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Magliette al tempo dell’iPhone e Facebook indossano QR Code.

Dante aveva previsto tutto, come Steve Jobs.

Al tempo di Facebook e dell’iPhone anche le magliette si aggiornano. Oltre a diventare esse stesse dei computer indossabili, anche il “messaggio stampato” diventa “metamediale”. L’invenzione è di Magliettefresche, filiazione della mitica Parole di Cotone degli anni ’90.

Bagnate dal fiume del costante cambiamento, anche le magliette non potevano rimanere le stesse nel terzo millennio. E così mentre i tessuti diventano sempre più intelligenti, rivelando nelle loro trame trasduttori utili per atleti e lavoratori1 , promettendo (o minacciando?) di diventare dei veri e propri computer indossabili, anche le magliette si aggiornano anche nella loro funzione “passiva”, cioè quella di mostrare agli altri un messaggio. Se le T shirt sono sempre state un emblema del disegno delle proprie forme, è stata un’idea italiana a farle indossare anche a quelli che mettevano su solamente massa neuronale. Negli anni ’90 furono infatti le “Parole di Cotone” a sdoganare le magliette anche per chi si intendeva solo di corpo tipografico, vendute in libreria e diventate un caso internazionale di marketing. Magliette che, come scrive Marco Mottolese, presidente dal 1994 al 2001 proprio di Parole di Cotone Srl, furono un “un contributo alla divulgazione dei libri” con lo slogan rivelatore di “o si è un’opera d’arte o la si indossa”.
Ma in un mondo in cui i concetti sono misurati (prima con gli SMS e poi con Twitter) in 140 caratteri e che passano, per la maggioranza delle persone, attraverso uno schermo “onirico” (tablet, smartphone, notebook che sia) proprio come l’incompreso e profetico film di Wim Wenders “Until the End of The World”, quale sarebbe il senso “rivoluzionario” di stampare ancora una frase su una maglietta che ormai non viene più “guardata” se non attraverso un filtro “mediatico”? E ancora, paradossalmente, che senso ha leggere una frase su un tessuto quando sarà lo stesso tessuto che si connetterà alla rete? (magari usando un software OCR?). Inevitabile quindi che in una società dove si è molto più presenti al proprio prossimo fotograficamente che non di persona (Facebook e il suo taggamento docet) e dove l’abbigliamento tende già ad essere prima di tutto telegenico e ad evitare dominanti, contrasti e “spine di pesce” che potrebbero confondere i sensori delle fotocamere, la maglietta in stile “parole di cotone” non poteva che fare un salto “metafisico” (e metamediatico) mostrando un messaggio non Intelligibile agli esseri umani ma alle macchine.
Un “messaggio” comprensibile agli umani solamente attraverso quegli schermi in cui essi vedono e interagiscono con la realtà. Da una diretta filiazione di “Parole di Cotone” ecco che arriva da  Magliettefresche la maglietta che “è” un Codice QR. Il QR Code è quella specie di “mosaico” (detto dai tecnici, un “codice bidimensionale”) che ormai sta andando ad accompagnare, se non a sostituire, i classici codici a barre. Se fotografato con uno smartphone o con un tablet o con qualsiasi altra fotocamera collegata ad un computer connesso, il codice QR porterà ad un sito o, come nel caso di questa nuova T shirt, ad un libro o a qualsiasi altro contenuto editoriale. Scrive Marco Mottolese sul blog  News from T-shirts: “Un editore potrà avvalersi della maglietta per far conoscere un nuovo testo ed entrare in nuovi mercati; un autore – che magari opera nel sempre più diffuso campo del ‘self publishing’ (produzione e divulgazione in proprio di un testo editoriale) potrà trovare nella t-shirt l’alleato ideale per veicolare i propri contenuti. Il lettore diventa così ‘veicolo’ esso stesso dell’Opera, ‘indossando’ l’Autore preferito”.
Non a caso uno degli slogan di Magliettefresche con QR code è “STOP reading Books. Wear them”, cioè smetti di leggere i libri, indossali, ovviamente, nella loro interezza. Uno dei primi libri liberamente scaricabili “fotografando” una di queste magliettefresche è la Divina Commedia di Dante Alighieri, quantum leap linguistico e culturale per il nostro Paese. Ma gli esperimenti potrebbero essere davvero infiniti per questo nuovo “media”. Si pensi ad “uomini sandwich 2.0″ che agli angoli delle strade o dei grandi eventi potranno diventare “fonti” (copiose) di informazioni e di cultura (o di biglietti o di buoni sconto, di plot del film, ecc.). Si immagini i commessi delle offerte speciali nei centri commerciali con le “virtù del latte” nella loro maglietta QR code; oppure ogni venditore porta a porta che, nella sua t shirt, in segno di “trasparenza contrattuale” ha scaricabili da se stesso le policy del suo prodotto; oppure ancora delle “cacce al tesoro” fotografiche dove ogni maglietta fotografata porta ad un indizio (magari un QR code “composto”). Insomma, il fiume del costante cambiamento ha bagnato un’altra volta le magliette, e non potevano che diventare magliettefresche.

Fonte: Fabrizio Laure per http://www.mainfatti.it

 

«Così ho comprato 50 mila follower».

Eloquente questa maglietta….SHITTER !

 

Bastano 20 o 30 dollari per garantirsi migliaia di seguaci. Ma poi c’è l’effetto boomerang.

«L’80% dei fan e dei follower delle aziende italiane è finto». A sentenziarlo Marco Camisani Calzolari, imprenditore digitale che ha puntato il dito contro l’acquisto di pacchetti di seguaci 2.0. Noto in Rete per aver realizzato il network Forzasilvio.it, con la sua società Speakage, Calzolari si è speso in questo caso in maniera autonoma per (ri)accendere i riflettori sul fenomeno del doping della notorietà sui social network.

EGO DIGITALE – «Ho pagato – racconta a Corriere.it – 20 dollari per ottenere 50mila follower su Twitter e 30 dollari per avere 6mila like sulla mia pagina Facebook». Numeri che fanno comodo ai grandi marchi, a piccole realtà che tentano di emergere, a uomini politici alla ricerca di consensi o, semplicemente, a singoli internauti interessati a pompare il proprio ego digitale. All’interno dei pacchetti di proseliti, spiega Calzolari, ci sono due categorie di utenti: «Quelli finti, creati da un bot (programma che genera automaticamente profili falsi, ndr), e quelli veri e iscritti a portali che propongono l’affiliazione come moneta di scambio». Su Letusfollow.com e Growfollowers.com, parliamo del secondo caso, chi mette a disposizione il suo profilo può acquisire punti utili a loro volta alla conquista di un seguito degno di nota.

IDENTITA’ FASULLE – Seoclerks.com è invece il punto di riferimento per chi vuole comprare secchiate di identità inesistenti. E non finisce qui, il portale offre anche link falsi per aumentare l’indicizzazione dei siti e sforna in maniera automatica articoli su un determinato argomento. Basta chiedere e, ovviamente, pagare. Si tratta, secondo Calzolari, di «un mercato nero» che altera il valore delle sponsorizzazioni e della comunicazione in Rete: «Tutte le web agency agiscono in questo modo e tutti comprano i fan. È ora dire basta».

EFFETTO BOOMERANG – Il boomerang, a dire il vero, è già tornato indietro in più di un caso. L’anno scorso l’allora candidato repubblicano alle presidenziali a stelle e strisce Newt Gingrich è stato pizzicato con il 92% dei follower falsi. Rimanendo fra i nostri confini, Gian Paolo Serino è stato protagonista di un caso analogo due mesi fa. Il giornalista sfoggia tutt’ora 53mila follower, molti dei quali sono a occhio nudo quantomeno sospetti: nomi e biografie improbabili, attività inesistente e provenienze fra le più disparate. Diventato bersaglio di sberleffi in azzurro per qualche ora, Serino aveva confermato di aver pescato nei sopracitati pozzi di San Patrizio con le stesse intenzioni di Calzolari: documentare e denunciare la pratica.

PROFILI E QUOTAZIONI IN BORSA – Per rendersi conto delle proporzioni del fenomeno è sufficiente osservare le statistiche relative all’attività sui social network stessi. Secondo le rilevazioni di Semiocast, a fine 2011 su Twitter era attivo poco più di un milione di persone. Lo scorso febbraio, Twopchart, altra realtà che monitora i cinguettii in modo non ufficiale, ha sbandierato il raggiungimento di quota 500 milioni di profili. In mezzo, i curiosi che hanno abbandonato subito le velleità 2.0 e un esercito di identità create a fini commerciali. Numeri, luci e ombre che alla vigilia dello sbarco in borsa di Facebook fanno riflettere. Venerdì 18 maggio, Mark Zuckerberg potrebbe rastrellare una cifra intorno ai 18 miliardi di dollari . Sul piatto ci sono 800 milioni di profili e l’euforia degli inserzionisti, nel 2011 Fb guardava tutti – Google compreso – dall’alto in basso con il 28% del mercato statunitense delle sponsorizzazioni. Rimane l’incognita, in considerazione di quanto detto, del valore reale del coinvolgimento dell’utenza.

Fonte: Martina Pennisi per Corriere.it

“Strip for likes” infiamma Facebook…(nulla di nuovo sotto il sole della pubblicità)

 

Una maglietta Stussy... ma Patta ha qualcosa a che vedere con la campagna pubblicitaria su Facebook?

 

 

Un’originale campagna, creata dall’agenzia di Amsterdam  Arnold per il brand dell’abbigliamento Stussy, ha adottato una strategia molto particolare, che probabilmente riuscirà ad attrarre molti utenti e di certo ha suscitato una notevole publicity per il brand.

 

L’agenzia, sostanzialmente, stimola gli utenti del social network ad iscriversi alla pagina Facebook del brand attraverso incentivi voyeuristici. La modella della campagna, infatti, si esibisce in uno striptease, togliendosi indumenti all’incremento dei Like. Colin Lamberton, direttore creativo di Arnold, ha pubblicizzato l’iniziativa dichiarando: “Come si può immaginare la modella deve soffocare sotto tutti quei strati di vestiti. È quasi un dovere pubblico liberarla… così ci aspettiamo che i fan di Facebook aiutino. Like e svesti.

Qui è ancora bella vestita....ma i " I Like" su FB stanno fioccando di brutto....

 

La campagna oltre a promuovere l’iscrizione alla pagina tramite l’originale meccanismo, favorisce l’utilizzo frequente da parte degli utenti; interessati a osservare i risultati dell’iniziativa, anche se non è chiaro al momento fino a che punto lo strip si spingerà.

 

L’originale idea susciterà di certo polemiche e discussioni. Forse la vera questione, però, è se aldilà dell’audience raggiunta il ritorno di immagine per il brand sarà positivo o negativo. In ogni caso, la lotta per i Like raggiunge nuovi livelli di intensità.

Fonte: http://www.techeconomy.it

Nota di newsfromtshirts:   ….però, c’è un però…nel 1981 una campagna pubblicitaria (affissioni in città)  fece scalpore in Francia e anche altrove. Una modella annunciava che, nel corso delle settimane successive, si sarebbe spogliata. Via il pezzo di sopra, via il pezzo di sotto. Bastava attendere…un “teasing” di grande intensità, esattamente come questo ideato da Stussy di Amsterdam (al quale va il nostro bravo! per l’idea di cui tutti parlano…). La differenza è che allora ( 31 anni orsono, pensate…) Myriam si spogliava quando lo decideva il pubblicitario e il suo cliente ( una concessionaria di affissione stradale che intendeva far capire che “manteneva le promesse…”) ; oggi, invece, è la gente, il popolo, insomma coloro che costituiscono i “social” che possono accellerare lo “svestimento” e la rivelazione delle nudità…sarà per questo che la modella di Stussy inizia iper vestita con giacche,giacconi, maglioni e quattro cappelli? Comunque è alla donna, come sempre, che sono affidate le sorti della pubblicità…

(M.M.)

 

Ecco la sintesi della campagna dell’epoca…

Pub Avenir avec Myriam Szabo en 1981 sur des affiches 4×3 qui ont fait scandale pour les féministes de l’époque…(illustration music…Aphrodite’s Child 666) Agence:  CLM/BBDO . Cliente: Avenire

 

 

 

Non solo gli amici, ora su Facebook puoi scegliere anche i tuoi nemici. ( Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare)

Finalmente i nemici!!!

 

 Sul social network li sceglieremo con ‘EnemyGraph’, la social app politically uncorrect. Con buona pace dello spirito del ‘tutti amici su Fb’ che ha finora contrassegnato l’esperienza sul social network più diffuso del mondo
E ora arrivano i nemici su Facebook. Sul social network li sceglieremo con ‘EnemyGraph’, la social app politically uncorrect. Chi vuole (?) potrà anche da oggi potrà visualizzare i propri nemici: pagine e persone che potremo contrassegnare come enemies (nemici), appunto.

 Con buona pace dello spirito del ‘tutti amici su Fb’ che ha finora contrassegnato l’esperienza sul social network più diffuso del mondo.In realtà finora non erano mancati gruppi contro, o di critica a qualcuno o qualcosa. Ma si trattava di pagine occasionali e collettive che al massimo generalizzavano un dissenso da condividere.

 Con la nuova app ora gli oltre ottocento milioni di utenti potranno crearsi una pagina ‘parallela’ personale, dove vedremo anche i post delle persone che detesti, magari ricambiati con la stessa medaglia.

 Già si immaginano politici, vip e vicini di casa additati, col pollice verso, che popolano la pagina dei tuoi nemici principali. Inoltre c’è la possibilità di vedere quali sono i nemici dei tuoi amici. E tutti gli incroci possibili. Un mondo nuovo. Di cattivi.

 Infine una funzione (dissonance report) ti informa poi quando un tuo amico ha dato un like a una persona che hai indicato come nemico (o viceversa).

 A oggi comunque, al di là delle beghe personali, quelle di chi si sfoga contro qualcuno per privatissimi motivi, nella top ten di chi è considerato nemico troviamo il ‘razzismo’, odiato dal popolo che usa la creatura di Mark Zuckerberg, poi bersagli più concreti, in carne ed ossa. Come Rick Santorum, attualmente in testa, e Barack Obama, meno odiato, più in basso. Non mancano i nemici dei vampiri di Twilight.

Fonte: http://www.adnkronos.com

 

 

 

 

Altro che “popolo di twitter” o “popolo di facebook”. Qui ormai è il linguaggio che si “twittizza”. Per dire: I tweet di Mario Monti per Panorama domani in edicola …

O guidi ( il Governo) o twitti...Ohi, Mario, mica si può fare le due cose insieme! Multa per chi twitta guidando....

 

In occasione dei primi cento giorni di governo, che si compiono venerdì 24 febbraio, il premier Mario Monti ha accettato di ripercorrere in 42 tweet (le frasi di massimo 140 battute per comunicare sul popolare social network Twitter) i momenti fondamentali o più emozionanti vissuti da lui e dal suo esecutivo da novembre a oggi. Panorama, in edicola da domani, dedica la copertina, titolo «I pensieri di Mario», ai tweet del presidente del Consiglio. Specificando che Monti non è su Twitter, ma che, al contrario, ci sono molti «fake», falsi profili del premier, che circolano sul social network.

Nei 42 tweet che Mario Monti ha scritto per Panorama il premier parla di alcuni personaggi della scena politica internazionale e italiana: Angela Merkel, Barack Obama, Silvio Berlusconi. «Lo sento spesso, ma non lo disturbo su ogni cosa. Gli sono molto riconoscente perché il suo atteggiamento è stato di grande responsabilità verso il Paese». Ironico con l’eurodeputato della Lega Francesco Speroni, con cui ha avuto un battibecco a Strasburgo una settimana fa: «Lo ringrazio vivamente per la complessità dei punti filosofico-sistemici con cui si è rivolto a me. Li leggerò con attenzione».

Mario Monti "obamizzato" in stile Shepard Fairey . Che grande novità!

 

I PRIMI CENTO GIORNI. Nei   tweet ci sono anche i primi cento giorni di governo. Il premier si sofferma  sulle proprie emozioni. Riguardo al momento più bello dice: «La prima volta che ho parlato in Senato, quando ho scoperto che forse potevo farcela. Per me non era una cosa così scontata». Su quello più difficile: «Ce ne sono stati tanti in questi 100 giorni, ma sono certo che ne arriveranno altri». In relazione alla copertina che gli ha dedicato il newsmagazine americano Time: «Io l’uomo che salverà l’Europa? Non esageriamo, l’Ue non ha bisogno di essere salvata da nessuno».

CRISI, RIFORME, LIBERALIZZAZIONI, PENSIONI, EVASIONE FISCALE. Sono altri temi affrontati dal premier  nei tweet su Panorama. Dove non mancano anche riflessioni anche sul mercato unico, le Olimpiadi a Roma, le elezioni.

E tu che tweet vorresti inviare al presidente del Consiglio?

Scrivilo su Twitter a #panoramamonti

 

nota di newsfromtshirts: siamo certi che Monti non si sia prestato a questo giochino un pò puerile di lasciarsi intervistare sotto forma di twit. Panorama ha strappato al Premier una intervista e per essere “up-to-date” si è inventat0 questa cosa dei twits con i quali Monti risponde. Peraltro solo poche settimane fa Panorama aveva dedicato una delle sue copertine al fenomeno twitter in Italia. Ora, noi siamo più che felici che un media un pò vecchiotto come Panorama (seppur di grande tradizione e storia giornalistica) si occupi del social network del momento. Il problema è che se ne occupa un pò “alla Famiglia Cristiana” direbbe Celentano e cioè uscendo dal seminato. Perchè costringere fittiziamente il Presidente del Consiglio a stare dentro 140 battute considerando che sarà stata sicuramente la redazione ad effettuare il taglio, non certo Monti a fornirne la giusta misura..? Perchè mescolare politica e linguaggi web? Per rendersi accattivanti? E l’immagine “obamizzata” è sempre per rendere il tutto ancor più credibile in quanto Obama a suo tempo si appoggio molto sui social network per essere eletto? Comunque in Italia il boom della rete e il suo sviluppo di utenti si appoggia a questi media (fu così anche per Facebook) certo poi diventa difficile lamentarsi che alla fine, salvo pochi casi, è il cazzeggio che prevale in rete mentre dal web potrebbero arrivare  soluzioni e svolte, per la crisi e per i giovani. Twitter e Facebook da noi rimangano il lato infantile dell’adulto; il suo parco giochi privato. Il suo “vuoto” a perdere…Grazie Panorama. Riceverete migliaia di twit per Monti; ci raccomandiamo: fateglieli avere….

Marco Mottolese per newsfromtshirts

Twitter vs Facebook, è guerra tra gli iscritti? ( Interessante analisi e dati U.S.A. sui due social network).

Facebook contro Twitter....e chissenefrega !

 
 

Creato l’hashtag #TornateSuFaceBook. Ma c’è chi dice: «È solo snobismo». E una ricerca smentisce la contrapposizione.

Twitter va all’attacco di Facebook. O, meglio, gli utenti amanti dei messaggi in 140 caratteri si scagliano contro chi si iscrive a Twitter senza capirne le regole e rimanendo fedele alle regole del social network di Mark Zuckerberg. Risultato è l’hashtag #TornatesuFacebook, primo nella classifica dei trend topic italiani.

 SUPERIORITA’ INTELLETTUALE – Tantissimi i messaggi postati, con inviti più o meno “minacciosi”. Scrive un utente: «È inutile iscriversi a #Twitter per postare solo foto e link. Se non avete niente da dire #tornatesuFacebook». O, ancora, «#tornatesufacebook se avete bisogno di affetto, se non potete fare a meno del “buongiorno” e della “buonanotte”». Si chiede di abbandonare anche a chi «cerca la chat e il mi piace, quelli qui non esistono». Stesso discorso con quelli che non possono fare a meno dei giochi online come FarmVille perché «su Twitter non si coltivano orti e non si dà da mangiare alle mucche». Qualche utente si scaglia anche contro l’abitudine dei seguaci di Zuckerberg «che postano 150 foto delle loro vacanze che non interessano a nessuno». Poi, c’è anche chi la prende con ironia e scrive: «Sono iscritto su Twitter da 10 minuti ma devo fare il figo, quindi #TornateSuFaceBook» E se la serie di messaggi ha principalmente l’obiettivo di dimostrare la superiorità intellettuale di Twitter, considerato social network dove si discute di argomenti più intelligenti, parecchi utenti non hanno gradito l’hashtag e l’hanno tacciato di snobismo. «Dov’è finita la democrazia? Ciascuno può scrivere quello che gli pare», si chiede un liberale della sfera. «Siete degli squadristi», accusa un altro. E così il dibattito va avanti per ore.

DALLO SCHERZO ALLA RICERCA – E mentre gli utenti italiani si divertono a contrapporre i due social network, negli States sono già state condotto ricerche di mercato per capire le differenze tra chi preferisce l’uno e chi invece usa più l’altro. Secondo lo studio «Social media around the world 2011» basato sull’analisi di 9.000 profili, Twitter pare essere innanzitutto più utilizzato dagli uomini (il 55% degli utenti è di sesso maschile). Facebook, invece, piacerebbe di più alle donne, con un 53% degli iscritti appartenti al gentil sesso. Poi, un’altra sostanziale differenza: Facebook porta via più tempo, ossia 37 minuti di media al giorno, contro i 21 su Twitter. Sempre secondo la ricerca, però, è sbagliato contrapporre a priori i due social network: intanto solo il 16% degli utenti iscritti a Twitter effettivamente usa il profilo. E, aspetto più importante, solo il 13% di chi ha un profilo su un social network usa esclusivamente Twitter. Il restante 87% è iscritto anche Facebook e lo privilegia per le comunicazioni quotidiane. Come dire che se #tornatesufacebook venisse davvero preso sul serio, a cinguettare rimarrebbero davvero in pochi.

Fonte : Marta Serafini per Corriere.it
twitter:@martaserafini

Interessanti parole sul caso Alemanno/twitter. Tra le più acute.

Il dito di A L E M A N N O per A I E M A N N O

 

Alemanno e il furto d’identità su Twitter [CASE STUDY]

Nell’epoca della comunicazione digitale mediata attraverso i social network, Twitter e Facebook stanno diventando sempre più centrali per parlare ad elettori ed amministrati.

Lo abbiamo osservato con le scelte strategiche di Barack Obama negli Stati Uniti (Tumblr, G+Instagram etc.) , ma anche in Italia dove tanti deputati ed esponenti di partito hanno scelto di attrezzarsi, in questo senso, parlando al proprio pubblico attraverso la social sfera. Chi bazzica dalle parti di Twitter, ad esempio, ha ben presente l’hashtag #opencamera proposto da @AndreaSarubbi, deputato del PD che racconta in diretta le discussioni alla Camera dei Deputati ormai da più di un anno.

Partendo da queste conclusioni ci sono sembrate interessanti le polemiche che si sono scatenate intorno all’account “fantoccio” o fake di Gianni Alemanno, sindaco di Roma, replicato da qualche buontempone nel pieno della crisi – neve dei giorni scorsi.

@AIemannoTW, con un i maiuscola al posto della L forse per evitare pericolose sanzioni, ha popolato per tutto il week end la bacheca dei twitteri italiani con frecciate sull’operato del primo cittadino romano, talvolta molto pungenti.

La risposta del “vero” Alemanno non s’è fatta attendere: sulla pagina fan di Facebook veniva infatti pubblicato il 4 febbraio questo comunicato:

Vi segnaliamo una gravissima sottrazione di identità verificatasi sul Social Network Twitter, ed avvenuta tramite una combinazione per niente casuale delle lettere del cognome del sindaco Gianni Alemanno.
Per esporre meglio quanto accaduto, vi sottoponiamo un esempio utilizzando caratteri minuscoli: il vero nome utente Twitter di Gianni Alemanno è @alemannotw, quello usato dal falso Gianni Alemanno per inviare falsi tweet è @aiemannotw, se lo si riscrive utilizzando i caratteri alti della tastiera visivamente appare @AIemannoTW.Abbiamo già segnalato e denunciato tale “abuso” alle autorità competenti.
Chiediamo la collaborazione della rete per segnalare tale utenza come spam come immagine allegata sul profilo del falso Gianni Alemanno utilizzando il seguente link:
https://twitter.com/#!/AIemannoTW
Grazie
Staff Tecnico

È interessante notare, da un punto di vista strettamente formale, come lo staff che gestisce l’account ufficiale del singolo rimandi a Facebook senza provare a dialogare con il fake @AIemannoTW, o meglio: segnalando semplicemente che il caso è passato al vaglio dell’autorità competente.

I commenti su Facebook, in realtà, non sono stati molto accomodanti: questo per l’invasione – peraltro tipica in questi casi – di finti fan che si sono connessi alla pagina fan solo per segnalare disservizi e attaccare il sindaco (come segnalato anche dallo staff del sindaco nel tweet sopra riportato):
Il comunicato pubblicato su Facebook è in linea con la normale prassi istituzionale in casi simili. Già era capitato che alla nascita di profili fake di Mario Monti e di altre personalità di spicco del nuovo esecutivo tecnico i canali istituzionali, compreso ovviamente i siti web, smentissero sul nascere il rumors di una presenza o meno di una certa personalità sul social network.

 

Il punto sta nel contenuto che il finto Alemanno proponeva, un tassello da non sottovalutare quando si parla di “furto dell’identità” sul web: dal tono volutamente istrionico, i tweet di @AIemannoTW proponevano un punto di vista fortemente critico ma che rasentavano l’incredibile, discostandosi di fatto dalla nascita da un possibile conflitto di credito con l’account “reale”.

Come in uno show televisivo di satira, infatti, il finto Alemanno faceva una caricatura di quanto capitava proponendosi non come voce ufficiale ma come semplice giullare di corte, che sfrutta i disastri del regno per poter far ridere i detrattori del sindaco.

Un colpo che paradossalmente non danneggia l’immagine del sindaco, dato che il contatto con il proprio pubblico viene mantenuto invariato e assolutamente credibile (gli ammiratori di Alemanno sono già connessi ai canali ufficiali nei vari social network) e che non può togliere potenziali nuovi follower allo stesso Alemanno perché a monte non reso da una ricerca nominale attraverso il motore di interno di Twitter (@AIemannoTW infatti non viene rilevato se la keyword selezionata è il nome del sindaco stesso, Alemanno).

La reperibilità di @AIemannoTW viene ad essere determinata solamente da dinamiche virali, figlie quindi del passaparola e della diffusione dei suoi contenuti.

Eppure, il caso è stato gestito come in atto ci fosse un vero e proprio furto d’identità, come se – rimanendo in ambito digitale – vi fosse stato l’invio massivo di email a firma Gianni Alemanno a un database composto di elettori PDL: siamo quindi di fronte a una variazione dello stesso concetto d’identità?

No e sì, e di seguito capirete perché partiamo dalla negazione: no perché se un fake su Facebook e Twitter viene ricostruito anche graficamente in tutto e per tutto uguale all’originale, si può trarre in inganno l’internauta meno scafato.

Sì perché un’identità sui social network è strutturata da cosa veicola il profilo, i contenuti che vengono pubblicati, i concetti espressi e la continuità che hanno con il personaggio che vorrebbero rappresentare: pensate se ad esempio un detrattore dei cartoon Disney aprisse un profilo Twitter di Mickey Mouse. Si capirebbe subito che il suo obiettivo è demolire l’immagine, più che rafforzarla, magari da twit che inneggiano alla miglior presenza scenica di Capitan America o della migliore qualità dei fumetti Marvel.

Nel caso di AlemannoTW e AIemannoTW, una distinzione sostanziale che rende il secondo solo una semplice caricatura (simpatica o antipatica, a seconda del punto di vista).

Esempi come questi sono curiosi e certamente indicativi di come anche l’ironia talvolta venga recepita a livello comunicazionale come dannosa (pensiamo al caso di altri mezzi di comunicazione, uno su tutti la TV, con i molti comici che negli anni sono stati eliminati dai palinsesti perché “troppo provocatori”) anche in un ambiente digitale come Twitter, dove di fatto l’identità viene ricostruita grazie a una foto e una breve descrizione del sé.

@AIemannoTW ha twittato presentandosi fin dall’inizio come imitazione/caricatura, cercando quindi di eliminare fin da subito il rischio di essere confuso con il profilo reale del sindaco e ponendo l’accento su ciò che voleva dire, i suoi tweet, che diventavano il focus e il vero motivo per cui seguirlo.

In queste ore il Corriere della Sera segnala che un altro caso, questa volta riguardante Nichi Vendola, sta animando Twitter: che sia una moda passeggera o un trend a cui ci dovremo abituare?

Fonte: http://www.ninjamarketing.it

 

STUDIO USA,UN QUARTO MESSAGGI TWITTER E’ ‘INUTILE’.(Meditate gente, meditate…)

Vieni su twitter...è come facebook ma stupido

 
 
Almeno un quarto dei 200 milioni di Tweet che ogni giorno affollano la rete è ‘inutile’. Lo afferma una ricerca di alcune università americane, che ha anche preparato il ‘manuale per il tweet perfetto’. Lo studio della Carnegie Mellon University, del Mit e del Georgia Institute of Technology è stato fatto utilizzando il sito “Who Gives a Tweet?”, in cui veniva chiesto agli utenti di dare un giudizio sui messaggi con cui entravano in contatto. In 19 giorni sono state raccolte informazioni su 1443 visitatori, che hanno dato giudizi su 43738 tweets da 21014 utilizzatori. nel 36% dei casi il giudizio era positivo, mentre il 25% dei messaggi era giudicato inutile, mentre nel 39% dei casi il giudizio era neutro: “Se riusciamo a capire cosa vale la pena leggere e perché – spiega Paul André, uno degli autori – possiamo anche progettare strumenti migliori per presentare e filtrare i contenuti”. Dallo studio sono emerse nove regole per un tweet perfetto: fra queste ci sono evitare di ripetere notizie vecchie, limitare al massimo i tweet su dettagli personali inutili, come ‘dove sono ora’, e utilizzare meno spazio possibile, anche meno dei 140 caratteri a disposizione.
 
 

Il segreto per ottenere attenzione su Twitter:

Alcune università americane hanno realizzato uno studio, analizzando 43.000 messaggi, su quali comportamenti siano apprezzati o non apprezzati dagli utenti Twitter. Ragionandoci un po’ non c’è nulla di nuovo, ma non è detto che sia poi così scontato.

Come visto in altri studi relativi ai social network in chiave business, ciò che interessa di più è l’informazione, l’intrattenimento (divertimento) e l’utilità di un messaggio.

Apprezzate le domande e i contenuti personali su ciò che sta succedendo. Bene la conversazione e la condivisione di informazioni. Visti malissimo i checkin su Foursquare condivisi su Twitter, pratica che mi permetto di sconsigliare anch’io.

Fonte: http://www.pandemia.info/

 

Arriva ” il letto Facebook’, per non staccare mai…

Se incontri qualcuno che ha questo letto non può che essere aggiunto come "nemico"...

 
Per non pochi Facebook è l’ultimo pensiero prima di dormire e il primo appena svegli. Ma il designer croato Tomislav Zvonaric ha pensato che si può andare anche oltre e ha progettato il prototipo di un “letto Facebook”. Per ora è un modello in scala, ma ha già colpito la fantasia di molti in rete, dove circolano le immagini di questo letto a due piazze. Il ‘giaciglio sociale’, di colore ovviamente blu, ha la forma di una “f” sdraiata, con le fiancate decorate dalla scritta Facebook.

Il guanciale è anch’esso di colore blu. Il piumino, invece, riproduce varie icone di Facebook, tra cui quella che accompagna gli auguri di compleanno. Nella parte superiore dalla “F”, poi, che fa parte della testata del letto, c’é anche una postazione computer con tanto di schermo e di tastiera per chi vuole aggiornare il proprio profilo anche quando è a letto. A giudicare da quanto si può leggere online su siti come Mashable ed altri siti tecnici, le reazioni all’idea non sono tutte contrarie. Anzi.

 

Roba da malati....come forse sono i social network

 
 
Al momento, però, non è chiaro se Zvonaric abbia già ottenuto o intenda chiedere, il permesso dal social network per poter produrre e vendere il “Facebook Bed”, ma l’iniziativa dell’architetto croato non è l’unica che sta cercando capitalizzare su Facebook, che ad agosto di quest’anno pensa di poter raggiungere il miliardo di utenti. In Brasile, per esempio, secondo quanto riporta il Guardian, stanno per aprire un nightclub che si chiamerà appunto “Facebook” e che cercherà di sfruttare la formula della rete sociale per attrarre clienti.
 
Fonte: Ansa.it
 

Semina valori e raccogli lavori, anche in rete.

Segnala articolo da non perdere!

 

È una crescita esponenziale. È data dalla moltiplicazione di sempre più persone in rete, ognuna che pubblica informazioni e dagli strumenti che facilitano la comunicazione in senso orizzontale, tutti con tutti. Cercare di orientarsi è di una complessità disarmante. La rete così si espande e per chi crea un’opera artistica (testo, foto, disegni, video) diventare visibili e mantenere l’attenzione è un desiderio che sembra impossibile da raggiungere.

Focalizziamo l’attenzione sull’informazione in rete, un tema di grande importanza. Proprio in questi giorni il dibattito è più effervescente che mai e il professore Giovanni Boccia Artieri in uno dei suoi ultimi post afferma che: “La logica di fondo che contrappone il valore dei media tradizionali e delle figure professionali istituzionalizzate ad un disvalore deterministicamente prodotto dall’amatorialità diffusa di massa nel web, non mi convince fino in fondo”.

Lo pensa Antonio Casilli

 
 

Non convince nessuno, allora iniziamo a distinguere tra quantità e qualità, quest’ultima in termini assoluti e relativi.

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Il grafico vuole dimostrare che la qualità è peggiorata in termini relativi (è sempre più difficile trovarla) ma in termini assoluti è verosimilmente aumentata per via dei contributi di persone, libere e diverse, che si aggiungono alla discussione. Il testo di qualità si deve quindi far largo in una marea di altre parole.

Il valore in rete riesce a trovare il suo pubblico? Sì, ma con pazienza. In rete la comparazione nel breve termine fallisce: chi vuole emergere deve lavorare di più. C’è anche un altro problema che non possiamo nasconderci, ossiah l’impazienza. Poiché Internet è realtime, vogliamo subito vedere il feedback da coloro che dovrebbero apprezzare l’opera creativa. Se passa qualche ora e i dati statistici non schizzano verso l’alto, arriva la depressione e puntiamo l’indice accusatorio sulla confusione.

In realtà il tempo tra la semina e il raccolto si è allungato. Tra una fase e l’altra bisogna lavorare a lungo nella produzione, nella promozione intelligente e costante nel tempo, senza esagerare la sovraesposizione.

Fino a quando bisogna curare il proprio lavoro? Non si finisce mai, però la cura assidua deve durare almeno fino a quando i link entranti sono così costanti da conferire una linfa vitale alla nostra opera. Sono questi link che rendono la proposta dell’autore oggettivamente valida.

È proprio una forma di impollinazione reciproca tra persone, che si realizza con il lavoro e con l’attenzione del pubblico. Quest’ultimo ha una soglia critica di attenzione più alta rispetto al passato ma di certo non è sparita.

Il grado di separazione tra le persone in rete è molto basso: si possono raggiungere con pochi click, però trovare chi tra queste ha valore per noi richiede molto tempo e attenzione. È importante che per valore s’intenda non quello che l’autore conferisce alla sua creatività, ma quello che il pubblico percepisce. Qualsiasi pubblico, soprattutto quello di domani. Bisogna fare bene quello che si fa oggi per raccogliere bene quello che arriverà domani. Gli esempi, anche locali, non mancano: per professionisti come Luca Conti e Mafe de Baggis, il domani è già arrivato.

Per chiudere con la metafora, potremmo dire che chi sa usare le parole con esattezza conosce con precisione il significato di una quantità enorme. Tale quantità ha quindi per forza di cose una relazione con la qualità. Un testo di qualità è la concretizzazione di un’idea attraverso la selezione delle migliori parole impiegate per la spiegazione.

La selezione (ossia l’attività di filtro) è sempre più meritocratica perché è in capo a ogni singola persona del pubblico; ora è lenta ma la qualità aumenta e alla fine emergerà, anche in rete.

Fonte: http://massimochiriatti.nova100.ilsole24ore.com

Twitter: @massimochi

 

 

 

 

 
 
 
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