Archivio per la category ‘ Politica e Religione ’

#Quirinale. Mussolini contro Prodi. Al telegraph dice: is the worst . E le #magliette al centro dell’attenzione…

mussolini

La schiena della Mussolini si fa notare.

“No questo no. Il diavolo veste Prodi”. Le senatrici azzurre Alessandra Mussolini e Simona Vicari entrano nell’aula di Montecitorio con una t-shirt bianca con scritte a caratteri cubitali in nero, per esorcizzare l’elezione dell’ex premier Romano Prodi al Colle. Davanti le parole: “No questo no” e dietro la schiena, “Il diavolo veste Prodi”. “La richiamo all’ordine e dico ai capigruppo: è possibile collaborare almeno oggi?”. Così la presidente della Camera, Laura Boldrini cerca di riportare all’ordine l’aula di Montecitorio, mentre si accende un piccolo un diverbio tra i Senatore 5 Stelle Luis Alberto Orellana ed il deputato della Lega Nord Giovanni Fava, il tutto mentre deputati e senatori sono alle prese con la quarta votazione per il Presidente della Repubblica. Applausi da parte di gran parte dell’emiciclo ma non dal PdL

Fonte:Manolo Lanaro per  http://tv.ilfattoquotidiano.it

 

 

#Renzi “sfida”# Bersani: si perde tempo “clessidra agli sgoccioli”.

maglietta

Se la clessidra è questa siamo rovinati.

 

Matteo Renzi, uno dei pochi, se forse non il solo, che probabilmente potrebbe riuscire a formare un nuovo governo, che ottenga la fiducia delle Camere, “sfida” Bersani e lancia un allarme: “Stiamo viveno una situazione politico istituzionale in cui stiamo perdendo tempo. La politica non sa correre, produce soluzioni che non sa concretizzare. E questo mentre il mondo ci chiede di correre ad una velocita’ doppia”. Il sindaco di Firenze, durante le celebrazioni per i 120 anni della Camera del lavoro di Firenze, lancia la sua “sfida”, rivolta innanzitutto a Bersani, che con un doppio passo avanti, insiste nella sua strategia sia per il Quirinale, sia per un governo di “cambiamento”, che esclude larghe intese con il Pdl. La partita interna al Pd, che sembrava avviata verso una tregua, dopo la decisione di Napolitano di affidare ai “facilitatori” il compito di trovare una mediazione, e’ invece ora ufficialmente aperta. Renzi ha fatto l’esempio delle amministrazioni locali: “Noi sindaci sappiamo bene quanto stia soffrendo il patto di stupidita’-stabilita’”. E qui c’e’ anche l’affondo del rottamatore contro gli accordi troppo stretti pattuiti con l’Europa. Ed ancora: “Il tempo e’ scaduto, tante imprese sono sull’orlo della fine”. Insomma Renzi sembra avvertire, meglio di altri politici, il mal di pancia della gente comune, ormai stretta da una crisi senza fine e apparentemente con scarsi sbocchi, senza interventi urgenti, anzi urgentissimi. Il sindaco sembra avvertire tutti, che ogni giorno guadagnato e’ prezioso: “Serve credibilita’ politica e risposte sui temi del lavoro o rischiamo di perdere la strada per tornare a casa: ormai bisogna prendere atto che la clessidra e’ agli sgoccioli”. La conclusione: “Serve credibilita’ politico istituzionale”.

Fonte: http://www.in20righe.it

 

Grasso è Presidente del Senato. I #diversi prendono il potere…dieci anni fa Berlusconi diceva dei giudici: sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana

magistrato

Lo disse Berlusconi e oggi la profezia si avvera.

 

Era il 04 settembre 2003 sentite cosa disse Silvio Berlusconi dei magistrati, dieci anni fa….;

«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana». Così
il presidente del Consiglio, in un’intervista rilasciata a Boris Johnson, direttore di «The Spectator» e Nicholas Farrel, editorialista de «La Voce» di Rimini, ha commentato l’accusa ad Andreotti di essere un mafioso.
E la cosa non poteva certo passare inosservata. Le reazioni di tutto il mondo politico non si sono fatte attendere.

Le reazioni alle dichiarazioni di Berlusconi
Paolo Bonaiuti portavoce del presidente del Consiglio «Una chiacchierata estiva con un amico del partito conservatore inglese, la differenza di lingua e una evidente coloritura giornalistica, hanno trasformato una battuta sul filo del paradosso, relativa a singoli personaggi, in una considerazione di ordine generale su una intera categoria. Cosa che evidentemente non era e non è».

Luciano Violante, capogruppo Ds alla Camera: «Auspichiamo vivamente che il presidente del Consiglio sia in grado di smentire quanto prima le farneticanti considerazioni sulla magistratura che gli sono attribuite».

Luigi Bobbio, ex magistrato, senatore di An: «Sono convinto che le sue parole sono state travisate e al più presto arriverà una smentita».

Sandro Battisti, senatore della Margherita: «Le sconsiderate dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla magistratura italiana, se confermate, sono di una gravità inaudita dal punto di vista istituzionale, politico e morale».

Anna Finocchiaro, ex magistrato, responsabile giustizia Ds: «Il presidente del Consiglio smentisce parola per parola le sue affermazioni contro i giudici agendo anche contro i giornalisti che hanno male interpretato il suo pensiero, oppure le sue affermazioni sono di una tale gravità, ma insieme anche di una tale sciocchezza, che non vale la pena commentarle».

Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, inizialmente non ha voluto credere alle parole del giornalista che lo interpellava. «Dai, sei di “Scherzi a parte”, non ci credo». Dopo molte insistenze si è convince: «Allora diciamo così: per prima cosa siamo su “Scherzi a parte” e non è vero. Se lo fosse, per la prima volta non reagisco». Perchè? «Perchè a questo punto diventa un problema di tenuta umana di questa persona. Dove incomincia il fattore medico si deve fermare quello politico».

L’ Associazione Nazionale Magistrati. Carlo Fucci, segretario dell’Associazione nazionale magistrati: «Ritengo che ci sia un errore di interpretazione delle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti inglesi, non essendo possibile e credibile che un presidente del Consiglio, quindi anche il nostro, possa aver fatto affermazioni tanto lesive di un’istituzione democratica rappresentata dai magistrati. Pertanto mi aspetto una smentita da parte del presidente del Consiglio dei ministri. Se, invece – continua – quelle dichiarazioni fossero autentiche, andrebbe sottolineato che il piano di delegittimazione, in atto da tempo, della magistratura e di rifiuto della funzione giurisdizionale attraverso la quale si esercita un controllo di legalità da parte dei magistrati su singole vicende come previsto dalla Costituzione, inizialmente caratterizzato da tematiche riformiste o pseudo-riformiste, si sviluppa oramai attraverso l’insulto generico e gratuito di una istituzione della quale hanno fatto parte anche uomini che hanno versato il loro sangue per la difesa della democrazia e dello stato di diritto». Secondo Fucci, «per la difesa della democrazia e dello stato di diritto tanti altri magistrati si impegnano quotidianamente e si sacrificano in prima linea». Le parole del premier, se effettivamente pronunciate, rappresenterebbero, inoltre – conclude il segretario dell’Anm -, «un’offesa gravissima alle migliaia di magistrati che lavorano in silenzio tra mille difficoltà ancora più aggravate dalla mancanza di provvedimenti di governo necessari per rendere efficiente il servizio giustizia».

 
Fonte: Corriere della Sera

#Birmania: Aung San Suu Kyi ancora presidente del suo partito.

san su kii

Mrs Aung, I suppose

 

Aung San Suu Kyi è stata rieletta presidente della Lega nazionale per la democrazia (Lnd) nell’ultimo giorno del congresso del principale partito all’opposizione in Birmania. Lo ha annunciato una fonte del partito, che punta alla vittoria alle elezioni del 2015.

La Premio Nobel per la Pace - come scrive l’agenzia TmNews – è stata rieletta all’unanimità dai 120 membri del comitato centrale, ha precisato la fonte, mentre nessun candidato si è presentato contro di lei. Gli 850 delegati della Lnd sono riuniti da venerdì a Rangoon per il primo congresso nella storia del partito, a due anni dalle legislative in cui la Lega è data per favorita.

Il partito deve definire una strategia e voltare pagina sulla clandestinità, ma anche superare i “conflitti” interni, ha bacchettato ieri Suu Kyi nel corso di un intervento rivolto all’unità della Lega: “E’ molto importante che rimaniamo uniti in questo momento”, ha ribadito oggi la leader dell’opposizione birmana, chiedendo ai delegati di “non lasciare che i sentimenti personali mettano in pericolo il futuro del paese”. “Dobbiamo cogliere la nostra opportunità. In caso contrario, sarà una perdita non solamente per la Lnd, ma anche per il paese”, ha concluso.

Fonte: Marco Ferlin per http://www.lindipendenza.com

“Arrendetevi, siete circondati”. Le #magliette a volte ritornano…E non solo queste…

Beppe Grillo

Le magliette a volte ritornano. E non solo queste…

“Arrendetevi”: Beppe Grillo e lo slogan preso dal Fronte della Gioventù.

La scritta rossa sulla maglietta: “Arrendetevi!”. E chi se la ricorda, anche se sbaglia l’anno visto che era il 1993 e non il 1992. Eppure, il grido “Arrendetevi” con cui Beppe Grillo ha eccitato la folla ieri a Milano non è un inedito della lotta politica del nostro paese. E’ infatti lo stesso che usò il Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, il primo aprile del 1993, come testimonia questo vecchio articolo del Corriere della Sera:

Un centinaio di giovani fascisti appartenenti al Fronte della Gioventu’ ha dato vita ieri a una pesante contestazione all’ ingresso di Montecitorio. Le braccia tese nel saluto romano, al grido di “Boia chi molla”, i giovani missini hanno tentato di aggredire i deputati che stavano entrando alla Camera. Tra slogan, spintoni e lanci di monetine, ne e’ nata una gazzarra che ha avuto momenti di tensione. Alla fine, un’ ora dopo, i segni dell’ accaduto erano evidenti: l’ elegante vetro smerigliato dell’ ingresso di Montecitorio e’ incrinato. E nella confusione di telecamere, carabinieri e semplici curiosi, le facce degli onorevoli erano a dir poco sbigottite. Immediata e’ esplosa la polemica sul mancato intervento delle forze dell’ ordine. I gravissimi incidenti si sono verificati alle quattro del pomeriggio quando, all’ improvviso, piazza Montecitorio viene invasa da un centinaio di ragazzi appartenenti al Fronte della Gioventu’ . “Chiamateci pure fascisti. Ci fate un favore”, grida subito subito uno dei capifila. Sotto il giubbotto indossano tutti una maglietta con un’ eloquente scritta rossa: “Arrendetevi. Siete circondati”. Il folto gruppo si e’ avvicinato all’ entrata della Camera. A un passo dal picchetto d’ onore i missini si sono presi per mano formando un cordone per impedire l’ accesso a chiunque. Nel frattempo, dal portone di Montecitorio, sono usciti i responsabili politici della contestazione: i deputati del Msi si sono subito uniti alla gazzarra che stava per incominciare. Teodoro Buontempo, il “piccolo grande uomo” come lo chiamano i suoi fans a Roma, e’ uno dei piu’ scatenati. Con lui ci sono Maurizio Gasparri, Giulio Maceratini, Nicola Pasetto, Raffaele Valensise e altri. A ritmo da stadio, partono gli slogan. E non sono certo di cortesia. “Ladri, assassini”, “Ma quale immunita’ . parlamentare. il popolo, il popolo. vi deve giudicare”. Ce n’ e’ anche per il senatore a vita inquisito dai magistrati di Palermo. “Andreotti in galera!” urla a squarcia gola il Fronte della Gioventu’ . E il solito, lugubre slogan:”Boia chi molla, e’ il grido di battaglia”.

Beppe Grillo

E poi arriverà il tempo dei sogni…Gli estremi si toccano.

fonte: Giornalettismo.it

 

 

 

Il #Papa icona #pop: a ruba la #tshirt made in Palermo con Benedetto XVI.

papa

Tutto da verificare, ma forse Ratzinger è già vintage?

Impennata nelle vendite dopo l’annuncio delle dimissioni.

 Il Papa è un’icona pop? Per “WarAll Artistic Wear”, decisamente sì. Il brand palermitano nato nel 2006, ispirandosi ai canoni della pop art e allo stile di Andy Warhol, aveva prodotto una serie di t-shirt che riprendevano volti noti diventati appunto icone pop. Il primo era stato Mike Bongiorno, poi Silvio Berlusconi e persino Benedetto XVI. Cosa che un anno fa aveva suscitato svariate polemiche.

papa ratzinger

Qualcuno ci aveva già pensato che il Papa potesse essere oggetto di merchandising. magliettefresche.it

SCORTE ESAURITE – Il brand a 48 ore dall’annuncio delle dimissioni del Pontefice, ha registrato un’impennata delle vendite e ha esaurito le scorte di t-shirt “PapaRatz”. «L’uscita di scena del Papa, la sesta nella storia a 598 anni dall’ultima», spiegano gli ideatori in una nota, «consacra Ratzinger a emblema della cultura Pop senza tempo e in ogni cultura. Per tale ragione, WarAll realizzerà un’edizione celebrativa in produzione limitata di “PapaRatz”».

t-shirt: www.magliettefresche.it

fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

#Birra, #elezioni e malintesi.

bersani

Facciamoci una birra: prima o dopo?

 

“Prima si vota, poi si beve. Non come le altre volte”.

No, non è una battuta tratta dallo show di Crozza, ma la scritta che campeggia sui manifesti pubblicitari di Ceres. Sì, Ceres intesa come marca di birra. Perché l’azienda ha deciso di puntare, per la sua ultima campagna, proprio sulle elezioni del 24 e 25 febbraio. Il messaggio, chiaramente rivolto a un pubblico giovane, è chiaro: andate a votare e fatelo con raziocinio, perché, come recita lo slogan, “l’Italia ha bisogno di eroi”.

birra per tutti

Tutto fa …birra, anche le elezioni.

 

Una pubblicità che colpisce nel segno (e, infatti, siam qui a parlarne) per almeno 3 motivi:

1. si lega a un fatto di attualità, o meglio a “il” fatto di attualità intorno al quale ruota, ormai da settimane, gran parte del dibattito pubblico, e non solo;

2. esprime una presa di posizione rispetto a un ambito diverso da quello strettamente commerciale, in quanto invita esplicitamente a non astenersi. Un aspetto tanto più importante per un target, come quello giovane, che, dai sondaggi, mostra un’elevata propensione all’astensione;

3. l’affermazione “prima si vota, poi si beve. Non come le altre volte” comporta una chiara implicazione: in passato gli elettori si sono comportati come fossero ubriachi, con poca lucidità… Un riferimento, neppure tanto velato, all’ubriacatura del berlusconismo?

Certo, non è detto che l’invito al voto di Ceres si traduca in un reale incremento del numero di giovani che andranno ai seggi. Anzi, leggendo i commenti al video a supporto della campagna, postato anche sulla pagina Facebook dell’azienda, parrebbe il contrario. C’è chi (anche se pare incredibile) ha scritto che non sapeva neppure che si andasse a votare e chi si scatena con commenti del genere “i politici sono tutti ladri!”

birra

Vuota Bavaria, geniale.

Resta da capire come nasca il sodalizio tra la birra e la politica. Perché Ceres non è l’unica a cavalcare l’onda elettorale. Anche Bavaria, nell’ultima campagna, fa riferimento al voto imminente e propone giochi di parole, come “- tasse, + casse” oppure “dal magna magna al bevi bevi”.

bersani - sappino

Ma non è che si riferissero a questo scatto?

t-shirt: www.magliettefresche.it

Fonte:Anna Zinola per  http://www.linkiesta.it

 

#Gay marriage? Meh

eastwood

Clint has something to say about gay marriage

When it comes to gay marriage, there seem to be three different moral positions: effusive support, furious opposition, and “meh”. I am willing to bet a week’s wages (be warned: that is not much money) that 95 per cent of the population fall into the “meh” category. The other 5 per cent, which consists mainly of that section of society we all struggle to describe these days – the elite? The political and media classes? The trendsetters? – contains mostly effusive supporters but also a fair smattering of furious opponents. And these two subsets within a subset are pretty much the only people moved by the gay marriage issue.

I’ve racked my brains over this but I just cannot think of another recent issue on which the intensity of feeling amongst the opinion-forming classes was matched only by the lukewarmness of the general public sentiment. I have talked to quite a few normal people about gay marriage (any by normal, I mean non-media) and not one of them is excited about it. No, they don’t hate gays; they aren’t bigots who hanker after the days when teaching about homosexuality in schools was enough to have you named and shamed in a tabloid. They just don’t see the point of gay marriage. It’s like: “Oh yeah. That. Are they still talking about that?”

This is borne out by surveys. Supporters of gay marriage love to point out that a majority of the public support the idea of gay marriage – clearly hoping that these positive poll responses might gloss over the fact that there have been no public marches or street struggles for this new “right” – yet they fail to mention that surveys also reveal that people just don’t think gay marriage is important. So they point to a poll which revealed that 45 per cent of the public support gay marriage and only 36 per cent oppose it, yet tend to overlook the same poll’s finding that a whopping 78 per cent think gay marriage is not a pressing parliamentary issue. They were made even more excited by a recent poll revealing that 55% support the idea of reforming marriage and 36 per cent (again) oppose it, yet had little to say about the same poll’s discovery that only 7 per cent of people think gay marriage is an “important” political issue.

What these polls reveal is that the general public is tolerant towards gays, but decidedly lukewarm – that is, meh – towards the idea of gay marriage. They just don’t understand why it’s being prioritised, why it sucks up so much political airtime and newspaper space. Commentators treat gay marriage as one of the few issues of conviction in these principle-lite times, as a sliver of evidence that our politicians are still capable of doing great, Rosa Parks-style things, but for most ordinary people gay marriage is just another political oddity, another sign that the Westminster Village is a different world to Blighty in general. Just as the public is bemused by the tendency of the inhabitants of this political bubble to get excited about something like Ed Miliband’s relationship with Ed Ballszzz, so they’re also a bit baffled by these bubblistas’ obsession with gay marriage. There have been no mass protests for gay marriage, no uprisings, no protests outside parliament, yet here it is, centre stage in political debate, being pushed by politicians of all persuasions as “the right thing to do” and a historic leap forward for humankind. Weird.

The gaping disconnect, the Grand Canyon-sized chasm, between the flat public feeling on gay marriage and politicians’ frenzied debates about it is very revealing. What it suggests is that gay marriage is not a real issue, in the sense of having been born of a genuine public thirst for change or any serious analysis of what people in Britain (including gays) really need in the twenty-first century. Rather, it’s an entirely invented concern, a shallow posture, magicked out of thin air by a political class which wants to demonstrate as loudly and proudly as possible that it is modern and new and liberal and all the other good things. That is why the main debate over the past 48 hours has focused on whether gay marriage will detoxify or retoxify the Tories – because the only thing really at stake here is the PR standing and moral reputations of those who have cynically made gay marriage into a moral marker of our times, a badge of decency that all right-minded political and media folk must don.

Hilariously, some MPs in the Commons today probably fancy themselves as latter-day Lincolns struggling to liberate gays from the bondage of not being able to get hitched, blissfully unaware that if Joe Public accidentally catches a glimpse of their debating on the news tonight he will most likely think to himself: “Meh.”

quoting: Brendan O’Neill for The Telegraph

La diatriba sul #teschio del Museo Lombroso. #Torino versus #Catanzaro.

Teschio magliettefresche

La guerra del teschio

 

C’è una storia curiosa su cui suo malgrado è impegnato il consiglio comunale di Torino in queste settimane.

Si tratta della proprietà del cranio di tale Giuseppe Villella da Motta Santa Lucia, provincia di Catanzaro, nato nel 1803 e morto nelle patrie galere nel 1872.

Il suo cranio è conservato nel Museo Lombroso a Torino. Fa infatti parte della collezione che il criminologo raccolse e studiò per tutta la sua vita, per concludere che l’uomo nasce criminale e la conformazione del suo cranio lo dimostra.

Oggi le teorie lombrosiane sono fortunatamente e ampiamente superate, lo stesso responsabile del museo, il professor Giacomo Giacobini, ma il Museo Lombroso è fondamentale per tenere traccia del percorso che la scienza ha fatto nei secoli, dei suoi errori e di come sono stati superati.

Ma torniamo a Villella e al suo cranio.
Il sindaco di Motta Santa Lucia, Amedeo Colacino, col sostegno del comitato “No Lombroso” e del movimento neo-borbonico, ha chiesto che il cranio del suo concittadino venga restituito per dargli giusta sepoltura.
Peraltro il sindaco assicura che nuovi studi hanno appurato che Villella non fosse un brigante ma un patriota, incarcerato per errore.

Il fatto è poi che il giudice di primo grado, Gustavo Danise, gli ha dato ragione: il 5 ottobre, una sentenza del Tribunale di Lamezia Terme ha imposto il sequestro del cranio di Villella.
Naturalmente l’Università di Torino e il Museo Lombroso hanno fatto ricorso all’avvocatura dello Stato, ricorso accolto dalla Corte d’Appello di Catanzaro che ha appena sospeso la prima ordinanza.
Bisognerà quindi attendere il terzo grado per sapere che fine farà il cranio e capire così se è un importante reperto scientifico o solo la testa di un uomo.

Curiosità: la prima richiesta da parte del comune di Motta Santa Lucia venne consegnata a Torino da una delegazione guidata da Domenico Scilipoti, che in quanto a brigantaggio se ne intende. (fonte: quotidianopiemontese.it)

T-shirt: www.magliettefresche.ithttp://newsfromtshirts.files.wordpress.com/2011/05/catalogo-magliettefresche.pdf

Fonte: http://www.lameziaterme.net

 

Magliette a torso nudo: le #Femen e la nuova arrivata Alia al-Mahdi.

Alia al-Mahdi protesta con le Femen. Ormai è una di loro.

Alia al-Mahdi protesta con le Femen. Ormai è una di loro.

Le fotografie di Mahdi e di altre attiviste nude sono sul sito di Femen. La giovane egiziana appare mentre tiene alta la bandiera del suo Paese e sul suo corpo riporta la scritta ‘’Sharia non è Costituzione’’. Mahmoud Afifi, portavoce del movimento liberale del 6 Aprile, su Twitter ha definito ‘’osceno’’ il nudo di Alia

Per una volta una Femen in t-shirt di cotone e non di pelle

Per una volta una Femen in t-shirt di cotone e non di pelle

 

Ha deciso di manifestare nuda contro la bozza di Costituzione egiziana per dire ‘no’ alla Sharia nella nuova Carta, attirandosi critiche dall’Egitto e temendo ora di essere arrestata. E’ così che l’attivista egiziana Alia al-Mahdi spiega, in un’intervista ad al-Arabiya English, perché ha deciso di partecipare alla manifestazione indetta mercoledì a Stoccoloma dal movimento ‘Femen’ ‘’per dire no alla Sharia nella Costituzione egiziana’’.

Le fotografie di Mahdi e di altre attiviste nude sono state postate sul sito di Femen, dove la giovane egiziana appare mentre tiene alta la bandiera del suo Paese e sul suo corpo riporta la scritta ‘’Sharia non è Costituzione’’. Un modo di ‘’mettere in atto un cambiamento’’ in maniera diversa, spiega.

Nell’intervista telefonica Alia dichiara di aver ‘’scelto di protestare in questo modo per affermare che il corpo è nostro e non siamo proprietà pubblica. E, se vogliamo attuare in cambiamento, dobbiamo agire in modo diverso rispetto a quanto fatto finora’’.

Mahmoud Afifi, portavoce del movimento liberale del 6 Aprile, su Twitter ha definito ‘’osceno’’ il nudo di Alia, mentre il cantante Amr Mustapha ha detto che il suo modo di protestare aiuta solo il presidente Mohammed Morsi e i Fratelli Musulmani a vincere il referendum costituzionale. Alia ha lasciato l’Egitto nel marzo del 2012 ‘’per partecipare alla conferenza iraniana a Stoccolma sulla situazione delle donne dopo la Primavera araba. Ora la sua famglia, che è in Egitto, viene discriminata, racconta l’attivista, che teme di essere arrestata una volta rientrata in patria.

Fonte: http://qn.quotidiano.net

 

 
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