Sei Google o sei Apple? Due “stili” di internauta.
Sono i due giganti che dominano il mondo digitale. Uno fornisce l’hardware più bello, seducente, tecnologicamente avanzato. L’altro produce il contenuto, il software, il motore che fa viaggiare l’hardware: il motore di ricerca, per la precisione. Ma Apple e Google non sono soltanto due modi diversi di conquistare internet: rappresentano anche due stili e visioni differenti, due icone in cui milioni di utenti e internauti si riconoscono. Finora è andato tutto bene, perché collaboravano uno con l’altro, si integravano a vicenda. Adesso, tuttavia, cominciano a essere rivali. E quindi si profila un duello: Apple contro Google. Anzi, “Appleism contro Goggleism”, quasi fossero due filosofie, due partiti politici, come titola Intelligent Life, il raffinato supplemento trimestrale dell’Economist, in un servizio dedicato alla contrapposizione fra questi due simboli del web.
Non ci vuole molto a capire che sono diversi. Apple fabbrica gadget colorati, luccicanti, alla moda: i computer Macintosh, prima, ma ora è famoso soprattutto per l’iPhone, l’iPod, l’iPad, nuova santissima trinità della comunicazione digitale. Google ha creato il motore di ricerca più cliccato del pianeta, senza il quale, ormai, non potremmo più fare quasi niente: studio, lavoro, scienza, tempo libero, andare al cinema o al ristorante o in vacanza, siamo tutti Google-dipendenti, al punto che questo sostantivo si è evoluto perfino in verbo, “googlare”. Come nella famosa vignetta del New Yorker in cui due
donne s’incontrano in un bar: una racconta che ha conosciuto un uomo interessante e l’altra le chiede, “gli hai dato una gogglata?”, ossia hai digitato il suo nome sul motore di ricerca per vedere chi è davvero.
La diversità di compiti si trasferisce nella diversità di concetti che ciascuna delle due aziende evoca e pratica. Apple è un mondo chiuso, circoscritto: o sei con la compagnia di Steve Jobs, o sei fuori, non esistono vie di mezzo. Google è un universo aperto, anzi spalancato, tutti possono attraversarlo, con qualunque mezzo. Apple esige assoluta fedeltà a una scelta: magari hai cominciato con un computer Mac, poi sei passato a un iPod, ma a quel punto è giocoforza continuare con iPhone e iPad, è un sistema integrato, metterlo in comunicazione con gadget di altre aziende è teoricamente possibile ma è laborioso, costoso e in sostanza scoraggiato. Google invece predica libertà di scelta: una libertà insita nell’idea stessa di motore di ricerca, cerca tutte le varianti di un nome, di un prodotto, di una qualsiasi cosa, e poi decidi da solo qual è quella che fa per te. Apple si fa pagare al momento dell’acquisto, e non è certamente economico; Google è gratis, il cliente non paga nulla, l’azienda ci guadagna rivendendo ai pubblicitari gli indirizzi email e i gusti dei suoi utenti. Insomma, riassume la rivista dell’Economist, Apple rappresenta l’ordine, l’essenzialità, l’uniformità, Google rappresenta il caos, il superfluo, il variabile.
In realtà le due aziende avevano e ancora hanno anche parecchi elementi in comune. Sono emerse dallo stesso, prolifico territorio: Silicon Valley, California del nord. All’inizio erano entrambe dei piccoli Davide di fronte ad affermati Golia: Apple nei confronti di Microsoft; Google di Yahoo e Altavista, i motori di ricerca che esistevano già. Entrambe sono cresciute fino a divorare la concorrenza, nel caso di Google, o a sentirsi comunque più trendy e più cool, nel caso di Apple. Entrambe hanno sviluppato una cultura aziendale alternativa, casual nell’abbigliamento e nell’arredamento, ribelle o addirittura rivoluzionaria nelle strategie. Entrambe premiano e predicano il largo ai giovani, alle donne, alla cultura multietnica. Entrambe hanno dei capi carismatici, Steve Jobs alla Apple, la coppia Larry Page-Sergey Brin a Google (che in realtà è oggi un terzetto, con loro a guidare la parte tecnologica e creativa, mentre il manager Eric Schmidt amministra l’azienda). E il fatto di essere simili nello spirito ma non diretti concorrenti ha permesso che fino a non molto fa collaborassero, con Schmidt addirittura seduto per qualche tempo nel consiglio di amministrazione della Apple.
Senonché, a un certo punto, la collaborazione è finita. Google ha ceduto alla tentazione di entrare nel campo della Apple, attirata dal fenomenale mercati degli “smart phones”, i telefonini intelligenti con cui fare di tutto: il suo Android è oggi il best-seller dei sistemi per smart phone, a fine 2010 ha superato perfino l’iPhone come volume di vendite. E potrebbe essere solo l’inizio di uno sbarco in forze nel settore dei gadget digitali. Apple assicura che “per ora” non è tentata dall’entrare nel campo dei motori di ricerca, ma chi lo sa se continuerà a pensarlo fra 5 anni. Di fatto c’è che questi due “brand”, che (insieme alla Microsoft di Bill Gates) hanno praticamente costruito da soli internet, adesso sono vicini al conflitto competitivo e anche tutti i loro discepoli dovranno scegliere in che campo stare. Potrebbe diventare complicato, un giorno, essere un “Appleista” e un “Googleista” allo stesso tempo. Forse saremo costretti a scegliere, tra i profeti dell’ordine e quelli del caos, tra la fedeltà e la libertà. Un nuovo conflitto, nell’epoca in cui si sono spente le ideologie e si è attenuata la fede. Ma per adesso godiamoceli tutti e due. Senza di loro, il mondo del web sarebbe molto più grigio.
Enrico Franceschini per Repubblica.it





Sono Google e sono fiero di esserlo!
La moda di tutto quello che e’ i-xxxxx e’ soltanto presa in giro rivolta ad utenti che pensano di possedere un oggetto in grado di fare tutto.
Viva la filosofia open, Linux e tutto quanto richiede un minimo di cervello per poter usare un computer.
Pazzesco!
Davvero questo articolo è pubblicato su repubblica?
Una montagna di banalità, con molte inesattezze, che non dice assolutamente nulla, dando anche un punto di vista sbagliato non su una, ma su entrambe le aziende!
Apple produce solo hardware e Google software??? comecome? Apple produce “gadget colorati” e Google inneggia all’open?
Google è chiusa tanto quanto Apple, non scherziamo. Apple produce software e hardware.
Ma ci sarebbero tanto di quelle castronerie (google rappresenterebbe il caos, il superfluo…????? ) che fa rabbirividire questo articolo.
Per carità. ognuno può pensarla e scrivere nel proprio blog quelloc he gli pare. Ma se questo poi finisce su testate giornalistiche come Repubblica, e magari lettori con poca confidenza con la tecnologia e la realtà delle cose credono a questo, allora si passa alla disinformazione, non più giornalismo. Scioccato e dispiaciuto