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A qualcuna piace #FabrizioCorona

Fabrizio Corona

Abbiamo scoperto una fans di Corona

Abbiamo apprezzato la sincerità di questa bella signora che indossa una maglietta a favore del noto Fabrizio Corona oggi in  galera. E abbiamo anche pensato che deve esserci un manipolo di supporters (e forse anche majorettes) tutte di sesso femminile, pronte a indossarne a migliaia di magliette del genere, per far sapere al mondo e al “loro” Fabrizio, che non è più solo.

Vagamente ci ricordiamo di alcuni recenti arresti di pericolosi mafiosi che al momento del fermo indossavano magliette recanti foto di  noti attori americani: James Dean, Marlo Brando, Al Pacino….In qualche modo qui si ottiene il medesimo impatto, a parti rovesciate. Nei primi, nei mafiosi, è il desiderio di essere solo attori della propria vita lasciando a quello stampato sulla maglietta, se fosse possibile, l’onere della pena (  la galera però è vera…), nelle seconde, come nel caso di questa ragazza, è il desiderio di incensare chi, della propria vita, ha tentato di farne un film fino a diventare…maglietta!

Attendiamo demoskopea ben fatta per capire esattamente il target di queste fans. Nel frattempo ci godiamo una t-shirt  ”utile”; almeno dal punto di vista di chi la indossa.

MM per newsfromtshirts

 

FABRIZIO O “FURBIZIO”? CORONA….STA PER SCOPPIARE IL FINIMONDO…

Telefoni bollenti per Fabrizio?

DAGOREPORT LA VEDE COSI…(da : Dagospia)

UNA DENUNCIA CHE PUZZA DI BRUCIATO: “QUELLO CHE HO SUBITO NON È UN FURTO, CHI È ENTRATO NELLA MIA AGENZIA CERCAVA FOTO DI BERLUSCONI NUDO. NON È UN CASO CHE CHI È ENTRATO NELLA MIA AGENZIA ABBIA LASCIATO SOLDI E ASSEGNI E SI SIA PORTATO VIA L’ARCHIVIO SEGRETO E GLI HARD DISK. PRIMA CHE MI SUCCEDA QUALCOSA DI PIÙ GRAVE, ANDRÒ IN TELEVISIONE E DIRÒ TUTTO E SARÀ MOLTO PESANTE” – 2- IRIS: “POTREMMO RUBARE UNA SUA FOTO DA GIOVANE E VENDERLA A QUALCHE SUO FANS” – 3- LA PROCURA DI MILANO: “NESSUNA FOTO DEL PREMIER NUDO” – I LEGALI DEL CAVALIER POMPETTA: “SE ESISTONO, SONO TAROCCATE” – E RUBY CAMBIA ANCORA DIFENSORE –

Insomma, viene naturale pensare che con la storia del Rubygate siamo solo agli inizi. I poteri, se davvero forti, si muovono nell’ombra.

 

Vedremo.

M.M. per newsfromtshirts

 

Fenomenologia di una vita da spot.

Ci piace questa maglietta che trasforma un sorriso in un ...vampiro ( vampira?)

E così, un bel mattino, l’Italia si è risvegliata bigotta. Le cose sono andate in questo modo: si è scoperto che quella bellona di Belen Rodriguez non piace più agli italiani, che avrebbero deciso di acquistare meno telefonini della Tim per punire l’azienda. Azienda colpevole di aver scelto una bomba di sensualità come testimonial. L’Italia percorsa da una ventata di moralismo? Mogli che al telefonino si rivolgono ai mariti con un perentorio «o lei o me»? Genitori che per Natale regalano smartphone con tasto perbenistico? La storia non regge, anche perché negli spot della Tim accanto a Belen c’è il rassicurante Christian De Sica, costretto sì a recitare il ruolo della «fiera ciula», del piacione romano, ma pur sempre re dei cine-panettoni, un genere che è stato sdoganato persino dalla Mostra di Venezia. E allora? Allora si ritorna a Belen.

Alcune analisi di mercato avrebbero rilevato che gli ultimi spot mandati in onda dal colosso della telefonia italiana sono stati inferiori alle aspettative, anche dal punto di vista commerciale. Per la showgirl, dunque, potrebbe non esserci il rinnovo di contratto. Tutta colpa della maliarda Belen, ritenuta troppo impudica e provocante? Sotto accusa gli spot giudicati esageratamente sexy? E adesso come la mettiamo con il Festival di Sanremo che ha chiamato la Rodriguez ed Elisabetta Canalis per lustrare gli occhi ai mariti poco propensi a seguire la litania delle canzonette? Se Sanremo non darà gli esiti sperati, Belen verrà bruciata viva davanti al Casinò della città dei fiori? Tra l’altro, com’è noto, il sindaco di Sanremo, il probo Maurizio Zoccarato, tempo fa aveva riempito i tg delle sue preoccupate dichiarazioni, agitando lo spettro di Morgan: «Non accetto di associare alla mia città qualcuno che non abbia una moralità certa». Si riferiva al coinvolgimento di alcuni personaggi celebri nella vicenda che ha portato alla chiusura dell’Hollywood, una discoteca di Milano.

Ma chi è Belen Rodriguez? È una bellissima modella di origine argentina (Buenos Aires, 20 settembre 1984) che sbarca diciassettenne a Milano per la sfilata «pin-up star collection». Esordisce in tv a TeleBoario, emittente locale della Valle Camonica (hanno l’occhio lungo i valligiani), per poi passare attraverso la solita, lunga trafila del vallettume televisivo. Diventa famosa per la partecipazione all’«Isola dei famosi» del 2008, soprattutto per una presunta love story con Rossano Rubicondi (marito di Ivana Trump), che le costa la rottura con il fidanzato, il calciatore Marco Borriello. Immortale la battuta con cui Enrico Lucci salutò il ritorno in patria di Rubicondi: «Ahò, ci hai data ‘na bottarella?».

L’«Isola» merita qualche riflessione: sulle bottarelle e su altro. Se avesse vinto Belen – la seduttrice, l’adescatrice, la Circe del quadrilatero della moda – le pagine dei giornali e i salotti dei talk show si sarebbero riempiti di discorsi sulla morale della lussuria. Per fortuna, con la vittoria della compagna Vladimir ha trionfato la morale della luxuria. La luxuria è la lussuria in versione Servizio pubblico: un luxus, certo, un eccesso, un’esuberanza che travalica e prevarica ma sempre a fin di bene: perché televisiva, perché comunista. La lussuria appartiene al sesso nella sua fisicità, è lo sfarfallio creativo dell’eros che preme, Belen come «Cleopatràs lussuriosa». Il suo destino di incantatrice era in ogni caso segnato. Bastava attendere.

Adesso, sull’onda del ventilato benservito da parte di Telecom, tutti si affannano a ricordarci che Belen non sa presentare, non ha carisma, non suscita simpatia, non sa far niente (d’artistico) come se questa fosse una prerogativa necessaria alle molte pin-up che calcano gli studi televisivi. Forse che Megan Gale, anche lei testimonial di una marca di telefonini, sapeva fare qualcosa? Forse che George Clooney è stato conquistato dalle doti artistiche della Canalis? Belen è un belvedere, non c’è dubbio. Che sappia presentare rientra invece nell’ambito dell’opinabile. Non aprisse bocca, come fanno le modelle, sarebbe meglio, ma il ruolo non lo prevede.

L’arcano, quindi, si nasconde nella fattura degli spot. Curiosamente, in Italia le aziende telefoniche hanno scelto tutte lo steso modello, quello degli spot-comedy, dell’advertising-soap. Di che si tratta? Le big spender vanno sul sicuro, puntando sulla comicità, su volti noti, su gag d’impatto. Nascono così campagne seriali, non solo costruite sulla continuità delle storie, ma soprattutto sulla forza dei testimonial. Vanno per la maggiore i comici, ma anche i calciatori ci provano. Vodafone ha ormai ingaggiato a pieno titolo Francesco Totti che fa coppia, dentro e fuori lo schermo, con Ilary Blasi in una lunga serie di quadretti più o meno familiari. Wind ha scelto Giorgio Panariello nelle vesti del nababbo (una parodia di Briatore?) affiancandogli la placida Vanessa Incontrada. La 3 ha affidato a Raoul Bova e a Teresa Mannino la rappresentazione della vita di coppia con riferimento alla commedia sentimentale. Il bello è sempre assediato da belle, e l’impresa di conquistarlo risulta più che ardua.
Con Tim si abbandona il modello «casa Vianello» per calare lo spettatore in piena atmosfera da cine-panettone. E qui cominciano i guai: spesso gli spot sono solo gag «usa e getta», buoni per una risata facile, mettono a nudo uno spirito italiano molto grottesco, al limite della cialtroneria, contano molto sull’ammiccamento delle curve femminili. È questo probabilmente è la ragione dell’esito insoddisfacente della campagna pubblicitaria Il problema vero è che il nome di Belen resta legato indissolubilmente a due «marchi». A quello della telefonia, di cui è testimonial, a quello di Fabrizio Corona, il bad boy delle cronache mondane: sesso, droga e discoteche made in Milan. E poi la prigione, le continue trasgressioni, i pettegolezzi con Lele Mora.

Nella vita, Belen conquista le cronache gossipare perché si comporta esattamente come negli spot (fosse rimasta con Borriello, sarebbe stata perfetta, come quando si fa immagine della Serie A Tim!). Al suo fianco, però, non c’è il tranquillizzante De Sica ma l’inquietante Corona E la commedia si trasforma in dramma. Se alla Tim, o a chiunque altro, serve un albi, eccone uno.
Fonte: Aldo Grasso per il Corriere della Sera

Belen: “Ruby? Un successo da cinque minuti…”

Geniale: For THE President...

Ormai un parere su Karima El Mahroub, in arte Ruby Rubacuori, lo esprimono tutti. Anche la showgirl argentina Belen Rodriguez – che forse teme lo spostamento dei riflettori sulla marocchina più quotata d’Italia - dice la sua. Il successo di Ruby è effimero, “durerà al massimo 5 minuti”, dice Belen alla presentazione del film Se sei così ti dico sì di Eugenio Cappuccio.

Come Ruby, la fidanzata di Corona si vanta di aver frequentato il premier Silvio Berlusconi: “Io conosco bene il presidente perché Marco Borriello (l’ex) giocava nel Milan. È una persona supersimpatica. Comunque nessun’altra frequentazione con lui e poi avere successo come l’ha avuto Ruby è davvero facile”. Infine una frecciatina mossa dalla gelosia: “Lei passeggia ogni giorno sotto l’ufficio di Fabrizio contando di ottenere qualche scatto insieme a lui per andare a finire sui giornali”.

Fonte: http://libero-news.it

Digitus impudicus…o dito medio. Thanks mister Cattelan.

Cattelan's t-shirt.

Tanto tuonò che non piovve. Anzi. L’ormai celebre “Dito medio” di Maurizio Cattelan, a dispetto degli allarmi preventivi lanciati in chiave tutta ideologica dalla giunta Moratti, non ha creato, alla fin fine, neanche l’ombra di un’ombra di uno scandalo. Il sindaco, che l’aveva temuto e annunciato, oggi parla di “pieno successo”.

Il Ditone doveva saltare; poi poteva essere esposto, sì, ma decentrato; poi doveva durare due settimane appena. Ora lo si vorrebbe permanente. Letizia Moratti scopre che a Milano non abitano gli zulù, ma i milanesi, etnia italica frammista ad altre cento, dai negozianti di Sri Lanka ai manager della Deutsche Bank, dalla showgirl di Svezia Filippa Lagerback alla cinese Xian Zhang che dirige l’Orchestra Verdi; che Milano è frammento non indegno dell’Europa del 2010; che lo sberleffo non nasce con Britney Spears ubriaca, o con il demone Internet, ma che è noto da Roma antica.

“Digitus impudicus”, dicevano i latini; se ne rilevano tracce, pare, negli epigrammi di Marziale.
Il “Dito medio” è lì, fotografato come una Gioconda coi baffi. Turisti, studenti, curiosi armati di telefonino passano davanti alla Borsa e fanno clic. Duchampiani in ritardo, si divertono. Chiacchierano. Messaggiano. Dicono: “It’s funny”. La Curia non protesta; né i leghisti, né i fascisti, né i comunisti, né i cesaropapisti. Persino i Signornò di mestiere, da Vittorio Sgarbi a Oliviero Toscani, dicono: ma sì, è divertente, lasciatelo lì. Adesso il dibattito è: lasciarlo in piazza Affari o esporlo nel futuro Museo di arte contemporanea?

Il Dito medio significa due cose: esiste un linguaggio globale, e il codice della volgarità si è ammorbidito.

La volgarità c’est moi, direbbe Flaubert. Come si evince dalle foto qui sotto, un “vaffa” iconico non se lo nega nessuno: politici, calciatori, attrici, l’avifauna di potere e di spettacolo. Il medio lo hanno esposto in tanti: Berlusconi entertainer a Bolzano, Crudelia Santanché agli studenti, l’eterno Bossi all’Inno di Mameli; David Beckham e Asia Argento, Fabio Capello e Madonna, Jodie Foster e Winona Ryder (ai fotografi, ai tifosi, ai nemici della notte).

Non sarà una notizia se lo fa il supercafone Fabrizio Corona, ma non ne è immune nemmeno Rahm Emanuel, capo della segreteria del presidente Obama. La matrice recente è americana (Cattelan vive a New York); e da là il gesto è rimbalzato a noi che lo inventammo. È detto “middle finger”.

Significa “fuck you”, il nostro “vaffa”; o il più crudo “up yours” (che non tradurremo). È rimbalzato a noi tramite le subculture rock, giovanili, calcistiche, plebee, populiste. Ora è ufficiale: è entrato nel repertorio della classe dirigente. Perché questo è il traguardo, ci si perdoni il termine, che Cattelan sancisce: la normalità del vaffanculo.

Arte? Satira? Trappola mediatica? Cattelan è un centauro, metà artista e metà volpe. Il codice è, in sostanza, parodistico. Parodia del classico: l’autore ha usato marmo e travertino, nel linguaggio anni Trenta di piazza Affari e di Palazzo Mezzanotte che, attenzione, è edificio più classicista che fascista. Il Dito ha un titolo, “L.o.v.e.”, ma nessuno lo usa. Pareva, così si è detto e scritto, uno sberleffo al turbocapitalismo, strapotere delle banche, truffe sui derivati, bonus ai supermanager, a nome del cittadino sempre fottuto.

Ci si è inerpicati (vedere “il manifesto”) sull’esegesi di un gesto fascista o nazista, saluto romano o Hitlergruss mutilato. Cervellotico? Un po’. Il “Dito medio”, forse, è un “vaffanculo prevalente” (le quattro dita mozzate lasciano spazio ad ambiguità d’interpretazione). Un vaffanculo prevalente alla nostra civiltà involgarita, imbarbarita, incattivita. Così incattivita da sciogliersi in riso appena può, sempre di nuovo, senza fermarsi mai.

L'opera d'arte a Milano.

Enrico Arosio per L’Espresso

NINA MORIC SU CORONA-MORA, MI SENTIVO IN DISPARTE.

Il triangolo è pericoloso...

 ”Fabrizio e’ sempre stato molto legato a Lele Mora e mi sentivo in disparte, non mi sentivo una donna completa in questo ‘triangolo’, ma non pensavo, ne penso adesso, che abbiano avuto una relazione sessuale. Se c’e’ stato qualcosa lo sanno solo loro due”. Nina Moric, intervistata in esclusiva da Barbara d’Urso a “Domenica cinque” racconta cosi’ il raporto che legava Fabrizio Corona al suo pigmalione Lele Mora. “Quando ho sposato Fabrizio detestavo Lele, avevo rabbia contro di lui – continua – perche’ lui veniva prima di me nella testa di Fabrizio e mi sentivo senza ruolo, ma non come amante, ma per il l’affetto che li legava e mi sentivo tradita. Io non ero il suo punto di riferimento, era Lele il suo punto fermo.
  Con il tempo ho imparato a conoscere Lele per quello che e’, ho scoperto la sua grande generosita’. A Fabrizio non mancavano i soldi percio’ non potevo pensare che le case e le macchine gliele comprava Mora. Io voglio essere lasciata in pace. Quando io e Fabrizio ci siamo lasciati, Lele Mora e’ venuto a darmi una mano, mi e’ stato vicino quando piangevo e mi sono ricreduta sul suo conto: il male non era Mora, ma Fabrizio.
  Lele e’ una donna ferita; quando dai tanto e ti torna indietro solo dolore, non stai bene”.

 Fonte: agi news  – http://www.agi.it

Macho micio…( ma le relazioni hanno mille sfaccettature no?…)

Sul petto di Fabrizio il cuore batte solo per Belen...(altro che il Lele...)

Una capsula di buonumore in mezzo a tanta pesantezza. Il James Dean della mutua, Fabrizio Maria Corona in Belen, ha avuto una relazione col diversamente longilineo Lele Mora, il cosiddetto manager dei cosiddetti teledivi che amava farsi fotografare in pose da odalisca fra valletti nerboruti. Adesso sappiamo che uno di quei bronzi era lui, il Fabrizio Maria. Lo ha rivelato proprio Mora ai magistrati che indagano su un giro di fatture false, spiegando di aver speso per l’amante uno sproposito in auto, appartamenti e altri ammennicoli rigorosamente esentasse.

Dov’è il buonumore in una storia così triste, direte voi? Ma nella vendetta dell’Immagine, l’unica dea che questi eroi del luccicante nulla siano disposti a onorare. Corona ha costruito il suo mito presso i poveri di spirito sbandierando dalle copertine dei rotocalchi la sua mascolinità «maledetta» e la contabilità delle performance erotiche con la ricarica telefonica Belen: sei giorni la settimana, ovviamente, perché quelli al suo livello il settimo si riposano sempre. Finché si scopre l’altarino, che un mio amico gay aveva sospettato da tempo (infatti non la smette più di ridere). Corona come il predicatore moralista con il conto in banca alle isole Cayman. O come l’estremista vegetariano sorpreso ad azzannare un hamburger da McDonald’s. Dice il saggio: chi ostenta la sua virilità nasconde una doppia verità. E se non vi piace la rima, proviamo con l’assonanza: in fondo al ruggito del macho si può udire il miagolio di un micio.
 

Fonte: Massimo Gramellini per www.lastampa.it

“Caso” Fabrizio Corona: dalla Moric solidarietà a Mora. «Si è sentito una “donna” ferita»…

Non sono gay ma il mio fidanzato sì...

MILANO – Il profondo astio che, in genere, una moglie tradita riserva alla persona con cui il coniuge ha consumato il tradimento, in questo caso non c’é. Anzi. Nina Moric dice espressamente di non «detestare» Lele Mora e di comprenderlo. E questo malgrado l’agente dei vip abbia rivelato di aver avuto una relazione con Fabrizio Corona proprio mentre quest’ultimo era sposato con la modella croata. «Non detesto Lele Mora. Lui come me, si è sentito una “donna” ferita. Solo che io ero la moglie ferita, lui… il terzo incomodo» ammette la Moric in una intervista a Chi. «Prego il buon Dio – aggiunge la modella – che nessun bambino dica niente a Carlos (il figlio suo e di Corona, ndr)».

I DUBBI – La Moric ammette comunque di avere difficoltà a credere a quanto raccontato da Lele Mora. «Ho sempre avuto il sospetto, dubbi su dubbi – racconta – e se lui aveva una doppia vita, doveva dirmelo. Sono cattolica e credente. Abbiamo siglato il nostro matrimonio dinanzi a Dio. Non ci volevo e non ci voglio credere. Mi viene il vomito».

«HA USATO LELE» – Per la Moric, Corona ha usato l’agente dei vip e lo ha ingannato esattamente come ha fatto con lei durante il matrimonio. «Avrei preferito che Fabrizio fosse veramente gay – dice Nina – Un gay dichiarato senza problemi interiori, problemi irrisolti. Avrà sicuramente usato Lele, altrimenti mica glieli dava 2 milioni di euro! Mora non è stupido, ma è stato ingannato, raggirato, anzi illuso. Proprio come me. Ora Lele sta bene. Si è tolto un peso. Ripeto non è uno stupido e adesso può camminare a testa alta». In ogni caso, adesso, la modella croata, che come nuovo agente ha proprio Lele Mora, fa spallucce e sembra anzi sollevata. «Se avessi Corona davanti a me – rivela – gli direi: “Fabri, sei un uomo perso, ritrova te stesso”. Io ringrazio Dio per avermi tolto da tutto questo. Ora sono una spettatrice. I problemi spettano a lui, alla sua compagna e alla sua coscienza».

CORONA: «MI VIENE DA RIDERE» – Non si fa attendere la replica di Corona. «Mi viene da ridere per le cose che leggo – afferma all’Adnkronos. – Sabato dirò tutto in un programma del Tg di Enrico Mentana, l’unico giornalista che mi permette di dire la verità, che è molto diversa da quella che avete letto in questi giorni». Corona dovrebbe essere ospite della puntata di sabato del programma ‘In Onda’.

Fonte: www.corriere.it

Inchiesta vip, le rivelazioni di Mora: “Avevo una relazione con Corona”…

Corona' s family...

Fabrizio Corona “aveva una relazione con me” e gli “ho comprato otto autovetture a partire da una Audi cabriolet per arrivare alla Bentley Continental. Anche l’appartamento in via De Cristoforis a Milano gliel’ho comprato io. O meglio, ho rifornito Corona di circa 1 milione 500mila euro in contanti che doveva utilizzare per l’acquisto dell’appartamento”. Sono le rivelazioni di Lele Mora contenute in un interrogatorio del 13 ottobre 2009, nell’ambito dell’inchiesta chiusa dai pm Egenio Fusco e Massimilano Carducci nei confronti di otto persone, tra le quali Corona e Mora, indagate a vario titolo per i reati di emissione di fatture false, dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, bancarotta fraudolenta e riciclaggio.

La Bentley di Fabrizio Corona

Mora, rispondendo a una domanda del pm su come avesse “impiegato il flusso in contante ricevuto nel tempo da Silvestri (Marcello Silvestri, imprenditore, anch’egli destinatario del provvedimento di chiusura delle indagini nel luglio scorso) e che è stato quantificato in tre milioni nel periodo 2004-2006″, afferma di aver comprato all’ex re di Vallettopoli otto auto e un appartamento. A questo punto Fusco gli chiede di circostanziare le modalità con cui “ha elargito il denaro a Corona per l’acquisto della casa di via De Cristoforis.

Mora spiega: “Nel 2005 sono iniziati i grandi litigi tra Corona e la Moric, avendo lei scoperto l’esistenza della relazione del marito con me. Cosa che io avevo sempre negato e che poi è emersa durante l’indagine Vallettopoili. In quel periodo capitava spesso che Corona venisse buttato fuori di casa e mi chiedeva ospitalità. Io gli avevo consigliato, vista la situazione, di prendersi una casa per proprio conto. Gli avevo anche detto che l’avrei certamente aiutato sul piano economico. Come in effetti è stato”.

Nell’inchiesta si parla anche di televoti truccati. “E’ stato finto il televoto”: così Corona parlava al telefono con un suo collaboratore, appena uscito dal reality La Fattoria il 22 marzo del 2009, intercettato dagli investigatori nell’ambito dell’inchiesta. Negli atti depositati dopo la chiusura dell’inchiesta c’è una relazione in cui si fa riferimento alle “anomalie riscontrate nel televoto” che fece uscire dal reality Corona, provocando una “situazione idonea a ingannare i telespettatori”.

Nella relazione si spiega che Corona “subito dopo la sua esclusione dal programma televisivo” chiamò il suo collaboratore Marco Bonato, “al quale confidava che il televoto che avrebbe decretato la sua esclusione, da parte dei telespettatori, sarebbe stato finto, in quanto era già previsto che avrebbe dovuto lasciare il programma la sera del 22 marzo”. I finanzieri, nella relazione trasmessa alla Procura di Milano, parlano anche degli esposti delle associazioni dei consumatori subito dopo l’uscita di Corona dal reality.

Fonte: http://milano.repubblica.it

Al Lido la pornostar Brigitta Bulgari. (Notevole la camicia dipinta a mano del suo produttore Carlo Emilio Gobbi…di diritto pubblicato su newsfromtshirts!)

Giusto ingorgo di pornostar al Festival del Cinema di Venezia. Dopo Vittoria Risi con Sgarbi ecco Brigitta Bulgari con il remake di Scarface.

Per una volta ci occupiamo di camicie. Guardate che bel sistema per “farla parlare”…come con le magliette!

Che maglietta le fareste indossare?

L’attrice hardcore è sbarcata alla darsena accompagnata del produttore Carlo Emilio Gobbi alla Mostra per promuovere il suo remake di ‘Scarface’ con Fabrizio Corona.

Pubblicato da Trovacinema  http://trovacinema.repubblica.it
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