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I blog non sono stampa clandestina.

Liberi blog in libero Stato

I blog non sono assoggettabili alla legge sulla stampa del 1948, in particolare non hanno l’obbligo di registrarsi presso il tribunale come testata giornalistica, a meno che non ricevano finanziamenti pubblici. Lo ha stabilito la III sezione della Corte di Cassazione (presidente Saverio Felice Mannino) con la sentenza storica che ha assolto con formula piena («il fatto non sussiste) il blogger siciliano Carlo Ruta, che era stato condannato in primo e in secondo grado per il reato di stampa clandestina.
«È la fine di un incubo iniziato sette anni fa», ha commentato Ruta. La sua vicenda nasce infatti da una contrapposizione fra Ruta, che è storico e saggista, e l’allora procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera. Ruta ha criticato il modo in cui Fera, 40 anni fa, condusse le indagini su due omicidi compiuti a Ragusa a distanza di pochi mesi: l’assassinio dell’ingegnere Angelo Tumino, recentemente archiviato, e l’assassinio del giornalista Giovanni Spampinato. Fera ha trascinato Ruta in Tribunale e lo ha fatto condannare per diffamazione. Inoltre anni fa ha chiesto e ottenuto l’oscuramento del blog in cui Ruta scriveva i suoi commenti. Dalle richieste del procuratore offeso è nata anche la contestazione del reato di stampa clandestina. Poichè il blog è periodicamente aggiornato, era la tesi accusatoria, il blog è un giornale soggetto alla legge sulla stampa. Tesi accolta nel 2008 dal giudice Patricia di Marco del Tribunale di Modica e il 2 maggio 2011 dalla Corte d’Appello di Catania, che hanno condannato Ruta a 150 euro di multa.
La condanna di Ruta aveva creato una sollevazione di protesta dal mondo dei blogger, che ora possono tirare un respiro di sollievo. Aveva inoltre rivelato un vuoto legislativo in materia. «Questa sentenza è importante – ha commentato il difensore di Ruta, Giuseppe Arnone – perchè fa giurisprudenza, traccia la strada in un settore ancora non regolamentato. Nella mia arringa ho sottolineato che imporre un giornalista come direttore responsabile ad ogni blog significherebbe sterminare i blog: pochi potrebbero sopportarne il costo. È vero che una legge del 2001 prevede che i notiziari web siano registrati come testata, ma questo obbligo riguarda solo quei notiziari web che chiedono finanziamenti pubblici e che pertanto devono avere una consistenza strutturale. I giudici della Cassazione hanno mostrato buon senso e apertura ai valori della libertà di pensiero e di espressione».

Fonte: Ansa.it

Me fa na pippa a du mani quel frocetto…(Scusate il romano, ma è dovuto…).

Adinolfi la pensa così....

Battuta omofoba su Signorini
E Adinolfi fa arrabbiare i gay.

Il giornalista e blogger, ex candidato alle primarie del Pd, apostrofa il direttore di “Chi” su Facebook. Insorgono i leader del movimento Glbt: “Chieda scusa”. La replica: “Era solo un’invettiva, anch’io subisco discriminazioni perché obeso”

Una battuta scritta su Facebook scatena le ire delle associazioni gay su Mario Adinolfi, giornalista e blogger noto per aver sfidato Walter Veltroni alle primarie del Pd nel 2007. Oggetto della presa in giro, condita da colorite espressioni in romanesco e accompagnata da un epiteto omofobo, il giornalista Alfonso Signorini. “Me fa ‘na p… a due mani quel fr…etto”, ha scritto Adinolfi. La frase è stata scritta in un contesto scherzoso, una discussione con i suoi fan sui saldi di fine stagione. Ma non ha mancato di urtare la sensibilità di molti: “Adinolfi eviti di usare un linguaggio omofobo e chieda scusa”, dice Aurelio Mancuso, presidente dell’associazione “Equality Italia” lo attacca.

Nel commento, pubblicato domenica sulla pagina pubblica di Adinolfi, e condiviso con i suoi oltre cinquemila fan, si fa riferimento ad una giornata di shopping. Qualcuno, scherzando, gli dice: “Stai attento che non ti becchi Signorini…”. Lui risponde subito, in dialetto romanesco, servendosi di una metafora sessuale. Poi, parlando dei commessi incontrati durante gli acquisti, scrive: “Ho anche dialogato amichevolmente con i servetti gay su maculati, leopardati e affini”. Frasi che sono state notate da alcune persone omosessuali, e che non sono piaciute a Mancuso, storico leader del movimento Glbt italiano: “Trovo insopportabile che giornalisti e commentatori si lascino andare a questo linguaggio da caserma  -  sbotta Mancuso – Conoscendo bene il linguaggio della comunicazione

 e, quindi, il peso delle parole, devono sapere il messaggio che viene veicolato da certi termini spregiativi”.

I maghi sono gay....

Mancuso ricorda anche l’aggressione di cui è stato vittima il blogger, colpito e insultato 1 in strada a Roma da un gruppo di ragazzi: “Mi viene da domandare ad Adinolfi se non abbia un po’ imparato la lezione, quando qualche tempo è stato aggredito al grido di ‘brutto grassone’”, osserva il presidente di Equality. “Così come quella è stata una violenza fisica e morale, anche lui dovrebbe essere più cauto nel dileggiare i cosiddetti ‘frocetti’. Questi sono i linguaggi da evitare. Se qualcuno per strada urla qualche termine del genere”, dice Mancuso, “io lo riprendo, a prescindere. Figuriamoci se a farlo è una persona pubblica, che frequenta anche le trasmissioni televisive. Non sono un fan del politically correct, ma bisogna fare attenzione a queste cadute. Continui pure a parlare in romanesco, ma lo faccia senza offendere le persone”.

Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, dichiara: “Siamo chiaramente in un contesto scherzoso e sono certo che Adinolfi non è una persona omofoba. Quello che, però, emerge da questi commenti, è che spesso gli atteggiamenti omofobi e discriminatori sono involontari. Questi comportamenti devono farci riflettere, perché sono segnali di un’abitudine a voler fare dei gay degli oggetti di scherno”. “Non voglio drammatizzare il contesto  -  dice Patanè – Penso che il suo comportamento, però, racconti di una incapacità di valutare che certe affermazioni possono anche ferire. Una cosa del genere la troveremmo, per fortuna, insopportabile se detta nei confronti di un ebreo e di una persona di colore. Ma dobbiamo interrogarci perché continua ad avvenire con i gay. Il rispetto deve diventare automatico”.

Il problema per Imma Battaglia, presidente di DìGayProject, è che “siamo circondati, a ogni livello, dalla volgarità”. “Sono anni che lotto perché questo il linguaggio la smetta di riprendere gli stessi stereotipi contro i gay. E’ un segno che non siamo andati avanti, a livello culturale. Il salto ci sarà, quando si potrà criticare Signorini in quanto giornalista, e non perché omosessuale. L’affettività delle persone non deve diventare un elemento per criticare le persone. L’omofobia, in questo Paese, non è stata ancora risolta, a prescindere dalle appartenenze politiche”.

Ma Adinolfi non ci sta a passare per omofobo: “Sono battute che capita di fare su Facebook”, dichiara a Repubblica.it. “Era un momento in cui ero particolarmente arrabbiato con Signorini, per il ruolo che sta svolgendo in questo periodo, e un’invettiva contro di lui avevo tutta la voglia di farla”. Il giornalista fa anche notare che, durante la corsa per le primarie del Pd, fu “l’unico a proporre un referendum sul matrimonio gay all’interno del Pd”. E a chi parla di omofobia, Adinolfi risponde: “Sono oltre ogni possibile sospetto di discriminazione, anche perché, ogni giorno, la subisco sulla mia pelle, in quanto persona obesa”. 

Fonte: Marco Pasqua per Repubblica.it

Tezenis: 6 blogger per uno stile unico

Tezenis, in collaborazione con 6 tra i fashon blogger piu famosi della rete, per consigli di stile. E’ la nuova iniziativa della casa di abbigliamento intimo (ma  non solo) per lanciare le sue nuove collezioni. Sempre piu le case di abbigliamento si affidano alla rete per lanciare i propri prodotti ma questa volta è stato fatto un passo decisivo verso la “celebrazione” del mestiere di  blogger. Non è una novità che i blog di moda abbiano assunto in questi anni una posizione di rilievo -non solo in rete-  ma anche al’interno di sfilate e presentazioni di moda; noi di News from T-shirt, da T-shirt bloggers, non potevamo che sottolineare e lodare questa iniziativa.

La tesi di laurea più «proibita».Un genio del male femmina mette in crisi 13 maschi.

A questo punto sì, fottiti blog!

 

Una studentessa recensisce le sue notti di passione con 13 «colleghi». E il documento fa il giro del mondo.

Finalmente una tesi di laurea che viene letta. Da capo a fondo. E da mezzo mondo. Una studentessa americana della prestigiosa Duke University ha valutato le prestazioni sessuali dei suoi partner. Tredici in tutto. Spedisce il lavoro a pochi amici, ma in breve tempo le pagine finiscono in Rete, riprese successivamente da blog, giornali e tv. Con non poca frustrazione dei diretti interessati diventati, senza saperlo, delle vere e proprie «cavie».

LA TESINA DI KAREN – Online è già nota come la «Fuck List», la maliziosa presentazione in PowerPoint nella quale Karen Owen recensisce 13 atleti di diversi team universitari con cui ha avuto notti di passione. In realtà la goliardica tesina sul sesso all’università avrebbe dovuto divertire solo tre amici della ventiduenne. Nel frattempo è però diventata uno dei temi più discussi nella blogosfera. Si tratta di 42 pagine che analizzano con grande professionalità universitaria gli amatori presi in esame. Accade dunque che, merito soprattutto delle nozioni apprese in campo scientifico, i partner sessuali vengono catalogati col termine «volontari»; il sesso diventa una semplice «raccolta di dati», mentre le prestazioni vengono valutate su una scala da 1 a 10.

ELEMENTI DI STUDIO – Molteplici i parametri di giudizio: l’attraenza fisica; le misure del pene (definito col gergo «hardware»); il talento a letto; l’aggressività (intesa come maschilismo); la capacità di intrattenimento; l’atleticità. A questi si aggiungono alcuni fattori di bonus come «un accento particolare» (per esempio quello australiano) o un malus, che può essere la volgarità o l’accento canadese. Il tutto corredato con istogrammi e immagini. Ci sono persino i ringraziamenti nell’ultima pagina: «Voglio ringraziare tutti i miei volontari, senza la cui attiva partecipazione, cooperazione e elementi di studio, non sarei stata in grado di realizzare questo progetto». Gli “elementi” citati, tuttavia, erano completamente all’oscuro di tutto.

VIRALE – Emblematico il titolo dato alla tesi decisamente sui generis: «An Education beyond the Classroom: Excelling in the Realm of Horizontal Academics» (Educazione oltre l’aula: eccellere in senso orizzontale nell’ambito accademico). A maggio Karen spedisce per posta elettronica la sua opera a tre amici. Uno di loro la inoltra ad un quarto. E ben presto finisce nella casella di posta di numerosi studenti del campus. Da qui il passo verso la Rete è breve. Pubblicato dal frequentatissimo blog femminile viene ripreso dai media di mezzo mondo e commentato anche dal Today Show sulla Nbc.

LE SCUSE - In un primo momento l’autrice si dice divertita da tanto clamore e ammette di aver finalmente qualcosa da raccontare in futuro ai nipoti. Comprensibilmente irritati invece i 13 «volontari» e l’università. Solo dopo che l’eco su Internet ha cominciato a diventare incontrollabile, Karen si è vista costretta a delle pubbliche scuse: «Mi dispiace. Con il cuore in mano chiedo scusa. Non ho mai avuto l’intenzione di ferire le persone citate nel mio lavoro».

Fonte: Elmar Burchia per Corriere.it

Macchianera Blog Awards 2010

Si è appena concluso, a Riva del Garda, il festival promosso e organizzato da Macchianera che premia i migliori blogger dell’anno. Un ottimo punto di partenza per fare una panoramica delle migliori piattaforme di informazione “interattiva” presenti nel panorama italiano.

L’evento si è concluso non senza sorprese e ci da l’opportunità di approdare nei meandri nascosti (ma non troppo) del web per imparare a conoscere la realtà dei blogger, sempre piu diffusa grazie al suo approccio immediato con i lettori e al suo modo diretto di raccontare la realtà.

Una delle sorprese piu clamorose è stata sicuramente il premio per il miglior fiasco (c’è chi l’ha chiamato “il blog andato a puttane”..) assegnato a Daniele Luttazzi, forse per le grandi aspettative che si avevano nei confronti di un personaggio televisivo che ha sempre fatto parlare molto di se…forse perchè accostato troppo frettolosamente all’altro comico che ha fatto del blog il suo veicolo di informazione maggiore e che, al contrario, ha riscosso da sempre un enorme successo, Beppe Grillo.

Senza sorprese è stato invece il premio per miglior blog dell’anno assegnato a Spinoza, pungente e accurato occhio critico della nostra quotidianeità, premiato sia come miglior blog collettivo che come miglior blog 2010. Curioso che il miglior blog della rete Italiana sia privo di immagini e analizzi con ironia e capacità critica le vicende sociali e politiche, segnale che, forse, qualcosa si stia svegliando nel nostro paese o, forse, segnale che i blog vengano seguiti da quelle masse  che qualcuno definirebbe comuniste e rivoluzionarie tanto bramose di sapere…

Tra i blog artistici c’è da segnalare il miglior blog per la fotografia andato a Paolo Virzì, regista de “La prima cosa bella” come si legge alla prima apertura della sua pagina (forse un po troppo autoreferenziale?) che mette a disposizione della rete la sua capacità di critica fotografica “visionaria” proponendoci una panoramica di foto tutte accompagnate da un suo commento che inizia con “ho visto…”, un ottimo espediente narrativo figlio del suo mestiere di regista che trasforma un semplice blog in una pagina di intrattenimento vera e propria.

Non ci dobbiamo dimenticare però le origini del blog stesso che vanno ricercate anche e soprattutto nell’informazione. Sempre piu giornali all’interno del loro sito inseriscono blog, personali o della testata, per raccogliere le opinioni dei lettori e per esporre le proprie opinioni in maniera più libera. E’ il caso de “Il fatto quotidiano” premiato come miglior blog di testata giornalistica grazie anche alla copiosa presenza sui social network e alla grande risposta dei lettori nei confronti del quotidiano nato online e poi su carta stampata. Tra le sue “tastiere” (perchè ormai non si parla più di “penne”) quella di Marco Travaglio e di innumerevoli scrittori, filosofi, magistrati, giornalisti e blogger che rendono questa piattaforma una finestra opinionistica a 360 gradi.

Tra le testate giornalistiche premiate anche Repubblica.it per il miglior servizio mobile, al quale va riconosciuta la leadership per quanto riguarda la varietà nelle forme utilizzate per dare notizie (video, opinioni, blog e articoli su ogni tema trattato) realtà anch’essa molto presente all’interno dei social network.

Altri premi sono stati assegnati come miglior blog politico a Nichi Vendola (a mia memoria l’unico blog politico fatto da politici degno di nota), miglior blog tecnico-divulgativo ad Andrea Beggi, miglior blog vignettista a Stefano Disegni, biglior blog grafico a Pensoscrivo, miglior blog sportivo a Storie di calcio, miglio blog ecologico a Ecoblog, miglior blog televisivo a TvBlog, miglior blog culinario a Giallo Zafferano.

E il blogger dell’anno? Alessandro Gilioli, giornalista dell’Espresso, che con il suo blog d’autore “Piovono Rane” offre ai lettori brevissimi ma pungenti articoletti accompagnati da foto e video con una costanza di aggiornamento da fare invidia a qualsiasi redazione giornalistica.

E poi non potevamo non citare il premio per il Miglior Social Network o Servizio per i Blog andato a WordPress, la nostra piattaforma alla quale facciamo i nostri complimenti e ringraziamenti.

La manifestazione presentava anche una serie di eventi, molti dei quali curiosi e con piu seguito delle aspettative come ad esempio “12camp”, meeting finalizzato ad insegnare a uomini e donne a camminare su tacco 12…

Si sa il mondo e bello perchè vario e nel mondo dei blogger la varietà si fa sentire!

Aspettando che venga inserita la categoria “Miglior blog di News su T-shirt” vi invitiamo ad alimentare la vostra voglia di sapere girando per i blog segnalati, ad aprire un vostro blog e sperimentare questa nuova forma di comunicazione e, perchè no, a continuare a seguirci dandovi l’appuntamento al prossimo anno.

Buon blog a tutti!

News from T-shirts

I blog in festa premiano Spinoza. (Ecco la crema dei blog…).

I blog che recano nomi di filosofi sono i più premiati...c'è una relazione?

A Riva del Garda si è tenuta l’annuale Blogfest, che celebra cronisti e narratori del web e i loro diari online con i Blog Awards. In questa terza edizione, i riconoscimenti più importanti sono andati alla satira di Spinoza (miglior blog 2010, miglior blog collettivo e il più letto dai professionisti). Freddy Nietzsche è stato votato miglior blog personale, mentre la miglior pagina politica è quella di Nichi Vendola.

Questi gli altri premi: Paolo Virzì (miglior blog fotografico), Andrea Beggi (miglior blog tecnico-divulgativo), Stefano Disegni (miglior vignettista) e Alessandro Gilioli (blogger dell’anno). Storie di calcio (blog sportivo), Il fatto quotidiano (testata online) e Il post (blog giornalistico), Repubblica.it (servizio mobile), Ecoblog (blog ecologista), Metilparaben (rivelazione), Leonardo (blog d’opinione), Tvblog (televisivo), Giallo zafferano (culinario), Pensoscrivo (grafica), Malafemmina (erotico), Radionation (musicale), Passaparola di Marco Travaglio (podcast), La libreria immaginaria (letterario). La targa al fiasco va invece a Daniele Luttazzi, quella al blog più temibile a Uomo morde cane.

Fonte:
http://quomedia.diesis.it

La guerra delle aziende a facebook …Cgil, Facebook sotto chiave scatta il divieto per i dipendenti .

Non ci sono su quel fottuto Facebook!

L’ordine del sindacato: è una perdita di tempo Stop all’uso privato: sarà possibile entrare solo con la password dell’organizzazione

CGIL, niente Facebook per usi privati sul luogo di lavoro. Va bene usarlo per fini istituzionali accedendo con la password dell’organizzazione, magari per pubblicizzare le attività del sindacato o per intrattenere rapporti di lavoro: ma l’uso privato non è più consentito agli oltre cento fra dipendenti, funzionari e dirigenti della Camera del Lavoro di Firenze. È una decisione presa un paio di mesi fa e passata in sordina. Eppure destinata a far discutere, perché non è una multinazionale ad adottarla ma, forse per la prima volta, la sede locale del più grande sindacato italiano. Non per limitare le libertà dei lavoratori, si spiega dalla Cgil di Firenze: piuttosto perché utilizzare Facebook per scopi personali non è un diritto ed è da considerarsi, come in tutte le organizzazioni lavorative, una perdita di tempo. Ma perché la Camera del lavoro è arrivata a questa conclusione? Forse i suoi dipendenti abusavano del Facebook personale sprecando ore e ore di lavoro? Niente affatto, tiene a chiarire la Cgil, convinta che si tratti di un provvedimento di buon senso e che l’uso dei siti di svago per ragioni esclusivamente personali non faccia assolutamente parte del libro dei diritti di un dipendente. Per questo nei mesi scorsiè arrivata la decisione, comunicata opportunamente ai dipendenti: basta con chat, commenti e applicazioni «succhia tempo», chi ha necessità di utilizzare il social network per esigenze comunicative legate al sindacato può farlo accedendo con il nome utente e la password della confederazione o dei suoi vari settori. Il resto è vietato. O semplicemente, per chi non può farne a meno, rimandato alla sera, quando si può accedere all’ormai popolarissimo social network (fu inventato nel 2004 dall’allora diciannovenne Mark Zuckerberg e da un paio d’anni è un vero e proprio fenomeno di massa) dal proprio pc qualificandosi con nome, cognome e password personale.
«Nessuno toglie nulla a nessuno, è giusto che Facebook sul luogo di lavoro sia destinato ad usi istituzionali a non a scopi personali», si dice dalla Camera del lavoro di Borgo dei Greci, precisando peraltro che non è il solo uso del profilo personale di Facebook ad esser vietato ma anche quello di molti altri siti di svago. Cosa succede altrove? In Palazzo Vecchio, sarà perché il sindaco Renzi è tra i politici italiani uno dei più grandi fan del social network, ognuno può accedere liberamente al proprio profilo Facebook. Ci sono restrizioni per i siti internet pornografici e a pagamento ma ai fanatici di chat, bacheche e commenti virtuali sulla più grande piazza del web, tutto è consentito. Fra le aziende da segnalare la Menarini che, racconta una dipendente, ha adottato da più di un anno una “schermatura” di siti di svago come Facebook e Youtube ma anche di alcune piattaforme blog.

Fonte:
http://mymarketingnet.blog.kataweb.it

Qualcuno lassù ci ama…( i blogger devono essere liberi!)

Nessuno è interessato al tuo blog! (Su, che forse non è proprio cosi...)

INTERCETTAZIONI: RAO, RETTIFICARE NORMA PER BLOG E SITI. RISCHIO CENSURA

 

(ASCA) – Roma, 28 lug – ”Tra le modifiche al ddl intercettazioni per le quali ci impegneremo fortemente in aula, c’e’ anche quella che limita solo alle testate giornalistiche on line (per le quali come e’ noto si applicano gli stessi obblighi giuridici della carta stampata) l’obbligo di rettifica entro 48 ore”. Lo dichiara in una nota il deputato dell’Udc, Roberto Rao, componente della commissione giustizia della Camera dei deputati.

”E’ una modifica che riteniamo potra’ essere introdotta perche’ anche diversi colleghi della maggioranza condividono la consapevolezza che la norma cosi’ scritta rischia di tradursi in una forte limitazione della liberta’ della rete e dei blogger che vi operano”, conclude Rao.

Il rap della crisi (del PDL) sul blog di Miccichè.

Nessuno legge il mio blog...

Versi, ironie e doppi sensi
sul sito del sottosegretario
Si chiama «battaglia navale» è la «poesia» pubblicata sul blog del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè riferita agli utlimi avvenimenti nel Pdl.

«Nel Pdl è scoppiata una Granata, come Lupi, i berluscones azzannano i finiani – si legge – ma un Bocchino al mattino e comincia il Bongiorno mentre gli altri stanno lì, con le facce un pò Verdini a osservare i colleghi che fan gioco, tipo battaglia navale “P3:colpito e affondato!”, esclamano a gran (porta)voce “Ma è un imbroglio o è un Briguglio?” Non ci si racCapezzone più».

«No, non è un imbroglio – continua – sono solo giochi, giochi eccelsi, giochi Fini». La poesia è pubblicata nella rubrica «Punture di zanzara».

Fonte: Lastampa.it

Bavaglio ai blog, da mercoledì in piazza. “Il nostro controllo? Sono i lettori”.

Va tutto a finire nel mio blog!

ROMA – In piazza per 24 ore. Una protesta non stop contro il Bavaglio alla Rete. Si parte mercoledì. Appuntamento a mezzanotte in Piazza Montecitorio, a Roma. Una “veglia” animata dal “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza”, il ‘cartello’ che riunisce le forze protagoniste della manifestazione del primo luglio contro il ddl intercettazioni. Obiettivo: arrivare alla modifica del comma 29 del decreto Alfano, la disposizione che prevede per i blog l’obbligo di rettifica entro 48 ore.
Tra le proposte per correggere la norma c’è quella della “rettifica fai da te”, un modo per consentire agli utenti di un blog di intervenire su ciò che viene pubblicato. E per fornire ai blogger la possibilità di eludere l’obbligo di rettifica entro 48 ore previsto dal Ddl. Ne parliamo con Fabio Chiusi, blogger, doppia laurea in Italia e master alla London School of Economics, tra i primi firmatari dell’appello contro il bavaglio alla Rete.

E’ una “normativa sbagliata – dice – che non tiene conto delle differenze tra giornalismo professionale e produzione amatoriale delle notizie. E che non garantisce allo stesso modo i blogger e i giornalisti”.

Chiusi, non ritiene giusto chiedere ai blogger di garantire un’informazione corretta?
“Credo che da un lato sia impossibile fornire una ‘garanzia di correttezza’ in Rete e dall’altro che quella garanzia non serva a nulla. In Rete vale il motto ‘content is king’: chi scrive cose vere

viene premiato dai lettori. Chi diffonde notizie false o diffamatorie è punito in termini di visibilità. E se necessario, dalla legge”.

Cosa comporta per un blogger far fronte all’obbligo di rettifica?
“Il punto è che il codice deontologico di un blog sono i suoi lettori. Saranno loro a mettere in evidenza un eventuale errore. E a chiedere, tramite i commenti, una rettifica. Succede di sbagliare, ma con un po’ di onestà intellettuale tutto si aggiusta. Quando questa viene a mancare, non c’è legge che tenga”.

Ipotizziamo: la legge bavaglio passa. I blogger eluderanno la normativa?
“Si pensa a un ‘widget’, un’applicazione che permetta agli utenti stessi di comporre la rettifica e pubblicarla sul blog. Ne ha parlato l’avvocato Guido Scorza, uno dei maggiori esperti, in Italia, di diritto sulla Rete. Poi si potrebbe pensare a server localizzati all’estero. Ma su questo il dibattito è aperto, e non tutti sono disposti a giurare che basti per evitare di ricadere sotto l’ombrello del decreto Alfano”.

Il 29 luglio sarete a Montecitorio. Cosa chiedete alla maggioranza e cosa vi aspettate dall’opposizione?
“La libertà di espressione sul web non va ridotta a una campagna dell’opposizione. Detto questo, la direzione del governo è sbagliata. L’accesso alla Rete è un diritto fondamentale. E assicurarlo dovrebbe essere preoccupazione del legislatore. Del resto sono le posizioni di Fini: non capisco perché la sua maggioranza faccia di tutto per smentirle”.

Sul calendario si decide il 29. Spetterà ad una nuova riunione dei capigruppo della Camera, già prevista per giovedì prossimo, stabilire se a Montecitorio sarà votato il ddl intercettazioni prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. La conferenza dei capigruppo di oggi ha sostanzialmente confermato l’inizio della discussione generale sul testo il 29 luglio, come inizialmente previsto, ma non c’è ancora una decisione sul prosieguo dell’esame del testo. La Camera, prima di chiudere per l’estate, dovrà eleggere gli otto membri laici del Csm (in seduta comune con il Senato) ed esaminare anche due decreti legge che scadono agli inizi di settembre: quello sulla privatizzazione di Tirrenia  (scade il 5/9) e quello in materia energetica (scade il 7/9). Giovedì sarà possibile sapere quale sarà l’incastro dei provvedimenti.

fonte: Repubblica.it

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