESIA – Lo scorso 19 luglio Silvio Berlusconi aveva partecipato a Novedrate, nel Comasco, ad un’iniziativa presso l’Ecampus, l’ateneo telematico creato dal fondatore del Cepu, Francesco Polidori, e il suo intervento aveva fatto molto discutere sia perché avveniva a un paio di giorni dall’approdo in Parlamento della riforma universitaria voluta dalla Gelmini, sia perché era stata l’occasione per un nuovo attacco a Rosy Bindi sul tema della bellezza.

Al. S. per Corriere.it

Fenomenologia di una vita da spot.

Ci piace questa maglietta che trasforma un sorriso in un ...vampiro ( vampira?)

E così, un bel mattino, l’Italia si è risvegliata bigotta. Le cose sono andate in questo modo: si è scoperto che quella bellona di Belen Rodriguez non piace più agli italiani, che avrebbero deciso di acquistare meno telefonini della Tim per punire l’azienda. Azienda colpevole di aver scelto una bomba di sensualità come testimonial. L’Italia percorsa da una ventata di moralismo? Mogli che al telefonino si rivolgono ai mariti con un perentorio «o lei o me»? Genitori che per Natale regalano smartphone con tasto perbenistico? La storia non regge, anche perché negli spot della Tim accanto a Belen c’è il rassicurante Christian De Sica, costretto sì a recitare il ruolo della «fiera ciula», del piacione romano, ma pur sempre re dei cine-panettoni, un genere che è stato sdoganato persino dalla Mostra di Venezia. E allora? Allora si ritorna a Belen.

Alcune analisi di mercato avrebbero rilevato che gli ultimi spot mandati in onda dal colosso della telefonia italiana sono stati inferiori alle aspettative, anche dal punto di vista commerciale. Per la showgirl, dunque, potrebbe non esserci il rinnovo di contratto. Tutta colpa della maliarda Belen, ritenuta troppo impudica e provocante? Sotto accusa gli spot giudicati esageratamente sexy? E adesso come la mettiamo con il Festival di Sanremo che ha chiamato la Rodriguez ed Elisabetta Canalis per lustrare gli occhi ai mariti poco propensi a seguire la litania delle canzonette? Se Sanremo non darà gli esiti sperati, Belen verrà bruciata viva davanti al Casinò della città dei fiori? Tra l’altro, com’è noto, il sindaco di Sanremo, il probo Maurizio Zoccarato, tempo fa aveva riempito i tg delle sue preoccupate dichiarazioni, agitando lo spettro di Morgan: «Non accetto di associare alla mia città qualcuno che non abbia una moralità certa». Si riferiva al coinvolgimento di alcuni personaggi celebri nella vicenda che ha portato alla chiusura dell’Hollywood, una discoteca di Milano.

Ma chi è Belen Rodriguez? È una bellissima modella di origine argentina (Buenos Aires, 20 settembre 1984) che sbarca diciassettenne a Milano per la sfilata «pin-up star collection». Esordisce in tv a TeleBoario, emittente locale della Valle Camonica (hanno l’occhio lungo i valligiani), per poi passare attraverso la solita, lunga trafila del vallettume televisivo. Diventa famosa per la partecipazione all’«Isola dei famosi» del 2008, soprattutto per una presunta love story con Rossano Rubicondi (marito di Ivana Trump), che le costa la rottura con il fidanzato, il calciatore Marco Borriello. Immortale la battuta con cui Enrico Lucci salutò il ritorno in patria di Rubicondi: «Ahò, ci hai data ‘na bottarella?».

L’«Isola» merita qualche riflessione: sulle bottarelle e su altro. Se avesse vinto Belen – la seduttrice, l’adescatrice, la Circe del quadrilatero della moda – le pagine dei giornali e i salotti dei talk show si sarebbero riempiti di discorsi sulla morale della lussuria. Per fortuna, con la vittoria della compagna Vladimir ha trionfato la morale della luxuria. La luxuria è la lussuria in versione Servizio pubblico: un luxus, certo, un eccesso, un’esuberanza che travalica e prevarica ma sempre a fin di bene: perché televisiva, perché comunista. La lussuria appartiene al sesso nella sua fisicità, è lo sfarfallio creativo dell’eros che preme, Belen come «Cleopatràs lussuriosa». Il suo destino di incantatrice era in ogni caso segnato. Bastava attendere.

Adesso, sull’onda del ventilato benservito da parte di Telecom, tutti si affannano a ricordarci che Belen non sa presentare, non ha carisma, non suscita simpatia, non sa far niente (d’artistico) come se questa fosse una prerogativa necessaria alle molte pin-up che calcano gli studi televisivi. Forse che Megan Gale, anche lei testimonial di una marca di telefonini, sapeva fare qualcosa? Forse che George Clooney è stato conquistato dalle doti artistiche della Canalis? Belen è un belvedere, non c’è dubbio. Che sappia presentare rientra invece nell’ambito dell’opinabile. Non aprisse bocca, come fanno le modelle, sarebbe meglio, ma il ruolo non lo prevede.

L’arcano, quindi, si nasconde nella fattura degli spot. Curiosamente, in Italia le aziende telefoniche hanno scelto tutte lo steso modello, quello degli spot-comedy, dell’advertising-soap. Di che si tratta? Le big spender vanno sul sicuro, puntando sulla comicità, su volti noti, su gag d’impatto. Nascono così campagne seriali, non solo costruite sulla continuità delle storie, ma soprattutto sulla forza dei testimonial. Vanno per la maggiore i comici, ma anche i calciatori ci provano. Vodafone ha ormai ingaggiato a pieno titolo Francesco Totti che fa coppia, dentro e fuori lo schermo, con Ilary Blasi in una lunga serie di quadretti più o meno familiari. Wind ha scelto Giorgio Panariello nelle vesti del nababbo (una parodia di Briatore?) affiancandogli la placida Vanessa Incontrada. La 3 ha affidato a Raoul Bova e a Teresa Mannino la rappresentazione della vita di coppia con riferimento alla commedia sentimentale. Il bello è sempre assediato da belle, e l’impresa di conquistarlo risulta più che ardua.
Con Tim si abbandona il modello «casa Vianello» per calare lo spettatore in piena atmosfera da cine-panettone. E qui cominciano i guai: spesso gli spot sono solo gag «usa e getta», buoni per una risata facile, mettono a nudo uno spirito italiano molto grottesco, al limite della cialtroneria, contano molto sull’ammiccamento delle curve femminili. È questo probabilmente è la ragione dell’esito insoddisfacente della campagna pubblicitaria Il problema vero è che il nome di Belen resta legato indissolubilmente a due «marchi». A quello della telefonia, di cui è testimonial, a quello di Fabrizio Corona, il bad boy delle cronache mondane: sesso, droga e discoteche made in Milan. E poi la prigione, le continue trasgressioni, i pettegolezzi con Lele Mora.

Nella vita, Belen conquista le cronache gossipare perché si comporta esattamente come negli spot (fosse rimasta con Borriello, sarebbe stata perfetta, come quando si fa immagine della Serie A Tim!). Al suo fianco, però, non c’è il tranquillizzante De Sica ma l’inquietante Corona E la commedia si trasforma in dramma. Se alla Tim, o a chiunque altro, serve un albi, eccone uno.
Fonte: Aldo Grasso per il Corriere della Sera
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