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Rihanna: nuova battaglia legale contro Topshop e le t-shirt con il suo sedere? (Battaglia delle #magliette)

rihanna

Irriverente, divertente

 

 

Rihanna potrebbe avviare una seconda battaglia legale contro Topshop – dopo che il tabloid Mail on Sunday ha scoperto che la grande catena sta vendendo magliette con una foto del sedere di Rihanna. La cantante è attualmente coinvolta in una battaglia legale con la compagnia di Philip Green, contro un precedente progetto non autorizzato e poco lusinghiero – che ritrae il suo viso sulle magliette.

Sull’attuale t-shirt in vendita, l’immagine mostra il di dietro della cantante e lo slogan “spremi questo!”. La foto è stata scattata da George Chin, mentre Rihanna era sul palco in hot pants e calze a rete, al V Festival a Staffordshire nel 2011. E’ stata stampata sulle magliette dal marchio design Worn By e venduta sul sito web nella sezione maschile Topman di Topshop per 28 dollari. Tuttavia, giovedì la t-shirt è stata rimossa dalla vendita e la società ha rilasciato una dichiarazione: “possiamo confermare che la t-shirt in questione è di una marca di concessione e non della Topshop”.

Curiosamente, l’amica di Rihanna, Cara Delevingne ha indossato la maglietta martedì sera in occasione del The Glamour Women of the Year Awards. La top model ha felicemente posato sul tappeto rosso per i fotografi, indossando la foto della star, nascosta in pantaloni neri e ha persino postato su Twitter una foto di sè, fingendo di stringere il fondoschiena sulla t-shirt.

Rihanna, che ha la sua linea di moda con la rivale di rihanna battaglia legale magliette sedereTopshop, ossia River Island, ha presentato documenti legali  contro la vendita della prima T-shirt, descrivendola come “un’ immagine di bassa qualità e prodotto non autorizzato”.

La star 25enne si era infastidita dal fatto che, legalmente, il fotografo possiede i diritti per la foto e non il soggetto stesso dell’immagine. Una fonte ha dichiarato ai giornalisti: “lei crede che sfruttano l’immagine degli artisti e che quello che fanno è sbagliato”.

Tale “accanimento” contro di lei potrebbe essere anche una cosa personale contro di lei: una volta Rihanna era amica di Philip e della figlia Chloe Green. Tuttavia, nelle ultime settimane, Chloe è stata vista in atteggiamenti intimi con l’ex ragazzo di Rihanna, Chris Brown, che ha fatto infuriare la cantante.

E adesso, non si sa come Rihanna reagirà alla foto del suo sedere.

Fonte: http://www.pinkdna.it/

“Adesso i tatuaggi ve li disegno sulle magliette” Intervista a Nicolai Lilin

tatuaggio

La mia arte è (sotto) le maniche

Lo scrittore e depositario di simboli misteriosi lavorerà per una linea per Happiness: “Le mie storie? Amore, viaggio e opposizione alle dittature”

 

Nicolai Lilin è come i suoi libri: alto, bello, inquietante e al tempo stesso dolcissimo. Ha anche quel tipo di voce che alle ragazze dai nove ai novant’anni fa battere il cuore.

Nato nel 1980 in Transnistria (oggi regione indipendente della Repubblica Moldava ma allora parte dell’Unione Sovietica) vive in Italia dal 2004 e viene chiamato «Il Saviano siberiano».
La definizione non gli piace per niente, ma dopo il successo clamoroso del suo primo romanzo, Educazione Siberiana, pubblicato in 24 Paesi (in Italia da Einaudi) e portato al cinema dal premio Oscar Gabriele Salvatores, ha ricevuto pesanti minacce dall’ultrasinistra e dai fondamentalisti islamici. «Adesso si sono un po’ calmati» dice lui che non ha mai accettato la scorta ma ha il permesso di girare armato per via dei violentissimi messaggi lasciati sulla sua pagina Facebook. Del resto nei suoi libri (dopo il primo sono usciti: Caduta libera, Il respiro del buio, Storie sulla pelle) parla della resistenza del popolo siberiano deportato e quasi sterminato dai comunisti oltre che dei due anni passati come cecchino in Cecenia, una guerra che a suo parere è «la più grande operazione antiterroristica di sempre». Il bello è che lui ha cominciato a scrivere soprattutto per raccontare la tradizione del tatuaggio siberiano di cui è praticamente l’ultimo depositario. Scrittore, artista, ma soprattutto tatuatore (dalle sue parti si dice «kol’šik», sacerdote e custode del segreto dei simboli), Lilin ha accettato di collaborare con il marchio Happiness per una capsule collection – tre T-shirt, un poncho e uno zainetto – che verrà presentata al Pitti di Firenze dal 18 al 21 giugno. In questa intervista esclusiva spiega le ragioni di una scelta destinata a far scalpore.

Perché ha deciso di svelare il segreto del tatuaggio siberiano?
«Non l’ho rivelato né mai lo farò perché senza segreto non esisterebbe la tradizione che è formalmente scomparsa ma in ogni caso conserva l’infinita potenza dei simboli. La loro importanza si nasconde nel significato non nella semplice presenza estetica. Infatti i simboli sono come un alfabeto: messi insieme raccontano una storia. Una delle regole del tatuaggio siberiano è che nessuno può sapere cosa significa tranne chi conosce la tradizione».

Insomma è un modo per comunicare tra iniziati?
«In un certo senso sì, ma l’iniziazione non avviene attraverso una cerimonia. È un atto di fiducia tra chi sa e chi vuol sapere, qualcosa che non si può spiegare ma solo vivere letteralmente sulla propria pelle».

Lei però ha trasferito tutto questo su delle T-shirt…
«Sì e sono felice di averlo fatto: è come se avessi tatuato tantissime persone. Il metodo è lo stesso, la struttura narrativa non viene cambiata dal supporto. Anzi, quando lavoro sul corpo di un uomo non posso fare di testa mia, sono come inscatolato dal suo destino. Invece lavorando sulla tela bianca della T-shirt come su quella di un quadro, posso dare libero sfogo alla fantasia. È un’operazione artistica».

Chanel diceva che la moda non è arte, deve morire perché viva il commercio. Lei cosa ne dice?
«In generale penso che nella moda ci sia tantissimo spazio per le storie e la fantasia. In quella italiana, poi, c’è più ricerca e rigore che in qualsiasi altra. Non è la prima volta che mi chiedono di realizzare qualcosa nel settore, ma stavolta ho capito di poter fare di più. Ho preparato tre storie universali valide sia per le donne che per gli uomini: l’amore, il viaggio, l’opposizione a tutte le dittature. Ciascuno le interpreterà a modo suo traducendo i simboli come meglio crede, ma tutti noi viviamo queste situazioni: siamo uniti dai nostri destini diversi. Quel che ci rende umani, una grande specie dominante, è proprio l’essere uguali nella diversità».

Qualcuno dirà che l’ha fatto per soldi, non pensa?
«Si accomodino, non è la prima e non sarà l’ultima volta che mi attiro delle critiche. Sono stati molto coraggiosi i titolari di Happiness perchè fare questo progetto è come fare una dichiarazione pubblica di libertà mentale. Se tu ti limiti a stampare dei simboli su una maglietta rischi di sbattere contro un iceberg intellettuale. Non dimentichiamoci che adesso i criminali russi evitano accuratamente di tatuarsi per nascondersi meglio ed evitare di autodenunciarsi».

Cosa pensa del suo Paese?
«Sono tornato in Transnistria nel 2009 e penso che sia un posto molto triste. La gente vive sotto la soglia di povertà per cui ovunque vedi traccia di traffici illeciti: droga, armi, perfino esseri umani. E poi manca la libertà di parola perché in Russia non c’è mai stata la borghesia, una grande classe media in grado di assicurare la democrazia. Il mio Paese è governato da militari e questo genera sempre intolleranza e squilibrio. È la cosa che temo di più perché in Cecenia e in molte altre situazioni della mia vita ho visto a cosa può portare la mancanza di equilibrio, un orrore senza fine».

Fonte: Daniela Fedi per Ilgiornale.it

La ragazza con la giacca rossa santa subito: come diventare icona degna di T-shirt.

Ora finito il mistero forse tutto rientrerà nella norma…
istanbul

Eccola la mitica ragazza di Istanbul. La ragazza dalla giacca rossa.

 

 

A Piazza Taksim è avvenuto un miracolo. O piuttosto è stato stabilito un record. Diventare “icona” degna di decorare una maglietta in 48 ore non è cosa da poco. L’imprendibile, coraggiosa e misteriosa “woman in red” è già oggetto di culto in Turchia e forse anche altrove. Per ora sono manifesti e stickers in giro per la città, ma presto sicuramente magliette.

E’ bastata una carica della polizia, una manifestazione ancora ai suoi primi vagiti, e uno scatto, tanto casuale quanto ormai consueto, in tempi di iper connessione e di devices digitali. In poche ore la foto della sconosciuta “rivoltosa” ha fatto il giro del mondo trasformando questa ragazza in una icona degna del miglior merchandising.

turchia

La donna in rosso non si scompone. E diventa “cult”

Nel secolo appena trascorso per avere dignità di “maglietta” dovevi: morire precocemente (vedi Jim Morrison o Marilyn Monroe); essere ucciso in circostanze misteriose ( Che Guevara); essere un genio riconosciuto, simpatico e compreso (Einstein) oppure essere una icona politica da indossare per esorcizzare il terrore che il leader “indossato” ha distribuito al suo popolo in vita (Mao Tse Tung). Tutto ciò prevedeva tempi lunghi; sedimentazione di critica. Prevedeva che il mondo “digerisse” il personaggio, lo accogliesse tra i miti e ne lanciasse il culto. Prevedeva i tempi della Storia.  Ci piace includere tra questi anche James Dean e Hendrix, ma la lista potrebbe allungarsi notevolmente. Soprattutto se parliamo di musica rock.

La maglietta è sempre stata un termometro della notorietà da morti, ancor più che da vivi. Indossare il volto iconico di un personaggio vivo non funziona. E’ da groupies, è da coatti. In realtà anche Andy Warhol, che di questi passaggi se ne intendeva, prima di diventare l’ideologo della effimera notorietà -riservata ad altri, non certo a lui- e mentre formulava la sua nota tesi dei 15 minuti, ovviamente non era ancora “degno” di essere “indossato”.

La donna in rosso di Istanbul in poche ore ce l’ha fatta. Senza volto, forte di un colore e di una immobilità sprezzante del pericolo,una immagine da neorealismo di cui sarebbe stato orgoglioso Rossellini ecco, lei ha battuto ogni record; e in poche ore è entrata di diritto nell’empireo degli umani che si trasfigurano in una maglietta; la sacra sindone della notorietà, prolungata dai vivi come tributo a coloro morti troppo presto per essere dimenticati e troppo tardi per non essere nessuno.

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

Pick a Book, #magliette “interattive” da leggere (e da indossare). Grazie #QRcode.

magliette

Mi porto a spasso Dante Allighieri

 

Grazie al codice QR stampato si possono trasferire gratuitamente l’ebook o il pdf del libro.

 

Che libro mi metto oggi? Con «Pick a Book » arrivano le magliette da leggere in vendita in libreria. Sono t-shirt di cotone e nello stesso tempo digitali con frasi famose di grandi classici della letteratura, da Dante a Conrad, di cui si possono scaricare i testi integrali grazie a una sorta di codice a barre.

Il meccanismo è semplice: inquadrando con uno smartphone o un tablet il codice QR stampato sulla t-shirt si possono trasferire in pochi secondi e gratuitamente l’ebook o il pdf del libro a cui fa riferimento la frase riportata sulla maglietta.

Il nuovo connubio tra letteratura, tecnologia e abbigliamento viene lanciato dal marchio Magliettefresche e grazie all’impegno del Gruppo Edicart Style. L’idea è di Marco Mottolese che, con l’aggiunta delle potenzialità offerte dalla tecnologia, ha ripreso la fortunata esperienza, di cui fu artefice negli anni Novanta, delle t-shirt di culto Parole di Cotone che invasero le librerie «vestendo» di testi letterari circa 7 milioni di persone in Italia e nel mondo.

 «Il 2013 – sottolinea Mottolese – sarà ricordato probabilmente come l’anno della consacrazione della tecnologia indossabile. Al lancio degli occhiali Google Glass o dell’orologio Apple iWatch si accompagna ora l’idea semplice ma dalle grandi potenzialità delle t-shirt Pick a Book». 

(Ansa) e La Stampa.

T-Shirt: http://www.magliettefresche.it

Quella sua maglietta fina. (Le #magliette sono pericolose…)

berlusconi

I e le Papi girls devono stare molto attenti/e

 

 

Vi sembra normale che la professoressa d’inglese di un istituto per geometri di Caserta abbia ordinato a un allievo di togliersi la maglietta recante l’effigie del senatore Berlusconi? Già l’idea di obbligare qualcuno a spogliarsi davanti a Berlusconi, sia pure soltanto in effigie, appare irta di insidie. E poi la professoressa d’inglese (o di sovietico?) non si è limitata a costringere il piccolo fan a togliersi la t-shirt. Gliel’ha fatta indossare al rovescio, come se tenere il Sorrisone a contatto della pelle fosse meno urticante che sbatterlo in faccia alle professoresse del comunismo mondiale. L’insegnante d’inglese (o di nordcoreano?) si sarebbe comportata allo stesso modo se la maglietta avesse avuto il volto di Vasco Rossi o Che Guevara, per citare due popstar altrettanto note, anche se meno poliedriche? E non ci venga a dire, la prof d’inglese (o di cubano?), che indossare a scuola la maglietta di un politico significa fare propaganda. Berlusconi non è un politico. Berlusconi è un’idea. La sua foto sprizzante voglia di vivere e di fregare il prossimo rientra nel catalogo delle icone moderne come la Marilyn di Andy Warhol.

 

Il sopruso compiuto dalla docente d’inglese (o di tedesco dell’Est?) contraddice l’appello alla pacificazione lanciato dalle più alte cariche dello Stato. Quel ragazzo, che in realtà ha 82 anni e infatti è un giovane dirigente del Pd, indossava la maglietta di Berlusconi per dare il suo contributo al governo di larghe intese. Avergliela fatta togliere rivela il vero obiettivo di certe professoresse d’inglese: gettare questo Paese nel caos.

Massimo Gramellini per lastampa.it

nota di newsfromtshirts: non ci stancheremo di dire che le magliette sono armi. Armi improprie. Basta sbagliare maglietta e sei fregato. Come accadeva negli anni ’70 quando sbagliavi quartiere magari col giornale in tasca che non corrispondeva ai “gusti” di quella zona. Erano botte, bastonate; erano dolori. Ecco, con le magliette accade la medesima cosa se non si sta attenti. Indossi una maglietta con Berlusconi e ti rovini la giornata a scuola e finisci sui giornali. Indossi “Che Guevara” e rischi la vita. Indossi “Balotelli” e NON sei razzista. Indossi Valentino Rossi e sei ormai un perdente. Indossi Jovanotti e sei meno che pop. Sei banale. Attenzione dunque a questa arma che ti mette a rischio. Studiare il problema; la maglietta non scherza affatto…E anche Gramellini si è messo a studiare, finalmente.

(M.M.)

 

 

 

Sono bella e intelligente e….Coraggio, è questa la #maglietta da indossare, girls.

magliettefresche

Bella intelligente e….

 

 

« Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un carattere allegro, sembrava riunire in sé il meglio che la vita può offrire, e aveva quasi raggiunto i ventun anni senza subire alcun dolore o grave dispiacere. »

( Emma è un romanzo della scrittrice inglese Jane Austen, pubblicato per la prima volta anonimo nel 1815. Tema fondamentale del romanzo è il fraintendimento in amore. La protagonista Emma Woodhouse è descritta nel paragrafo di apertura del libro come bella, intelligente e ricca. Prima di iniziare a scrivere il libro, la Austen scriverà: “Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa”).

 

Presentata al Salone del Libro 2013, questa maglietta, nella collezione “pickabook”, ha riscosso un inaspettato successo. Eppure noi, convinti della sua genialità, ma poco della sua forza commerciale, puntavamo su questo “titolo” come contorno, come chicca da offrire agli “happy few”.

Niente da fare…esaurita in poche ore, acquistata da donne “coraggiose” e da uomini felici di avere accanto donne “belle e intelligenti” è lì, già in circolazione, a dimostrare che il carattere migliore è quello che sa valutare sè stesso. A volte al meglio.

Nel libro “Emma” di Jane Austen si ritrae una donna sicuramente avanti rispetto alla sua epoca e che in maniera alquanto scomoda attende che questa maturi fino a raggiungere il suo modo di essere. Ebbene, pare che ci siamo. Sono innumerevoli le donne che valutano il connubio Bella+Intelligente un modo di essere ed apparire da svelare, da dire, da comunicare. Semplicemente dicendolo…

E quale miglior modo di far ciò indossando una maglietta che, non solo riporta il proverbiale incipit del libro ma che, con un semplice gioco tecnologico, permette di scaricare l’intero testo (sotto forma di e-book o di pdf) nei propri smartphones o nei tablets quali l’I-Pad. E ovviamente in tutti gli e-readers ?

Bella intelligente e colta? Potrebbe essere. Ma non solo lei che indossa; perchè la lettura viene offerta a tutti, in quanto il codice QR che permette il download dell’Opera è libero, gratuito e scaricabile all’infinito. Sia dalle “belle e intelligenti” che girano indossando con orgoglio la proprio maglietta, sia da tutti coloro che ammirati le guarderanno, chiedendo a loro volta di avere il libro nei propri devices. Un gioco. Non solo da ragazzi, ma, appunto da belli, intelligenti e ricchi, se non di soldi sicuramente di spirito.

Che libro indosserò domani?

(Marco Mottolese per newsfromtshirts)

t-shirt: http://www.magliettefresche.com

 

 

 

Non più tanto #Anonymous.#Freeanons

monnalisa

Anche un capolavoro può diventare anonymous

 

 

Anonymous, hacker in rivolta su Twitter:colletta sul web all’hashtag #freeanons

Hacker e utenti di twitter in rivolta per gli arresti del gruppo italiano accusato di aver agito all’ombra di Anonymous. Per i quattro è stato attivato anche un link internazionale per la donazione di soldi per il supporto legale. Sul social network è nato da questa mattina l’hashtag #Freeanons.

«Siamo tutti Anonymous, complici gli arrestati oggi!», scrive un utente,e un altro si chiede se «Anonymous reagirà o li lascerà soli?». Molti ripetono il celebre slogan «non si può arrestare un’idea».

graffiti

Graffito Anonymous a Spoleto

Sveglia, dice il muro, ma in realtà la sveglia di un Anonymous può essere molto dura di questi tempi.  Potrebbe aprire una porta e trovarsi davanti (come è accaduto)  la polizia postale che ti arresta. La Rete sta prendendo le sembianze della parola che la definisce. Rete. Rete da pesca. Pesca di anonymous. Arresti.

Come accade nelle mattanze la Rete rischia di bucarsi, e per ognuno di questi arresti il rischio emulativo è alto. La gestione della “cosa” -anche legata all’infantilismo italiano relativo al web- e ad un certo fascismo innato nei nostri modi di fare. Blando, ma preciso.

Che dire; attenti tutti. A ciò che scrivete, a ciò che dite, che comunicate. Una idea non si può arrestare, certo, ma un anonymous si.

 

M.M. per newsfromtshirts

 

 

 

 

 

T-shirt o #ebook? Pickabook, entrambe le cose.

 

Fitzgerald

Molto attuale il Grande Gatsby…

Anno 1990, in libreria sbarcano le Parole di Cotone e qualcosa cambia per sempre nel paludato mondo dei librai. Con quelle magliette dalle citazioni illustri il merchandising editoriale, sino ad allora fenomeno ben poco frequentato, comincia a trovare i suoi spazi. Ed il successo è mondiale, nel decennio 1990 – 2000 sono state sette milioni le magliette vendute, in Italia,

Europa ma anche in Giappone e negli USA perché andarsene in giro con Hemingway  o Rimbaud sul petto non è solo “figo”, è un modo per riconoscersi, per ritrovare nello sguardo degli altri che si posa sulla scritta una sorta di complicità. Idea geniale, tutta italiana, a progettarla e a metterla in campo tre giovani che con le loro idee hanno poi costruito una carriera, come Francesco Franceschi (il signor Moleskine, per intenderci) e Marco Mottolese che chiusa la parentesi con le Parole di Cotone è approdato in Salani, dove ha dato vita quell’esperienza dei Magazzini Salani che hanno risuscitato Mafalda di Quino, rinverdito l’immaginario de Il Piccolo Principe e ampliato quello magico di Harry Potter, finito su ogni sorta di gadget.

Oggi un ritorno, con il marchio Magliettefresche ed Edicart, nota casa editrice di libri per ragazzi, le Parole di Cotone rinascono in versione 2.0 attraverso una nuova idea di Mottolese: le t-shirt “Pick a Book”, in breve, una maglietta che contiene, oltre alla classica citazione un intero e-book. Magia del QR Code stampato sul cotone, quella sorta di codice a barre che, una volta inquadrato, permette d’importare nel proprio dispositivo l’e-book o il pdf del romanzo a cui fa riferimento la t-shirt. Il 16 maggio al Salone del libro di Torino, presso lo stand Edicart, la presentazione ufficiale. “Ovviamente abbiamo puntato sui classici – spiega Mottolese – per una questione di diritti e anche per passione. E allora in catalogo ecco il Grande Gatsby di Scott Fitzgerald (per caso ho scoperto che il film uscirà in concomitanza alla nostra presentazione), e Dante che è un mio pallino, assieme a Joseph Conrad; e poi Jane Austen, Cenrentola e Pinocchio per rendere omaggio alla letteratura per ragazzi; e ancora Rimbaud, Seneca e la Hawthorne, le loro citazioni ed il libro relativo diventano come dei grandi biglietti da visita”.

qrcode

Chissà se Rimbaud ha mai immaginato di diventare “maglietta”.

Ad un prezzo contenuto (19.90 euro) le Pick a Book s’inseriscono con la loro semplicità nel solco della tecnologia da indossare (vedi Google glass e l’Apple iWatch). Ed è tempo che la tecnologia provi a restituire qualcosa ai librai, visto che tra megastore on line e libri elettronici sono proprio i librai tra le categorie più penalizzate dall’avanzata tecnologica : “Questa è in fondo una storia che ricomincia – dice Mottolese – e l’inizio sembra buono, dall’andamento delle prevendite notiamo molto interesse. Ma per le Pick a Book ci saranno delle evoluzioni – prosegue – il prossimo passo, chissà, potrebbe essere inserire degli inediti, anche solo degli estratti di libri in uscita. Tempo fa parlando con Alessandro Baricco, mi disse che gli sarebbe piaciuto ‘ritrovarsi’ su una maglietta; anche l’agente di Gabriel Garcia Marquez si mostrò intrigata. Insomma, ci saranno capitoli tutti ancora da scrivere”.

Antonella Durazzo per http://www.daringtodo.com

T-shirt: http://www.magliettefresche.it

Non sono tutti uguali i calciatori, se visti da sotto la maglietta ufficiale. #Osvaldo, #Totti #Balotelli

football

Osvaldo ci aveva pensato molto prima di esporla.

 

Indubbiamente Osvaldo della Roma è un tipo rock. Non solo per le “sotto” magliette che espone quando si toglie quella ufficiale giallorossa ma anche per la faccia, per la “cara”, diciamo e per la grinta. Parlando però di magliette “urlate” dopo un gol non possiamo non ricordare Totti, al quale la lunga carriera ha permesso di sciorinare una infinita collezione di magliette esposte per il pubblico forse quello meno interessato al lato tecnico della partita. Francesco Totti , sollevando il “giallorosso” ,  ci ha quasi raccontato la sua vita a mezzo di artigianali invenzioni pensate durante la noiosa settimana di allenamenti. Si partiva dallo “sgarro” alla Lazio (vi ho puniti ancora)  alle scuse ai propri tifosi ( scusate il ritardo) per finire a magliette puramente celebrative della propria famiglia. Aggettiviamo il suo modo di fare spot con una maglietta? TRADIZIONALISTA.

E vogliamo parlare di Balotelli? “Why always me?”, una delle sue più famose. Perchè sempre io nel mirino dei giornalisti? Perchè sempre io con i fotografi alle calcagna, anche fuori dai campi di calcio. Ovviamente a Balotelli tutto ciò fa piacere…e dunque lo poniamo nel girone dei VITTIMISTI (allegri), dove la maglietta è un accessorio per far vedere i muscoli. Perchè a Balotelli più che a far vedere la maglietta interessa un altra cosa: far vedere al pur nutrito parco di appassionate del calcio, in televisione e allo stadio, i propri bicipiti e la propria disponibilità ad occuparsi di più donne, anche in contemporanea.

 

osvaldo

Fondo schiena di Osvaldo. Sembra insegnare a De Rossi a comunicare a mezzo di maglietta.

Infine Osvaldo, o Osvaldone, come alcuni allo Stadio lo chiamano. Osvaldo è un tipo rock, dicevamo. Ha avuto il coraggio di ri-suonare il sacro refrain di Totti “vi ho purgato anche io” e ora esporre l’inutile coraggio di omaggiare tutte le donne che amano il rock & Roll, grazie alle esposizione di una maglietta che, secondo noi, ha ben altri significati rispetto a quanto si può semplicemente leggere…Osvaldo ha le sue groupies, Osvaldo fa un concerto, quando segna un gol è il suo acuto, e la maglietta sta a li a dimostrare che nel centravanti oriundo  alberga una star che non ne vuol sapere di allinearsi agli altri uomini sandwich che espongono magliette in campo con delle precise finalità: lui è per il verso sciolto, per l’enigma in rima, per la maglietta che neanche la sua mamma capirebbe. Girone di “magliettaro” ? SEX SYMBOL PURO.

(1ma puntata; marco mottolese per newsfromtshirts)

 

 

 

 

Arrestato in USA per una t-shirt con un’arma disegnata.

t-shirt

Jared Marcum nuovo eroe di categoria?

L’avevano già sospeso, Jared Marcum, 14 enne studente di una Middle School del West Virginia, stato democratico da sempre ma molto vicino alla cultura delle armi. 
Motivo? La sua maglietta, una tshirt ufficiale della NRA, National Rifle Association (associazione di categoria dei dentetori di armi da fuoco) indossata a scuola.

L’amministrazione della scuola non ha apprezzato l’indumento dello studente, che oltre all’acronimo dell’associazione riportava l’immagine di un’arma.

E alla seconda trasgressione ha fatto arrestare lo studente.
Bisogna ricordare che negli Stati Uniti esistono regolamenti molto restrittivi per quello che riguarda l’uso di immagini riguardanti armi, all’interno delle scuole.

Una regola che ha portato spesso a delle situazioni paradossali, come quando un bambino sordo dalla nascita, fu espulso dalla sua scuola elementare per aver “mimato” il gesto di uno sparo, per far capire il suo nome, Hunter, che in inglese vuol dire anche cacciatore.
Una regola che non sembra aver portato alcun beneficio (e come potrebbe, del resto), ma che continua a causare problemi e ambiguità in tutti gli Stati Uniti.
L’opinione pubblica si chiede infatti fino a che punto sia lecito, per un’istituzione, proibire un indumento non “politically correct”.

Il piccolo (ma precoce) Jared ha inoltre sottolineato che nel suo caso, lo Stato sta violando uno dei più importanti diritti sanciti dalla Costituzione Americana, ovvero quello della libertà di espressione.
I media si sono catapultati letteralmente nel piccolo Stato. Si prevede che possa scoppiare un vero e proprio caso politico.Vedremo se prevarrà il buon senso, o la chiusura ideologica, quella che non permette a un ragazzino di indossare una maglietta con una pistola disegnata, ma permette a tutti i bambini di essere accolti, ogni giorno, dalla statua di un soldato che orgogliosamente impugna una pistola e una granata, posizionata nel parcheggio della scuola
Fonte: Elisa Serafini per  http://www.linkiesta.it

 

 

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